Buoni da mangiare – Mirko Giacchetti

Trama

“L’uomo osserva la fila dei lampioni nella notte. Riesce a contarne ventuno prima che un’altra puttana bussi al finestrino dell’auto. È la terza nel giro di cinque minuti, ma questo è il Mirabello, meglio noto come L’Onu del sesso. Per la strada nigeriane, slave, ucraine, polacche, rumene e qualche italiana. Le nazionalità assenti sono vendute in porzioni di carne da piacere riciclabile, cucinate da papponi con un cuore di acciaio e servite in appartamenti fatiscenti con contorno di lenzuola orribili. Si tratta di una falla nella moralità del piano regolatore in cui è possibile fare il giro del mondo in ottanta marchette. Sempre che non si abbia paura di addentrarsi in quel che resta dei palazzoni in pura edilizia popolare anni ’60, quando si seppelliva il condomino nel cemento armato.” Mirabello, una terra di nessuno in cui le anime si consumano troppo in fretta. Davide Spelletti attraversa la notte e la propria vita in cerca di una redenzione.

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Al mio segnale scatenate l’infermo. Libro disabilmente comico – Lello Marangio

Trama

Essere disabile è un lavoro sporco che qualcuno deve pur fare. Con ironia e umorismo, Lello Marangio lancia il suo grido di battaglia e racconta la sua vita da disabile e le principali problematiche connesse, divertendoci e invitandoci a riflettere. Scrittore professionista di testi comici, si è lasciato contagiare dal batterio dell’ironia attraverso il quale ha affrontato imbarazzi e difficoltà, trovando sempre il modo di riderci su. Con questo spirito racconta il mondo con una biografia comica che è allo stesso tempo una dolcissima favola umana.

Prefazione di Peppe Iodice

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Forse non morirò giovedì – Remo Bassini

Trama:

Riunione di redazione: davanti al direttore Sovesci, i suoi nove giornalisti. Siamo in un giornale di provincia. Arriva una notizia strana. Due uomini, forse due gay, di notte, in un parco, sono stati picchiati da quattro teppisti. Il direttore Sovesci dà indicazioni su come approfondire la notizia, poi lascia la redazione perché ha un appuntamento. Una sua ex giornalista, Caterina, che lavora in televisione, vuole intervistarlo.

È un uomo solo. La moglie lo ha lasciato, è convinto che il giornale sia la sua seconda casa.

L’azione si svolge in dieci giorni. Il romanzo è inframmezzato da spezzoni dell’intervista rilasciata a Caterina, dove Sovesci parla del giornalismo di bottega, quando l’unico mostro tecnologico conosciuto e utilizzato in redazione era il fax, e del giornalismo libero.

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Cadiamo come mosche – Gianluca Morozzi

Trama

Raccolta di 15 racconti

Recensione a cura di Rino Casazza

La lettura di questa emblematica antologia mi induce a spendere per Gianluca Morozzi la definizione di “poeta del delirio”, per le sue evidenti affinità – accostamento forse ardito ma non improprio – col poeta del delirio per eccellenza: E.A.Poe.

Cerco di spiegare perché.

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Area riservata – Roberto Van Heugten

Pomeriggio settembrino, un boato scuote la serena pausa caffè di Calvagese. L’annuale asta antiquaria di casa Vanetti è oscurata da fumo e calcinacci, così la famosa Casa sul meteorite, piegata ma non sconfitta, ritorna a far da sfondo di trame misteriose e intrighi inediti. Cosa c’è di così importante nei suoi scantinati? Perché un cliente folle, ma non meno determinato, è pronto a tutto pur di accaparrarsi il pezzo mancante? A seguire: inseguimenti e pestaggi, nel più totale anonimato. Sarà di aiuto per Gianluca Vanetti, biografo e investigatore non convenzionale, entrare nel mondo sfuggente e misterioso delle communities digitali d’affari e farsi coinvolgere nei folli progetti della Nuovi Legami

