Detective’s drink – Bevendo si indaga 4. Gennaio 2022

di Manuela Baldi

IDENTIKIT DELLA BEVANDA:

È la volta del pastis. La nascita di questo liquore si deve alla proibizione della vendita di assenzio. Partendo da questa proibizione, a partire dal 1915 nelle mescite del Sud della Francia, si trovavano bevande alcoliche con ricette diverse tutte a base di anice ma fu Paul Ricard, eclettico personaggio figlio di un produttore di vino, che unendo varie erbe riuscì a creare un liquore che potesse sostituire l’assenzio. Miscelando anice, anice stellato, finocchietto, liquirizia e varie erbe provenzali creò il pastis. Il nome significa pasticcio/miscela, è tipico della Francia del Sud in particolare di Marsiglia, venne messo in vendita a partire dal 1932.  Pernod un altro produttore, detentore della ricetta segreta del liquore di assenzio, a sua volte uscì con un liquore simile a quello della Ricard, ma senza usare la denominazione di pastis. A quel punto Paul Ricard coniò lo slogan che renderà famoso il suo pastis: “Ricard le vrai pastis de Marseille”. I due produttori si contenderanno a lungo il mercato, per gli altri solo produzioni di nicchia. Nel 1951, quando in Francia sarà di nuovo possibile produrre alcolici con gradazione superiore ai 30 gradi, Pernod cambierà la propria etichetta inserendoci il 51 (Pernod 51). La rivalità fra i due produttori continuerà fino a quando, nel 1975 la fusione fra le due aziende, che oggi sono una multinazionale proprietaria di marchi molto conosciuti, sancirà la fine della concorrenza.

Il pastis sia in versione aperitivo sia digestivo, fa parte del modo di vivere marsigliese, viene bevuto con l’aggiunta di acqua che ne modifica il colore facendolo diventare lattiginoso, con una proporzione di 1 parte di pastis e 5 parti di acqua (7 nel caso in cui si opti per una versione molto diluita), viene servito in un bicchiere alto in abbinamento con una piccola caraffa di acqua naturale fredda, è possibile aggiungerci del ghiaccio, anche se i puristi non sono molto d’accordo. I cocktail più conosciuti a base di pastis sono: il perroquet con sciroppo di menta verde; il tomate con sciroppo di granatina; il rourou con sciroppo di fragola e il mauresque con orzata.

Il PERSONAGGIO

Lego il pastis a Fabio Montale, personaggio creato da Jean Claude Izzo, uno dei padri del noir mediterraneo, scomparso nel 2005. Izzo raccontandoci le vicende di Montale in tre libri: Casino totale, Chourmo e Solea, edizioni e/o, racconta Marsiglia e le sue trasformazioni, il melting pot che è la città, le bande, i riti, ma anche la crisi personale di un uomo che non riesce più a essere poliziotto, che non si riconosce nella legge che dovrebbe far rispettare. Leggendo Izzo si conosce una città nelle sue pieghe più recondite e brutte ma anche la ricchezza dovuta al “miscuglio” di persone che ci vivono. Montale è un uomo cui piace mangiare e bere bene, la buona musica, gli piace uscire a pesca, cucinare, ha sfortuna con le donne ma forse è solo incapace di amare. Fabio Montale beve per consolarsi, per dimenticare, beve molto, vino e superalcolici ma il pastis, a mio avviso, è quello che più lo identifica: “Finii il pastis e ne ordinai un altro. Un vecchio amico, Corot, riusciva ad apprezzare il pastis solo dopo il terzo bicchiere. Il primo lo bevi per sete. Il secondo, beh, inizi ad apprezzarne il sapore. Il terzo te lo godi!.” (da Casino Totale).  

CURIOSITÀ

Le etichette e i poster che associano al pastis la voglia di vivere marsigliese vennero realizzate da Paul Ricard

personalmente.

