Wes Craven, addio – a cura di Emanuele Marchetto


Il 30 agosto 2015 ci ha lasciati un grande maestro del panorama horror: Wes Craven. Il regista era già da tempo malato di cancro al cervello, ma nonostante ciò ha continuato fino all’ultimo a lavorare, principalmente come produttore, a nuovi progetti. Ma cos’aveva Craven di tanto speciale?

La sua carriera comincia alla grande: nel 1972 gira L’ultima casa a sinistra, cult immortale e uno dei film più disturbanti della storia del cinema. Il film una sorta di versione trucida de La fontana della vergine di Ingmar Bergman, dove ai dilemmi religiosi del regista svedese vengono sostituiti i dilemmi morali della borghesia americana dell’epoca; il film mostra due cognugi americani medi diventare bestie assassine davanti all’omicidio delle figlie. Questo film, insieme al successivo Le colline hanno gli occhi (The Hills Have Eyes, 1977), sono perfettamente in linea con il cinema americano di quell’epoca (es.: Il laureato e Easy Rider) , caratterizzato da un certo ribellismo che smascherava le ipocrisie delle istituzioni: famiglia, politica e religione sono i bersagli principali, oltre che all’inserimento di argomenti tabù come la droga e il sesso. Gli argomenti politici e sociali non mancano mai nei film del regista e lo si vedrà nelle pellicole successive. Dopo un pregevole film per la tv, Summer of Fear (Stranger in Our House, 1978) che valorizza una bravissima Linda Blair, capace grazie a questo film di scrollarsi di dosso il personaggio di Regan MacNeil de L’esorcista,

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