ROMA CALIBRO ZERO – MAURO MARCIALIS

TRAMA

A Roma, una soffiata porta il commissario Gianni Giunti e l’assistente Flavio Fiore a irrompere in uno stabile fatiscente nel quartiere San Lorenzo, dove trovano tre tossicodipendenti in stato confusionale e il cadavere di una ragazza violentata. Il caso sembra risolto in partenza, ma niente è come appare: lo stupro è avvenuto post mortem e la ragazza è deceduta in un luogo diverso dall’edificio in cui è stata ritrovata, mentre era in compagnia di una persona appartenente all’élite della Roma bene, un uomo che una consorteria criminale ha l’incarico di proteggere. Ben presto è chiaro a tutti che una serie di insospettabili hanno interesse a depistare le indagini, così come è chiaro che anche all’interno della polizia c’è qualcuno che, per motivi di forza maggiore, è stato costretto a sporcarsi le mani. Un romanzo dal ritmo serrato e dai risvolti profondamente umani, che racconta gli angoli di una città dove sembra che non si salvi nessuno. Una storia di affari loschi e conflitti tra gang, tradimenti e vendette, omicidi ed estorsioni, in una Roma sempre più allucinata, una città dove il degrado delle borgate si contrappone all’opulenza delle feste più esclusive.

RECENSIONE a cura di Edoardo Todaro

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LA CASA SUL FIUME – Gianluca Arrighi

Trama

Biagio Martini è un avvocato di successo. Ma ha paura dei temporali e il ricordo di ciò che avvenne nella vecchia casa sul fiume, quando era bambino, gli corrode l’anima. Agata Rubino invece è una donna intrepida e coraggiosa. Non teme nulla, mentre dà la caccia a colui che le ha distrutto la vita. Biagio e Agata non si conoscono, non si sono mai incontrati; non sanno che i loro destini stanno per intrecciarsi in modo inesorabile.

Recensione a cura di Manuela Fontenova

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L’ultimo dei discendenti – Simone Pavanelli

Trama: È arrivata inesorabile la resa dei conti. Manuela Cortese, dopo un anno in fuga, dovrà lottare fino all’ultimo per non essere uccisa, cancellando definitivamente la missione che i suoi predecessori hanno portato avanti per secoli. Due fazioni che adorano il maligno le daranno la caccia per tutti gli Stati Uniti, per eliminarla e sottrarle un cimelio che metterà la parola fine a una guerra interminabile e silenziosa. Ma Manuela non è sola. Alex Dudley, detective dell’anticrimine, l’aiuterà in questa fuga affinché non scompaia L’ultimo dei Discendenti.

Recensione a cura di Marianna Di Felice

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Lupa Nera – Juan Gòmez-Jurado

Trama:

Dopo Regina Rossa, che ha incoronato Antonia Scott come la nuova protagonista assoluta del thriller spagnolo, il secondo capitolo della trilogia bestseller di Juan Gómez-Jurado. Antonia Scott e Jon Gutiérrez sono ancora alla ricerca di Sandra Fajardo, quando Mentor li convoca per un altro caso al momento più pressante. Si tratta della scomparsa di Lola Moreno, moglie di Yuri Voronin, tesoriere di un clan mafioso che opera nella zona di Malaga. Lola Moreno è svanita nel nulla da quando, in un centro commerciale, qualcuno ha cercato di ucciderla. Nel frattempo, il marito Yuri veniva brutalmente trucidato nella loro villa. Ma Jon e Antonia non sono i soli a cercare Lola. È a questo punto che entra in scena l’ineffabile donna russa che risponde al nome di Čërnaja Volčica: la Lupa Nera, pericolosissima sicaria al soldo dei mafiosi. Dai paesaggi assolati dell’Andalusia, fino agli scenari innevati della sierra, Antonia Scott, sempre alle prese con i suoi demoni, dovrà affrontare una temibile nemica. Nel frattempo, il signor White e Sandra Fajardo non si sono certo dimenticati di lei…

