LE OMBRE DEGLI UOMINI – ABIR MUKHERJEE

TRAMA

Calcutta, 1923. Quando un teologo indù viene trovato assassinato nella sua casa, la città è sull’orlo di una guerra religiosa che avrebbe conseguenze disastrose. Il capitano della polizia imperiale   Sam Wyndham e il sergente Banerjee riusciranno a rintracciare i responsabili in tempo per fermare un bagno di sangue? Ambientato in un momento di crescente tensione politica, che inizia nella suggestiva Calcutta e porta gli investigatori fino alla vivace Bombay, l’ultimo episodio di questa serie presenta a Wyndham e Banerjee una sfida senza precedenti.e il sergente Banerjee riusciranno a rintracciare i responsabili in tempo per fermare un bagno di sangue? Ambientato in un momento di crescente tensione politica, che inizia nella suggestiva Calcutta e porta gli investigatori fino alla vivace Bombay, l’ultimo episodio di questa serie presenta a Wyndham e Banerjee una sfida senza precedenti.

RECENSIONE a cura di Edoardo Todaro:

Abir Mukhuerjee con “Le ombre degli uomini “, nuovo capitolo della insolita coppia anglo/indiana, il capitano Sam Wyndham,liberatosi dalla dipendenza dall’oppio, l’ occupante inglese, ed il sergente Surrender Banerjee, indiano “ occupato “,a rischio “ forca “ un detective”locale” che guida un’indagine, ci porta a conoscere un altro aspetto di cosa è stata l’India sotto l’occupazione coloniale britannica. Il dominio inglese e la descrizione di una Calcutta, pronta ad esplodere, che ha l’aria di fogna,di cani e vacche che convivono in mezzo a cumuli di spazzatura,con famiglie composte da 6/7 persone che convivono in una stanza, quando questa c’è, e per mangiare? E’ previsto, in continuità ininterrotta, riso e lenticchie. Una narrazione che ci fa conoscere un tagliagole che diviene boss di una gang che controlla buona parte del traffico di narcotici, della prostituzione e di altre attività illegali. Controllo che è motivo di una guerra per il loro controllo  causa anche di alcuni omicidi di personaggi importanti, una guerra tra gang, tenendo in considerazione  che un accordo, non scritto, preveda che le famiglie dei capi siano intoccabili. Quanto avviene, con l’uccisone di un riferimento, conclamato, di una componente, non secondaria, dell’India colonizzata, pone delle domande sul perché ciò avviene visto che i membri della polizia imperiale sono a libro paga di una delle parti in lotta, e che porta il Bengala sull’orlo dell’esplosione e gli Indù alla rivolta. Da Calcutta, con i suoi vicoli tra una palude ed bagno turco, a Bombay con il suo sviluppo edilizio che pone un centro urbano … non al centro, e con i party che iniziano tardi e che  accomunano le due città. Ma Mukherjee si addentra, sinteticamente ma efficientemente, a descrivere quanto si propone Ghandhi, il Mahatma: un’India pacifica e tollerante, che viene arrestato per sedizione e condannato a 6 anni di reclusione, producendo il crollo del movimento indipendentista con la nascita di rivalità tra indù e musulmani,tra caste alte e basse, tra proprietari terrieri e contadini. Una descrizione del contesto in cui si dipana la narrazione degli eventi senza tralasciare la descrizione di caratteristiche peculiari dei luoghi presi in considerazione: dai trasporti con traghetti, risciò, treni habitat naturale per ladri e rapinatori,alle delizie culinarie come Biriyani ( a base di riso ma con spezie, carne, pesce, uova o verdure ) o Shingara ( fritto ripieno di montone speziato e piselli ); agli idiomi locali; dalla musica caratteristica alla varietà di lingue diffuse in tutto il paese. Ma l’elemento che caratterizza il tutto, il valore aggiunto, è dato da una barriera che blocca qualunque cosa sia possibile intravedere in comune: la barriera della differenza religiosa, che si concretizza in un appuntamento annuale identificato da tumulti religiosi, religione che si divide tra ispirazione divina e burocrazia. Non solo tutto questo, ma ritroviamo anche le periferie, riferimento del noir, i sobborghi malandati. Ed a proposito delle divisioni: nel campo indiano, abbiamo il presunto omicida, un politico musulmano e l’assassinato un politico indù: due nemici; ma un ruolo non secondario è quello degli occupanti, degli inglesi, che fomentano, a proprio vantaggio, le rivalità reali o presunte tali, mettendo le due parti una contro l’altra. Proprio questa divisione è parte della riflessione sul che fare del movimento indipendentista indiano che deve tenere in considerazione due aspetti peculiari della propria lotta, da tenere assieme: 1) la lotta contro l’occupazione inglese, 2) la lotta intestina, interindiana, musulmani/indù. Ed a proposito di differenze e divisioni che dire di un’India con Persi, Armeni, Birmani.E quindi i servizi segreti militari, nel caso che abbiamo tra le mani, la sezione H; il complotto, ma direi la “ strategia della tensione “, termine usato per avvenimenti italiani, quella “ strategia della tensione “ che nella strage tentata alla moschea ci riporta alla mente le bombe alle stazioni; sui treni e le centinaia e centinaia di morti, i servizi segreti che non sono deviati, ma che svolgono il loro compito ma che ci sta tutto in queste pagine, una strategia che finanzia estremismi sia indù che musulmani con l’obiettivo di attenuare gli intendimenti politici di Gandhi per falsare le elezioni municipali prossime venture, municipalità che hanno un sistema amministrativo giudiziario razzista, in cui il sospetto è elemento sufficiente per l’arresto e le prove necessarie saranno utili dopo. Chissà se Mukherjee ci riserba un prossimo capitolo e come sarà vista la presa di coscienza finale di Suren nel voler porre fine di essere al servizio dell’occupazione.

DETTAGLI:

PAGINE 316

GENERE noir

EDITORE: SEM

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