Detective’s drink – Bevendo si indaga #10 – Gennaio 2023

di Manuela Baldi

Numero dieci per questa rubrica che ha come intento quello di strappare un sorriso leggendo delle abitudini dei personaggi letterari. Questa volta mi occuperò di una bevanda alcolica che, lo dico subito, è fra le mie preferite. Non sono molti i personaggi che ne dichiarano il consumo. È tipicamente italiana, consumata generalmente liscia. Scrivo di grappa.

IDENTIKIT DELLA BEVANDA:

È un superalcolico, acquavite di vinaccia, ottenuta da distillazione o dai succhi ottenuti dalla torchiatura delle stesse vinacce. È protetta da indicazione geografica con relativa scheda tecnica che stabilisce alcuni parametri fra i quali alcune caratteristiche specifiche come: liquido trasparente e brillante; incolore  e  cristallino,  o  con  sfumature  di  colore vivacità  ed  ampiezza  aromatica,  sensazioni  olfattive e retro nasali.

La distillazione delle vinacce è la prima fase di  lavorazione della grappa, possono essere fermentate o semi fermentate, avviene direttamente mediante vapore acqueo, oppure dopo l’aggiunta di acqua nell’alambicco  insieme alle vinacce in impianti di distillazione  di  tipo continuo o discontinuo. Non sono ammesse addizioni di alcol etilico, la riduzione del grado alcolico è ottenuta per diluizione con acqua. 

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YOUTHLESS  FIORI  DI  STRADA – MASSIMO  CARLOTTO, PATRIZIA  RINALDI, ALESSANDRA  ACCIAI, PASQUALE  RUJU, MASSIMO TORRE

TRAMA:
Veneto, una cascina tra le verdi colline coltivate a prosecco, ospita sette ragazzine. Sono tutte minorenni e in fuga. Dalla famiglia, dalla polizia, dalla vita. Anna e Claudia Veneto, una cascina tra le verdi colline coltivate a prosecco ospita un gruppo di ragazze. Sono tutte minorenni e in fuga. Dalla famiglia, dalla polizia, da se stesse. Anna ha sedici anni ed è incinta, e assieme a sua sorella Claudia nasconde un terribile segreto. Domitilla è una bellissima diciassettenne dal cognome nobile che non l’ha salvata, anzi: la ragazza dipende dall’eroina e dalla chimica che riesce a trovare. Léa è una ragazza francese che sta per compiere diciotto anni, attivista dei centri sociali, ricercata per aver ferito un poliziotto durante scontri di piazza. Rachida è una giovane senegalese. Cerca la madre e una vita più sopportabile, lontano dal sistema di valori inaccettabile del suo clan. Teresa è una sedicenne calabrese dallo sguardo feroce: figlia di ’ndrangheta, scappa dalla propria famiglia che le ha ucciso la madre. Infine c’è Stella: di lei non si sa quasi nulla, appena arrivata è scomparsa. Viene trovata morta e le ragazze nel panico decidono di cambiare zona. Ma prima che possano farlo irrompono nella cascina due poliziotti, il sovrintendente Cristoforo Marino e il vicecommissario Giustina Rebellin, che le catturano. Riescono a liberarsi, ma a caro prezzo. Inizia la loro Odissea, un viaggio che le porta lontano dal passato verso un futuro che sembra impossibile da raggiungere, dal Veneto verso la Calabria, inseguite da Giustina, implacabile, perversa e crudele, mentre il superiore di lei, il commissario capo Valerio Pavan, comincia a capire che le zone d’ombra della vicenda sono molte.

RECENSIONE a cura di Edoardo Todaro

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I delitti di Whitechapel. Il mistero di Jack lo squartatore – Guido Sgardoli, Massimo Polidoro

Trama: Mendicanti, marinai appena sbarcati al porto, ubriaconi, ladri. Questa è la gente che si aggira per i vicoli bui e maleodoranti dell’East End di Londra. Difficile uscire da quelle strade indenne. Impossibile se sei una donna e l’ora di Jack lo Squartatore è scoccata. Sybil Conway però è quanto di più lontano dal miserabile mondo di Whitechapel. È una giovane donna acculturata e benpensante, che abita fuori Londra insieme a sua zia Elizabeth. Conduce una vita monotona e semplice, priva di grandi emozioni. Fino al giorno in cui riceve un telegramma da Scotland Yard che le rivela che sua madre è la quarta vittima dello Squartatore. Davanti a una notizia così scioccante Sybil vorrebbe provare qualcosa ma… non è facile empatizzare con la donna che l’ha abbandonata da piccola, diventando una senzatetto, una prostituta da due soldi. Zia Elizabeth in effetti sostiene che se la sia cercata. Anche i giornali, in un certo senso. Come se lo Squartatore, con le sue vittime, stesse ripulendo le strade. Sybil però non è disposta ad accettare un pensiero solo perché è la convenzione. Intende scoprire lei stessa chi fosse sua madre e perché sia stata assassinata. Ma addentrarsi per le vie di Whitechapel non è mai saggio, soprattutto se la scia di sangue lasciata da Jack lo Squartatore è ancora fresca.

