Agente Roachford. Dossier al-Siddiq – Jason Hunter

Trama

Ciudad Juárez, Messico. L’agglomerato urbano è un parassita aggrappato al deserto. A bordo del pick-up guidato dal suo contatto, l’agente Roachford spazia con lo sguardo verso il Rio Grande, la lunga arteria stradale che taglia il fiume per raggiungere il Texas, la muraglia in lontananza eretta a protezione del confine statunitense. Da questa terra aspra e violenta non gli sarà facile tornare vivo. In missione come infiltrato in un cartello di narcotrafficanti per conto di una struttura d’intelligence che ufficialmente non esiste, grazie a una pianificazione accurata e a una solida identità di copertura ha buone probabilità di agganciare il bersaglio. Un bersaglio molto pericoloso. Usurpando l’antico e venerato nome di Abu Bakr al-Siddiq, un uomo si muove sullo scacchiere globale per unire le fazioni del terrorismo islamista. È lui, questo Califfo reincarnato in affari con il Cartel de Sangre, il vero obiettivo dell’operazione. Ma sarebbe più corretto definirla una discesa all’Inferno. Roachford lo sa. E ancor prima di partire ha affidato l’anima al Demonio.

Recensione a cura di Massimo Ghigi

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L’arte di non scrivere… Alessio Rega, professione Editore.

Rubrica a cura di Roberto Gassi.

Biglietto da visita

Esperto in comunicazione, giornalista e scrittore. Laureato in Scienze della Comunicazione Sociale Istituzionale e Politica all’Università degli Studi di Bari. È autore del romanzo Giro Di Vita. Ha collaborato e collabora con varie testate giornalistiche e ha preso parte a vari progetti di comunicazione per enti e imprese. Ha fondato le case editrici Les Flâneurs Edizioni, Dots Edizioni, Latte di Nanna Edizioni e Fides Edizioni.

Alessio,

grazie di avere accettato il nostro invito e di averci concesso l’intervista che segue. L’intento di questa rubrica è scoraggiare chi ha un romanzo nel cassetto a tirarlo fuori per pubblicarlo, anzi, non solo consigliamo di tenerlo lì dov’è ma di chiudere a chiave il cassetto. Perché? Perché prima di pubblicare un proprio testo è importante conoscere cosa c’è dietro, i rischi nei quali si può incorrere, ma soprattutto perché quasi mai la scrittura viene associata alla parola lavoro. Ebbene sì, scrivere è un lavoro come tanti che comporta impegno, disciplina, sudore, concentrazione, passione e che coinvolge diverse figure professionali: case editrici, agenti letterari, editor, grafici, uffici stampa, blogger. Per questo terzo articolo abbiamo deciso di informare i possibili scrittori-avventori della bottega editoria sul lavoro degli editori. Non mi nascondo dietro un dito: tu sei il mio editore e ho scelto di coinvolgerti non per entrare nelle tue grazie come autore o per salamelecchi ma perché condivido alcuni (bada bene, ho scritto alcuni…) tuoi modi di pensare in merito alla professione dello scrittore, dell’editoria in generale.

Perché hai deciso di aprire una casa editrice? Qual è la tua visione?

Sono riuscito a trasformare la mia passione per i libri e per la scrittura in una professione. Oggi sono contento del mio lavoro, la mia società è florida, in continua crescita nonostante le difficoltà innegabili che  ci sono nel mondo dell’editoria e nella mancanza di lettori. La mia visione? È sempre un bene che ci siano tante case editrici perché concorrono alla bibliodiversità.

Come si apre una casa editrice? Budget minimo iniziale, strumenti necessari?

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Breve storia del romanzo poliziesco – Leonardo Sciascia (con la prefazione di Eleonora Carta)

Dalla quarta di copertina:

Pubblicato per la prima volta nel 1975 su Epoca in forma di duplice articolo, più tardi confluito nella raccolta Cruciverba edita da Adelphi, il breve saggio riproposto in questo volume consente una preziosa visuale su come apparisse il cosiddetto “giallo” all’interpretazione di uno straordinario scrittore come Leonardo Sciascia. Non che quest’ultimo si riconoscesse come appartenente a tale genere letterario, per alcuni aspetti del quale non risparmia anzi le critiche; eppure i lettori appassionati della sua opera si rendono certo conto di come Sciascia abbia sfiorato e talvolta percorso – a suo modo – le strutture del noir e del poliziesco, e troveranno estremamente interessanti le parole che egli spende sul tema. La presente edizione è arricchita dalla curatela di Eleonora Carta, che firma la corposa prefazione.

