Oggi parliamo con… Andrea Cotti

Intervista di Manuela Baldi

Nelle librerie con il romanzo “L’impero di mezzo” per Nero Rizzoli, Andrea Cotti benvenuto su Giallo e Cucina.

1. MaBal  – Sei poeta, scrittore per ragazzi e per adulti, sceneggiatore, autore radiofonico, modi di scrivere diversi, hai una preferenza?

AC. Non ho una preferenza in generale, ma ho e ho avuto momenti nella vita in cui una cosa era più urgente delle altre. Tra “Un gioco da ragazze” e “Il Cinese”, ad esempio, sono passati quasi dodici anni, e in quei dodici anni l’urgenza era scrivere per il cinema e la televisione, era la cosa che sentivo più mia, che mi dava di più. Adesso, l’urgenza è tornata a essere scrivere romanzi, scrivere di Luca Wu.

L’ideale sarebbe scrivere una serie tv di Luca Wu. E chissà che…

2. MaBal – Andrea sei al secondo romanzo con lo stesso protagonista, ci puoi dire chi è Luca Wu?

AC. Vi dico chi è nella mia testa: Luca Wu è un eroe. Nel senso che è una persona che ha un codice morale, e che tenta di stare dalla parte dei buoni contro i cattivi. Pur con tutte le sfumature possibili, Wu tenta di distinguere, e di stare dalla parte giusta.

E lotta per ciò in cui crede.

Poi, è un uomo imperfetto, un marito imperfetto e un padre imperfetto. Ma è un uomo che ha qualcosa di buono dentro e che lo mette al servizio degli altri.

3. MaBal – Com’è nato il protagonista della storia? Cosa ti ha spinto a creare un protagonista come Luca Wu?

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Oggi parliamo con… Enrico Camanni

Intervista di Manuela Baldi

Nelle librerie con il romanzo “La discesa infinita” quinta avventura per Nanni Settembrini, Mondadori ed. 

Enrico Camanni, Le do il benvenuto su Giallo e Cucina.

1. MaBal  – Le chiedo subito di spiegare a chi ci legge chi è Nanni Settembrini?

EC. Settembrini è guida alpina e soccorritore del Monte Bianco, un lavoro che talvolta lo mette in relazione con dei casi di scomparsa. Alpinisti che sono partiti per la montagna e non hanno fatto ritorno. Per il resto Nanni è un uomo come tutti gli altri, molto contemporaneo, pieno di contraddizioni. Uno che ama le persone, più ancora delle montagne.

2. MaBal – Fra il terzo e il quarto romanzo con protagonista Settembrini ha fatto una lunga pausa, cosa l’ha spinta a ricominciare a scrivere?

EC. Le continue richieste dei lettori, e soprattutto delle lettrici. Si erano affezionate al personaggio e volevano assolutamente che continuasse a vivere attraverso nuove storie. E siccome anche a me non sarebbe dispiaciuto invecchiare con lui, ho ripreso in mano il vecchio Nanni.

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Oggi parliamo con… Mario Mazzanti

Intervista a cura di Dario Brunetti e Gino Campaner

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Mario Mazzanti, in libreria col suo ultimo romanzo Il mistero di Chinatown e partiamo subito con la prima domanda

GC Come nasce l’idea di accantonare momentaneamente, credo, il genere thriller per tuffarti in un giallo sociale?

Per prima cosa un grazie per avermi invitato. Per rispondere poi alla domanda, no, non ho abbandonato definitivamente il thriller, semplicemente ho pensato di provare a scrivere qualcosa di diverso per uscire dai soliti schemi… Per un autore di letteratura di evasione scrivere è soprattutto divertimento (non credete a chi dice che nel farlo si soffre!), e nel fare sempre le stesse cose alla fine succede di divertirsi meno…

GC Vorrei porre la domanda che tutti i fans magari ti vorrebbero fare: torneranno l’ispettore Sensi ed il dottor Claps? Stai già lavorando a qualche altra storia con loro protagonisti o continuerai a sperimentare nuovi percorsi?

Claps tornerà, magari non a breve, ma tornerà. Ho da tempo in mente il primo seme di una storia con lui, non so ancora se come protagonista o guest star, né quando ambientata nel tempo, ma sicuramente scriverò ancora di lui. Prima però ancora un cambio di genere… Noir, questa volta. Due storie con protagonisti ancora diversi e, diciamo, non completamente positivi…

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Oggi parliamo con… Giancarlo De Cataldo

Nelle librerie con il romanzo “Il suo freddo pianto” terza avventura di Manrico Spinori della Rocca, Einaudi ed. , benvenuto su Giallo e Cucina, Giancarlo De Cataldo.