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I MAESTRI DEL GIALLO – WILLIAM BURNETT

a cura di Luigi Guicciardi

Photo of William R. Burnett

Nato a Springfield nell’Ohio il 25 novembre 1899 e morto a Santa Monica in California il 25 aprile 1892, William Riley Burnett cominciò a lavorare come impiegato dell’Ufficio Statistiche Industriali della sua città natale, ma passava le sere leggendo i classici della letteratura dell’Ottocento e del primo Novecento. In sei anni, tra il 1923 e il ’29, aveva scritto ben nove romanzi, varie commedie e un centinaio di racconti, pur senza riuscire a  pubblicare nulla della sua vasta produzione, che spaziava in così vari generi letterari. Finché, alla fine degli anni Venti, alla ricerca di nuove fonti d’ispirazione, si trasferì a Chicago e dall’impatto con questa metropoli – che contava già quasi due milioni di abitanti e dove cominciava a esplodere il gangsterismo e la corruzione nel clima della Grande Depressione – si rinnovò completamente come scrittore.

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Nelle Scarpe dello Scrittore – Viaggio 1.0: Fruttero & Lucentini

Questa rubrica nasce dalla voglia di condividere il mio “già letto” e il mio “da leggere”, e proporvelo in modo asciutto, senza fronzoli, invitandovi costantemente a condividere le letture facendo un passo in più: indossare le scarpe dello scrittore andando oltre il romanzo, addentrandovi nella vita stessa dell’autore. Il mio obiettivo? Suscitare il vostro interesse e incitarvi a partire per i viaggi che affronteremo: quattro scrittori in un anno, dalla narrativa al giallo, alla graphic novel.

I primi autori di cui leggerete in questa rubrica non hanno bisogno di preamboli o di sontuose presentazioni: F&L, un marchio di fabbrica che rappresenta una scrittura elegante e una produzione che ha spaziato dal giallo alla fantascienza. Ingegneri della trama, ricercatori della parola, hanno firmato collaborazioni giornalistiche, traduzioni, romanzi, e hanno curato insieme la collana Urania della Mondadori per un ventennio, dal 1961 al 1986. “La Ditta”: Carlo Fruttero, torinese, classe 1926, e Franco Lucentini, romano, classe 1920. Un sodalizio che si concretizzò in un grande successo di critiche e vendite che ebbe inizio nel 1972 con la trasposizione cinematografia del giallo La donna della domenica per la regia di Luigi Comencini. S’incontrarono a Parigi alla fine degli anni quaranta, si ritrovarono tempo dopo a Torino, all’Einaudi, e per più di quarant’anni condivisero la passione per la scrittura lavorando a quattro mani.

Contaminati dalla lettura francese per la cura dei dettagli se prendiamo come riferimento Maigret di Georges Simenon e da quella inglese per l’ironia, se pensiamo a Poirot di Agatha Christie, sdoganano il giallo italiano, lo nobilitano, adducendo un carattere poco presente nei lavori equivalenti dell’epoca: la territorialità. L’ambientazione torinese infatti, nelle descrizioni e nelle trame, ci permette di scandagliare con la medesima lente d’ingrandimento, l’anima borghese e oscura della città. La mia scelta per la prima tappa del nostro viaggio invece, è un romanzo ambientato a Venezia negli anni ottanta.

L’amante senza fissa dimora

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I MAESTRI DEL GIALLO a cura di Luigi Guicciardi : BRISTOW & MANNING

Dopo tanti Maestri del Giallo fin qui riproposti, per la prima volta presentiamo un’autentica coppia, non solo nella scrittura poliziesca ma anche nella vita. Gwen Bristow e Bruce Manning, che firmarono le loro opere semplicemente con il rispettivo cognome, si segnalarono negli anni Trenta come autori di pochi ma fondamentali romanzi gialli.

Gwen Bristow

Gwen Bristow, nata a Marion nella South Carolina il 16 settembre 1903, aveva frequentato da giovane la Columbia School of Journalism di New York ed era diventata reporter per il “New Orleans Times- Picayune” nel 1925, mentre Bruce Manning – nato a New York il 15 luglio 1902 – scriveva negli stessi anni sul “New Orleans Item”. I due si sposarono nel 1929 e l’anno dopo scrissero il loro primo mystery, The Invisible Host, cui fecero seguito in rapida successione altri tre romanzi gialli: The Gutenberg Murders (1931), The Mardi Gras Murders (1932) e Two and Two Make Twenty-Two (1932). Il romanzo d’esordio, il loro capolavoro, col titolo L’ospite invisibile ebbe varie edizioni italiane, da Mondadori (I Gialli Economici, 1936 e 1950; I Classici del Giallo n. 188, 1974) a Polillo (nella collana I Bassotti, n. 2, 2003) e altri (TEA, 2006), mentre un solo altro giallo, The Mardi Gras Murders, ebbe un’unica edizione da noi (I delitti di Carnevale, ancora Polillo, I Bassotti, n. 110, 2012).