Recensione a cura di Rosario Russo

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La signora di Reykjavik – Ragnar Jonasson

Trama

Hulda, «la donna nascosta», cela un segreto già nel nome. Ruvida e ribelle, è tra i migliori investigatori della polizia di Reykjavík: a sessantaquattro anni, però, competenza e abnegazione non sono sufficienti, visto che ai piani alti c’è chi è ansioso di mandarla in pensione. Ma Hulda ha dato tutto alla carriera e la prospettiva di dover lasciare il lavoro a cui ha dedicato la sua vita la fa infuriare. Quanto si farà sentire la solitudine? Inevitabilmente, la porta si spalancherà ai vecchi demoni che lei ha sempre ridotto al silenzio. E allora le sue fughe tra le aspre montagne dell’Islanda, per respirare a pieni polmoni la durezza della sua isola, non basteranno più. Ottenuto il permesso di dedicarsi a un’ultima indagine, un cold case a sua scelta, Hulda sa perfettamente qual è il caso che vuole riaprire. Dieci anni prima, una giovane donna, arrivata dalla Russia con la richiesta di asilo politico, era stata trovata morta in una baia non lontana dalla capitale. Le indagini, ingarbugliate e chiuse sbrigativamente da un collega, non avevano portato a una vera soluzione, e ora Hulda vuole dare voce a chi è stato dimenticato troppo in fretta. Vuole la verità. E ha quindici giorni di tempo per trovarla.



Recensione di Marianna Di Felice

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SOUND CRIME – Elliott Smith

RUBRICA DI GIANLUCA MOROZZI

La gabbia toracica, nella sua parte anteriore, è formata da dodici paia di costole.

Le costole proteggono organi vitali, quali polmoni e cuore.

Ci vuole una certa forza per fare qualcosa come – ad esempio – accoltellare una persona al cuore. Bisogna superare quella gabbia, o sapere esattamente dove colpire, là, dietro lo sterno.

Che dolore può procurarti una lama che penetra nel cuore? Quale lancinante sofferenza deve devastarti, se quel muscolo cavo che ti tiene in vita fin dalla tua nascita si lacera?

Com’è possibile accoltellarsi al cuore da soli?

Com’è possibile?

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Il testimone chiave – Sarah Savioli

Trama

Anna, Cantoni e Tonino vengono ingaggiati dai figli di un anziano suicida, Luigi Barani, per investigare su una possibile truffa testamentaria. Barani, industriale vedovo molto benvoluto, ha disposto infatti un lascito in denaro a favore della collaboratrice domestica e i due figli sono convinti che la donna abbia manipolato il padre a suo favore. Grazie al suo talento molto speciale, Anna trova ben presto il modo di interrogare il cane di Barani – un carlino con l’idea fissa del sesso –, scoprendo che la domestica è innocente, ma soprattutto che qualcosa di ben più grave si annida in quella morte. La sera del presunto suicidio il vecchio industriale non era solo in casa: una persona lo ha raggiunto e i due hanno avuto una breve conversazione – poche parole, dopo le quali Barani si è impiccato come eseguendo un ordine. La polizia, però, decide di non riaprire il caso: Cantoni non può certo dire che il suo testimone chiave è un cane, in fondo il suicidio di un anziano solo non stupisce nessuno… L’Agenzia si ritrova a proseguire in solitaria le indagini su incarico della collaboratrice domestica, che non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio, mentre il carlino, fiutando che i figli del suo ex padrone hanno intenzione di castrarlo, fugge prima di svelare ad Anna altre informazioni decisive per la risoluzione del caso. Oltre all’indagine e all’indaffarato trantran casalingo con il marito Alessandro, il piccolo Luca e il gatto Banzai, Anna deve fare i conti con il padre, che si ammala, ha bisogno di lei e con il quale c’è tutta una vita da trattare da capo, vecchie ferite da ricucire e nuove forme di comunicazione da costruire. Per fortuna però, sia nella vita privata sia sul lavoro, può avvalersi dello sguardo non convenzionale degli animali di sempre e di quelli incontrati lungo la risoluzione di questo difficile caso: il cane carlino erotomane, una gatta junghiana frustrata dalla convivenza con una psicologa freudiana, una lucertola che si interroga sull’evoluzione del genere umano, un gruppo di pipistrelli che passa da un rave all’altro…