In Francia, se per caso avete sentito richiedere un “102” sappiate che non è altro che un Pastis 51 in doppia dose. 

E infine la ricetta del Mauresque:

15 cl di acqua

1 cl di sciroppo di orzata

3 cl di pastis

si realizza direttamente in bicchiere, versare il pastis e lo sciroppo, allungare con l’acqua ghiacciata e qualche cubetto di ghiaccio, servire in un bicchiere di tipo “tumbler”.

VALUTAZIONE PERSONALE

L’anice non è fra i miei sapori preferiti, tuttavia ho un ricordo piacevole della mia prima bevuta di pastis, ma forse dovuto di più al momento, al posto e alle persone, mi venne servito con acqua molto fredda ma senza ghiaccio.

Il delitto del casolare. Le indagini di Rocco Amato – Francesco Sapia

Trama

Rocco Amato è un giornalista di provincia che torna a lavorare nella sua città natale, Corissano. Mette su una redazione, ingaggia due persone che più che colleghi si dimostreranno veri amici, e inizia a scrivere di cronaca nera e giudiziaria. Ben presto si distingue per il suo fiuto e per le sue capacità investigative, che gli fanno conquistare, nell’ambiente giornalistico e giudiziario locale, il nomignolo di “bracco”. Rocco, grazie alla sua vasta rete di informatori, viene a conoscenza della scomparsa di Martina Giordano, giovane e attraente insegnante di Lettere. Si mette sulle sue tracce per scrivere un bel pezzo da pubblicare in prima pagina, ma ben presto ne viene ritrovato il cadavere. Inizia così l’indagine vera e propria, nella quale Rocco Amato dovrà dimostrare che anche un giornalista può diventare un investigatore.

Recensione a cura di Dario Brunetti

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Tenebre e Ossa. Grishaverse – Leigh Bardugo

“Il dolore e la paura mi vinsero. Urlai. La parte nascosta dentro di me risalì con impeto in superficie. Non riuscii a fermarmi. Il mondo esplose in una sfolgorante luce bianca. Il buio si infranse intorno a noi come vetro”. L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente. Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

Recensione a cura di Marianna Di Felice

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IL CODICE DELL’ILLUSIONISTA – Camilla Läckberg, Henrik Fexeus

Trama

Quando una donna viene trovata morta in una cassa di legno con il corpo trafitto da spade, la polizia di Stoccolma è frastornata: difficile capire se si tratti di un gioco di prestigio finito in tragedia o di un macabro rituale omicida. Le indagini vengono affidate a una squadra speciale: un gruppo eterogeneo di agenti scelti – e allergici alle procedure istituzionali – tra i quali spicca per doti investigative Mina Dabiri. Proprio Mina suggerisce di coinvolgere nel caso Vincent Walder, un famoso mentalista, profondo conoscitore del linguaggio del corpo e del mondo dell’illusionismo. Insieme si mettono sulle tracce del killer, ma la personalità di entrambi, segnata da piccole e grandi ossessioni e da segreti inconfessabili, ingarbuglia la caccia, anche perché il loro stesso passato si rivela connesso in modo inquietante al caso. E prima che la situazione precipiti, l’unica arma a disposizione dei due investigatori per impedire all’assassino di uccidere ancora è anticipare le sue mosse: solo comprendendo a fondo la sua follia, infatti, potranno mettervi fine.

Recensione a cura di Manuela Fontenova

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Le nostre imperfezioni – Luca Trapanese

