I MAESTRI DEL GIALLO – CHARLOTTE ARMSTRONG

A cura di Luigi Guicciardi

Autrice di ventinove romanzi, oltre a racconti, opere teatrali e sceneggiature, Charlotte Armstrong nacque a Norway Township, nel Michigan, il 2 maggio 1905 e morì a Glendale, in California, il 7 luglio 1969. Dopo un biennio di studi all’università del Wisconsin, si trasferì a New York, dove nel 1925 conseguì la laurea presso il Barnard College, cominciando poi a lavorare come reporter di moda per il New York Times, nella cui redazione conobbe il pubblicitario Jack Lewi, che sposò nel 1928 e da cui ebbe tre figli.

Nel 1939, mentre viveva a Cape Cod nel Massachussets, la Armstrong iniziò la sua carriera di scrittrice con due commedie teatrali, The Happiest Days (1939) e Ring Around Elizabeth (1941), che furono sì rappresentate a Broadway, ma tennero il cartellone rispettivamente per sette e dieci giorni. Si dice che proprio questi insuccessi teatrali spinsero la scrittrice a cambiare genere e a passare alla narrativa poliziesca, con la cosiddetta “trilogia del professor Dougal Mac Duff”, avviata nel 1942 con Lay On, MacDuff, proseguita con The Case of the Weird Sisters del 1943, e conclusa nel 1945 con The Innocent Flower.

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I MAESTRI DEL GIALLO – HORACE McCOY

a cura di Luigi Guicciardi

Nato a Pegram, nel Tennessee, il 14 aprile 1897, Horace McCoy combatté in Europa durante la prima guerra mondiale, prestando valoroso servizio nell’aviazione statunitense, rimanendo ferito e ricevendo la Croix de guerre del governo francese. Americano di nascita ma di fatto europeo d’adozione, McCoy trascorse dunque la convalescenza a Parigi in quegli stessi anni Venti in cui nella capitale francese era di casa un’importante comunità di espatriati americani, tra cui Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway. Prima ancora di sviluppare la sua carriera di scrittore (fu, negli anni regista teatrale, collaboratore di riviste letterarie d’avanguardia, sceneggiatore cinematografico e romanziere di successo), è indubbio che McCoy fece tesoro della sua esperienza europea per cogliere con occhio diverso certe realtà politiche e sociali americane, che avrebbe poi ritratto nei suoi testi della maturità.

Tornato in patria, iniziò le sue prime collaborazioni giornalistiche a Dallas per il Dallas Dispatch e il Dallas Journal e – dopo una serie di esperienze che sembrano costituire il tipico corredo dello scrittore americano on the road alla Jack London – alla fine degli anni ’20 esordì sui pulp magazines, compreso Black Mask, la nota rivista su cui stava per nascere l’hard boiled di Dashiell Hammett e Raymond Chandler.

Nel 1931, però, la sua vita registrò una svolta significativa: si trasferì infatti a Los Angeles, alla conquista di Hollywood, dove, dopo aver tentato senza successo la carriera di attore – con una comparsata nel film The Hollywood Handicap (1932) – tirò avanti con lavori precari e collaborazioni, spesso non accreditate, con gli studios, finché arrivò a scrivere due notevoli romanzi, forse i più violenti e asciutti su Hollywood negli anni della Depressione. Parliamo di They Shoot Horses, Don’t They? del 1935 (Non si uccidono così anche i cavalli?) e I Should Stayed Home del 1938 (Avrei dovuto restare a casa), pubblicati insieme in Italia da Einaudi soltanto nel 1956 – il primo col titolo Ai cavalli si spara – nel volume Le luci di Hollywood. Due romanzi in cui, attingendo alla propria esperienza autobiografica, lo scrittore espresse la sua profonda disillusione verso la Fabbrica dei Sogni, anticipando opere più celebri come Il giorno della locusta (1939) di Nathanael West, Dove corri, Sammy? (1941) di Budd Schulberg o Gli ultimi fuochi (1941) di Francis Scott Fitzgerald.

