La solitudine degli amanti – Fabio Mazzeo

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Trama

Il cadavere di un’artista cinquantunenne, sposata con uno degli avvocati più influenti di Roma, viene ritrovato a piazza delle Muse. Seduta su una poltrona di vimini, sembra contemplare il panorama incantevole e romantico. In realtà è stata uccisa. Nel suo braccio uno squarcio, un morso; all’anulare una vera di diamanti. Sono gli stessi elementi di un omicidio ancora irrisolto avvenuto diciassette mesi prima. Le donne assassinate non si conoscono tra loro, ma hanno in comune segreti inconfessabili. Tutte conservano, tra i loro effetti personali e nascosti, versi scritti con inchiostro verde su foglietti bianchi. Sono frasi del testo di una canzone di Ivano Fossati: L’amante. A indagare su queste strane morti, una coppia che condivide oltre alla ricerca del colpevole una propria solitudine. L’ispettore di polizia Andrea Giannini che, colpito dalla macchina del fango per una presunta relazione con la moglie di un malavitoso, annega nella musica il dolore per la morte della donna che gli aveva fatto scoprire l’amore; il magistrato Liliana Cannata che, decisa ad arrivare alla verità giudiziaria a ogni costo, si trova isolata nella città crudele dove tutto è immortale, anche la commistione tra bene e male.

Voce di Dario Brunetti

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Oggi parliamo con Giuseppe Petrarca

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Intervista a cura di Anna de Riggi

In questi giorni, durante una presentazione del libro l’Avvoltoio (Homo Scrivens), ho avuto il piacere di intervistare lo scrittore Giuseppe Petrarca che, nonostante sia entrato da poco a far parte della grande famiglia della letteratura italiana, annovera già tantissimi premi, il primo che ricorderei è sicuramente quello di cui è stato insignito per la sua attività letteraria, il prestigioso Premio “Spoleto Festival Art”, vetrina internazionale di arte e cultura,  e il premio “Garfagnana in Giallo Barga Noir 2018.”, nella sezione Classic , poi il premio “Michelangelo Buonarroti” per il racconto il “Coraggio di Nicolay” e non ultimo il premio “Comunicare per l’Europa”.

L’esordio letterario di Petrarca è targato 2013, con “Inchiostro rosso”: una fosca storia di respiro internazionale, ambientata tra Milano e Zurigo che tratta di inquietanti quanto rare malattie genetiche e di occulti affari di potere delle lobby delle multinazionali farmaceutiche. Con “Corpi senza storia” (Homo Scrivens, collana Dieci, 2016) Petrarca sposta il focus sulla realtà del disagio mentale e delle sperimentazioni farmacologiche, talvolta spregiudicate e pericolose. “Corpi senza storia”: internati cui viene crudelmente negata ogni appartenenza al genere umano.

“L’avvoltoio”, la nuova indagine del commissario Lombardo”, edito nel 2018 da Homo Scrivens di Napoli (Collana Dieci), chiude la trilogia e affronta due intricate vicende: un traffico d’organi gestito da un’organizzazione criminale internazionale che non esita a operare anche su bambini inermi e una violenta epidemia nel campo di accoglienza di Cala Manenti in Sicilia, di natura dolosa.

La letteratura di Petrarca tocca temi scottanti, attuali, di cui spesso non si parla, solleva tematiche delicate che non sono solo di denuncia ma offrono, attraverso una scrittura cosciente e consapevole, una meditazione più approfondita, la conoscenza di un argomento schivato da molti.

In questi romanzi realtà e finzione si mescolano, creando qualcosa di spaventosamente credibile perché riflettono il periodo storico in cui viviamo. Un giallo sociale che racconta le nostre paure personificandole, che scuote senza far male e ci avvolge in un processo catartico attraverso il quale possiamo elaborare le nostre ansie, comprendere le preoccupazioni e i disagi e avere il coraggio di affrontarli. L’autore regala pagine intense di poesia e letteratura in cui domina un’onestà intellettuale che colpisce il lettore fin dalle prime pagine. Onestà intellettuale che traspare dal racconto, fedele a un’idea personale, portatrice di un messaggio di speranza, dove la parola da dura e violenta diventa parola di scelta e di opinione, uno strumento efficace capace di liberare un corpo e un’anima, anche il più incatenato.

