Interroghiamo il sospettato. Guida per evitare errori per scrittori meticolosi di storie crime e per lettori e spettatori curiosi – Andrea Cotti e Carmelo Pecora

Sinossi

I segreti di una vera indagine di polizia, dalla scena del crimine all’interrogatorio del pubblico ministero, passando per il gergo utilizzato dalle forze dell’ordine fino al rapporto tra gli investigatori e i magistrati. Tutti gli errori da evitare quando si scrive una storia crime, le inesattezze più frequenti, con la spiegazione di come funziona invece nella realtà un’inchiesta in tutti i suoi aspetti, e con il racconto del lavoro sul campo di chi indaga.

Recensione a cura di Achille Maccapani

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L’arte di non scrivere: Professione libraia, Clorinda Attianese

Rubrica a cura di Roberto Gassi.

Biglietto da visita

Sono cresciuta in un piccolo paesino di tremila anime, ho scoperto da subito che i libri mi avrebbero portato in altri posti. Ho seguito strade diverse, da interprete e traduttrice ho studiato per diventare libraia. Nel 2016 è nata Libramente, una piccola libreria indipendente affezionata al territorio, con la sola voglia di raccontarlo e tirar fuori le sue energie nascoste.

Clorinda,

grazie di avere accettato il nostro invito e di averci concesso l’intervista che segue. L’intento di questa rubrica è scoraggiare chi ha un romanzo nel cassetto a tirarlo fuori per pubblicarlo, anzi, non solo consigliamo di tenerlo lì dov’è ma di chiudere a chiave il cassetto. Perché? Perché prima di pubblicare un proprio testo è importante conoscere cosa c’è dietro, i rischi nei quali si può incorrere, ma soprattutto perché quasi mai la scrittura viene associata alla parola lavoro. Ebbene sì, scrivere è un lavoro come tanti che comporta impegno, disciplina, sudore, concentrazione, passione e che coinvolge diverse figure professionali: case editrici, agenti letterari, editor, grafici, uffici stampa, blogger. Per questo secondo articolo abbiamo deciso di informare i possibili scrittori-avventori della bottega editoria sul lavoro delle librerie indipendenti.

La tua storia? Perché hai deciso di aprire una libreria indipendente? Te ne sei mai pentita?

Leggere è sempre stata la mia grande passione, lavorare tra i libri e con i libri mi sembrava una prospettiva affascinante e coinvolgente. Certo, prima che questa passione diventasse una professione ignoravo le difficoltà – soprattutto burocratiche, che avrei dovuto affrontare. Il cammino che mi ha portato ad aprire il Libramente Caffè Letterario è stato lungo e per niente lineare, tanto che per anni ho lavorato in tutt’altri settori. In un momento, però, in cui la mia vita è profondamente cambiata ho pensato di poter trasformare la passione in lavoro: a quel punto in poco meno di un mese dalla decisione, ho aperto la mia libreria. Una cosa un po’ folle, a pensarci adesso! Se me ne sono pentita? Ogni volta che sono costretta a confrontarmi con una burocrazia ottusa, con clienti che mi dicono che solitamente ordinano su Amazon. Per fortuna, però, in questi anni ho incontrato tanti clienti diventati amici, sostenitori entusiasti delle iniziative che portiamo avanti, delle collaborazioni che arricchiscono l’offerta del Libramente.

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Alla ricerca del libro perduto: Noi che ci vogliamo così bene di Marcela Serrano

Proseguo con le mie proposte per questa rubrica che divido con Dario Brunetti. Non c’è un filo logico o cronologico nelle mie scelte, sono libri che mi sono cari, che hanno un significato profondo nella mia storia di lettrice. Il libro che propongo oggi fa parte del filone latinoamericano, quello che mi ha fatto conoscere moltə autrici e autori che mi sono entratə nel cuore. Di Marcela Serrano ho scelto il primo libro “ Noi che ci vogliamo così bene”, non lo ritengo il migliore, ma è quello che me l’ha fatta conoscere, apprezzare e che mi ha fatto scegliere di continuare a leggerla, conscia che la sua scrittura lenta, così attenta al mondo femminile mi avrebbe catturata.

