Ti suggerisco un film (tra un libro e l’altro) – La corrispondenza

Recensione del film La corrispondenza di Giuseppe Tornatore

 

Giuseppe Tornatore torna con un film drammatico e sentimentale. Non apprezzato dalla critica, ritengo che non sia al livello di altri suoi film come i favolosi “L’ultima offerta”, “Nuovo Cinema paradiso”, “La leggenda del pianista sull’oceano”, ma mi è piaciuto e qualcosa mi ha lasciato.

 

Una regia senza colpi di scena, oserei dire sottovoce, delicata, composta, sottolineata dal tempo che scorre…

Una storia triste ed al tempo stesso bella come spesso lo è l’amore, un amore di quelli profondi, rari, poco vissuti e illeciti, raccontato attraverso parole vergate, doni, video e messaggi.

Questo è il sentimento che lega Ed Phoerum (Jeremy Irons) professore di astrofisica e Amy Ryan (Olga Kurylenko) studentessa e stuntwoman.

Tornatore, che è anche l’autore del soggetto oltre che sceneggiatore, ci presenta una metafora tra le stelle e l’amore. Possiamo ancora vedere brillare le stelle morte milioni di anni fa così come viviamo l’amore fino a quando non ci arriva l’immagine e la certezza della sua fine.

Il dialogo con le stelle è una partita con qualcosa che è già morto, ma che ancora ci raggiunge con la sua luce, esattamente come un rapporto, un legame che è talmente forte da non potersi estinguere, dove anche la malattia ha il nome degli astri.

Un “gioco” ben congegnato al quale non tutti si prestano (la medicina è scienza) tiene legati i due protagonisti. Impossibile non ricordare il film “P.S. I love you” tratto dall’omonimo libro di Cecelia Ahern

Giusto oppure no? Voi vorreste un amore che sopravvive a se stesso quasi a voler raggiungere un’unione senza fine, per non lasciare andare l’altro e non permettergli di ricostruirsi?

Una presenza costante può essere di conforto o moltiplica il dolore?

Anche lo spettatore insieme ad Amy aspetta la corrispondenza che regala emozioni, è una continua attesa di una assenza presente o presenza assente?

E i segnali di un’assenza che reclama presenza sono regalati da una foglia che bussa alla finestra, dallo sguardo che parla di un cane e da un uccello in volo in un gioco di proiezioni e coincidenze.

Un amore che trasmigra negli alter ego di Ed e Amy, come l’immagine che si moltiplica attraverso due specchi, fino ad arrivare a colpire anche chi avrebbe ragione di odiare ed invidiare.

Ed/Jeremy è l’assente quasi tangibile, il traditore, ma anche il fedele, l’egoista perdutamente innamorato.

Amy/Olga è liquida e  aerea come i luoghi che percorre quando la certezza vorrebbe diventare dubbio e sofferente come l’Amore quando fa male.

Il contributo della fotografia, affidata a Fabio Zamarion è fondamentale insieme alla scelta delle location – la Scozia e l’Isola di san Giulio nel Lago d’Orta – mai colpite dal sole, ma sospese nel grigiore, nell’umidità, quasi fossero immerse dentro il loro essere, immagini atte a sottolineare lo stato d’animo dei protagonisti.

Ennio Morricone ci regala un’altra colonna sonora che in punta di piedi incornicia silenzi, sguardi, dialoghi a distanza.

Passione, romanticismo, non rassegnazione, melanconia, chiaroscuri dei sentimenti, vuoti virtuali.

Un amore difficile da vivere, da possedere che non avrebbe possibilità d’esistere in un epoca senza internet e senza corrieri, dove il sentimento letterario si scontra con un linguaggio spesso tecnologico.

Può un amore a distanza, costruito per lo più sulla corrispondenza, essere vero? Forse sì, come forse è in questo modo possibile trattenere solo il meglio, solo il bello di una relazione, pur mancando una carnalità indispensabile. Una partita senza vinti né vincitori tra disciplina e follie, razionalità e istinto.

Una storia che si basa sulla comunicazione e la sua profondità, sulle sfumature, sulle omissioni e sulle interpretazioni, non data però dai dialoghi di poco valore, bensì dall’emotività che questo toccante e inscindibile legame riesce a trasmetterci.

Il mio errore lo conosco, è quello di non averti incontrata prima”… perché questo è un film d’amore e sull’amore.

Stefania Ghelfi Tani

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