1. MaBal  – Le chiedo subito se l’idea di fare di Manrico Spinori il protagonista di una trilogia le sia passata?

GDC. Beh, non devo dirlo a un blog di giallo e cucina ma… come si dice, l’appetito vien mangiando… il progetto iniziale è di una trilogia ma confesso che ci sono almeno due altre storie che mi frullano in mente… vedremo

2. MaBal – “Il suo freddo pianto” è la terza avventura di Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda. Chi è quest’uomo?

GDC. Un carattere gentile in un contesto in cui tutti urlano. Un uomo mite, educato, ma anche determinato, seduttivo suo malgrado (più oggetto di desiderio che cacciatore). Con un piede nella tradizione della sua nobile famiglia e un altro nel contemporaneo, che cerca di arginare senza lasciarsene travolgere.

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Oggi parliamo con… Anthony Caruana

Intervista a cura di Marika Campeti

Buongiorno Anthony, e grazie di averci concesso un po’ del tuo tempo. Noi di Giallo e Cucina abbiamo letto il tuo romanzo “Contorni opachi” e vorremmo approfondire la tua conoscenza dato che il libro è piaciuto molto al pubblico e alla critica, tanto da essere presentato per il Premio Strega. 

Contorni opachi” un titolo che richiama la difficoltà del protagonista nellidentificazione con se stesso. Cosa hai voluto racchiudere in questo titolo? quale messaggio?

I Contorni Opachi sono le sfumature dell’esistenza che cerchiamo di definire nelle persone che incontriamo nella nostra vita. Ma, allo stesso tempo, sono i tratti caratteriali che siamo intenzionati a svelare noi stessi agli altri, nella misura in cui gradiamo essere riconosciuti.

Ci vuoi raccontare lemozione provata nel momento in cui ti hanno comunicato della candidatura al premio Strega?

È stato un momento di gioia pura, un’emozione che dura tuttora. Dopo lo stordimento iniziale, dovuto all’inaspettata notizia, ho cominciato a prendere consapevolezza di aver fatto un importante passo in avanti e di avere intrapreso un percorso letterario preciso che mi sta dando molte soddisfazioni.

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Oggi parliamo con… Greta Esposito

Intervista a cura di Manuela Fontenova e Dario Brunetti

Oggi parliamo con Greta Esposito giovane e talentuosa attrice napoletana che abbiamo potuto ammirare nella serie tv del Commissario Ricciardi.

Buongiorno Greta e grazie per aver accettato il nostro invito.

1) Tu sei una giovane attrice ma hai già interpretato ruoli complessi e partecipato a importanti cast. Nella serie tv del Commissario Ricciardi eri Antonietta, una ragazza sordomuta, apparsa nel secondo episodio “La condanna del sangue”. Una parte breve ma molto intensa e difficile: come ti sei preparata a interpretare questo personaggio?

–  È stato un lavoro di squadra. Alessandro è stato molto bravo a guidarmi, a spingermi oltre quello che io stessa sapessi di poter fare. Ho capito che la strada era partire dal corpo, deformarlo, per poi deformare anche la voce e tutto il resto. Ho visto e rivisto “Buon compleanno mister Grape”, in cui c’è un Di Caprio giovanissimo che interpreta un ragazzo portatore di handicap, e poi tutta una serie di reportage/documentari su ragazzi affetti da tetraplegia. Ho osservato molto per tanto tempo, poi ho cercato di riassumere tutto quello che avevo visto e dare il mio punto di vista rispetto alla patologia, e non una caricatura.

2. In Mental, una serie tv che tratta il disagio psichiatrico tra adolescenti, hai interpretato il ruolo di Nico, una ragazza che soffre di schizofrenia. Come si sono legate tra di loro le due esperienze con ruoli così complessi?

– È una bella domanda, grazie. A quanto pare ho un talento per le patologie! (scherzo) La tetraplegia e la schizofrenia sono due patologie molto diverse, perché la prima è visibile, mentre la seconda non lo è, avviene tutto nella mente, è psichico come disturbo, devi far vedere allo spettatore qualcosa che accade solo nel tuo cervello, e questo mi preoccupava e divertiva allo stesso tempo. Sono stati due stimoli completamente diversi che hanno richiesto anche uno studio diverso all’inizio, e che mi hanno fatto toccare ed esplorare corde espressive diverse. Con Mental ho lavorato molto sulla fissità, cosa complicata per me avendo insita nel DNA quella vitalità napoletana che ci porta a gesticolare e sottolineare ogni parola. Ho imparato cose diverse da entrambi e sono grata di questo ai registi che me lo hanno permesso.

