Cronache dalle terre di Scarciafratta – Remo Rapino

Trama

Scarciafratta è una Macondo d’Abruzzo. Inerpicata tra i crinali dell’Appennino, è un teatro di fantasmi e di visioni. Un terribile terremoto, la Cosa Brutta, l’ha svuotata. Le case sono ridotte a pietre che rotolano e si sfarinano, ma continuano a parlare. Sulla Rocca resiste per anni soltanto un uomo, Mengo, seduto su un uscio sotto un cencio di luna insieme a Sciambricò, un cane pastore di quindici anni dagli occhi chiari. Scavando tra le macerie della scuola ha trovato i quaderni dei bambini, e anche un registro dell’Ufficio anagrafe che un impiegato «sfastognato di timbri a bollo tondo e di certificati» aveva riempito di nomi, date, nascite, morti e sposalizi, di tutte le storie perdute del paese. Alla fine della sua vita, per «ridare voce a quelli sommersi dalla morte», Mengo le trascriverà una per una, a Villa Adriatica, la casa di riposo dove viene ricoverato. Fino all’alba del 21 luglio 1969, quando Neil Armstrong e Edwin Aldrin sbarcano sulla luna, e lui termina di scrivere l’ultima lettera. Proseguendo lungo il sentiero inaugurato da Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, in questo romanzo corale Remo Rapino continua a raccontarci tra risa e lacrime l’epopea degli ultimi, degli «spasulati» e dei folli della sua regione, e a restituire la dignità di un nome a chi è stato derubato anche della memoria.

Recensione a cura di Manuela Baldi

Mi piacerebbe trovare le parole giuste per recensire questo libro, farvi partecipi delle emozioni che mi ha relgalato leggendolo. È un libro che merita di essere letto perché parla di persone e paesi, di un mondo che si allontana. È un libro che mi è piaciuto tantissimo, di Remo Rapino avevo letto precedentemente  “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” vincitore del Premio Campiello 2020 anche quello un libro particolare. Ho scelto quindi di leggere “Cronache dalle terre di Scarciafratta” colma di aspettative. Mi sono immersa nelle vicende, ho immaginato la vita del paese, il vagare di Mengo, il suo avere una parola per tutte e tutti. Per quanto possibile ho immaginato la “Cosa Brutta” e lo svuotamento di Scarciafratta. Perfino Mengo seduto di spalle al mare ho visualizzato. Quanta grazia nel racconto di Remo Rapino, quanta delicatezza e quanto bene fa all’anima pensare all’infermiere della casa di riposo, Villa Adriatica, che ha per Mengo un riguardo particolare. Quanta poesia pensare all’allunaggio e alla morte di Mengo che riesce a scrivere l’ultima lettera terminando un compito che si era dato che si verificano nello stesso giorno. Leggere Remo Rapino mi ha consentito di evitare la scordanza di persone, luoghi e fatti. Grazie.

Consigliato agli stralunati, spasulati, sognatori, balengoni, anche a chi ha voglia di leggere storie per non permettere la scordanza di persone, luoghi e fatti passati.

Dettagli

  • Genere: Narrativa
  • Copertina flessibile: ‎ 208 pagine
  • Editore: ‎ minimum fax (2 novembre 2021)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: ‎ 8833893057  
  • ISBN-13: 978- 8833893051      

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