Oggi parliamo con… Luca Poldelmengo

Intervista a cura di Miriam Salladini

Ciao Luca, grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo per rispondere alle nostre domande. Comincio subito con la prima.

1)Chi è Luca Poldelmengo?

 Grazie a voi, per l’attenzione che mi avete dimostrato. Mi definirei un uomo cocciuto con una grande passione per le storie e per la vita.

 

2)Ogni bambino sogna di diventare qualcuno da grande. Il tuo sogno si è realizzato?

Ho provato a scrivere il mio primo libro, era un giallo, quando frequentavo la prima media(pagherei per leggere oggi quelle pagine). Poi però il sogno è andato scemando, per venire a ribussare alla mia porta intorno ai trent’anni, anche se allora ripartii dal cinema. Quindi direi di sì, anche se si è trattato di un sogno discontinuo, almeno fino a un certo punto della mia vita.

 

3)Tu sei uno sceneggiatore, ma anche uno scrittore. C’è un libro a cui ti senti particolarmente legato?

Te ne cito tre. Non sono i libri che preferisco, ma per motivi diversi per me sono stati importanti in momenti diversi della mia vita. In rigoroso ordine cronologico: l’Alchimista di Coelho, Il Maestro e Margherita di Bulgakov, Come Dio Comanda di Ammaniti.

4)Con i tuoi libri hai ricevuto una serie di riconoscimenti e premi importanti. Ce ne puoi parlare?

Col mio libro di esordio, Odia il prossimo tuo, ho vinto il premio Crovi come migliore opera prima al premio Azzeccagarbugli  nell’edizione del 2009. L’uomo nero è arrivato nella cinquina dei finalisti del premio Scerbanenco 2012, la sua versione francese è arrivata in finale al premio indetto dal Festival du Polar a Villeneuve lez Avignon.

 

5)Molti scrittori ci parlano del “blocco dello scrittore”, ossia di periodi in cui non riescono a scrivere nulla. Anche a te è capitato?

 No. Vivo una vita caotica in cui mi barcameno tra due figli piccoli e due lavori. Di conseguenza mi resta poco tempo per dedicarmi alla scrittura. Almeno fino a oggi, il problema non sono mai state le idee ma il tempo per metterle su carta.

 

6)Ci parli del tuo ultimo libro?

I pregiudizi di Dio è ambientato in provincia di Roma, nella valle dell’Aniene. La comunità di Mandela  viene sconvolta da un feroce femminicidio che fa spalancare sul piccolo paese l’occhio morboso dei media.  Francesca Ralli, Andrea Valente e Marco Alfieri sono i tre poliziotti chiamati a indagare sul caso. Ciascuno di loro, in virtù delle proprie vicende personali, si convincerà di possedere la verità su chi ha ucciso Margherita. Ognuno seguirà il proprio pregiudizio, così come i telespettatori di quello che è diventato un delitto mediatico, ma anche il Pubblico Ministero non sarà immune al condizionamento dei mezzi d’informazione. Un romanzo in cui bene e male si confondono, dove convivono cattivi innocenti e buoni colpevoli. Perché bene e male, come scriveva Nietzsche, sono I pregiudizi di Dio.

 

7)Hai un autore preferito a cui vorresti assomigliare?

Vorrei avere la ferocia di Massimo Carlotto, il senso epico di Giancarlo De Cataldo e la tagliente ironia di Niccolò Ammaniti. Agitate, ma non scecherate, e avrete creato un mostro!

Scherzi a parte, due di loro sono anche degli amici oltre che dei maestri con cui ho avuto l’onore di confrontarmi. Con Ammaniti non ho mai avuto nessun contatto, ma la sua produzione (non quella degli ultimi anni) per me è stato un paradigma importante.

 

8)C’è una pagina Facebook in cui i lettori possono restare aggiornati sulle tue produzioni?

Certo

https://www.facebook.com/poldelmengo

ho anche un sito internet

www.lucapoldelmengo.com

 

9)Cosa consiglieresti ad uno scrittore alla prima pubblicazione?

Di non essere autoreferenziale! 

Di scrivere una storia che non sia autobiografica, la drammaturgia è altro. Bukowski e Hemingway sono delle magnifiche eccezioni. La cosa più difficile per un autore è capire quando qualcosa che lo riguarda in modo personale possa anche avere i crismi dell’universalità a cui deve tendere chi scrive rivolgendosi a un pubblico. È difficile per un autore navigato, figuriamoci per un esordiente. La storia autobiografica è una trappola, viene vissuta da chi si avvicina alle storie per la prima volta come una scorciatoia, ma in realtà è la via più impervia che un autore possa pensare di percorrere. 

 

10)Noi del blog amiamo chiudere l’intervista chiedendo una ricetta e una citazione preferita. Quali sono le tue?

Non sono un gran cuoco, mi trincero dietro un unico cavallo di battaglia, la pasta alla carbonara. Ingredienti per quattro persone:

  • due uova da sbattere in una scodella aggiungendo pecorino e pepe

 Far rosolare in una padella ampia bagnata con un filo d’olio della pancetta affumicata tagliata a dadini(la ricetta tradizionale prevede il guanciale ma io sono abituato così),  spolverare col pepe.

 Togliere la pasta dall’acqua un minuto prima del tempo di cottura, (la pasta deve essere rigorosamente corta, le mezzemaniche sono perfette)

 Ripassare nella padella con la pancetta e aggiungere il preparato con l’uovo. Mescolare velocemente la pasta mentre ripassate per evitare che l’uovo si aggrumi.

Servire aggiungendo se si vuole pecorino a crudo.

Ah, la citazione.

“Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo” Oscar Wilde.

Grazie ancora e in bocca al lupo per tutto. Ti lascio con la promessa di leggere il tuo ultimo libro.

 

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