I MAESTRI DEL GIALLO – ERNEST WILLIAM HORNUNG

a cura di Luigi Guicciardi


Succede a volte – nelle rivisitazioni storiche del Giallo come la nostra – di avvertire la necessità di tornare indietro, per recuperare una linea di scrittori accomunati dall’aver elevato a protagonista, tra gli ultimi anni dell’800 e il primo quarantennio del ‘900, un tipo particolare di “ladro/bandito gentiluomo”. Un personaggio che di rado agisce nell’anonimato o con la violenza, basandosi invece sulle proprie doti di astuzia, fascino, signorilità, cultura  e bella presenza per rubare gli oggetti più difficili da ottenere, a volte per mantenersi, ma anche per l’emozione dell’atto stesso. Capostipite storico di tale figura (ma al di fuori del genere strettamente Giallo) potrebbe apparire oggi il Rocambole di Pierre Alexis Ponson du Terrail, creato nel 1857 come personaggio negativo, ma avviato poi, dal quarto romanzo della serie, a una drastica evoluzione positiva (con l’evasione dal carcere e il pentimento) e a una precoce influenza sui tanti seguaci letterari. Ricordiamo tra questi Il Mago, Maschera bianca, i quattro giusti, Il briccone galantuomo di Edgar Wallace; il Jimmy Valentine di O. Henry, il Blackshirt di Bruce Graeme, l’Hamilton Cleek di Thomas W. Hanshew, fino ai più famosi Arséne Lupin di Maurice Leblanc e Simon Templar (The Saint) di Leslie Charteris, nati narrativamente nel 1907 e nel 1939: epigoni più o meno aggiornati di un archetipo letterario di eroe romantico che ha il suo primo esponente (medievale!) in Robin Hood. A proposito del quale, giova qui ricordarne le nove caratteristiche basilari fissate da uno storico come Eric Hobsbawm, in gran parte comuni agli eroi del poliziesco che abbiamo appena citato:

1. la sua carriera di fuorilegge non comincia con un delitto, ma come vittima di un’ingiustizia o di una persecuzione per un’azione giudicata criminosa dall’autorità (ma non dalla sua gente);

2. rimedia da sé alle ingiustizie;

3. sottrae al ricco per dare al povero;

4. non uccide se non per autodifesa o per giusta vendetta:

5. se sopravvive torna dai suoi come cittadino onorato, membro della comunità (da cui di fatto non si distacca mai);

6. è aiutato, ammirato, appoggiato dai suoi;

7. perisce solo a causa di un tradimento;

8. è (teoricamente) invisibile e invulnerabile;

9. non è nemico delle autorità supreme, fonti di giustizia, ma soltanto dei rappresentanti delle oppressive autorità locali.

Ma tra tutti i padri del “ladro gentiluomo”, per precedenza cronologica, ci piace scegliere di rivisitare Ernest William Hornung, nato in Inghilterra a Cleveland Villas, nel Middlesbrough, il 7 giugno 1866 e frequentatore dal 1880 della Uppingham School, finché la abbandonò per motivi di salute nel dicembre 1883, per trasferirsi nella più salubre Australia, a Sidney, dove rimase per oltre due anni. L’esperienza australiana fu fondamentale per la sua ispirazione narrativa, che si concretizzò presto in racconti e poi in romanzi gialli, fino allo scoppio della prima guerra mondiale, che pose fine alla sua produzione di fiction a vantaggio di altri generi (poesia, reportage, saggistica, diari). Nel frattempo, tornato a Londra nel febbraio 1886, s’era sposato (il 27 settembre 1893) con Connie Doyle, sorella di Arthur Conan Doyle, divenendo così cognato del celebre creatore di Sherlock Holmes. Dopo la perdita del figlio ventenne Oscar, ucciso nella seconda battaglia di Ypres nel luglio 1915, Hornung si unì alla YMCA, prima in Inghilterra poi in Francia, dove cooperò come volontario a organizzare una mensa e una biblioteca, ma la sua fragile costituzione uscì indebolita dallo stress dell’attività bellica, per cui, in convalescenza, si trasferì con la moglie nel 1921 nel sud della Francia, dove però si ammalò quasi subito e morì il 22 marzo, all’età di 54 anni. Fu sepolto a Saint-Jean de Luz, in una tomba vicina a quella di George Gissing, e il cognato Doyle, di ritorno da una conferenza spiritualista in Australia, ricevette la notizia a Parigi e arrivò in tempo per il suo funerale, scrivendo poi un commosso necrologio sul “Times”.