Trama

Nell’estate del 1990 Ana, Maria, Isabel e Sara, quattro amiche, decidono di fare una vacanza insieme, riunendosi nella casa di Ana sul lago. Lontano dai figli, dai mariti, dal lavoro, le amiche si raccontano, senza inibizioni, le proprie personali esperienze. Nasce così una moltitudine di racconti il cui universo comune è fatto di dolore, amore, humour, vita privata e pubblica. La casa sul lago diventa un autentico contenitore di parole, emozioni, ricordi e rabbia, l’occasione per fermare l’attimo e fare un bilancio che non vuole essere solo privato ma anche sociale.

Recensione a cura di Manuela Baldi

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L’ELEGANZA DEL KILLER – PAOLO ROVERSI

TRAMA: L’omicidio del titolare di un locale alla moda nella zona della movida di corso Como è il primo di una serie di delitti che insanguineranno Milano: a indagare saranno chiamati il giornalista hacker Enrico Radeschi, in sella alla sua inseparabile Vespa gialla, e il vicequestore Loris Sebastiani, il brillante capo della squadra Mobile dal sigaro perennemente spento fra le labbra. Radeschi si farà anche coinvolgere dal Danese – il suo amico greco con l’animo da bandito e il cuore buono che porta sempre con sé un’iguana nascosta sotto i vestiti – in una pericolosa missione al servizio della mafia russa, per ripagare un vecchio debito che richiederà a entrambi di spingersi dove non avrebbero mai osato. Una storia dal ritmo incalzante che si svolge in un febbraio milanese dalle temperature polari fra partite di droga, fiumi di vodka, gioco d’azzardo, sparatorie per il controllo del narcotraffico e una sequenza di misteriosi omicidi compiuti con perizia e professionalità da un inafferrabile sicario che prima uccide e poi svanisce nel nulla per nascondersi nel cuore nero della metropoli. Unico indizio in mano agli inquirenti: il killer quando spara alle sue vittime è sempre vestito in maniera impeccabile. Basterà per catturarlo?

RECENSIONE a cura di Edoardo Todaro.

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La donna del sabato sera – Danilo Balestra

Trama

Luglio 1996. Patrizia e Renato si incontrano in un locale notturno e poco dopo salgono sull’Audi bianca della donna per raggiungere il luogo in cui si consumerà il loro destino. Estate 2019. Giugno sta per finire e la Riviera brulica di vacanzieri. Sara Magistri ha da poco salutato Milano per trasferirsi a Borgo Foce, una delle zone più suggestive di Imperia. Dalla sua finestra vista mare, lavora per una nuova testata giornalistica. Abituata a occuparsi di storie criminali, non è facile curare un progetto sulle maggiori attrattive turistiche della zona. È un sabato mattina quando Giorgio le propone di accompagnarlo al Colle di Nava. Lui, barista con velleità da fotografo, lavora alla locanda Miramonti dove, più di vent’anni prima, si è consumato un duplice delitto rimasto irrisolto. La vicenda stuzzica la curiosità di Sara, decisa a saperne di più. Chi era la bella Patrizia? L’obiettivo dell’assassino era proprio lei? Ma soprattutto, qual è il collegamento fra la tragica vicenda e il furto di due miliardi di vecchie lire avvenuto a Torino nel giugno del 1996? Toccherà all’intraprendente giornalista cercare le risposte a queste domande tra ricerche d’archivio, interviste, attentati e scoperte più o meno casuali che inchioderanno il lettore fino all’ultima pagina.

Recensione a cura di Dario Brunetti

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Oggi parliamo con… Jason Hunter

Intervista a cura di Massimo Ghigi

E’ con noi oggi a GialloeCucina Jason Hunter, nome di battaglia dello scrittore Franco Luparia, uno degli ultimi acquisti della ‘Italian Legion’ della spy story, proprio in questi giorni in edicola nella collana Segretissimo di Mondadori con il nuovo romanzo ‘Agente Roachford – Dossier al-Siddīq’. Questa è la seconda avventura con il medesimo protagonista, seguito di ‘Agente Roachford – Caccia all’Incubo’ che valse all’autore nel 2020 l’ambito Premio Altieri per la narrativa di spionaggio. Per prima cosa ringraziamo tanto Jason per aver accettato il nostro invito e partiamo subito a raffica con le domande per cercare di conoscere meglio questo misterioso avventuriero!

GeC: Come nasce lo scrittore Jason Hunter e perché hai optato per questo pseudonimo?