Recensione di Marianna Di Felice

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Il sonno della giustizia di Stacey Abrams

Trama

Quando diventi una pedina nel gioco di uno degli uomini più potenti d’America, non hai scelta: devi giocare la partita. Fino alla fine. È il diciotto giugno, alle undici e quarantasette di sera, quando il cervello di Howard Wynn, anziano e scomodo giudice della Corte Suprema, smette di funzionare. Ma nulla è casuale, nella vita del giudice Wynn: la sua carriera è stata una partita a scacchi, e la prossima mossa – anche dal coma in cui è precipitato – è già pronta sulla scacchiera. E si chiama Avery Keene. Avery è una giovane avvocatessa, assistente di Wynn, con una famiglia complicata e pochi santi in paradiso: con un misto di umiltà e ambizione, ha lavorato sodo per arrivare dov’è. E, adesso che il suo capo è in coma, si ritrova in una posizione scomodissima: perché Wynn, a sua insaputa, l’ha nominata sua tutrice legale. Ora la vita e la morte del vecchio giudice sono nelle sue mani. E non solo. Perché sono molti i segreti che Wynn, dal suo scranno nel cuore del potere, ha visto passare davanti a sé. Segreti che l’hanno portato a condurre un’indagine riservata, rimasta inconclusa, e destinata a mettere in ginocchio persone molto importanti, compresa la più importante di tutte: il presidente degli Stati Uniti. Ad Avery non resta che scoprire – indizio dopo indizio, sapientemente disseminati dal giudice – di che indagine si tratti, e quale debba essere la prossima mossa. Perché è chiaro che una sola cosa conta davvero: la verità. Quella che il giudice Wynn era arrivato così vicino a conoscere, e senza la quale il destino dell’America non potrà che essere nerissimo.

Recensione di Mary Basirico’

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La villa dei cadaveri. Ferie piemontesi per il Commissario Aurelio Baldanzi – Luisa Ferrari

Trama

In una tranquilla domenica sera dell’estate torinese del 2019 il quieto vivere del Commissario Aurelio Baldanzi viene sconvolto dall’improvvisa scomparsa della fascinosa Ornella, con la quale trascina da anni una storia fatta di contrasti e incomprensioni. Negli stessi giorni una mano sconosciuta inizia a seminare morte tra le mura dell’Istituto di Anatomia Patologica di Torino e di nuovo il Museo con i suoi barattoli dall’inquietante contenuto tornano involontari protagonisti, forse legati proprio al mistero che si cela dietro quella scomparsa che assume nei giorni toni sempre più complessi. Un filo sottile sembra legare le vittime torinesi ad antiche atrocità commesse da un eccentrico collezionista detto il Barone di Rocca D’Arazzo insieme al suo Preparatore Anatomico; fatti così irreali nel loro orrore da far dubitare lo stesso Baldanzi dell’evidenza che si presenta ogni giorno più tragica. E mentre altri personaggi si affacciano sulla scena, come l’inossidabile Achille Donati, la volubile Amalia, la professionale Giulietta Ottolenghi e il fedele amico Gerardo, Baldanzi si trova coinvolto in vicende sempre più irreali senza nemmeno l’aiuto del buon Di Gennaro, diventato felicemente papà. Tra il culto della misteriosa Signora vegliata dalle fedeli Custodi e il segreto dei preparati museali della contrada del Gelso, i fili sempre più annodati trovano alla fine la loro trama componendo un arazzo che nessuno avrebbe potuto immaginare.

Recensione a cura di Dario Brunetti

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Interroghiamo il sospettato. Guida per evitare errori per scrittori meticolosi di storie crime e per lettori e spettatori curiosi – Andrea Cotti e Carmelo Pecora

Sinossi

I segreti di una vera indagine di polizia, dalla scena del crimine all’interrogatorio del pubblico ministero, passando per il gergo utilizzato dalle forze dell’ordine fino al rapporto tra gli investigatori e i magistrati. Tutti gli errori da evitare quando si scrive una storia crime, le inesattezze più frequenti, con la spiegazione di come funziona invece nella realtà un’inchiesta in tutti i suoi aspetti, e con il racconto del lavoro sul campo di chi indaga.

Recensione a cura di Achille Maccapani

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Agente Roachford. Dossier al-Siddiq – Jason Hunter

Trama

Ciudad Juárez, Messico. L’agglomerato urbano è un parassita aggrappato al deserto. A bordo del pick-up guidato dal suo contatto, l’agente Roachford spazia con lo sguardo verso il Rio Grande, la lunga arteria stradale che taglia il fiume per raggiungere il Texas, la muraglia in lontananza eretta a protezione del confine statunitense. Da questa terra aspra e violenta non gli sarà facile tornare vivo. In missione come infiltrato in un cartello di narcotrafficanti per conto di una struttura d’intelligence che ufficialmente non esiste, grazie a una pianificazione accurata e a una solida identità di copertura ha buone probabilità di agganciare il bersaglio. Un bersaglio molto pericoloso. Usurpando l’antico e venerato nome di Abu Bakr al-Siddiq, un uomo si muove sullo scacchiere globale per unire le fazioni del terrorismo islamista. È lui, questo Califfo reincarnato in affari con il Cartel de Sangre, il vero obiettivo dell’operazione. Ma sarebbe più corretto definirla una discesa all’Inferno. Roachford lo sa. E ancor prima di partire ha affidato l’anima al Demonio.

