Oggi parliamo con… Lidia Del Gaudio

a cura di Alessandro Noseda

 

Ci è venuta a trovare una nuova amica di Gialloecucina, lettrice e scrittrice appassionata, ora sugli scaffali con “Il delitto di via Crispi n, 21” pubblicato da Fanucci nella collana Nero italiano.

Già il titolo incuriosisce. Buongiorno Lidia e benvenuta nella nostra cucina!

LDG: Buongiorno a te e ai lettori!

Come sai, mentre cuciniamo, parliamo di libri. Cosa ci prepari di buono?

LDG: Qualcosa di dolce e goloso. Una crema pasticcera da accompagnare al caffè coi biscotti. Una ricetta che mi riesce a occhi chiusi e che quindi posso preparare anche mentre parliamo.

Due note biografiche per chi ancora non ti conosce.

LDG: Sono napoletana, ho studiato filosofia e ho lavorato come responsabile delle relazioni sindacali per una grande azienda di servizi della mia città. Amo la letteratura noir sotto ogni forma e il cinema è l’altra mia grande passione. L’arte cinematografica, secondo me, è la più completa, contiene in sé elementi di scrittura, pittura, musica. storia. Per il resto conduco una vita semplicissima, talmente semplice che raccontandola rischierei di annoiarvi

Sei una lettrice appassionata. Quali autori consideri fondamentali nel tuo percorso?

LDG: Immagino di non essere originale, ma fondamentali sono stati per me i libri che ho letto da bambina: I ragazzi della via Pal di Molnàr, Senza Famiglia di Malot, e poi Burnett, Alcott, Verne, Salgari, insomma, li ho divorati tutti. In realtà a dieci anni ho subito un’operazione chirurgica che mi ha tenuta immobilizzata per alcuni mesi e mio padre, conoscendo la mia passione, mi regalò una pila enorme di questi romanzi. Ebbi tempo per leggerli più di una volta e ogni volta mi sentivo libera di vivere quelle vite, quelle situazioni. Da adolescente, poi è nata la passione per i fumetti e per Diabolik, di cui sono riuscita a possedere persino il mitico Numero Uno originale… E dopo ho collezionato gialli Mondadori e Urania, fino all’incontro con S. King. Dopo aver acquistato per caso in una edicola La grande Marcia ricordo che andai in una libreria e feci la scorta di tutti i suoi romanzi. Un altro scrittore a cui sono rimasta legata e di cui si parla poco è Carlo Cassola. Il suo “Un cuore arido” ha segnato il mio passaggio alle letture adulte.

Come si passa dall’altra parte, ovvero perché si decide – dopo tante letture – di cimentarsi con la scrittura?

LDG: Quale sia la scintilla non lo so di preciso, tuttavia a un certo punto per me è arrivato il desiderio di rielaborare tutte le letture fatte per crearne una che mi appartenesse davvero. Una storia che avrei voluto leggere e che ancora non c’era. Quando ti cimenti nel concreto, però, ti accorgi che la cosa non è così facile. La scrittura è un atto complesso che necessita di grande impegno e dedizione. Almeno per me.

Il titolo del tuo ultimo romanzo è proprio intrigante. Mi dicono un cocktail perfetto tra narrativa e mistero. Invogliaci a comprarlo e leggerlo.