Recensione a cura di Alice Mignani Vinci:

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La figlia della lupa – Barbara Aversa

Trama

Due epoche differenti, ruoli femminili che cambiano, evolvono ma trovano sempre ostacoli e difficoltà nel proprio cammino. Due donne che si incontreranno negli occhi altrui, quegli occhi che entrambe hanno incrociato in momenti differenti della loro vita e che forse non rivedranno mai più. Ogni azione di una donna è costantemente messa a giudizio. Si valuta il loro matrimonio o la loro scelta di restare sole, la loro bellezza e il loro carattere, la loro forza o le loro fragilità… In un’Italia spaccata a metà, tra dopoguerra e giorni nostri, tra centro e periferia, con La figlia della lupa, Barbara Aversa compie il suo esordio letterario con un thriller delicato e potente, in cui sono le donne e la loro femminilità a essere le protagoniste. Donne forti, donne dolci, donne aggraziate, donne avide, donne generose, madri, figlie sorelle e amiche: La figlia della lupa è un intreccio di storie di donne e nell’intreccio con altre vite ritroveranno sé stesse e la propria strada. Una sola è La figlia della lupa, ma in fondo lo siamo tutte.

Recensione a cura di Marika Campeti

Un romanzo d’esordio davvero ben riuscito quello che ci propone Barbara Aversa, conosciuta con il nome da Bookblogger  “Miss Sparkling Book” su Instagram.

Le protagoniste femminili sono ben tratteggiate ed esplorano con i loro caratteri e le loro sfaccettature, alcuni aspetti della psiche femminile.

La narrazione in prima persona facilita molto l’immedesimazione nei personaggi, leggendo si entra in pieno nei sentimenti delle donne che raccontano le loro storie, si respirano le loro preoccupazioni, ci si sente dentro il loro corpo.

La scrittura è scorrevole e il romanzo si legge davvero con velocità, non risulta mai banale o ridondante, anche quando la scrittura di Barbara assume tonalità oniriche e scava in profondità. Non è facile non far perdere il lettore nella vasta psicologia femminile, e l’autrice riesce a guidare benissimo chi legge negli intrecci della storia.

La trama è ben congegnata, originale, e lascia con il fiato sospeso fino all’ultimo.

Mi è piaciuto molto il fatto che sia dato il compito a Luen di indagare e risolvere “il caso” e che il “detective” che in genere è al centro di un romanzo con un omicidio, venga poco citato. Con questo escamotage, mi sono proprio immersa nel personaggio di Luen, ragionando con lei lungo il sentiero tortuoso degli indizi fino ad arrivare alla soluzione. Lei come me, e come la maggior parte dei lettori, è una persona comune, non del mestiere, le sue suggestioni sono quelle di una ragazza non avvezza alle indagini, eppure è guidata dal suo sesto senso e dalla sete di giustizia che la prende per mano fino alla fine. Per me, che in genere mi annoio nella parte legata alle indagini, questa soluzione è stata davvero perfetta!

Alla fine del romanzo si avverte una sensazione di abbandono, perché non è facile lasciare andare queste protagoniste, per me in particolar modo La Lupa, che mi ha ammaliata e affascinata con la sua selvatica sensualità e forza.

Una lettura che consiglio vivamente alle donne che amano le storie al femminile, che credono nell’amicizia senza confini e nella forza dell’amore che resiste con le sue radici nonostante tutto ciò che accade in superficie. Ma soprattutto lo consiglio agli uomini, perché c’è un gran bisogno di uomini che leggono le donne. 

Dettagli

  • Genere: thriller
  • Copertina flessibile: 400 pagine
  • Editore: D Editore (25 gennaio 2022)
  • Collana:
  • Lingua: Italiano
  • ISBn-10: 8894830993
  • ISBN-13: 978-8894830996

L’arte di non scrivere… Professione: GIORNALISTA PROFESSIONISTA – Barbara Cangiano

Rubrica a cura di Roberto Gassi.

