Se i pesci guardassero le stelle- Luca Ammirati

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Trama

Samuele ha trent’anni, una gran voglia di essere felice e la fastidiosa sensazione di girare a vuoto, proprio come fa Galileo, l’amico “molto speciale” con il quale si confida ogni giorno. Sognatore nato, sfortunato in amore, vorrebbe diventare un creativo pubblicitario ma i suoi progetti vengono puntualmente bocciati. Così di giorno è un reporter precario e malpagato, mentre la sera soddisfa il proprio animo poetico facendo la guida al piccolo osservatorio astronomico di Perinaldo, sopra Sanremo: un luogo magico per guardare le stelle ed esprimere i desideri. Proprio lì, la notte di San Lorenzo incontra una misteriosa ragazza, che dice di chiamarsi Emma e di fare l’illustratrice di libri per bambini. Samuele ne rimane folgorato e la invita a cena, ma è notte fonda e commette il più imperdonabile degli errori: si addormenta. Quando si risveglia, Emma è scomparsa nel nulla. Ma come la trovi una persona di cui conosci soltanto il nome? Non sarà l’ennesimo sogno soltanto sfiorato? In un tempo in cui persino l’amore sembra un lusso che non possiamo permetterci, questo romanzo di Luca Ammirati ci ricorda che per realizzare i nostri desideri è necessaria un’ostinazione che somiglia molto alla follia. E che a volte bisogna desiderare l’impossibile, se vogliamo che l’impossibile accada.

Voce di Dario Brunetti

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Luce rubata al giorno- Emanuele Altissimo

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Trama

Questa è la storia di due fratelli e dell’estate che segna per sempre le loro esistenze. Diego, Olmo e il nonno sono in montagna, nella baita comprata dai genitori prima di morire. La speranza è che quei luoghi portino serenità nell’animo di Diego, il fratello maggiore, eternamente irrequieto. Ma appena si alza il vento le seggiovie tremano e le nubi proiettano sui valloni ombre profonde. Solo Olmo capisce che Diego sta scivolando in un universo dove non si può raggiungerlo, un delirio che sembra crescere fino a toccare il cielo. E darebbe tutto ciò che ha per salvarlo. In ingegneria si parla di tensione ammissibile: il punto massimo di sforzo a cui si può sottoporre un edificio prima che collassi. L’Empire State Building, per esempio, sopravvisse all’urto di un Bomber B-25. Giorno dopo giorno, Olmo costruisce proprio il modellino dell’Empire State: con infinita pazienza, consapevole che la forza dell’edificio sta nella posa di ogni singolo mattoncino. Ma qual è la tensione ammissibile per una famiglia, per l’amore che tiene insieme le persone? “I miei personaggi li ho immaginati come dei giganti” ha scritto l’autore. “Diego è un gigante incapace di farsi bastare il suo mondo, che sogna di scalare le montagne e prendersi il cielo. Ma soprattutto lo sono Olmo e il nonno. Giganti sono coloro che guardano in faccia il dolore senza più scuse. Che accettano dolori per i quali non c’è consolazione.” Alla sua prima prova, Emanuele Altissimo scrive un romanzo scabro eppure carico di emozione, e mette in scena personaggi in lentissima caduta libera, come fiocchi di neve. Il vento, le radure, il profilo fiero di un daino, l’aria sottile delle vette: tutto in queste pagine è vasto e misterioso come l’animo umano, capace di salvare una scheggia di luce anche nella notte più buia.

Voce di Dario Brunetti

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Sperando che il mondo mi chiami – Mariafrancesca Venturo

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Trama

Carolina Altieri ogni mattina si sveglia all’alba per andare al lavoro. Indossa abiti impeccabili, esce di casa, sale su un autobus e accende il cellulare sperando che una scuola la chiami. Carolina fa il mestiere più bello del mondo, ma è ancora, e non sa per quanto, una maestra supplente, costretta a vivere alla giornata senza poter mai coniugare i verbi al futuro, né per sé né per i suoi allievi. Attraverso ore che scorrono in un continuo presente, scandito solo dalle visite a una tenerissima nonna e dall’amore travolgente e imperfetto per Erasmo, Carolina racconta il rocambolesco mondo della scuola, popolato da pendolari speranzosi e segretarie svogliate, e la sua passione per i bambini, che tra sorrisi impetuosi, inaspettate verità e abbracci improvvisi riescono sempre a sorprenderla e a insegnarle qualcosa. E sarà proprio questa passione a costringerla a imprimere una svolta alla sua vita eternamente sospesa e a cambiarle il destino.