LDG: Ho cercato di scrivere un giallo che contenesse un mistero da risolvere – tre giovani donne sgozzate, i loro corpi ritrovati deturpati da incisioni strane -, appunto, ma in cui l’indagine fosse la più classica e trasparente possibile per il lettore, il quale infatti avrà a disposizione ogni elemento utile per trarre le conclusioni, proprio come accade al commissario Sorrentino, il poliziotto chiamato a Napoli da Civitavecchia, per risolvere il caso. Un uomo, Sorrentino, gravato da un dolore personale che lo rende insonne e spigoloso, deciso a fare in fretta il suo lavoro per ritornarsene da dove è venuto. Insieme a lui prendono vita i compagni di lavoro, gli amici ritrovati, la famiglia dell’affittacamere che lo ospita, gli abitanti di questo condominio signorile che dà titolo al romanzo e dove si annida parte del mistero, E poi c’è Napoli di sfondo, una città che vive quasi come un altro personaggio. Per tutto questo “Il delitto di via Crispi n. 21” è anche una storia d’amore e di passioni, nella quale appena risolto un mistero, ne comincia subito un altro, un giallo nel giallo, insomma, sullo sfondo di un periodo storico travagliato. L’azione si svolge infatti nella settimana che precede la visita di Hitler in città, nel maggio del 1938. Il romanzo ha vinto la categoria miglior romanzo edito al Garfagnana/Barganoir di quest’anno e ne sono molto orgogliosa.

Hai pubblicato altri libri. Dei fratellini cosa ci dici?

LDG: All’attivo ho altri due romanzi brevi: “I colori del male”, un gotico con protagonista un ragazzino di undici anni, e “Il Segreto di Punta Capovento”, finalista a “Un libro per il Cinema” nel 2017. E poi ci sono i racconti, tanti, alcuni pubblicati nella raccolta “Pillole (di follia quotidiana)”, altri inseriti in varie antologie, per il Garfagnana in giallo e sul Giallo Mondadori

C’è qualcosa in cantiere ora?

LDG: Molte cose, sì, ma tutte ancora da definire. Vorrei portare a termine una nuova indagine del commissario Sorrentino, personaggio che, a quanto mi dicono in tanti, resta nel cuore, per poi dedicarmi a un’altra storia che pure mi intriga molto, protagonista una sensitiva. Vedremo.

Ti piace presentare il libro in pubblico? Una domanda che non ti hanno fatto e a cui avresti voluto rispondere? Una che invece non sopporti?

LDG: Mi piace il contatto coi lettori e mi piacciono le loro domande. Considero un privilegio poter condividere quello che scrivo. Anzi, un elemento indispensabile. Avrei voluto che qualcuno mi chiedesse se sento la responsabilità che la scrittura porta con sé quando esce da un cassetto privato per diventare pubblica. A volte mi stupisce come certi personaggi letterari abbiano assunto vita propria e nessuno più li consideri frutto della fantasia, il che conferisce enorme potere ai loro autori. La cosa che più mi infastidisce invece è quando mi chiedono cosa o quanto ci sia di me nei miei romanzi.

Quali consigli daresti ad un nostro lettore col proprio manoscritto pronto nel cassetto?

LDG: Intanto consiglierei di rileggerlo. Soprattutto se nel cassetto ci sta da un po’, perché la scrittura bisogna farla decantare per individuarne i difetti e nel rileggere se ne trovano sempre. Se poi si è proprio sicuri allora consiglierei di inviarlo non a casaccio, ma a un editore che pubblica lo stesso genere di romanzi. Spesso succede che l’offerta non incroci la domanda e viceversa. Per questo a volte vale la pena affidarsi a un agente. Per il resto anche un pizzico di fortuna non guasta.

Grazie del tuo tempo. Ora come da nostra tradizione ti preghiamo di lasciarci con citazione e ricetta preferite.

LDG: Per la ricetta ti propongo una di quelle napoletane citate anche nel mio romanzo e sarebbe “La genovese”, sugo a base di carne e cipolle stracotte (devono diventare scure e sfatte, quasi come una crema e per questo occorre farle cuocere a fiamma lentissima per alcune ore) con cui si condisce la pasta, meglio se i famosi mezzanielli spezzati a mano. Una delizia, ti assicuro.

La citazione invece è la mia: “Della vita m’angoscia il non sapere, della morte il non poter sapere”. Ed è proprio così.

 

Ancora grazie e a voi tutti buona lettura di “Il delitto di via Crispi n, 21”!

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