Come giallista, il nome di Hornung è legato per sempre al personaggio di A.J. Raffles, creato nel 1898 per una fortunata serie proseguita fino al 1909 e composta da 26 racconti, due commedie teatrali e un romanzo. Raffles comparve per la prima volta in Raffles the Amateur Cracksman (1899) e morì sul campo di battaglia nella guerra anglo-boera in A Thief in the Night (1905). Elegante, raffinato, ottimo giocatore di cricket, sciupafemmine con garbo, ruba per conservare il suo alto tenore di vita, ma anche per sport, per il gusto del pericolo. Questo personaggio – anticipato in qualche modo, nel romanzo di Hornung  Irralie’s Bushranger del 1896, da quello di Stingaree, un ladro gentiluomo australiano istruito a Oxford – fu storicamente modellato su George Cecil Ives, un criminologo laureato a Cambridge e talentuoso giocatore di cricket (sport amatissimo da Hornung), e apparve in una serie di sei racconti, In the Chains of Crime, usciti nel 1898 sulla rivista londinese “Cassell” e in volume l’anno dopo – con l’aggiunta di due altri racconti – sotto il titolo, appunto, The Amateur Cracksman. La forma narrativa risulta simile alle storie di Sherlock Holmes del celebre cognato, con Raffles e il suo complice (l’omosessuale Bunny Manders) che appaiono come controparti criminali di Holmes e del dottor Watson, anche se il biografo Rowland aggiunge che Raffles e Manders “erano anche versioni romanzate di Oscar Wilde e Bosie”, cioè l’amante di Wilde, lord Alfred Douglas.

Nonostante le riserve morali di alcuni critici (compreso lo stesso Conan Doyle), il libro riscosse un grande successo popolare, tanto che nel 1901 Hornung pubblicò una seconda raccolta di racconti con Raffles, The Black Mask, in cui un Manders quasi al verde si prende cura di un Raffles precocemente invecchiato (“i suoi capelli erano bianchi, e il suo viso era di un altro bianco; le rughe intorno agli angoli degli occhi e della bocca erano molte e profonde”), finché, nel racconto conclusivo The Knees of the Gods, i due amici si arruolano nell’esercito per combattere nella seconda guerra boera e Raffles muore sul campo.

Dopo aver collaborato con Eugène Presbrey per la commedia in quattro atti Raffles, the Amateur Cracksman (basata su due racconti brevi pubblicati in precedenza, Gentlemen and Players e The Return Match), rappresentata al Princess Theatre di New York dal 27 ottobre 1903 e proseguita per 168 spettacoli, Hornung pubblicò nel 1905 una terza serie di brevi racconti con Raffles, col titolo citato A Thief in the Night, in cui Manders racconta alcune delle sue avventure precedenti, e nel 1909 uscì l’ultima storia di Raffles, il romanzo Mr. Justice Raffles. La cattiva accoglienza della critica (insieme alla tiepida risposta del pubblico all’opera teatrale dello stesso anno A Visit from Raffles, scritta in collaborazione con Charles Sansom e rappresentata in novembre al Brixton Empress Theatre di Londra) contribuì probabilmente all’allontanamento definitivo dello scrittore da Raffles, seppur non dal Giallo. Nel febbraio del 1911 pubblicò infatti The Camera Fiend, un thriller il cui narratore è un asmatico appassionato di cricket (proprio come lo stesso Hornung), e chiuse con la fiction nel 1914 con The Crime Doctor, anche se l’anno prima – negli otto racconti raccolti in  Witching Hill – aveva introdotto due personaggi, Delavoye e il narratore Gillon, che il biografo Rowland ha considerato “reincarnazioni di Raffles e Manders”.

Che dire, oggi, di Hornung? E’ indubbio che, col passare del tempo, gran parte della sua produzione in Giallo risulta dimenticata. Certo, l’idea di un criminale come personaggio positivo appare ancora come una delle sue “eredità”, e vari critici continuano a interpretare Raffles come “un prototipo dell’antieroe nella moderna narrativa poliziesca” (Rowland), precursore sia di Simon Templar sia di James Bond (Mark Valentine, Colin Watson). Anche lo stile di Hornung non mancò a suo tempo di essere apprezzato per la sua chiarezza e semplicità espressiva: “la descrizione superflua è sempre evitata e il resoconto dell’azione è essenziale” (Colin Watson); al pari dell’”uso improvviso dell’aggettivo giusto” (Conan Doyle) e di un “gusto fiammeggiante e kiplingistico per il vivido” (Jeremy Lewis). Persino George Orwell, nel saggio Raffles and miss Blandish, in “Horizon”, London, ottobre 1944 (più volte, in varie sedi, ristampato), ha definito Hornung uno scrittore “molto coscienzioso e molto abile”. E Cox ha sottolineato la novità della scelta prospettica di Hornung, di scrivere spesso il plot “dal punto di vista del criminale”. L’accademico Nick Rance, inoltre, ha distinto tre categorie di storie di Raffles: “l’ascesa della nuova donna”, in cui il ladro gentiluomo o fugge da intrecci romantici o usa le infatuazioni di una donna per raggiungere i suoi scopi; “l’ascesa della plutocrazia”, in cui Raffles ruba ai “nuovi ricchi” tanto quanto alle classi aristocratiche; e quelle storie che cercano di “riaffermare o ristabilire un senso di identità borghese”. Quest’ultima categoria si basa sul fatto che Raffles non è un membro della Society, essendo accettato solo per la sua abilità nel cricket e la conseguente fama. Da questo punto di vista, ogni furto di Raffles a danno dei ricchi è “un’azione di retroguardia a favore dei valori puritani”, cioè dei valori della classe media, benché Rance affermi anche che quei valori allora erano un po’ oscurati a causa dei mutevoli confini tra le classi. Un altro critico infine, Gariepy, confermando queste conclusioni, ha ritenuto che “le imprese audaci e le fantastiche avventure di Raffles simboleggiassero la crescente ribellione contro la sensibilità vittoriana all’inizio del secolo”.