Buongiorno e benvenuto nel blog Giallo e cucina, Giuseppe. Entriamo subito nel vivo dell’intervista: chi è “L’Avvoltoio”?

L’avvoltoio è un essere spregevole, un vero e proprio killer che indossa il camice bianco. È un uomo mediocre, che utilizza le mani come strumento di morte. Non si pente, non si ravvede, perché vive arroccato nella sua malvagità, offre la sua professione a organizzazioni senza scrupoli. Il suo male è mediocre, e questo lo rende ancora più aberrante, fa ancora più paura. Ma accadrà qualcosa, basterà il gesto di una sua piccola vittima e su di lui, sulla sua vergognosa vita, si abbatterà una tremenda maledizione.

 

Immigrazione e traffico clandestino di organi umani sono gli argomenti principali del suo libro: come mai ha scelto di affrontare proprio questi temi?

Ho scelto questi argomenti perché sono temi, purtroppo, di stringente attualità, in qualche modo trattati, fino ad ora, solo come denuncia o solo per interesse di parte.  La mia è una riflessione più ampia su una società dolente, una società che ha perso la voglia di sperare e di amare, una società che fa della paura il male principale, che toglie ogni respiro, toglie il futuro a ognuno di noi. Una paura che ci rende morti a metà. In particolare il traffico clandestino di organi è un argomento tabù, di cui nessuno parla, e invece rappresenta una piaga vergognosa anche nel nostro paese, nella nostra società. Un carosello dell’orrore dove le vittime sacrificali sono i diseredati, perché lo straniero diventa il nemico da combattere. I poveri hanno avuto sempre il triste ruolo di Caprio espiatorio.

 

Secondo lei chi può essere definito “l’Avvoltoio” nella società attuale?

Purtroppo dentro ognuno di noi si nasconde un mostro. Esistono persone apparentemente normali, che nascondono segreti indicibili. Il male affascina, purtroppo, il male incuriosisce. Ecco perché si assiste a una morbosa sete di conoscere chi pratica il male. Esiste un mondo di insospettabili costituito da medici e politici ingarbugliati in un vortice di omertà, corruzione e speculazione che li porta a tramare macabre azioni al servizio di organizzazioni criminali. Un mondo di uomini senza scrupoli che, nella convinzione di respingere l’immigrato, si illudono anche di respingere il malessere che l’attraversa. Un mondo, per questo, ancora più disgustoso.

 

“L’avvoltoio” è un romanzo che sta riscuotendo molto successo. Ha anche ricevuto il premio Spoleto Art Festival 2018: secondo lei, ai suoi lettori, cosa piace particolarmente del suo libro?

Il mio libro parla direttamente al cuore del lettore, cerca una riflessione più ampia sui problemi che interessano l’intera collettività, perché le vicende del commissario Lombardo, il protagonista seriale, arrivano a un punto cruciale, dove più che l’investigazione, comincia a diventare essenziale un’indagine dentro la propria vita, dentro se stesso, un viaggio nella propria coscienza, con la consapevolezza di essere giunto ad un bivio: decidere se valga ancora la pena di rischiare la vita per il bene comune. L’intreccio della storia personale di Cosimo Lombardo getta interrogativi complessi e la coscienza dell’eroe si confronta con il proprio vissuto di uomo, come in una grande palestra delle emozioni. Un amore tormentato, le incertezze del senso del vivere, i dilemmi sulla verità e sulla giustizia s’innestano in una contemporaneità difficile e confusa. Il finale è realisticamente ambiguo e inquietante, sia nella sua dimensione collettiva sia in quella privata. Il libro affronta temi di impatto sociale e scuote le coscienze dei lettori, perché il male va guardato in faccia, senza voltarsi dall’altra parte, nell’indifferenza o, peggio ancora, nella passiva abitudine o addirittura nella rassegnazione, che generano un clima di odio e di cattiveria.