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I MAESTRI DEL GIALLO – LEO BRUCE

a cura di Luigi Guicciardi

Leo Bruce, pseudonimo dell’inglese Rupert Croft-Cooke, nacque a Edenbridge, nel Kent, il 20 giugno 1903. Studiò alla Tonbridge School, al Wellington College e in seguito all’università di Buenos Aires, dove si laureò, e fondò e diresse dal 1923 al ’24 la rivista La Estrella. Oltre che in Agentina, visse molto anche in altri Paesi esteri, Francia, Germania, Svizzera e Spagna, esercitando varie professioni tra cui, dal 1929 al ’31, quella di venditore di libri antichi. Nella seconda guerra mondiale entrò nei corpi di Intelligence e fu mandato a Bombay in India. Nel dopoguerra fu lettore presso l’Istituto Montana di Zugeberg in Svizzera e poi, dal 1946 al 1953, tenne una rubrica di critica letteraria per la rivista The Sketch. In questi anni fu anche poeta e autore di commedie, testi radiofonici e saggistici. Finché nel 1953 fu protagonista di un celebre processo per omosessualità e adescamento, e per questo condannato a sei mesi di prigione. Così nel 1954 lasciò l’Inghilterra e andò ad abitare a Tangeri in Marocco, proseguendo successivamente per altri Paesi (Tunisia, Cipro, Germania, Irlanda) e ritornando definitivamente in patria solo nel 1970, dove morì – a Liverpool – il 10 giugno del 1979.

Nell’ambito della narrativa poliziesca, Leo Bruce si pone come un tardivo e parziale esponente dell’età d’oro del Giallo per aver creato il personaggio del sergente William Beef, apparso per la prima volta nel 1936 e abbandonato nei primi anni Cinquanta (alla vigilia del processo che marcò così profondamente la vita dell’autore), a vantaggio di un personaggio successivo molto diverso, Carolus Deene, un agiato insegnante di storia vedovo e con l’hobby dell’indagine, iscritto all’anagrafe della narrativa dal 1955. Entrambi i cicli comunque – di Beef o di Deene – si pongono invariabilmente nel solco del mystery classico o Whodunnit, proponendo al lettore rompicapi piuttosto rigorosi e alieni da sesso e sangue, ma sempre conditi da sottile ironia di costume e un da filo di parodia (anche verso strutture narrative o personaggi della narrativa gialla precedente) che costituiscono la peculiarità forse più significativa di Bruce.

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I MAESTRI DEL GIALLO – JOHN P. MARQUAND

a cura di Luigi Guicciardi

Nato il 10 novembre 1893 a Wilmington, nel Delaware, l’americano John Phillips  Marquand, di famiglia alto borghese, studiò presso istituzioni private, poi al liceo di Newburyport, nel Massachusetts, e infine presso l’università di Harvard, dove si laureò nel 1915. Successivamente cominciò a lavorare come giornalista a Boston, poi prese parte come luogotenente al conflitto mondiale in Europa, combattendo nella battaglia della Marna nel luglio 1918, in quella di Saint-Mihiel nel settembre dello stesso anno e nell’ultima fase dell’offensiva Mosa-Argonne, dalla fine di ottobre all’11 novembre, che doveva suggellare la vittoria contro la Germania.

Smobilitato, continuò a lavorare come giornalista nel New York Herald Tribune, pubblicando intanto i suoi primi racconti anche su riviste prestigiose quali il Cosmopolitan e il  Saturday Evening Post, e il suo primo romanzo nel 1922, Lord Timothy Dexter, con cui iniziò di fatto una carriera di scrittore che raggiunse l’apice con l’assegnazione nel 1938 del Premio Pulitzer per il romanzo The Late George Apley, una satira dell’alta borghesia del New England che poneva le sue tradizioni al di sopra dei sentimenti e della libertà dell’individuo: un tema che lo stesso Marquand riprese in altri romanzi successivi, quali The Honorable Mr. Pulham (1941) e Life is Too Short (1943).

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I MAESTRI DEL GIALLO – A. E. W. MASON

a cura di Luigi Guicciardi

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Il giallista che rivisitiamo questo mese fu  uno scrittore poliedrico e una figura singolare fino ai limiti dell’eccentricità, nonché una delle personalità più originali dei primi trent’anni del Novecento. Nato a Dulwich, in Inghilterra, il 7 maggio 1865 e morto a Londra il 22 novembre 1948, Alfred Edward Woodley Mason si laureò a Oxford e lavorò all’inizio nel teatro, per passare poi a scrivere romanzi di avventure, di cui A Romance of Wastdale (1895) fu il primo e The Four Feathers (1902; Le quattro piume) il più popolare, come dimostrano le varie traduzioni anche italiane e ben sei film (i migliori dei quali con la regia di Zoltan Kodra, 1939, e Shekhar Kapur, 2002). Dal 1906 al 1910 fu membro della Camera dei Comuni, mentre durante e dopo la prima guerra mondiale svolse mansioni di primaria importanza nell’esercito e nella Marina inglese.