Molto popolare nel primo Novecento, il personaggio di Raffles continuò anche in forma di libro. Lo scrittore Philip Atkey, con lo pseudonimo di Barry Perowne, ottenne licenza di continuare le storie di Raffles, e altri sette romanzi seguirono tra il 1933 e il 1940, con Raffles trasformato da ladro gentiluomo in un duro avventuriero. Perowne continuò poi la serie nel 1950, e quattordici delle sue storie furono pubblicate nel volume del 1974 Raffles Revisited. I racconti originali di Hornung hanno avuto una serie di ristampe, e quando tutti i racconti sono stati pubblicati in un unico volume, Graham Greene la considerò “un’idea splendida”. Lo stesso Greene nel 1975 aveva scritto un testo teatrale basato sulle storie di Raffles, The Return of A.J. Raffles, che fu presentato in anteprima dalla Royal Shakespeare Company, con Denholm Elliot nella parte di Raffles.

Le storie di Raffles, nel tempo, hanno originato numerosi adattamenti cinematografici e televisivi. Arrivò sullo schermo già nel muto: tra i primi, Raffles, the Amateur Cracksman, nel1905, con Gilbert M. Anderson, e nel 1917, con con John Barrymore; Raffles, nel 1925, con House Peters. In Italia il personaggio fu adattato per il grande schermo  nel 1911 dal regista e attore Ubaldo Maria Del Colle, che lo interpretò in una serie di pellicole, e da Ernesto Maria Pasquali, che produsse i vari capitoli per la sua casa di produzione Pasquali Film, riscuotendo un grande successo presso il pubblico più popolare: i film, delle cui trame si hanno sommarie notizie (perché nessuna copia ci è giunta nella sua interezza), furono Raffles gentiluomo ladro, L’evasione di Raffles, Il diamante azzurro, Raffles il ladro misterioso (che riuniva in un’unica pellicola i tre film precedenti), Raffles furto al Louvre, Raffles e la statua, Raffles contro Nat Pinkerton e La redenzione di Raffles.

Per quanto riguarda la successiva cinematografia, Raffles del 1930 fu il primo film sonoro (con Ronald Colman e Kay Francis, diretto da Harry d’Abbadie D’Arrast e George Fitzmaurice), cui seguirono nel 1932 The Return of Raffles, con George Barraud e Camilla Horn, e nel 1939 l’ottimo, americano Raffles, un remake della Samuel Goldwyn Productions del loro film del 1930, che l’accademico Victor Neuburg ha definito “il ritratto più memorabile” del  personaggio. Diretto da Sam Wood, interpretato dai divi David Niven e Olivia de Havilland, sceneggiato da John Van Druten e Sidney Howard, fotografato da Gregg Toland, il film mostra un Raffles elegante giocatore di cricket, che ha rubato dal British Museum un quadro per regalarlo a una cantante, ma già disposto a ridiventare onesto per amore. Da segnalare ancora un Raffles del 1962, diretto da George Harvey, con John Krisner protagonista (da noi Raffles, il ladro gentiluomo, 1963).

La BBC ha drammatizzato alcune delle storie con Raffles per la radio, prima negli anni ’40 e poi di nuovo dal 1985 al 1993,nella serie radiofonica Raffles. Nel 1977 Anthony Valentine interpretò il ladro e Christopher Strauli il suo partner, in una serie televisiva dello Yorkshire. Un film per la televisione del 2001, The Gentleman Thief, ha adattatoinfine alcune storie per un pubblico contemporaneo, con Nigel Havers nel ruolo del protagonista.

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