Area riservata – Roberto Van Heugten

Pomeriggio settembrino, un boato scuote la serena pausa caffè di Calvagese. L’annuale asta antiquaria di casa Vanetti è oscurata da fumo e calcinacci, così la famosa Casa sul meteorite, piegata ma non sconfitta, ritorna a far da sfondo di trame misteriose e intrighi inediti. Cosa c’è di così importante nei suoi scantinati? Perché un cliente folle, ma non meno determinato, è pronto a tutto pur di accaparrarsi il pezzo mancante? A seguire: inseguimenti e pestaggi, nel più totale anonimato. Sarà di aiuto per Gianluca Vanetti, biografo e investigatore non convenzionale, entrare nel mondo sfuggente e misterioso delle communities digitali d’affari e farsi coinvolgere nei folli progetti della Nuovi Legami

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I MAESTRI DEL GIALLO – WILLIAM BURNETT

a cura di Luigi Guicciardi

Photo of William R. Burnett

Nato a Springfield nell’Ohio il 25 novembre 1899 e morto a Santa Monica in California il 25 aprile 1892, William Riley Burnett cominciò a lavorare come impiegato dell’Ufficio Statistiche Industriali della sua città natale, ma passava le sere leggendo i classici della letteratura dell’Ottocento e del primo Novecento. In sei anni, tra il 1923 e il ’29, aveva scritto ben nove romanzi, varie commedie e un centinaio di racconti, pur senza riuscire a  pubblicare nulla della sua vasta produzione, che spaziava in così vari generi letterari. Finché, alla fine degli anni Venti, alla ricerca di nuove fonti d’ispirazione, si trasferì a Chicago e dall’impatto con questa metropoli – che contava già quasi due milioni di abitanti e dove cominciava a esplodere il gangsterismo e la corruzione nel clima della Grande Depressione – si rinnovò completamente come scrittore.

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Nelle Scarpe dello Scrittore – Viaggio 1.0: Fruttero & Lucentini

Questa rubrica nasce dalla voglia di condividere il mio “già letto” e il mio “da leggere”, e proporvelo in modo asciutto, senza fronzoli, invitandovi costantemente a condividere le letture facendo un passo in più: indossare le scarpe dello scrittore andando oltre il romanzo, addentrandovi nella vita stessa dell’autore. Il mio obiettivo? Suscitare il vostro interesse e incitarvi a partire per i viaggi che affronteremo: quattro scrittori in un anno, dalla narrativa al giallo, alla graphic novel.

I primi autori di cui leggerete in questa rubrica non hanno bisogno di preamboli o di sontuose presentazioni: F&L, un marchio di fabbrica che rappresenta una scrittura elegante e una produzione che ha spaziato dal giallo alla fantascienza. Ingegneri della trama, ricercatori della parola, hanno firmato collaborazioni giornalistiche, traduzioni, romanzi, e hanno curato insieme la collana Urania della Mondadori per un ventennio, dal 1961 al 1986. “La Ditta”: Carlo Fruttero, torinese, classe 1926, e Franco Lucentini, romano, classe 1920. Un sodalizio che si concretizzò in un grande successo di critiche e vendite che ebbe inizio nel 1972 con la trasposizione cinematografia del giallo La donna della domenica per la regia di Luigi Comencini. S’incontrarono a Parigi alla fine degli anni quaranta, si ritrovarono tempo dopo a Torino, all’Einaudi, e per più di quarant’anni condivisero la passione per la scrittura lavorando a quattro mani.

Contaminati dalla lettura francese per la cura dei dettagli se prendiamo come riferimento Maigret di Georges Simenon e da quella inglese per l’ironia, se pensiamo a Poirot di Agatha Christie, sdoganano il giallo italiano, lo nobilitano, adducendo un carattere poco presente nei lavori equivalenti dell’epoca: la territorialità. L’ambientazione torinese infatti, nelle descrizioni e nelle trame, ci permette di scandagliare con la medesima lente d’ingrandimento, l’anima borghese e oscura della città. La mia scelta per la prima tappa del nostro viaggio invece, è un romanzo ambientato a Venezia negli anni ottanta.

L’amante senza fissa dimora

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I MAESTRI DEL GIALLO a cura di Luigi Guicciardi : BRISTOW & MANNING

Dopo tanti Maestri del Giallo fin qui riproposti, per la prima volta presentiamo un’autentica coppia, non solo nella scrittura poliziesca ma anche nella vita. Gwen Bristow e Bruce Manning, che firmarono le loro opere semplicemente con il rispettivo cognome, si segnalarono negli anni Trenta come autori di pochi ma fondamentali romanzi gialli.