JH: Innanzitutto grazie a te per la splendida opportunità di dialogo e a tutti i partecipanti al blog che dedicheranno un po’ del loro tempo al sottoscritto. Lo scrittore nasce tardi, da una costola dell’accanito lettore che ero e che rimango. Sono cresciuto alimentandomi principalmente (ma non solo) con romanzi di avventura, classici e moderni, e con film e serie tv trattanti lo stesso argomento. Nomi a caso per quanto riguarda la letteratura: Jules Verne, Alexandre Dumas, Emilio Salgari, Louis L’amour, Gordon D Shirreffs, Elmore Leonard, Tom Clancy, Ken Follet, Eric Van Lustbader. Tornare a leggere Segretissimo una dozzina di anni dopo l’ultimo volume acquistato mi ha aperto un nuovo mondo. Che magnifico sense of wonder hanno suscitato le storie narrate dai suoi autori italiani che si presentano al pubblico con affascinanti nickname esterofili . Facile citare Stefano Di Marino, Andrea Carlo Cappi e Alan D Altieri. In realtà dietro ci sono molti altri nomi, spesso altrettanto celebri, che mi hanno indirizzato in via definitiva alla narrativa di spionaggio ricca di azione, tipica di una corrente pulp specifica del Bel Paese. E perché non poterne fare parte? Mi sono detto un giorno. Avevo sopito la voglia di scrivere più di una ventina di anni prima, giovanotto assorbito dalla saga a forte connotazione ninjitsu elaborata proprio da Van Lustbader. Quel desiderio, placato dalla convinzione di non essere in grado di elaborare simili scritti e da un forte impegno profuso nell’acquisizione di importanti obiettivi sotto il profilo lavorativo, si è quindi riaffacciato con prepotenza e da lì si è sviluppato tutto un nuovo percorso, condiviso fin dall’inizio con Franco Forte che è stato prodigo di consigli e indicazioni. Con lui si è anche discusso di come un nome italiano potesse precludere visibilità a un autore di spy action. Così, prima ancora di pubblicare con Mondadori, scelsi questo nick che spunta per incanto dopo una serie immane di tentativi poco convincenti.

GeC: Domanda inevitabile per chi, come te, ha vinto uno dei premi più prestigiosi legati alla narrativa di genere italiana qual’è il Premio Altieri: ci racconti la telefonata di Franco Forte che ti annunciava la vittoria? E ancora, ricordi le tue sensazioni alla premiazione durante il MystFest di Cattolica?

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L’odore della rivoluzione – Andrea Franco

Trama

Il corpo riverso a terra, appoggiato con un fianco alle pietre scure della vecchia fontana, è quello di un uomo anziano. Quasi nudo, in parte avvolto in un telo bianco di cotone. L’espressione contratta del viso rugoso lascia immaginare sofferenze spaventose. La carne lacerata, gli squarci bordati di sangue rappreso, le dita martoriate, fracassate una a una, sono il segno evidente delle torture di indicibile brutalità a cui la vittima è stata sottoposta prima che giungesse il riposo finale. E poi quell’odore. Lo strano odore emanato dal cadavere, o forse dal telo che lo ricopre come un sudario, ha una collocazione per ora sfuggente in un qualche angolo della mente del monsignor Attilio Verzi, chiamato poco prima dell’alba a esaminare il macabro ritrovamento. Ciò che presto gli apparirà chiaro è che una scia di morte ha raggiunto Roma da luoghi lontani. Una catena di delitti e di follia che, originatasi dalla ricerca di un’antica reliquia cristina, soltanto lui con l’aiuto di Dio e il suo dono per l’investigazione potrà spezzare.

Recensione a cura di Massimo Ghigi

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La libraia tascabile – Come incontrare il libro giusto e vivere felici (o avere subito voglia di leggerne un altro!) – Cristina Di Canio