 

La Sicilia fa da sottofondo?

Lo scenario è quello di una Sicilia attuale, magico palcoscenico di tradizioni culturali che accompagnano i personaggi e alleviano la storia, avvolgendo il lettore in un’immaginaria sensazione di profumi e sapori. È qui che commissario Lombardo è nato, è qui che ritornando in quella amata terra dopo tantissimi anni sarà coinvolto nella risoluzione di questa intricata vicenda. Il mare diventa così motivo centrale del libro. Il mare che unisce, mette in contatto. Il mare che è ponte tra culture e arcipelaghi di popoli. Il mare custode di tradizioni e storia per noi “antichi marinai”. Quel mare che non è parete, non è muro ma una finestra sul mondo. Quel mare che oggi nella sua morsa ferale sta diventando una tomba liquida. E accanto a quel mare, il commissario ricorda i tempi dell’adolescenza e cercherà di ritrovare sé stesso, di sentire una rigenerazione dell’anima per poter continuare a combattere il crimine alla ricerca della verità.

Un’ ultima domanda caro Giuseppe.Non può mancare per il nostro blog che coniuga la passione dei libri a quella della cucina conoscere il tuo piatto preferito o il dolce che mangi più volentieri perché le due cose sono la faccia di un’unica medaglia,entrambe se fatte con il cuore e l’anima regalano grandi emozioni e trasmettono un piacere indefinibile. 

Qual è per te dunque il piatto che ti delizia il palato e ti solletica la mente?

Giuseppe Petrarca:-Sono abbastanza ghiotto e mi piace gustare sempre nuovi sapori,ma certamente il piatto  a cui non dico mai di no è “spaghetti con le vongole.”Un piatto napoletano a base di pasta e vongole.

La pasta va cotta al dente e poi mantecata in padella nel sauté di vongole, sfumato con vino bianco secco e si può completare il piatto con un po’ di prezzemolo fresco tritato finemente, è buonissimo.L’altra cosa che non smetterei mai di mangiare è la pastiera,un grande classico della pasticceria napoletana.Un tripudio di sapori e di odori che mette allegria solo a guardarla.Di solito a Napoli la trovi sempre anche se é un dolce tipicamente pasquale,felice con tutte quelle striscioline sembra vestita a festa  proprio per te,sembra chiamarti dalle vetrine delle pasticcerie e non nascondo che molto spesso la compro, poi velocemente torno a casa e la divoro.Sicuramente questo dolce, con il suo gusto classico poco zuccherino e rinfrescato dai fiori d’arancio celebra il ritorno della Primavera,il grano è infatti simbolo  di ricchezza e fecondità e le uova rappresentano la vita nascente,tutti  ingredienti giusti che mi mettono allegria e mi strappano un sorriso anche in quelle giornate brutte e uggiose.

Grazie Giuseppe per questa intervista e…

Buona pastiera a tutti!

 

Ingannando si impara – Riccardo Landini

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Trama

La morte di Claudia e la crisi del suo lavoro spingono Sandrelli in un cupo isolamento da cui sembra non riuscire a rialzarsi. La scoperta di vecchi documenti relativi al probabile rapimento di una sua ex compagna di scuola avvenuto vent’anni prima lo spinge però a rimettersi in pista e a cercare di far luce su quello che era davvero accaduto. Nel frattempo viene coinvolto nell’assassinio di Maicol, un suo collaboratore che si era prestato a effettuare un trasporto di droga per conto della camorra. Col fiato sul collo da parte dei parenti di Maicol che lo credono corresponsabile, dei criminali che temono sappia qualcosa di troppo e della DIA che lo sospetta di collusione, Brenno dovrà impegnarsi a smascherare un serial killer di cui nessuno sospettava l’esistenza e che lo attende nascosto nell’ombra. La soluzione del rompicapo ancora una volta giungerà all’ultima pagina, lasciando un protagonista incerto se considerarsi vincente o nuovamente vittima degli inganni della vita.