Biglietto da visita

Sono nata a Salerno il 21 marzo del 1974. Dopo la maturità classica mi sono laureata in Scienze della Comunicazione e successivamente ho seguito un master in sceneggiatura a Roma. Ho lavorato per oltre vent’anni per il quotidiano La Città. Attualmente collaboro con il quotidiano Il Mattino e con gli inserti di Repubblica Salute e Il Gusto, oltre che con la rivista Icon Art. Mi occupo di uffici stampa, tra cui quello del festival Salerno Letteratura e faccio parte del team di comunicazione del Giffoni Film Festival. Sono storyteller del progetto Ai.Bi. teso a scongiurare la dispersione scolastica, ho curato la comunicazione per artisti, politici, manifestazioni teatrali, rassegne d’arte, Fondazioni. Tengo corsi di giornalismo nei licei e organizzo presentazioni dei libri che mi piacciono.

Barbara,

grazie di avere accettato il nostro invito e di averci concesso l’intervista che segue. L’intento di questa rubrica è scoraggiare chi ha un romanzo nel cassetto a tirarlo fuori per pubblicarlo, anzi, non solo consigliamo di tenerlo lì dov’è ma di chiudere a chiave il cassetto. Perché? Perché prima di pubblicare un proprio testo è importante conoscere cosa c’è dietro, i rischi nei quali si può incorrere, ma soprattutto perché quasi mai la scrittura viene associata alla parola lavoro. Ebbene sì, scrivere è un lavoro come tanti che comporta impegno, disciplina, sudore, concentrazione, passione e che coinvolge diverse figure professionali: case editrici, agenti letterari, editor, grafici, uffici stampa, blogger. Per questo ottavo articolo abbiamo deciso di informare i possibili scrittori-avventori della bottega editoria sull’importanza degli uffici stampa.

Come si imposta un ufficio stampa? Di cosa si occupa esattamente?

L’obiettivo è di promuovere attraverso i media un evento, un prodotto editoriale, una manifestazione, ma anche di potenziare il brand di un’azienda o di far conoscere il lavoro di un ente o di un’associazione. In generale, è fondamentale che il giornalista che si occupi di un ufficio stampa abbia una rete di relazioni ampia e consolidata, che goda di credibilità nel proprio ambiente e che sappia essere discreto e mai invadente. Aver lavorato su entrambi i fronti (come giornalista tout court all’interno di una redazione e come ufficio stampa) è sicuramente importante per cercare di avere sempre un certo equilibrio. Poi il lavoro pratico si pianifica con il proprio committente, stabilendo obiettivi e target da raggiungere e questo naturalmente varia a seconda dei casi. La promozione di un libro, per fare un esempio, viaggia su canali diversi da quelli di un festival.

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Alla ricerca del libro perduto: Il segreto di Luca – Ignazio Silone

Trama

Luca Sabatini è un innocente condannato all’ergastolo per omicidio; quando il vero colpevole viene scoperto, fa ritorno al suo paese, dopo aver scontato ingiustamente vari anni di carcere. Nonostante la sua provata innocenza, la comunità isola il protagonista per le presunte sciagure che sono scaturite per tutti dall’infausta vicenda. Luca subisce così una seconda condanna, dopo quella del tribunale, che sopporta anche grazie al segreto sentimento d’amore, irrealizzabile quanto insopprimibile, che porta dentro di sé.