Gwen Bristow

Gwen Bristow, nata a Marion nella South Carolina il 16 settembre 1903, aveva frequentato da giovane la Columbia School of Journalism di New York ed era diventata reporter per il “New Orleans Times- Picayune” nel 1925, mentre Bruce Manning – nato a New York il 15 luglio 1902 – scriveva negli stessi anni sul “New Orleans Item”. I due si sposarono nel 1929 e l’anno dopo scrissero il loro primo mystery, The Invisible Host, cui fecero seguito in rapida successione altri tre romanzi gialli: The Gutenberg Murders (1931), The Mardi Gras Murders (1932) e Two and Two Make Twenty-Two (1932). Il romanzo d’esordio, il loro capolavoro, col titolo L’ospite invisibile ebbe varie edizioni italiane, da Mondadori (I Gialli Economici, 1936 e 1950; I Classici del Giallo n. 188, 1974) a Polillo (nella collana I Bassotti, n. 2, 2003) e altri (TEA, 2006), mentre un solo altro giallo, The Mardi Gras Murders, ebbe un’unica edizione da noi (I delitti di Carnevale, ancora Polillo, I Bassotti, n. 110, 2012).

Grazie al successo di questi romanzi, la coppia si trasferì a Hollywood, dove Manning divenne soggettista e sceneggiatore cinematografico, cominciando la nuova carriera con l’adattare al grande schermo, nel 1934, proprio L’ospite invisibile, per la regia di Roy William Neill, futuro maestro del mystery-horror, col titolo The Ninth Guest (Il nono ospite): titolo con cui era già stato portato sulle scene teatrali nel 1930 da Owen Davis. La Bristow invece decise di cimentarsi da sola nel romanzo storico, realizzando la trilogia ambientata nella Louisiana Deep Summer (1937), The Handsome Road (1938), This Side of Glory (1940), ispirando con un suo romanzo sentimentale il film di Irving Pichel Conta solo l’avvenire (Tomorrow is Forever, 1946, con un istrionico Orson Welles), firmando il best-seller Jubilee Trail (1950) e continuando a scrivere fino alla morte, avvenuta a New Orleans il 17 agosto 1980. Bruce Manning invece morì molto prima di lei, a Encino, in California, il 3 agosto 1965, all’età di 63 anni.

Bruce Manning
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La mia prediletta – Romy Hausmann

Trama

In una notte gelida, un’ambulanza porta in ospedale una donna investita da un’auto sul ciglio del bosco. È incosciente e senza documenti. Con lei c’è una bambina dalla pelle bianchissima e gli occhi di un azzurro glaciale. L’unica informazione che riesce a dare su sua madre è che si chiama Lena. A poco a poco, però, lo strano comportamento della piccola insospettisce i medici. Non conosce il suo cognome, né il nome di suo padre, né l’indirizzo di casa: vivono chiusi in una capanna perché «nessuno li deve trovare». E il terrore sale quando la bambina afferma innocentemente, come se fosse la cosa più normale del mondo, che sua madre «ha ucciso per sbaglio papà», ma non serve chiamare la polizia perché hanno lasciato il fratellino Jonathan a ripulire quelle brutte macchie rosse sul tappeto… Appena viene avvisato, il commissario capo Gerd Brudhling ha subito un’intuizione: quella donna non può essere che Lena Beck, la figlia del suo migliore amico, scomparsa 14 anni prima. Ma c’è qualcosa di vero in ciò che racconta quella strana bambina? Come ritrovare la capanna, il fratellino e il cadavere del rapitore, se davvero è stato ucciso? All’arrivo dei genitori di Lena in ospedale, una realtà ancora più sconcertante verrà alla luce. E sarà difficile districarsi in questa rete di verità, fantasie infantili, indizi contrastanti.

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L’uomo della dinamite – Henning Mankell

Trama

È un sabato pomeriggio del 1911, quando un giovane operaio della squadra di brillatori alle prese con la costruzione di una strada ferrata nel Sud della Svezia rimane coinvolto in un’esplosione devastante. Anche se tutti lo danno per spacciato, Oskar Johansson sopravvive alla dinamite che ha fatto a pezzi il suo corpo, e si riprende il lavoro e la vita. Una vita di passioni assolute: l’amore profondo per una donna che gli resterà sempre vicino, tre figli, e un travolgente ardore civile e politico che lo animerà sino alla fine dei suoi giorni. Riuscirà a vedere l’inizio di qualcosa che vagamente assomiglia alla rivoluzione da lui tanto attesa e che non ha mai smesso di immaginare dall’isolotto dell’arcipelago dove trascorre le sue estati; un desiderio che nutre la sua anima, persuadendolo che la dissoluzione di quella società così iniqua sia vicina: «Un bel botto di dinamite, e tanti saluti a tutti.»