Conformandosi a un’usanza molto diffusa agli inizi del Novecento, Mason produsse lavori per le stampe che successivamente adattò per la rappresentazione teatrale. I suoi romanzi di avventure, percorsi da parecchie notazioni autobiografiche, hanno goduto per molti anni di grande popolarità e di un discreto credito critico, ma vengono comunque considerate oggi opere minori. L’allineamento col gusto esotico dell’epoca è puntuale, ma non sempre molto pertinente; la ricerca del colore drammatico è spesso frettolosa e il patetismo incolore, anche se il linguaggio appare più scintillante di quello della maggior parte degli scrittori d’avventura coevi.

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I MAESTRI DEL GIALLO – NGAIO MARSH

a cura di Luigi Guicciardi

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Ngaio Marsh, attrice, scrittrice e regista teatrale, nacque a Christchurc, in Nuova Zelanda, il 23 aprile 1895 e morì in quel luogo il 18 febbraio 1982. Nella sua lunga vita, coi suoi romanzi gialli ebbe un ottimo successo di pubblico e di critica, tanto che nel 1966 fu insignita della medaglia di Dama di Commenda dell’Ordine dell’Impero britannico, e nel 1978 fu premiata con il Grand Master Award dall’associazione Mystery Writers of America. Le molte notizie che abbiamo su di lei possiamo ricavarle incrociando l’autobiografia scritta dalla stessa Marsh e pubblicata nel 1965 (Black Beech and Honeydew) con le due biografie edite in anni successivi da Margaret Lewis (Ngaio Mars: A Life, 1991) e Joanne Drayton (Ngaio Marsh: Her Life in Crime, 2008).

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I MAESTRI DEL GIALLO – RUFUS KING

a cura di LUIGI GUICCIARDI

Molto attivo dalla fine degli anni ’20 all’inizio degli anni ’60, ma oggi (immeritatamente) un po’ dimenticato, Rufus King nacque a New York il 3 gennaio 1893 e morì a Hollywood in Florida (non California) il 13 febbraio 1966. Autore dalla vita privata piuttosto ritirata, non dà molte notizie di sé al ricercatore contemporaneo: si sa che visse da single fra New York e una fattoria alla frontiera canadese, pur odiando la neve e il freddo, tanto da comprarsi da adulto un’abitazione nella più calda Miami (città in cui ambientò alcune delle sue storie in Giallo). Sappiamo inoltre che frequentò il liceo e l’università di Yale, laureandosi nel 1916; che prestò servizio militare nella cavalleria degli Stati Uniti ai confini col Messico; che partecipò alla Grande Guerra combattendo in artiglieria sul fronte francese e guadagnandosi una medaglia al valor militare; che dopo la guerra lavorò come radiotelegrafista nella marina mercantile, viaggiando a lungo nell’America del Sud.

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I MAESTRI DEL GIALLO – ROY VICKERS

A cura di Luigi Guicciardi

Lo scrittore che riesumiamo, stavolta, dalla storia passata del Giallo è l’inglese William Edward Vickers (1889-1965), meglio conosciuto con lo pseudonimo di Roy Vickers, destinato ad affermarsi su altri usati dallo scrittore nel corso della sua  lunga carriera (David Durham, Sefton Kyle e John Spencer), che lo vide autore di oltre sessanta romanzi gialli e ottanta racconti.

In gioventù Vickers studiò alla Charterhouse School e poi al Brasenose College di Oxford, che lasciò però senza conseguire una laurea. Successivamente studiò Legge per qualche tempo al Middle Temple, ma non esercitò mai la professione. Quando si sposò con Mary Van Rossem e nacque il loro unico figlio, la necessità di guadagnare lo indusse a lavorare come giornalista, stenografo, redattore di riviste e autore di articoli di saggistica, che vendette a decine di periodici. Tra il novembre 1913 e il febbraio 1917 uscirono sul “Novel Magazine” una ventina di suoi racconti, mentre nel 1914 Vickers pubblicò il suo primo libro – una biografia di Frederick Earl Roberts, uno dei maggiori generali britannici dell’epoca vittoriana (Lord Roberts: la storia della sua vita) – e nel 1923, con lo pseudonimo di David Durham, il suo primo romanzo (The Woman Accused).