Trama

Una mattina d’autunno, in libreria arriva la mail di Alberto, un anziano cliente, con dentro l’identikit di una donna: “Non so niente di lei, se non che porta una borsa molto grande, verde acqua, in cui rifugia gli occhi e le mani quando qualcuno la guarda. Cerca qualcosa e non lo trova mai, secondo me fa solo finta, per non incrociare lo sguardo degli altri…”. Alberto sa che Cristina, la sua libraia, saprà trovare il libro giusto per questa donna schiva. E sa che quel libro, come una mano tesa, aprirà la porta a un incontro. Le librerie sono posti così: che a tintinnare sia la porta d’ingresso o la notifica di un messaggio dei lettori, da lì passano i fili di molte vite che intessono con i libri la tela invisibile di nuove storie. Tutto questo però non sarebbe possibile senza il quotidiano impegno di fare la spola con i grossisti, alzare la serranda, aprire scatole, spolverare copertine, gestire fatture e resi… Ci sarebbe da scoraggiarsi, ma la protagonista di queste pagine non aspira a essere una libraia qualunque, lei desidera farsi “libraia tascabile”: sa bene di non poter tenere nel suo piccolo negozio tutti i libri che vorrebbe, di non conoscere tutta la letteratura del mondo, ma vorrebbe poter scivolare nelle tasche dei suoi lettori come una di quelle edizioni economiche che, da ragazzi, ci hanno fatto innamorare per la prima volta. Perché un buon libraio è una creatura straordinaria, che sa far tornare i conti e organizzare eventi, che si sente parte di una grande rete fatta di persone e per questo non teme le nuove possibilità offerte dal web, che – soprattutto – legge instancabilmente i libri e gli animi di coloro che li cercano. In queste pagine la libraia tascabile ci racconta i suoi incontri, ci svela che cosa accade quando la serranda si abbassa, ci contagia con la sua incrollabile fiducia nel potere trasformativo delle parole.

Recensione a cura di Manuela Baldi

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Palato da Detective/Sapori e delitti: GLI ARANCINI DI MONTALBANO

a cura di Paola Varalli.

È noto: parecchi tra gli investigatori letterari sono degli inguaribili epicurei.
Vien da pensare che sublimino con la buona tavola quel loro starsene in mezzo a crimini, furti e delinquenza in genere. E forse è proprio così. Prendiamo ad esempio Nero Wolfe, così raffinato da competere con il suo cuoco in una gara di ricette all’ultima forchetta. E che dire della moglie del commissario Kostas Charìtos, creato dalla penna di Petros Markaris? I Gemistà della signora Adriana pare siano un’apoteosi! Per non parlare di Manuel Vázquez Montalbán e delle sue Ricette Immorali o ancora dei manicaretti della signora Maigret che profumano di Alsazia e di spezie della campagna francese.
Insomma la lista è lunga e pian piano vedremo di darle un’occhiata insieme. Seguitemi, che oggi andiamo nella meravigliosa terra di Sicilia!

Il commissario Montalbano, nella sua Vigata, pranza spesso in trattoria da Enzo: chi di noi non vorrebbe trovarsi a gustare un piatto di pesce su quella meravigliosa terrazza, bianca e azzurra, praticamente in spiaggia? Un sogno! Però ci toccherebbe farlo in silenzio, perché il commissario non ama parlare mentre mangia. Una bottiglia di bianco fresco e i consigli di Enzo sono tutto ciò che serve. E poi? Poi, dopo pranzo, la passiata fino al molo, per digerire in pace pensando alle indagini, sempre che Fazio o il suo vice Mimì Augello non arrivino a disturbare con l’ammazzatina di turno, qualche cadavere frisco frisco ritrovato in contrada chissadove.

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SOUND CRIME – ROBERT JOHNSON

Rubrica a cura di Gianluca Morozzi

Early this morning.

“Stamattina presto.”

Molte cose succedono di mattina, nel blues. Quante canzoni iniziano così?

Early this morning.

O piccole varianti (I woke up this morning, un classico).

Dopo, in genere, succede quel che capita nel più classico blues: un repertorio di treni presi o perduti, di donne che se ne sono andate, di soldi che finiscono.

Ma nella celebre Me and the Devil Blues, Robert Johnson racconta altro: al mattino presto qualcuno bussa alla porta, il protagonista della canzone va ad aprire, si trova di fronte il Diavolo. E lo saluta, rassegnato, dicendo “Buongiorno Satana, credo che sia ora di andare”. 

Sono state scritte tesi di laurea e infiniti saggi, su Robert Johnson, il suo patto col diavolo, l’incontro al crocevia, la sua misteriosa morte.

Perché se la tua vita è breve, almeno fai dei tuoi pochi anni e della tua dipartita un’immortale leggenda.

Lo conoscete il club dei 27, no? I musicisti morti a ventisette anni. Brian Jones, Kurt Cobain, Amy Winehouse, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison…

Ebbene, il primo è stato Robert Johnson, nel 1938.

E come li ha vissuti, quei suoi ventisette anni?

Cos’è successo a quel crocevia?

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