Recensione a cura di Dario Brunetti

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TUTTO COME IERI – Paolacci & Ronco

Trama:

È una calda mattina di giugno a Genova, quando due uomini arrivano in auto alla Commenda di Pré e sparano contro gli immigrati radunati nella piazzetta. È il caos. Le prime pagine dei giornali nazionali parlano di attentato a sfondo razziale, le telecamere invadono la città, le speculazioni politiche alimentano le già forti tensioni sociali, e nella Genova multietnica cresce di ora in ora un’atmosfera potenzialmente esplosiva. In tutto questo, il vicequestore aggiunto Paolo Nigra è costretto ad assistere alle indagini da spettatore lontano, a Napoli, dove sta affrontando le presentazioni con la famiglia del suo compagno Rocco, per di più complicate dalla ricomparsa di un suo antico amore. Ma un’inattesa e sorprendente rivelazione lo costringerà a tornare in servizio: l’attentato sembra collegato all’unico caso irrisolto nella sua carriera. Com’è possibile? Cosa può legare quel vecchio omicidio a un attentato razzista? E chi è l’aggressore che dà la caccia a Nayana, una ragazzina di origini bengalesi che è l’unica ad averlo visto in faccia?

Mentre sullo sfondo crescono le tensioni politiche, Nigra si ritroverà a seguire il filo di un’indagine che lo tormenta da anni, misteriosamente collegata a qualcosa di ben più intricato e pericoloso di quanto lui stesso potrebbe immaginare. Antonio Paolacci e Paola Ronco ci conducono, con la consueta abilità, in un’indagine mai scontata e molto intrigante che affonda le sue radici nell’odio che abbiamo di fronte ogni giorno. E riescono a portare il giallo al suo scopo più alto: mostrare la società così com’è, senza ometterne le storture, le ipocrisie, né i gesti di inconsueta umanità.

Recensione a cura di Corrado Pelagotti

Facendo quello che di norma non andrebbe fatto, mi sono approcciato a questo romanzo, terzo di una serie, senza aver letto i precedenti due. Non che le tre storie narrate nei tre libri siano collegate, ma i personaggi base sono gli stessi. A mia discolpa posso dire che l’ho fatto intenzionalmente, per vedere se gli autori avessero o meno commesso l’errore di dare per scontato quello che era accaduto prima. In parte è successo, e credo fosse inevitabile, però complessivamente sono entrato nelle dinamiche delle relazioni interpersonali abbastanza in fretta, senza dovermi chiedere il perché di certi comportamenti.

Passando al romanzo, la prima cosa che mi viene da dire è che l’ho trovato molto “italiano” nello stile, una storia ben congegnata che lascia spazio anche alle vicende personali del protagonista, il vicequestore aggiunto Paolo Nigra.

Si parte con un attentato di chiara matrice razzista, in una città, Genova, sempre più multirazziale. L’indagine viene affidata per competenza alla Digos. Dell’eco mediatica ne approfitta un politico di estrema destra, che accusa la polizia di inefficienza e fa pressioni per la chiusura del caso.

Paolo Nigra è in convalescenza per una ferita alla spalla, probabilmente ricavata nel romanzo precedente. Segue la vicenda in televisione da Napoli, città dove è andato per conoscere la famiglia del suo fidanzato.

L’indagine subisce subito una svolta, viene rintracciata l’auto dei due attentatori e il proprietario, noto tossicodipendente con simpatie per l’estrema destra, viene trovato morto nella sua abitazione. Pentito e sconvolto dal gesto compiuto, sembra essersi tolto la vita. Nella sua abitazione viene anche trovata la pistola usata dagli attentatori. Tale pistola, colpo di scena, risulta essere la stessa utilizzata sei anni prima nell’omicidio di una donna, il primo caso di Paolo Nigra rimasto irrisolto. L’arma, unitamente al ritrovamento nell’appartamento dell’attentatore di un bigliettino scritto di pugno dalla donna, fa pensare a lui come colpevole anche di quel fatto criminoso.

Nigra però non è convinto e decide di tornare a Genova, interrompendo prima del tempo la sua convalescenza e cominciando a indagare.  Le due indagini sono strettamente collegate e, seppur ufficiosamente, Nigra si interessa anche a quella di competenza della Digos, sempre più convinto che sotto l’apparente semplicità della soluzione ci sia un piano ben orchestrato dal secondo attentatore per incastrare il complice.