Voce di Roberto Roganti

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Internet ha ucciso il rock –Giancarlo Caracciolo

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Trama

Lizzy è un’adolescente di Liverpool che rifugge dalle oppressioni della famiglia per cercare di incontrare il suo amore platonico, Paul McCartney. Jack ha il compito di trovare nei pressi di Woodstock un terreno grande abbastanza da ospitare il festival del secolo. Tyler vive nella Seattle degli anni Novanta e sogna di sfondare con la sua band per aiutare economicamente la sua famiglia. Vivono in tempi e luoghi diversi, ognuno con le proprie battaglie da combattere e i propri sogni da rincorrere ma tutti con la stessa passione: la musica. Alternando momenti narrativi ad altri di carattere divulgativo, undici fotografie di altrettante epoche storiche raccontano come i progressi tecnologici influenzino la musica e come questa a sua volta influenzi la società. Quello che resta è la portata rivoluzionaria del rock in tutte le sue declinazioni, la sua capacità di stravolgere un destino. E l’inesorabile affievolimento della sua fiamma nell’era digitale.

Voce di Massimo Ghigi

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Questo sangue non è mio – Giovanni Lucchese

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Trama

 Corpo e anima. Dentro e fuori. Essere e apparire. Carlotta è da sempre in bilico tra queste eterne dicotomie, ad esse sopravvive, con esse convive. Ciò che è oggi non esisterebbe se non ci fosse l’Altra, la voce che da dentro la trascina in basso; ciò che era prima non sarebbe mai esistito se l’Altra non l’avesse plasmata a suo piacimento. Bruttina e goffa, facile vittima del gruppo, la sua unica amica è una voce che le risuona in testa da molti anni, che come un’eco eterna fa da contrappunto a ogni suo pensiero: ed è per seguire questa voce che Carlotta si ritrova, in un infinito oggi, con le mani sporche di sangue. Un sangue che non è suo ma che da lei nasce, dal suo passato, da quello che è stata e che è diventata. In una continua altalena di emozioni e di allucinazioni, percorriamo con Carlotta i cunicoli di una Roma sotterranea. Assieme a lei, dentro di lei, passiamo dal buio alla luce. Dal dentro al fuori. Dal corpo all’anima.

Voce di Adriana Rezzonico

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Pecunia non olet – Alessandro Da Rold

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Trama

La mafia che non uccide ma vende armi. Elicotteri, mitragliatrici, bombe, fregate militari: un arsenale ricchissimo e pronto all’uso là dove le guerre causano morti e arricchiscono i portafogli di speculatori e dittatori. La storia raccontata da Da Rold è incredibile perché fa vedere come l’illegalità criminale possa trasformarsi in una pratica normale e ripetuta, al punto che un latitante come Vito Palazzolo, «uno dei soggetti più pericolosi della comunità criminale internazionale», ricercato già da Giovanni Falcone e finalmente arrestato nel 2012, riesce a entrare nei salotti buoni del commercio internazionale e fare affari con Finmeccanica, Agusta e vari governi, incluso il Sudafrica di Nelson Mandela.

A dire di no sono pochi: alcuni valorosi magistrati del Sud, di Napoli e Palermo, cui si affiancheranno quelli del Nord, di Busto Arsizio e di Milano. Dice di no, pagandone il prezzo, anche Francesco Maria Tuccillo, avvocato e manager napoletano, direttore di Finmeccanica per l’Africa subsahariana. Nonostante il vento spiri a favore di chi agisce nell’illecito, alla fine la verità vincerà. La partita è enorme: in gioco c’è il destino del colosso della difesa, attraversato da scandali e arresti e da un intrico di poteri, in cui si mescolano politica, servizi segreti, mafia, massoneria, criminalità organizzata, che ha compromesso la competitività dell’industria italiana e messo in gioco il futuro economico del nostro paese, la sua capacità di creare lavoro e il suo ruolo sullo scacchiere internazionale

Voce di Rino Casazza

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