I MAESTRI DEL GIALLO – ANTHONY BERKELEY

a cura di Luigi Guicciardi

Anthony Berkeley Cox, nato a Watford il 5 luglio 1893 e morto il 9 marzo 1971, scrittore britannico tra i più noti del suo tempo (gli anni ’20 e ’30, la cosiddetta golden age del Giallo), fu autore – sotto i nomi di Anthony Berkeley, A.B. Cox, Francis Iles e A. Monmouth Platts – di romanzi polizieschi non numerosi, ma fondamentali per la storia del genere.

 

Personalità piuttosto enigmatica, cominciò a scrivere sulle pagine del “Punch” elzeviri umoristici, parte dei quali raccolse poi in volume nel 1925 col titolo di Jugged Journalism. A questa prima esperienza fecero seguito altre opere di carattere comico o umoristico, come Brenda Entertains e The Family Witch (sempre del 1925), The Professor On Paws (dell’anno seguente), nonché, più tardi, O England (1934), uno studio di carattere quasi sociologico su alcuni aspetti della vita e del costume inglesi.

 

Nel 1925 uscì anche il suo primo Giallo, The Layton Court Mystery (Delitto a porte chiuse, Mondadori, I Classici del Giallo 950, 2003), che, pubblicato anonimamente, fu scritto quasi per gioco, in una sorta di omaggio al padre, che era un accanito sostenitore della narrativa poliziesca. Il buon successo del libro, però, indusse lo scrittore a scrivere altri gialli e ad occuparsi di di questo genere letterario, anche nei nuovi ruoli di organizzatore culturale e di critico. Nel 1928, infatti, fondò a Londra il celebre DETECTION CLUB – cui aderirono giallisti del calibro di Chesterton, Dorothy Sayers, Agatha Christie, Wills Crofts o John Rhode (tutti esaminati, fin qui, nei ritratti critici di questa nostra serie), e negli anni Trenta lavorò come recensore sulle pagine del “Daily Telegraph”. Attività, quest’ultima, destinata a protrarsi anche nel secondo dopoguerra, anche se già dal 1939 lo scrittore aveva interrotto definitivamente  la sua produzione letteraria, per motivi che tuttora non risultano ben chiari (un’ingente eredità?).

Nel romanzo d’esordio Berkeley rivela già doti narrative notevoli e una padronanza del repertorio teorico del mystery novel sicuramente fuori dal comune. Nel suo importante saggio Murder for Pleasure del 1941, il critico Howard Haycraft ha sottolineato giustamente l’apporto di una “qualità urbana e naturalistica” nuova e decisiva, ma anche il meccanismo tecnico del plot risulta qui di notevole fattura. E in Delitto a porte chiuse fa la sua prima apparizione il personaggio più rilevante creato da Berkeley, cioè Roger Sheringham, un giovane dai modi impulsivi e talora anche aggressivi, concepito in parte come una caricatura del detective dilettante. Berkeley lo farà comparire in altri nove romanzi, tutti tradotti in Italia nei Classici del Giallo Mondadori o nel Giallo Mondadori (CGM, GM) – più uno nella benemerita collana I Bassotti dell’editore Polillo – e precisamente: The Wychford Poisoning Case, 1926 (Il veleno di Wychford, CGM 1077), Roger Sheringham and the Vane Mystery, 1927 (Il mistero di Elsie Vane, CGM 1114), The Silk Stocking Murders, 1928 (Delitti di seta, CGM 846), The Poisoned Chocolates Case, 1929 (Il caso dei cioccolatini avvelenati, CGM 414; I Bassotti 5), The Second Shot, 1930 (Gioco mortale, CGM 1144), Top Storey Murder, 1931 (Delitto ai piani alti, CGM 685), Murder in the Basement, 1932 (Assassinio in cantina, CGM 1056), Jumping Jenny (L’ultima tappa, CGM 1322) e Panic Party, 1934 (L’isola della paura, GM 3037).

 

The Poisoned Chocolates Case – ampliamento del racconto The Avenging Chance (Il caso vendicatore) del medesimo 1929, ma con un finale differente da quello del romanzo – è giustamente valutato come uno dei mysteries più elaborati ed eccitanti di tutta la letteratura poliziesca, tanto che il grande John Dickson Carr se ne dichiarò un convinto ammiratore, nonché influenzato nella stesura delle sue stesse opere. Questo Giallo rappresenta in effetti un coinvolgente tour de force, che vede impegnato l’autobiografico Sheringham – nel frattempo divenuto presidente del Detection Club – a smascherare l’assassino di una donna, uccisa con una scatola di cioccolatini avvelenati, e costituisce una vertiginosa variazione sul tema della detection

classica, introducendo di fatto sei possibili soluzioni al problema.