Finalmente, nel settembre 1934, sul mensile “Pearson’s Magazine” apparve The Rubber Trumpet (La tromba di gomma), la prima di trentotto storie con protagonista il fittizio Department of Dead Ends. E proprio a questo racconto toccò in sorte di essere scoperto per caso dalla famosa coppia americana Dannay-Lee, vale a dire Ellery Queen, che lo fecero ristampare sull’”Ellery Queen’s Mystery Magazine”. Il favore con cui fu accolto dai lettori fece riemergere dall’oblio molti altri vecchi racconti di Vickers rimasti praticamente misconosciuti, anche a causa del tono realistico e compassato delle storie, molto diverso da quello brillante e sofisticato richiesto dalle riviste inglesi del tempo.

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I MAESTRI DEL GIALLO – CHARLES DALY KING

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a cura di LUIGI GUICCIARDI

Scrittore fra i più originali e interessanti degli anni Trenta, Charles Daly King nacque a New York nel 1895 e si laureò all’università di Yale nel 1916 con una tesi sull’elettrometria nel sonno, raggiungendo nel tempo la notorietà come uno dei massimi divulgatori delle teorie filosofiche di Gurdjieff. Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò nell’esercito, dove fu impiegato come luogotenente dell’artiglieria di terra e nel quale rimase con successivi incarichi anche al termine del conflitto. Nel 1926 entrò nel commercio in una società produttrice di cotone e lana e per due anni fece anche il tesoriere in un’agenzia pubblicitaria. Contemporaneamente riprese gli studi e, dopo aver conseguito nel 1928 il dottorato in psicologia alla Columbia University, esercitò la professione di psicologo, pubblicando anche alcuni saggi scientifici, tra cui Beyond Behaviorism (1927) e The Psychology of Consciousness (1932).

Ma in quegli stessi anni Trenta, così fecondi per i suoi studi scientifici, King cominciò sorprendentemente a scrivere anche romanzi polizieschi – in tutto sei, più una raccolta di racconti brevi – sufficienti però a farlo entrare di diritto nella storia del Giallo classico, o meglio nella cosiddetta Golden age, l’età d’oro, del mystery. Complessi e intricati, caratterizzati da enigmi della camera chiusa, con soluzioni geniali spesso rivelate nell’ultima pagina e ambientazioni insolite o anche estreme (aerei, transatlantici, treni, isole, castelli, cittadine isolate da alluvioni), i gialli di King risultano tutti editi in italiano (come segnaliamo di seguito al lettore nostrano interessato), mentre le edizioni originali inglesi e americane si dice siano ormai rarissime, con prezzi da capogiro sul mercato del collezionismo librario.

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I maestri del giallo – PHILIP MacDONALD

Foto di Philip MacDonald

A cura di Luigi Guicciardi

Philip MacDonald (da non confondere col più giovane, e americano, Ross MacDonald, padre narrativo del detective privato Lew Archer), nipote del teologo e poeta George MacDonald e figlio dello scrittore Ronald MacDonald e dell’attrice Constance Robertson, è stato uno scrittore di gialli e di SF, noto anche con lo pseudonimo di Martin Porlock. Nato a Londra il 5 novembre 1900 e morto a Woodland Hills, negli Stati Uniti, il  10 dicembre 1980, risulta oggi, a ben vedere, uno dei primi scrittori in cui si avverte la compresenza – e spesso già il trapasso – dall’uno all’altro indirizzo, della tradizione inglese del mystery a fianco di quello americano del thriller allora nascente.

I suoi primi romanzi, composti nel terzo e quarto decennio del Novecento, nascono infatti sotto il pari influsso della scuola inglese del romanzo di indagine e di pura detection, e di quella del romanzo-suspense che proprio negli anni ’30 cominciava a evolversi negli Stati Uniti in filone letterario autonomo (con gli scrittori hard-boiled e la nota rivista “Black Mask”). Del resto lo stesso MacDonald nel 1931 si trasferì negli U.S.A. insieme alla moglie, la scrittrice F. Ruth Howard, divenendo negli anni seguenti anche un fecondo sceneggiatore a Hollywood.

Preliminarmente a una valutazione del valore e dell’originalità di MacDonald, va detto che molti suoi romanzi polizieschi risultano disponibili in italiano, editi soprattutto nelle collane Il Giallo Mondadori [GM] o I Classici del Giallo Mondadori [CGM], secondo l’elenco che qui presentiamo:

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