Trama

Dicono che non serve una ragione precisa per compiere il Cammino di Santiago, e che per viverlo al meglio bisogna sapersi sorprendere ad ogni passo. In effetti Livio non sa esattamente perché ha deciso di partire zaino in spalla, trascinando con sé due amiche fino alla tomba di San Giacomo. Per consolidare la propria fede e prendere finalmente i voti? O per il motivo opposto, temporeggiare quanto basta per capire se è davvero quella la sua strada? Di certo, ad animare le sue scelte è sempre stato l’amore per gli altri, una vocazione che lo ha portato molte volte lontano da casa – un bell’appartamento a Posillipo, coccolato da mamma e papà – e l’ha condotto in giro per il mondo, al fianco degli umili, dei bisognosi, degli ultimi. La risposta ai suoi dubbi lo attende nell’antico borgo di Portomarín e ha il volto sorridente di Pietro, un architetto dai tratti orientali e in sedia a rotelle, che si offre di accompagnarlo nella chiesa di San Nicola e di mostrargliene la prodigiosa bellezza. Una chiacchiera dopo l’altra, i due diventano presto inseparabili e decidono di proseguire insieme fino a Compostela, fino a scoprire un’altra preziosa verità: il Cammino più importante non si fa a piedi, ma con il cuore. E così l’arrivo al santuario si trasformerà nell’inizio di un nuovo percorso, più lungo e più difficile per entrambi. In un romanzo struggente e ricco di interrogativi che scavano l’anima dei personaggi, Trapanese ci ricorda che la vita non è una favola e ti colpisce sempre alle spalle, ma che lo stesso fa anche la felicità, arriva sempre da dove meno te l’aspetti.

Recensione a cura di Manuela Baldi

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Sound Crime – John Lennon

Rubrica a cura di Gianluca Morozzi

Questa è una storia grande che conoscono tutti, che si intreccia a una storia piccola che conoscono in pochi.

Se non conoscete la storia grande, avete vissuto su qualche pianeta sconosciuto: stiamo parlando della morte di John Lennon. Del giorno in cui un totale sconosciuto di nome Mark Chapman diventa l’uomo più universalmente odiato della storia della musica.

Le due storie, quella grande e quella piccola, ruotano intorno all’8 dicembre del 1980. Lunedì. Il cielo è terso su New York, l’aria è frizzante.

John e Yoko quella mattina escono dal Dakota Building, la loro attuale residenza, e fanno colazione al Café La Fortuna. Poi John va al salone Viz-à-Viz per farsi un nuovo taglio di capelli in stile retrò.

Dopodiché, c’è da accogliere nel loro appartamento la famosissima fotografa Annie Leibovitz per concludere uno shooting fotografico. Il produttore David Geffen ha fatto in modo che John e Yoko ottengano la prossima copertina di Rolling Stone, anche se l’editore sta cercando di realizzare una cover dedicata esclusivamente a John. Annie Leibovitz ricorda: “John venne ad aprirmi indossando una giacca di pelle nera. Aveva i capelli pettinati all’indietro. Rimasi molto colpita perché aveva il suo vecchio look alla Beatles”.

La foto che realizzerà e che diventerà la copertina di Rolling Stone è famosissima: quella in cui John, nudo e in posizione fetale, abbraccia e bacia Yoko, vestita di nero. La fotografa era rimasta molto colpita dalla cover dell’album Double Fantasy dove i due coniugi erano stati ritratti mentre si scambiavano un bacio, e per questo desiderava fotografarli insieme. “Negli anni ’80 sembrava che il romanticismo fosse morto. Ma ricordai quanto fosse semplice e bellissimo quel loro bacio e mi lasciai ispirare. Inoltre, non era difficile immaginare John e Yoko senza vestiti perché stavano sempre così”.

John ne rimane entusiasta: “È proprio così, è esattamente questa la nostra relazione!

Una volta terminato il servizio fotografico, John scende al piano di sotto dove, nell’ufficio di Yoko, lo attende il team di RKO Radio per un’intervista. A Dave Sholin, John descrive la sua tipica giornata: “Mi alzo all’incirca alle sei, vado in cucina, bevo un caffè, tossisco un po’ e poi mi fumo una sigaretta, mentre guardo il programma Sesame Street con mio figlio Sean. Mi assicuro che guardi la PBS e non i cartoni con la pubblicità. Non mi interessano i cartoni animati, ma non voglio che lui guardi gli spot pubblicitari”.