 

Spigolando tra i romanzi citati con Sheringham protagonista, particolare interesse riveste anche The Second Shot dell’anno dopo, che risulta un indubbio romanzo di transizione verso schemi e temi che diverranno di lì a poco peculiari nei romanzi firmati Francis Iles. Già qui la connotazione dei personaggi e il loro stagliarsi al di fuori della trama vengono assumendo un peso più importante, così come decisivo si rivela l’espediente narrativo di presentare la storia dal punto di vista dell’assassino.

 

Tre soli risultano i Gialli – ma di quale livello! – editi a firma Francis Iles: Malice Aforethought nel 1931 (Delitto premeditato, Garzanti, Serie Gialla 143, 1959; L’omicidio è un affare serio, I Bassotti 14); Before the Fact nel 1932 (Il sospetto, CGM 355, con introduzione di H.R.F. Keating e un epilogo, L’età del sospetto, di Mauro Marchesini), e As for the Woman nel1939, inedito da noi, che resta l’ultimo romanzo scritto da Berkeley, oltre che primo volume di una trilogia ovviamente mai completata.

 

Malice Aforethought, tratto da un fatto di cronaca nera, rappresenta tuttora una pietra miliare nella narrativa gialla. Sin dall’incipit, infatti, conosciamo chi è il colpevole e chi è la vittima predestinata (“Fu solo diverse settimane dopo aver deciso di uccidere sua moglie che il dottor Bickleigh incominciò a mettere in atto il suo proposito”), ma non sappiamo se l’assassino riuscirà nel suo intento e, in questa eventualità, con quale mezzo e con quali conseguenze.

 

Anche Before the Fact capovolge fin dall’inizio il modello classico del mystery. “Ci sono donne che generano degli assassini, donne che li amano, donne che li sposano. Lina Aysgarth ci mise otto anni per accorgersi di aver sposato un assassino.” Mentre fino ad allora, nel Giallo, l’interesse del lettore consisteva nell’individuare il colpevole di uno o più omicidi, in questo romanzo invece sappiamo subito chi è il colpevole, e l’interesse del lettore risiede nel seguire i destini dei vari personaggi coinvolti in questo plot inusuale.

 

Autore, dunque, di notevole originalità, Berkeley ha evidenziato nei suoi romanzi “una freschezza di idee e una maturità espressiva in qualche caso ineguagliate. Sebbene la sua maestria emerga sia nei libri firmati Berkeley sia in quelli firmati Iles, per giudizio pressoché unanime questi ultimi vengono oggi ritenuti più importanti per il mutamento di gusto e di concezione che hanno introdotto nella narrativa poliziesca. E’ fuor di dubbio che quasi tutti i più significativi autori di romanzi psicologici o thrilling discendano direttamente da Iles, anche se i loro risultati raramente si sono avvicinati alla straordinaria lucidità e penetrazione di Malice Aforethought e Before the Fact. Persino la tecnica dell’inverted story, in fondo così arbitraria e congestionante, tenderà dopo il suo esempio a degenerare, e questo anche nelle opere di scrittori spesso vigorosi come Cornell Woolrich o Patrick Quentin, che il paragone con Iles rischia quasi di mortificare” (così Di Vanni-Fossati, Guida al “Giallo”, 1979, p. 36).

 

Il conclusivo As for the Woman – notano ancora i due studiosi italiani – finisce quasi per abbandonare la fisionomia e le strutture generali del romanzo giallo per diventare uno studio di caratteri e di psicologie, e apparentarsi con il romanzo d’analisi. L’introspezione psicologica è di una analiticità esemplare, ed è oltretutto sostenuta da una tensione e da una dipendenza dal contesto magistrale.

Iles assume il delitto come tema centrale della sua opera e come motivo-chiave perturbatore dell’esistenza umana, e configura in pieno la dipendenza ossessiva dell’uomo da esso, seguendo un’indicazione quasi dostoevskiana e con un taglio espressivo che può apparire addirittura memore delle lunghe avventure monologanti dell’Ulisse di Joyce.

 

I dieci Gialli firmati Berkeley s’innestano felicemente in quelli che a posteriori potremmo definire i canoni tradizionali della tipologia poliziesca classica, ma che proprio dall’opera di Berkeley hanno tratto una linfa forse decisiva. Anche qui troviamo un’altissima qualità negli intrecci, un’ironia indisciplinata, una detection rigorosa e spesso virtuosistica, un linguaggio vigoroso. Questi elementi si sono combinati coi motivi cari a Iles in un romanzo come Trial and Error del 1937, che riunisce eloquentemente, pur sotto la sola firma di Berkeley, ambedue le facce della personalità di questo scrittore.