Con le sue intuizioni, Nigra arriverà alla soluzione di entrambi i casi.

La trama è semplice, ma portata avanti bene, con i tempi giusti. I capitoli sono corti e alternano il punto di vista delle forze dell’ordine con quello degli altri soggetti coinvolti, facendo sentire il lettore onnisciente, anche se la scoperta finale sarà comunque una sorpresa.

I personaggi principali sono studiati bene, le faccende personali di Nigra e le relazioni del lavoro sono intriganti e si prestano per una trasposizione televisiva. Per quanto riguarda i personaggi minori, bene il funzionario della Digos con le magliette rock, male il poliziotto scemo, troppo inflazionato e inutile alla storia.

In definitiva Paolacci e Ronco hanno confezionato un buon prodotto, che non fa acqua da nessuna parte, anzi, come dicevo, è strutturato per essere adattato a una serie televisiva. Quello che forse manca è un’emozione forte, la piacevole sensazione per il lettore di sentirsi sorpreso, di essere portato su terreni che non conosceva.

Mi concedo un’ultima considerazione sul fatto che gli autori siano due ma lo stile è univoco, come se il romanzo fosse stato scritto da un’unica penna. Non so quale suddivisione del lavoro si siano dati ma mi complimento con loro, perché non dev’essere affatto facile trovare un’intesa così solida.

Dettagli

  • Editore ‏ : ‎ Piemme (1 marzo 2022)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 352 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8856684144
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8856684148

Amarga. Una nuova indagine per Titta Longano – Paola Iannelli

Trama

La morte, apparentemente accidentale, del giovane Mirko Rizzuti, appassionato di parkour, l’arrampicata urbana, catapulta il maresciallo De Mattei e la brigadiera Longano in un dramma profondo, nero, impossibile. Un’indagine che si snoda fra due quartieri di Napoli, prossimi ma ambivalenti: i Quartieri Spagnoli e la collina di Posillipo, e un gruppo di giovani traceurs che inseguono un sogno dettato dalla libertà e dalla fuga. Fughe, amori, intrighi sono gli ingredienti di questo noir partenopeo dai colori forti, simboli di una Napoli drammatica e malinconica, ma così bella da spezzare il fiato.

Recensione a cura di Dario Brunetti

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I giorni dell’illusione – Paola Sironi

Trama

Un romanzo sul senso di colpa, sul passato che ritorna, sull’illusione che tutto possa risolversi per il meglio. Per far colpo su Caterina Cederna, avvenente ispettore di polizia con uno spiccato gusto per il macabro, il dottor De Rovere organizza un appuntamento galante in una cripta piena di scheletri del XVII secolo. Durante la serata scoprono però un cadavere più recente. Le indagini, condotte dalla squadra “Desbrujà rugne” della Questura di Milano si svolgono nell’estate del 2020, durante la terza fase della pandemia di Covid, caratterizzata da un’illusione diffusa di ritorno alla normalità, la stessa illusione dell’omicida di “passarla liscia”.Come nei due precedenti romanzi dedicati alla squadra più eccentrica della polizia milanese, ritroveremo gli ispettori Annalisa Consolati e Vilnev Rosaspina, Minerva la saggia e Patrizio “il continuatore di film”, personaggio particolarmente amato dai lettori.
“Ci hanno messo tanto a ritrovarlo. Non lo avrei mai detto. Avevo addirittura sperato che ormai si fosse confuso per sempre con ossa di altri tempi. Un vacuo miraggio. Ma questa è la mia vita. Un cammino perenne dentro l’illusione. Ora mi sembra di essere in buona compagnia, mi sembra di vivere in mezzo a tanti illusi come me, che credono di potersi riprendere la loro vita così come è sempre stata.”

Recensione a cura di Paola Varalli

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