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Oggi parliamo con… Giovanni Lucchese

Intervista a cura di Marika Campeti

Buongiorno Giovanni, e grazie di averci concesso un po’ del tuo tempo. Noi di Giallo e Cucina abbiamo saputo che è uscito il tuo nuovo romanzo e volevamo farti qualche domanda per far conoscere al pubblico la tua scrittura.

“La sete” un titolo che richiama l’esigenza di colmare un bisogno primordiale legato alla sopravvivenza, parlaci delle trama e dell’idea ispiratrice di questo romanzo.

La sete è il nome che il protagonista del romanzo dà alla sua ossessione per il sesso occasionale. E’ una rabbia cieca che lo assale a qualsiasi ora del giorno e della notte, ne è completamente schiavo e, proprio come la vera sete, è un bisogno primordiale che può uccidere se non viene soddisfatto prontamente.

Stiamo vivendo da marzo un periodo di estrema difficoltà, in qualche modo la tua scrittura è stata influenzata dall’isolamento che si sta vivendo?

In tempi come questi avere un’inclinazione artistica, un progetto creativo, è un  salvagente al quale aggrapparsi per non annegare in un oceano di pensieri cupi. Una benedizione, in poche parole. E’ anche vero che il processo creativo, nascendo da dentro di noi, non può non venire inquinato dall’atmosfera emotiva che ci circonda. Tutto è più difficile, anche le azioni più semplici e benefiche. E’ stato come se i pensieri fossero rivestiti da un guscio rigido che ha richiesto un’energia maggiore per essere infranto. La tentazione di abbandonarsi alla pigrizia e trascorrere un’ora dopo l’altra sdraiato sul divano a fagocitare qualsiasi cosa passasse in tv è stata forte, e in alcuni momenti ha prevalso. Ma bisogna avere spalle larghe e braccia forti, soprattutto in periodi difficili, e imporsi dei ritmi di lavoro.

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Cambiare l’acqua ai fiori – Valerie Perrin

Trama

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime che parevano nere si rivelano luminose.

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LA COLLERA DELLA REGINA – NICOLA TESTA

Trama

Sono quasi mille anni che la misteriosa “Regina” inquieta le mura dell’abbazia di Lucedio, persa tra le risaie che guardano alle colline del Monferrato. Dieci anni fa Giovanni Lantero, professore di Storia medievale dell’università di Vercelli, tentò senza successo di dissipare la nebbia di segreti che da sempre la circondano. Proprio in quel periodo una ragazza veniva uccisa alla base del campanile dell’abbazia. E proprio lì il professore aveva piazzato la sua Nikon automatica per dare corpo alle sue teorie sulla Regina. Quando finalmente riceve le fotografie che allora gli vennero sequestrate dalla polizia, rimane sgomento. Quelle immagini hanno ritratto l’assassinio della ragazza. Cosa deve fare ora? Denunciare il colpevole alla Giustizia o scoperchiare il calderone che da troppo tempo tiene in caldo i segreti di quel posto maledetto?

 

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Terminus Nord – Jerome Leroy

Trama

Nestor Burma è ormai un personaggio di culto. Questo romanzo inaugura una serie a lui ispirata: un omaggio a Léo Malet da parte dei grandi autori del noir francese contemporaneo, che riscrivono le avventure del famoso detective in chiave odierna.

Il Burma 2.0 è un quarantenne nella Parigi di oggi: mangia sushi e detesta i social, la sua agenzia si chiama Fiatlux.com ma ha ancora sede in rue des Petits-Champs, dove l’uomo, single, vive. Un Burma più romantico, ma mosso dalla stessa pulsione etica di una giustizia che non necessariamente collima con quella della legge e dei tribunali. Antirazzista, mantiene la sua inconfondibile vena anarchica.

All’interno della polizia c’è una corrente passata al lato oscuro, al comando di un anziano uomo di Stato con simpatie fasciste che sogna di instaurare un nuovo ordine antidemocratico in Francia. Insieme a un gruppo di malviventi, di cui fa parte il rumeno Moscovici, questi poliziotti corrotti sono coinvolti nella tratta di bambini stranieri, prevalentemente afgani, di cui si perdono le tracce a Parigi. La stessa sorte toccherà anche alla misteriosa fanciulla bionda che un vecchio amico di Nestor ha incontrato e aiutato innamorandosene perdutamente. Collaborando strettamente con la commissaria di polizia Faroux, Nestor Burma risolverà anche questo mistero, che non mancherà di appassionare tutti i suoi fan.

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