 

Proprio da Trial and Error fu tratto un buon film nel 1941, Flight from Destiny (La morte mi attende), diretto dall’esperto Vincent Sherman, con Geraldine Fitzgerald e Thomas Mitchell. Ma la trasposizione cinematografica più famosa da un Giallo di Berkeley (Before the fact) fu senza dubbio Suspicion (Il sospetto), diretta dal grande Hitchcock nello stesso 1941 e interpretata da Cary Grant e Joan Fontaine (che vinse l’Oscar), in una versione sensibilmente alterata che tuttavia non attenua l’atmosfera di incertezza e tensione presente nel libro. Si sa al riguardo che Hitchcock creò un finale per il film, offerto in una preview al pubblico che non lo gradì; per cui il regista ideò un nuovo finale, quello attuale.

 

Da ricordare ancora, nella variegata produzione di questo scrittore:

che sotto il nome di A.B. Cox pubblicò nel 1927 Mr. Priestley’s Problem (inedito in Italia), che è in parte una concessione sorridente a un cliché vagamente melodrammatico e dai toni rosa;

che a firma Anthony Berkeley comparvero anche The Piccadilly Murder, 1929 (Caffè al veleno a Piccadilly, I Bassotti 85), Not to Be Taken, 1937 (Il veleno è servito, GM 3099) e Death in the House, 1939 (Morte in Parlamento, GM 3111);

che come A. Monmouth Platts pubblicò Cicely Disappears,1927 (Dov’è Cicely? CGM 1429);

che scrisse anche racconti (ignoti da noi) – Outside the Law, 1934; Dark Journey, 1935; It Takes Two to Make a Hero, 1943 – e almeno un radiodramma, I Killed Mr. Dudden, pubblicato sul magazine “The Listener” il 9 luglio 1930.

 

Due parole, infine, sul celebre DETECTION CLUB, fondato proprio da Berkeley e da cui scaturì più d’un romanzo a più mani, il primo dei quali, The Floating Admiral, fu scritto collettivamente (e pubblicato) nel 1931 da 14 membri del Club, tra cui la regina del Giallo Agatha Christie. Lo spunto dell’opera – spiega Dorothy Sayers nell’introduzione – nacque dal voler mettere alla prova i giallisti non solo come inventori di indagini intricate, ma anche come solutori di crimini misteriosi. Ogni capitolo del libro fu scritto da un autore diverso; mentre ai primi tre era chiesto solo di portare avanti la storia, tutti i successivi dovevano congegnare una soluzione del mistero (non rivelata agli altri e consegnata in busta chiusa, da aprire solo alla fine) e far procedere la storia in tale direzione, inserendo indizi con quella in mente. Ogni scrittore doveva quindi tenere conto di tutto quanto i predecessori avevano scritto e inventare una soluzione del caso, in un gioco che si faceva via via più complicato man mano che la mole dei dettagli aumentava. Proprio a Berkeley toccò di chiudere l’opera, unendo in un disegno coerente tutti i fili sparsi, mentre Chesterton, ad opera conclusa, ne scrisse il prologo.

 

Un’idea del plot? In una barca abbandonata sul fiume Whyn viene ritrovato il corpo dell’ammiraglio Penistone, che aveva cenato la sera prima, in compagnia della nipote, presso la casa del vicario, ed era poi rientrato con la sua barca a casa sua proprio dall’altro lato del piccolo fiume. Però la barca in cui viene ritrovato non è la sua, ma quella del vicario, e di fianco al cadavere c’è il cappello di questi; poi il morto indossa un soprabito che non portava la sera precedente, e inoltre è stato ucciso con un coltello o uno stiletto, ma sul fondo della barca non c’è sangue; infine il cavo di ormeggio della barca, invece di venire sciolto, è stato tagliato. E perché abbandonare il cadavere in bella vista su una barca alla deriva, invece di nasconderlo o di lasciarlo in un luogo preciso dove si voleva che fosse ritrovato? Inizia così una complicata vicenda poliziesca – dove ogni dettaglio, apparentemente inspiegabile, si collega in una trama di crimini e misteri di straordinaria complessità – che raccomandiamo al lettore italiano interessato nelle due edizioni disponibili: L’ammiraglio alla deriva (GM 1781 e CGM 1166) e La strana morte dell’ammiraglio, Firenze, Giunti, 2012.

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