Voce di Manuela Fontenova

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Corri – Dall’inferno a Central Park di Roberto di Sante

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Un uomo precipita dal quarto piano. La sola scelta che gli è rimasta per smettere di soffrire. Mentre cade esprime l’ultimo desiderio. Il suo corpo si blocca a pochi centimetri dal suolo. Un filo di luce scende dall’alto, lui ci si aggrappa e prova a fuggire dal pozzo buio che lo ha inghiottito: la depressione. Aldo Amedei è un giornalista di successo che ha perso tutto. Anche i sogni. Il passato è rimpianto, il presente è popolato da mostri e fantasmi, ma lui prova a seguire quel filo, quel folle desiderio che lo aveva tenuto in vita: correre la maratona di New York. Non sa nemmeno perché lo ha espresso, lui che prende la macchina anche per fare cento metri. Comincia a correre, come un evaso braccato dai suoi incubi. Cade, si rialza. Cade ancora e si rimette in piedi. E ogni volta fa sempre più male. Ma lui non molla. Per amore e con l’amore di Teresa, la sua giovane compagna. Sputando l’anima lungo strade piene di fatica, angeli e avvoltoi. Tornando alla vita, alla passione, ai sogni. Con l’aiuto di un medico viaggiatore, un coach inaspettato e un nipote più folle di lui. Diventando un altro, stampando altri nel cuore. Tra risate, sorprese e nuove emozioni. Ma i suoi nemici non mollano, lo inseguono decisi a riportarlo nel pozzo. Tutto torna ancora in gioco, nell’ultima sfida, tra la vita e la morte: 42 chilometri e 195 metri. Contro vento e contro tutto. Dall’inferno a Central Park.

Recensione a cura di Livia Frigiotti

Aldo non vuole più vivere. Non ci riesce, la paura lo pietrifica e lo ha svuotato del tutto.
Ha un amore grande al suo fianco: Teresa, ma non basta. Lei è l’ultimo filo a cui resta legato. Solo per amore suo non lo reciderà.
Teresa sa che ogni giorno deve essere la sua forza, e che il loro grande amore li salverà entrambi.
Nonostante sia tanto più giovane di Aldo, Teresa ha una forza e una resistenza enormi. Non vuole vederlo sfiorire, non vuole che scelga di morire.

Ma i suoi maledetti avversari, quei demoni nella testa, lo portano sempre più giù, in un pozzo buio, nell’incubo della paura del fallimento. Lo portano verso un uomo che non riconosce più.
in un abisso dove l’unica soluzione sembra quella di farla finita e presto.

Un giorno, però, scoprirà che dentro di sé, nascosto in un angolo recondito c’è ancora un briciolo della sua volontà di reagire.

Nelle sue giornate senza fare nulla lo accoglie il grande parco di Villa Torlonia a Frascati, frequentatissimo dai runner e da chi vuole tenersi in forma stando nel verde della natura. Abbastanza lontano da smog e traffico. Un luogo dove le persone inseguono le proprie passioni.  In principio però, questo interesse per la corsa gli sembra una sciocchezza, una cosa inutile, fino a quando per scappare dai suoi aguzzini personali e da sé stesso, inizia a correre.  Senza energia solo con una forza d’animo sconosciuta, senza saperlo fare, in bilico sull’orlo di un precipizio.
Corre senza fermarsi e si accorge che dopo qualche giro della villa prova un senso di soddisfazione che non ricordava da tanto tempo.  Correndo in modo scoordinato, a rischio di farsi molto male, scopre che ce la può fare e può andare oltre i propri limiti, capisce che non tutto è finito.  Vede una lucina in fondo a quel pozzo e inizia una lenta e difficile risalita.  Si fa aiutare tecnicamente da chi ne sa più di lui, si iscrive a una associazione locale di amanti della corsa e della maratona.
Inizia un percorso di crescita e cambiamento, torna a combattere. In tutto questo ricomincerà a vivere e a lavorare.  Con enormi difficoltà e sempre con la paura di ricadere nel pozzo, si darà un obiettivo e grazie a quello e a tutte le persone che improvvisamente ha intorno ad aiutarlo, vorrà fortemente gareggiare nella Maratona di New York.