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Delitto in piattaforma – Gino Marchitelli

Trama

Anni ’80. Un giovane tecnico milanese viene assunto dalla Energy Oil e inviato a lavorare su una piattaforma petrolifera nel mare Adriatico. Una volta arrivato a bordo, in elicottero, scopre turnazioni estenuanti, un lavoro di estrema pericolosità, spazi angusti e convivenza difficile tra i lavoratori. Un non-luogo dove possono nascere profonde amicizie, terribili rivalità e invidie pericolose. Scoprendo che la maggior parte dei giovani lavoratori sono assunti con contratti di lavoro precario e soggetti al ricatto dei padroni del petrolio, Marco Radelli intraprende un percorso di impegno personale militante. Eletto delegato sindacale della piattaforma Camaleonte II, e divenuto attivista di un’organizzazione della sinistra extraparlamentare, dimostra l’illegittimità dei contratti di lavoro sottoscritti anche dalle stesse organizzazioni sindacali… Intanto, uno strano personaggio sbarca in incognito sull’impianto mentre è in arrivo una terribile tempesta. Durante la notte un tecnico della piattaforma cade in mare e affoga. In attesa delle autorità, bloccate dal maltempo, Radelli indaga sulla misteriosa morte del collega…

Recensione a cura di Dario Brunetti

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OGGI PARLIAMO CON…Loriana Lucciarini

Intervista a cura di Gino Campaner

Oggi nello spazio interviste ho l’onore di ospitare l’autrice Loriana Lucciarini. Benvenuta nel blog Giallo e cucina e grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.

Prima di parlare diffusamente dei tuoi libri, e di tante altre cose interessanti, ti faccio qualche domanda di carattere generale, per conoscerti un po’ meglio. Sono le domande che io chiamo “necessarie”, forse un po’ banali, ma alle quali non ci si può proprio sottrarre. Tu hai fatto tante altre interviste, ce ne sono diverse in giro per il web. Non sarà facile essere originale ma ho qualche curiosità da togliermi e spero di riuscire a stupirti. Per ora però partiamo con le domande di prassi. Pronta? Allora Loriana raccontaci un po’ di te dove nasci e vivi, la tua formazione, qual è il tuo lavoro e poi dicci come nasce l’idea di scrivere romanzi.

Ciao Gino e ciao a voi del blog Giallo e cucina! Qualcosa di me? Nasco a Roma ma ora vivo in provincia di Viterbo e faccio la spola tra la capitale e la provincia per scappare dal caos cittadino e ritagliarmi una vita più a mia misura. Lavoro come in un ufficio di segreteria anche se ho un diploma di dirigente di comunità mai utilizzato, e per anni ho svolto volontariato e mi batto per cause sociali. Scrivo romanzi e poesie perché l’amore per la lettura mi ha trasmesso il desiderio di emozionare chi legge, proprio come accade a me tra le pagine di un libro. Fin da piccola ho sognato mondi immaginari e mi sono persa tra le parole di carta e inchiostro. Inoltre, scrivere è il modo che più mi rappresenta.

Oltre a scrivere sei anche una lettrice? Hai un genere preferito? Preferisci gli ebook o il libro cartaceo?

Sì, leggo tantissimo e di tutto. Se una storia mi piace mi ci tuffo dentro, non importa il genere. Amo storie plausibili e con trame coerenti, con personaggi vivi e tridimensionali (e anche i libri di genere fantastico possono esserlo, se ben scritti). Prediligo comunque i romanzi di formazione e le storie intimistiche.

Da dove nascono le tue storie? Elabori notizie che leggi o sono esclusivamente di fantasia? I personaggi dei tuoi libri sono ispirati da persone reali?

