ALLA RICERCA DEL LIBRO PERDUTO… L’incarico – Friedrich Dürrenmatt

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Rubrica a cura di P. Schiavone e M. Salladini

Trama

Allo psichiatra Otto von Lambert hanno ammazzato la moglie nel deserto del Marocco, presso le rovine di Al-Hakim: chi l’ha violentata lasciando poi che gli sciacalli ne dilaniassero le spoglie? Autentico mostro, von Lambert incarica la giornalista televisiva F. di volare a Marrakech e ricostruire le tappe della scomparsa di Tina e un delitto “di cui lui come medico era l’autore, mentre l’esecutore non rappresentava che un fattore casuale”. Si tratta di mettere in piedi una simulazione che consenta un’osservazione postuma e fittizia dei fatti: del resto, un occhio onnipresente e occulto ci scruta, e la realtà è percepibile solo attraverso l’obiettivo glaciale di una telecamera o di un satellite. Ma ciò in cui F. e la sua équipe si imbattono è uno scenario apocalittico: missili confitti nelle sabbie del Sahara, mezzi corazzati arenati come gigantesche testuggini, cadaveri di acciaio radioattivo, in un folle gioco di guerre simulate e abbandonate dopo i test. E via via che la temeraria indagine prosegue, F. si addentra in una storia più grande di lei, precipita nel gorgo di un intrigo internazionale e golpistico, si cala nei labirinti scavati nelle viscere della terra da apprendisti stregoni. Con questo “giallo”, che ha la densità di un racconto filosofico, Dürrenmatt ci trascina in un universo alla mercé di occhi elettronici, dove il solo cui sia dato osservare tutto e tutti è un indifferente Dio nascosto.

 

Recensione a cura di Pasquale Schiavone

Il capolavoro della paranoia “…per questo tutti si osservano a vicenda, si scattano fotografie e si filmano, per paura che la propria esistenza sia priva di senso davanti a un universo che si disperde in tutte le direzioni…”

Ogni volta che prendo in mano un libro di Dürrenmatt è una sorpresa! Non c’è limite alla genialità artistica di questo estroso svizzero tedesco.

Sono sempre stato affascinato dalle tematiche di questo autore, definito più volte, e a ragione, come innovatore/destrutturatore del romanzo giallo o poliziesco o noir o come dir si voglia. Sta di fatto che Dürrenmatt prende a pretesto le trame poliziesche e le trasforma in icone paradigmatiche dell’orrore della quotidianità, orrore che permea la tranquilla banalità della vita e che tende le sue trappole proprio tra le pieghe apparentemente sicure delle istituzioni più insospettabili.

Grande cantore della insondabilità del mistero del nostro agire, perfetto conoscitore delle contraddizioni dell’animo umano, osservatore spietato di un occidente ipocrita e pericoloso, Dürrenmatt è stato spesso anche un innovatore e uno sperimentatore nel campo dello stile. E l’osservazione è un po’ il tema del libro. I personaggi osservano altri personaggi che a loro volta sono osservati dagli osservati. Storia affascinante, ironica e filosofica nel contempo, sull’osservare, l’essere osservati e/o l’osservatore (critica dei mass media? può essere, ma non è fondamentale) declinata in ogni modo possibile; storia applicata a un’intricata struttura noir ricca di colpi di scena. L’autore sviluppa un’organizzazione del romanzo che, in ventiquattro fasi, mostra un divenire affabulatorio, una cifra stilistica che fonde storia e dialoghi, personaggi e avvenimenti, creando un flusso narrativo che contribuisce alla ossessione della descrizione e dell’osservazione. Ogni capitolo è composto da una sola frase, di lunghezza variabile tra le poche righe e tre – quattro pagine: virtuosismo non fine a se stesso, le parole scorrono senza sosta sulla pagina come le immagini scorrono senza sosta sullo schermo. Un tornado di parole che, quando riesce, affabula, inghiotte e rapisce; quando funziona meno, invece, soffoca.

 

Dettagli

 

  • Copertina flessibile:107 pagine
  • Editore:Adelphi (18 aprile 2012)
  • Collana:Fabula
  • Lingua:Italiano
  • ISBN-10:8845926753
  • ISBN-13:978-8845926754

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