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Oggi parliamo con… Alessio Piras

Copyright Laura Torre

Intervista a cura di Edoardo Todaro

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina ad Alessio Piras, col suo ultimo romanzo Gente sbagliata e partiamo subito con la prima domanda:

In “ Gente sbagliata “ oltre al commissario Jacopo Ravecca, troviamo anche l’ispettore Rapisarda. E’ sbagliato ritenerlo un coprotagonista?

Non è del tutto sbagliato. Ha una rilevanza molto maggiore di quella che avrebbe un semplice comprimario. Inoltre, non ho mai amato gli uomini soli al comando, né tanto meno sarei capace di far girare un’intera serie intorno a un solo personaggio. Cerco una dimensione più corale, se vogliamo.

Per il personaggio di Jacopo Ravecca ti sei ispirato a qualcuno in particolare ?

Per Ravecca non ho preso spunto da qualcuno in particolare. È una somma di caratteristiche che provengono da molti stimoli. Ha molto di me, ma ha molto di tanti amici genovesi, ciascuno dei quali, a mio avviso, rappresenta a modo suo la genovesità. Perché poi è questa la caratteristica fondamentale di Ravecca.

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Oggi parliamo con… Mina Alfieri e Scilla Bonfiglioli

Intervista a cura di Massimo Ghigi

Siamo oggi con due delle autrici, insieme a Franco Forte, del libro ‘Tullo Ostilio’, facente parte della bellissima serie ‘I Setti Re di Roma’ edita da Mondadori per la collana ‘Historica’, sto parlando di Mina Alfieri e Scilla Bonfiglioli. Bando agli indugi e partiamo subito con il fuoco incrociato di domande!

GeC: Il progetto editoriale dedicato da Mondadori ai sette re di Roma ha coinvolto la bellezza di 14 autori diversi coordinati da Franco Forte! Ci raccontate come siete state rese partecipi al progetto e come è nata la scelta di ‘Tullo Ostilio’?

MA: Franco Forte progettava questi romanzi da tempo, ma un’opera di questa mole aveva bisogno di una squadra di gladiatori. Ed eccoci qui: siamo quattordici autori selezionati in base al curriculum, molti dei quali hanno dimostrato le loro capacità di scrittura grazie a concorsi e pubblicazioni e, soprattutto, siamo tutti appassionati di Storia.

SB: Tullo Ostilio non ci è capitato per caso, abbiamo fatto tutto il possibile per occuparci di lui in questo progetto narrativo. Tutte e due conoscevamo già a grandi linee le figure leggendarie dei sette re di Roma e abbiamo scoperto che Tullo era uno dei preferiti da entrambe. Mina e io abbiamo puntato un uomo straordinario. Ci piaceva l’idea di lavorare su un personaggio in apparenza monolitico, ma che nasconde sfumature incredibili. Speriamo di essere riuscite a portarle alla luce.

GeC: Leggendo il vostro romanzo storico emerga la figura di Tullo Ostilio come un re dal carattere veramente ricco di sfaccettature: sprezzante nei confronti degli Dei, molto più vicino al popolo più umile che non ai senatori o comunque al ceto più agiato, bramoso di portare guerra al fine di incrementare il potere di Roma e, non ultimo, per soddisfare la propria sete di vendetta nei confronti degli assassini dell’adorata moglie. Raccontateci voi come avete vissuto questo re, durante la stesura del libro.

MA: Tullo è un eroe romantico nel vero senso del termine: è un uomo che ha bisogno di oltrepassare i propri limiti umani, di opporsi agli dei in cui crede fermamente ma di cui non condivide nessuna azione, e in questo senso l’ho trovato di una modernità quasi disarmante. Eppure, a differenza dell’eroe romantico, la sua spinta alla grandezza e la sua sete di libertà non si consumano nell’individualismo, anzi. Tullo Ostilio è il re del popolo, agisce per il popolo e tutto ciò che fa lo fa per Roma e per i romani. È un re che ha sofferto, a cui gli dei hanno tolto molto, perennemente insofferente perché non c’è modo di sanare le sue ferite, nemmeno con la guerra che fa per sentirsi ancora vivo. È un re dai molti incubi, fatto di luci e ombre, capace di grande ferocia ma anche di atti di immensa compassione. Come si fa a non volere bene a un re tanto rappresentativo del genere umano?