Grazie al successo di questi romanzi, la coppia si trasferì a Hollywood, dove Manning divenne soggettista e sceneggiatore cinematografico, cominciando la nuova carriera con l’adattare al grande schermo, nel 1934, proprio L’ospite invisibile, per la regia di Roy William Neill, futuro maestro del mystery-horror, col titolo The Ninth Guest (Il nono ospite): titolo con cui era già stato portato sulle scene teatrali nel 1930 da Owen Davis. La Bristow invece decise di cimentarsi da sola nel romanzo storico, realizzando la trilogia ambientata nella Louisiana Deep Summer (1937), The Handsome Road (1938), This Side of Glory (1940), ispirando con un suo romanzo sentimentale il film di Irving Pichel Conta solo l’avvenire (Tomorrow is Forever, 1946, con un istrionico Orson Welles), firmando il best-seller Jubilee Trail (1950) e continuando a scrivere fino alla morte, avvenuta a New Orleans il 17 agosto 1980. Bruce Manning invece morì molto prima di lei, a Encino, in California, il 3 agosto 1965, all’età di 63 anni.

Bruce Manning
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La mia prediletta – Romy Hausmann

Trama

In una notte gelida, un’ambulanza porta in ospedale una donna investita da un’auto sul ciglio del bosco. È incosciente e senza documenti. Con lei c’è una bambina dalla pelle bianchissima e gli occhi di un azzurro glaciale. L’unica informazione che riesce a dare su sua madre è che si chiama Lena. A poco a poco, però, lo strano comportamento della piccola insospettisce i medici. Non conosce il suo cognome, né il nome di suo padre, né l’indirizzo di casa: vivono chiusi in una capanna perché «nessuno li deve trovare». E il terrore sale quando la bambina afferma innocentemente, come se fosse la cosa più normale del mondo, che sua madre «ha ucciso per sbaglio papà», ma non serve chiamare la polizia perché hanno lasciato il fratellino Jonathan a ripulire quelle brutte macchie rosse sul tappeto… Appena viene avvisato, il commissario capo Gerd Brudhling ha subito un’intuizione: quella donna non può essere che Lena Beck, la figlia del suo migliore amico, scomparsa 14 anni prima. Ma c’è qualcosa di vero in ciò che racconta quella strana bambina? Come ritrovare la capanna, il fratellino e il cadavere del rapitore, se davvero è stato ucciso? All’arrivo dei genitori di Lena in ospedale, una realtà ancora più sconcertante verrà alla luce. E sarà difficile districarsi in questa rete di verità, fantasie infantili, indizi contrastanti.

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L’uomo della dinamite – Henning Mankell

Trama

È un sabato pomeriggio del 1911, quando un giovane operaio della squadra di brillatori alle prese con la costruzione di una strada ferrata nel Sud della Svezia rimane coinvolto in un’esplosione devastante. Anche se tutti lo danno per spacciato, Oskar Johansson sopravvive alla dinamite che ha fatto a pezzi il suo corpo, e si riprende il lavoro e la vita. Una vita di passioni assolute: l’amore profondo per una donna che gli resterà sempre vicino, tre figli, e un travolgente ardore civile e politico che lo animerà sino alla fine dei suoi giorni. Riuscirà a vedere l’inizio di qualcosa che vagamente assomiglia alla rivoluzione da lui tanto attesa e che non ha mai smesso di immaginare dall’isolotto dell’arcipelago dove trascorre le sue estati; un desiderio che nutre la sua anima, persuadendolo che la dissoluzione di quella società così iniqua sia vicina: «Un bel botto di dinamite, e tanti saluti a tutti.»

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