Recensione a cura di Massimo Ghigi

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L’arte di non scrivere… Alessio Rega, professione Editore.

Rubrica a cura di Roberto Gassi.

Biglietto da visita

Esperto in comunicazione, giornalista e scrittore. Laureato in Scienze della Comunicazione Sociale Istituzionale e Politica all’Università degli Studi di Bari. È autore del romanzo Giro Di Vita. Ha collaborato e collabora con varie testate giornalistiche e ha preso parte a vari progetti di comunicazione per enti e imprese. Ha fondato le case editrici Les Flâneurs Edizioni, Dots Edizioni, Latte di Nanna Edizioni e Fides Edizioni.

Alessio,

grazie di avere accettato il nostro invito e di averci concesso l’intervista che segue. L’intento di questa rubrica è scoraggiare chi ha un romanzo nel cassetto a tirarlo fuori per pubblicarlo, anzi, non solo consigliamo di tenerlo lì dov’è ma di chiudere a chiave il cassetto. Perché? Perché prima di pubblicare un proprio testo è importante conoscere cosa c’è dietro, i rischi nei quali si può incorrere, ma soprattutto perché quasi mai la scrittura viene associata alla parola lavoro. Ebbene sì, scrivere è un lavoro come tanti che comporta impegno, disciplina, sudore, concentrazione, passione e che coinvolge diverse figure professionali: case editrici, agenti letterari, editor, grafici, uffici stampa, blogger. Per questo terzo articolo abbiamo deciso di informare i possibili scrittori-avventori della bottega editoria sul lavoro degli editori. Non mi nascondo dietro un dito: tu sei il mio editore e ho scelto di coinvolgerti non per entrare nelle tue grazie come autore o per salamelecchi ma perché condivido alcuni (bada bene, ho scritto alcuni…) tuoi modi di pensare in merito alla professione dello scrittore, dell’editoria in generale.

Perché hai deciso di aprire una casa editrice? Qual è la tua visione?

Sono riuscito a trasformare la mia passione per i libri e per la scrittura in una professione. Oggi sono contento del mio lavoro, la mia società è florida, in continua crescita nonostante le difficoltà innegabili che  ci sono nel mondo dell’editoria e nella mancanza di lettori. La mia visione? È sempre un bene che ci siano tante case editrici perché concorrono alla bibliodiversità.

Come si apre una casa editrice? Budget minimo iniziale, strumenti necessari?

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Breve storia del romanzo poliziesco – Leonardo Sciascia (con la prefazione di Eleonora Carta)

Dalla quarta di copertina:

Pubblicato per la prima volta nel 1975 su Epoca in forma di duplice articolo, più tardi confluito nella raccolta Cruciverba edita da Adelphi, il breve saggio riproposto in questo volume consente una preziosa visuale su come apparisse il cosiddetto “giallo” all’interpretazione di uno straordinario scrittore come Leonardo Sciascia. Non che quest’ultimo si riconoscesse come appartenente a tale genere letterario, per alcuni aspetti del quale non risparmia anzi le critiche; eppure i lettori appassionati della sua opera si rendono certo conto di come Sciascia abbia sfiorato e talvolta percorso – a suo modo – le strutture del noir e del poliziesco, e troveranno estremamente interessanti le parole che egli spende sul tema. La presente edizione è arricchita dalla curatela di Eleonora Carta, che firma la corposa prefazione.

Recensione a cura di Rosario Russo

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La signora di Reykjavik – Ragnar Jonasson

Trama

Hulda, «la donna nascosta», cela un segreto già nel nome. Ruvida e ribelle, è tra i migliori investigatori della polizia di Reykjavík: a sessantaquattro anni, però, competenza e abnegazione non sono sufficienti, visto che ai piani alti c’è chi è ansioso di mandarla in pensione. Ma Hulda ha dato tutto alla carriera e la prospettiva di dover lasciare il lavoro a cui ha dedicato la sua vita la fa infuriare. Quanto si farà sentire la solitudine? Inevitabilmente, la porta si spalancherà ai vecchi demoni che lei ha sempre ridotto al silenzio. E allora le sue fughe tra le aspre montagne dell’Islanda, per respirare a pieni polmoni la durezza della sua isola, non basteranno più. Ottenuto il permesso di dedicarsi a un’ultima indagine, un cold case a sua scelta, Hulda sa perfettamente qual è il caso che vuole riaprire. Dieci anni prima, una giovane donna, arrivata dalla Russia con la richiesta di asilo politico, era stata trovata morta in una baia non lontana dalla capitale. Le indagini, ingarbugliate e chiuse sbrigativamente da un collega, non avevano portato a una vera soluzione, e ora Hulda vuole dare voce a chi è stato dimenticato troppo in fretta. Vuole la verità. E ha quindici giorni di tempo per trovarla.



Recensione di Marianna Di Felice

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