Tutto quello che vivo, realmente o in modo onirico, finisce nel calderone della mia creatività per poi essere rielaborato e impastato in storie. In genere però non faccio mai riferimento a storie vere o personaggi esistenti, perché spesso sono le storie ad affidarsi a me per essere raccontate e io devo solo dar loro la forma migliore, rispettandole nel tema e nei contenuti. Altrimenti i personaggi vanno dove vogliono…Quello che cerco di fare è dare spessore e personalità ai miei protagonisti, per renderli il più possibili vividi e realistici, cercando di definirne psicologia e caratteristiche in modo che il lettore possa immaginarlo di averlo al suo fianco per tutta la durata della storia.

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Il grido della rosa – Alice Basso

Trama

Torino, 1935. Mancano poche settimane all’uscita del nuovo numero della rivista di gialli «Saturnalia». Anita è intenta a dattilografare con grande attenzione: ormai ama il suo lavoro, e non solo perché Sebastiano Satta Ascona, che le detta la traduzione di racconti americani pieni di sparatorie e frasi a effetto, è vicino a lei. Molto vicino a lei. Alla sua scrivania Anita è ancora più concentrata del solito, ancora più immersa in quelle storie, perché questa volta le protagoniste sono donne: donne detective, belle e affascinanti, certo, ma soprattutto brave quanto i colleghi maschi. Ad Anita sembra un sogno. A lei, che mal sopporta le restrizioni del regime fascista. A lei, che ha rimandato il matrimonio per lavorare. A lei, che legge libri proibiti che parlano di indipendenza, libertà e uguaglianza. A lei, che sa che quello che accade tra le pagine non può accadere nella realtà. Nella realtà, ben poche sono le donne libere e che non hanno niente da temere: il regime si fregia di onorarle, di proteggere persino ragazze madri e prostitute, ma basta poco per accorgersi che a contare veramente sono sempre e solo i maschi, siano uomini adulti o bambini, futuri soldati dell’Impero. E così, quando Gioia, una ragazza madre, viene trovata morta presso la villa dei genitori affidatari di suo figlio, per tutti si tratta solo di un incidente: se l’è andata a cercare, stava di sicuro tentando di entrare di nascosto. Anita non conosce Gioia, ma non importa: come per le sue investigatrici, basta un indizio ad accendere la sua intuizione. Deve capire cosa è successo veramente a Gioia, anche a costo di ficcare il naso in ambienti nei quali una brava ragazza e futura sposa non metterebbe mai piede. Perché la giustizia può nascondersi nei luoghi più impensabili: persino fra le pagine di un libro.

Recensione a cura di Manuela Baldi

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Il giorno prima – Sorj Chalandon

Trama

Il giovane Michel Flavent ha due miti: il primo è Michael Delaney, lo Steve McQueen del film Le 24 Ore di Le Mans, l’altro è suo fratello Jojo (Joseph), che ha scelto il carbone anziché la terra, diventando minatore a Liévin. La notte di Santo Stefano del ’74 i due fratelli sfrecciano sul loro Motobécane tra le strade ghiacciate che portano ai cancelli del pozzo 3-bis. Insieme si sentono invincibili. Il giorno successivo la miniera tace, oltre quaranta minatori sono morti nelle viscere della terra e Jojo, che era tra loro, si spegne in ospedale il 22 gennaio per le ferite riportate nell’incidente. Gli anni passano e il mondo sembra dimenticarsi di quanto accaduto a Liévin. Michel fugge dal Nord, trova lavoro a Parigi, si sposa, conduce una vita apparentemente felice… fino a quando muore la moglie e allora decide di tornare per pareggiare i conti con chi aveva ucciso il fratello, per rispondere all’accorato appello di un padre morente: «Vendicaci tutti della miniera». “Il giorno prima” è un’opera potente e attuale che si muove tra thriller, poliziesco e romanzo sociale e chiama in causa il lettore su temi importanti come la giustizia, la vendetta, il lavoro, la colpa e la dignità.

Recensione a cura di Edoardo Todaro

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