Scoprirà che la malattia della depressione si può combattere. Bisogna credere davvero in qualcosa, mirare a un risultato e percorrere quella strada per sentirsi meglio, improvvisamente in pace con sé stessi e in armonia con il proprio mondo.
Roberto di Sante, l’autore, ne ha fatto un mantra, perché è lui Aldo, e ha vissuto tutto ciò che ha raccontato. Ha lottato per non morire, ha intensamente voluto raggiungere quel traguardo, soprattutto quando ha capito che gli avrebbe dato speranza.
I personaggi che troviamo tra le pagine esistono davvero e sono stati parte della sua rinascita.
Oggi è un maratoneta, conosce moltissime persone e ha sempre un sorriso coinvolgente sul volto.  Il suo modo di scrivere è proprio come il suo sorriso: ritmi brevi di una vita vissuta, scanditi rapidamente. Sa bene che la sua vita, in poche sagge parole, può essere un esempio almeno per qualcuno.  Ora sa che si può fare, si può uscire dall’inferno e correre fino a Central Park.

Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 144 pagine
  • Editore: Ultra (22 marzo 2018)
  • Genere: Narrativa
  • Collana: Ultra novel
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8867766929
  • ISBN-13: 978-8867766925

 

ALLA RICERCA DEL LIBRO PERDUTO…L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello – Oliver Sacks

Rubrica a cura di P. Schiavone e M. Salladini

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Trama

Oliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con la neurologia è simile a quello di Groddeck con la psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia». E anche questo va aggiunto: Sacks è uno scrittore con il quale i lettori stabiliscono un rapporto di tenace affezione, come fosse il medico che tutti hanno sognato e mai incontrato, quell’uomo che appartiene insieme alla scienza e alla malattia, che sa far parlare la malattia, che la vive ogni volta in tutta la sua pena e però la trasforma in un «intrattenimento da “Mille e una notte”». Questo libro, che si presenta come una serie di casi clinici, è un frammento di tali “Mille e una notte” – e ciò può aiutare a spiegare perché abbia raggiunto negli Stati Uniti un pubblico vastissimo. Nella maggior parte, questi casi – ma Sacks li chiama anche «storie o fiabe» – fanno parte dell’esperienza dell’autore. Così, un giorno, Sacks si è trovato dinanzi «l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello» e «il marinaio perduto». Si presentavano come persone normali: l’uno illustre insegnante di musica, l’altro vigoroso uomo di mare. Ma in questi esseri si apriva una voragine invisibile: avevano perduto un pezzo della vita, qualcosa di costitutivo del sé. Il musicista carezza distrattamente i parchimetri credendo che siano teste di bambini. Il marinaio non può neppure essere ipnotizzato perché non ricorda le parole dette dall’ipnotizzatore un attimo prima. Che cosa vive, se non sa nulla di ciò che ha appena vissuto? Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell’esperienza comune, tutti i «deficit» o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel «telaio incantato» del cervello. Ma queste storie terribili e appassionanti tendono a rimanere imprigionate nei manuali. Sacks è il mago benefico che le riscatta, e per pura capacità di identificazione con la sofferenza, con la turba, con la perdita o l’infrenabile sovrabbondanza riesce a ristabilire un contatto, spesso labile, delicatissimo, sempre prezioso per i pazienti e per noi, con mondi remoti altrimenti muti. Questo è il libro di un nuotatore «in acque sconosciute, dove può accadere di dover capovolgere tutte le solite considerazioni, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove l’eccitazione può essere schiavitù o liberazione e dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza, non nella sobrietà». “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1985.