Recensione a cura di Manuela Baldi

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Più nero della notte. Siracusa, 1965. Un’indagine del commissario Portanova – Alberto Minnella

Trama

È una sera calda del giugno del 1965. Nell’isolotto di Ortigia l’aria è ferma. In un appartamento in via Torres viene ritrovato cadavere Emanuele Mangiafico «anni 33, come Cristo, ma coniugato» precisa il brigadiere Melluzzo. È stato picchiato fino alla morte. Dopo aver mosso tre passi nella penombra, Portanova cerca a fatica di raccogliere le testimonianze degli inquilini dello stabile, quasi tutti votati a essere uomini d’acqua salata. A indagine in corso, la prima sospettata è la moglie Apolline Martin, francese dalla pelle dura. Tuttavia, la donna è stata vista lasciare la città molto prima che il pasticcio si verificasse. Tracciando il solco sulla vita della vittima, Portanova cerca a fatica di ricostruire il passato ambiguo di Mangiafico, ambiguo come quegli uomini che, pur di sbarcare il lunario, accettano di fare qualsiasi cosa e per chiunque, senza scrupoli. Nel frattempo, due eventi interrompono la recherche: sul Palazzo di Città dei teppisti scrivono a caratteri cubitali frasi fasciste, mettendo in imbarazzo gli inquilini del Municipio. Poi, una anziana donna di origini ebraiche viene ritrovata carbonizzata nella sua abitazione, una catapecchia rimasta in piedi per miracolo e scampata alla febbre edilizia che ha visto la zona nord della città soffocata da chili e chili di cemento. A causare la morte della donna è stata una vecchia stufa. Nessun delitto, nessun misfatto. Portanova, poliziotto navigato e malinconico, sarà coinvolto in questo tris nero come la notte che renderà Ortigia teatro macabro di una vergogna tutta italiana.

Recensione a cura di Dario Brunetti

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Buoni da mangiare – Mirko Giacchetti

Trama

“L’uomo osserva la fila dei lampioni nella notte. Riesce a contarne ventuno prima che un’altra puttana bussi al finestrino dell’auto. È la terza nel giro di cinque minuti, ma questo è il Mirabello, meglio noto come L’Onu del sesso. Per la strada nigeriane, slave, ucraine, polacche, rumene e qualche italiana. Le nazionalità assenti sono vendute in porzioni di carne da piacere riciclabile, cucinate da papponi con un cuore di acciaio e servite in appartamenti fatiscenti con contorno di lenzuola orribili. Si tratta di una falla nella moralità del piano regolatore in cui è possibile fare il giro del mondo in ottanta marchette. Sempre che non si abbia paura di addentrarsi in quel che resta dei palazzoni in pura edilizia popolare anni ’60, quando si seppelliva il condomino nel cemento armato.” Mirabello, una terra di nessuno in cui le anime si consumano troppo in fretta. Davide Spelletti attraversa la notte e la propria vita in cerca di una redenzione.

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Al mio segnale scatenate l’infermo. Libro disabilmente comico – Lello Marangio

Trama

Essere disabile è un lavoro sporco che qualcuno deve pur fare. Con ironia e umorismo, Lello Marangio lancia il suo grido di battaglia e racconta la sua vita da disabile e le principali problematiche connesse, divertendoci e invitandoci a riflettere. Scrittore professionista di testi comici, si è lasciato contagiare dal batterio dell’ironia attraverso il quale ha affrontato imbarazzi e difficoltà, trovando sempre il modo di riderci su. Con questo spirito racconta il mondo con una biografia comica che è allo stesso tempo una dolcissima favola umana.

Prefazione di Peppe Iodice

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Forse non morirò giovedì – Remo Bassini

Trama:

Riunione di redazione: davanti al direttore Sovesci, i suoi nove giornalisti. Siamo in un giornale di provincia. Arriva una notizia strana. Due uomini, forse due gay, di notte, in un parco, sono stati picchiati da quattro teppisti. Il direttore Sovesci dà indicazioni su come approfondire la notizia, poi lascia la redazione perché ha un appuntamento. Una sua ex giornalista, Caterina, che lavora in televisione, vuole intervistarlo.

È un uomo solo. La moglie lo ha lasciato, è convinto che il giornale sia la sua seconda casa.

L’azione si svolge in dieci giorni. Il romanzo è inframmezzato da spezzoni dell’intervista rilasciata a Caterina, dove Sovesci parla del giornalismo di bottega, quando l’unico mostro tecnologico conosciuto e utilizzato in redazione era il fax, e del giornalismo libero.

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