SB:  Tullo Ostilio è un uomo votato alla battaglia, non esiste se non nella dimensione della guerra. La prima cosa che Mina e io ci siamo chieste è perché. A differenza dei re che lo hanno preceduto e seguito sembra non avere altra volontà al di fuori della conquista e nulla nelle fonti lascia intendere che avesse legami che potessero trattenerlo o renderlo più prudente nel rischiare la vita davanti ai nemici. Ci siamo dette che non ha niente da perdere. Il destino si è accanito su di lui nel più crudele dei modi, sottraendogli con metodo ogni cosa che amava. C’è un detto che dice “togli a un uomo i suoi pilastri e lo farai cadere”. Tullo non è caduto, le tragedie lo hanno plasmato e lo hanno convinto di avere un conto in sospeso con gli dei. Allo stesso tempo, nelle fonti abbiamo trovato dettagli molto utili per definirlo: la prima cosa che fa salendo al trono è privarsi delle terre che appartenevano al re di diritto, per donarle ai cittadini più umili. Questo ci ha fatto pensare a un uomo astuto, capace di portare dalla sua parte la popolazione, ma anche interessato al destino dei meno privilegiati. Il nostro Tullo Ostilio è un diseredato dagli dei e, di conseguenza, un uomo che i diseredati li ha a cuore, così come, i poveri, i reietti e tutti coloro su cui, di solito, gli dei non posano mai uno sguardo benevolo. Ci siamo innamorate di lui.

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Oggi parliamo con… Luigi La Rosa

A cura di Rosario Russo

Ciao Luigi, è un piacere poter intervistare uno scrittore del tuo calibro! Parlaci un po’ di te.

Grazie, il piacere è mio. Difficile vedersi dall’interno con lucidità e con occhio distaccato. Posso dire che sono essenzialmente una persona complessa, con alcuni punti fissi, alcune idee fondamentali. Queste riguardano l’aspetto estetico, un punto per me irrinunciabile. Saprei sacrificare qualunque cosa nella vita: ricchezza, prestigio, comodità. Ma non la bellezza. Ho improntato tutto in rapporto ad essa: i miei studi, le mie letture, la mia volontà di scrivere, i miei amori – e non ultimo quello per la città di Parigi, divenuta il mio principale riferimento esistenziale.

L’Uomo senza inverno è un’opera imponente ed elaborata nei minimi dettagli. Quanto è importante la progettazione narrativa? Come procedi di solito alla stesura di un romanzo?

Mi piace definirmi un “architetto” delle storie che scrivo, nel senso che l’aspetto strutturale e progettuale è per me a dir poco fondamentale, oltre che appassionante. L’arte è anche “artigianato” nell’accezione più alta del termine e ogni opera è anzitutto frutto di una volontà tenace, di studio, di ricerche, di riflessioni, di tecniche. E di tanto, tanto vissuto. Tanto dolore, aggiungerei, perché il dolore finisce per scavare dentro, facendoti andare in profondità alle cose che racconti. Naturalmente, tutto ciò sposa l’aspetto più misterioso, più irrazionale e profondo dell’atto creativo – quello della cosiddetta “ispirazione” – parola secondo me abusata, perché ha dato luogo a false mitologie e a non pochi superficiali fraintendimenti.

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Oggi parliamo con… Rosario Russo

A cura di Marika Mendolia

– Ciao Rosario, presentati e parlaci un po’ di te.

Ciao Marika, un caro saluto a te e agli amici di Giallo e Cucina! Mi chiamo Rosario Russo, ho 34 anni e sono siciliano, precisamente di Acireale. Forse sarebbe meglio che mi definissi “siciliano di scoglio”, in quanto fortemente attaccato alla mia terra e poco propenso ad abbandonarla. Purtroppo il destino di noi giovani siciliani sembra essere quello dell’emigrazione e anche io a breve sarò destinato a partire verso altri lidi. Questa a mio avviso è la vera catastrofe.  

– Da dove nasce la tua immensa ispirazione per le tue opere? Hai seguito un preciso schema espositivo o ti sei lasciato guidare dalle emozioni?

Direi un cinquanta e cinquanta. Scrivere significa estrapolare un contesto reale e aggiungere la propria creatività. Le emozioni sono fondamentali, è chiaro, se l’autore non si emoziona il lettore se ne accorgerà presto in quanto la scrittura risulterà piatta, però è altrettanto sacrosanta la progettazione narrativa. Prima di iniziare a scrivere c’è un lungo lavoro dietro che prevede lo studio dei personaggi e della trama. Ma anche questo è un atto creativo.

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