Voce di Paola Varalli

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Notte – Edgar Hilsenrath

Trama

È l’estate del 1941 nel ghetto ebraico fittizio nella città ucraina in rovina Prokow sul Dniester. Sempre più ebrei rumeni sono rinchiusi nel ghetto affollato. Gli ebrei sono strappati dalla loro vita borghese. Spesso non c’è tempo per fare i bagagli e non puoi portare oggetti di valore con te. Le persone sono povere, indigenti e affamate. Questo è anche il caso del nostro protagonista Ranek di Litesti, che deve lasciare la sua vita attuale alle prime luci dell’alba e essere portato nel ghetto. Ranek, detto anche “derubato”, è duro e amaro. Scarmigliato e mezzi affamato, infelicità e angoscia parlano dalla sua faccia disperatamente sorridente. Ma ha una volontà sfrenata di vivere. In questo mondo la morte è onnipresente e prende la forma di fame, stanchezza o tifo. Le vittime giacciono nel fango, sul ciglio della strada e Ranek sente la loro vita come una vittoria per se stessi, come la vittoria nella lotta contro la morte. I vincitori saccheggiano i cadaveri e, a rischio della loro vita, contrabbandano la “eredità” dei morti per vivere da soli.

Come la spazzatura, i morti vengono caricati su carrelli dai residenti del ghetto sotto un applauso. Il capolinea è chiamato “TOMBA DI MASSA”. I vivi a causa della costante malnutrizione sono solo pelle e ossa. Ogni tentativo di lasciare il ghetto è mortale. Tuttavia, ci sono vincitori: contrabbandieri, prostitute, la polizia del ghetto ebraico e trafficanti.

Le condizioni igieniche sono inadeguate, favorite dalla paura della gente di notte per i loro bisogni fuori dalle case, favorite da mucchi di cadaveri che costruiscono gli abitanti del ghetto nei corridoi, che porta allo scoppio di epidemie.

Voce di Roberto Roganti

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Marzo per gli agnelli – Mimmo Gangemi

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Trama

Ognuno ha con il destino un appuntamento che non è in grado di dirottare. Quello di Giorgio Marro, brillante avvocato penalista, si è compiuto nel momento in cui un dramma ha colpito la sua famiglia in diversi modi, tutti disastrosi: il figlio piccolo ora in un’immagine sorridente da una lapide, il maggiore in sospensione tra un inganno di vita e la morte che se la prende comoda, sbeffeggia anche, la moglie in un delirio doloroso che l’ha indotta a scendere dal mondo, lui impaziente che si consumi la caduta interminabile e giunga il tonfo. Mentre annaspa tra limacciosi pensieri di distruzione, Giorgio intravede i bagliori di una battaglia che è disposto a combattere solo chi non ha più niente da perdere, solo chi, dopo aver vissuto con le spalle voltate a non vedere, può smettere di avere paura: c’è la ‘ndrangheta dietro la pressante richiesta di acquistare un suo terreno a picco sul mare dello Stretto, brullo e arso dal sole, e che non vale nulla; c’è la ‘ndrangheta dietro la scomparsa di due malavitosi, padre e figlio, che lui è stato l’ultimo a vedere vivi, lassù nella proprietà contesa, e che immagina incappati nella lupara bianca; c’è la ‘ndrangheta dietro le prepotenze per convincerlo a vendere. E da quelle parti la ‘ndrangheta è zi’ Masi, un capobastone che non sa rinunciare all’antico, la ‘ndrangheta sono i Survara, che hanno abbracciato la modernità delittuosa e le nefandezze a essa appiccicate. Marro indaga. Si spinge lontano, fino a disturbare l’avidità feroce, fino a restare ingabbiato nei contrasti tra le due ‘ndrine, fino a impattare nella brutalità della violenza criminale, fino a stagliarsi ombra solitaria, lunga di un sole già basso.

Voce di Paola Varalli

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