Oggi parliamo con… Mirko Giacchetti

Intervista a cura di Dario Brunetti

Speciale Maggio in Giallo 2022

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina al poliedrico Mirko Giacchetti, in libreria col suo ultimo romanzo Buoni da mangiareuscito per la Fratelli Frilli Editori e partiamo subito con la prima domanda, come nasce l’idea di questo romanzo noir e del suo protagonista Davide Spelletti ?

Ciao Dario e grazie a Giallo e Cucina per l’opportunità. Allora, L’idea per Buoni da mangiare è nata da un fatto di cronaca avvenuto qualche anno fa e mi è venuta voglia di scrivere per vestire i panni di chi attraversa la periferia della città, dell’anima e della dignità. La distanza che ci separa da Davide è la stessa che c’è tra una vita e la necessità di un riscatto.

La parabola discendente di un uomo sconfitto dalla vita, un personaggio credibile agli occhi dei lettori, quanti uomini al giorno d’oggi sono prigionieri della loro stessa vita, con questa storia hai dato voce agli ultimi, persone che si trovano ai margini della società. Quale sensazione hai provato nello scrivere questo noir crudo e potente?

Siamo tutti prigionieri della nostra vita, bella o brutta che sia. C’è chi è curioso, chi si fa qualche domanda – magari di troppo – e nell’orizzonte non vede un confine della propria comfort zone, ma l’inizio di un domani che è un luogo più spazioso e arieggiato. Davide l’orizzonte non lo vede nemmeno, si è nascosto dietro un muro per difendersi e tentare di avere una vita, ma quando anche l’ultimo mattone si sgretola è obbligato a cercare il proprio posto al mondo e, purtroppo, “solo nella trappola per topi il formaggio e gratis”.

In questo romanzo c’è molta musica, Marilyn Manson, Pink Floyd, Placebo, se tu dovessi trovare la colonna sonora di questo romanzo quale sarebbe e ci motiveresti la tua scelta?

Amo la musica, non posso stare troppo a lungo senza ascoltarla ma mai come un sottofondo, un accompagnamento, ma un’arte che da un ritmo alle mie giornate. La mia attenzione è sempre in prima battuta verso il testo, se una musica gradevole è accompagnata da un testo ridicolo o impegnato a sbavare le solite rime sull’amore, la nostalgia e bla, bla, bla, la evito. La voce sarà anche uno strumento, ma a differenza di una chitarra elettrica o di un pianoforte, che lavorano sulle emozioni, la voce è anche veicolo per un significato, quindi cerco di non inquinare il cervello con contenuti spazzatura.

Nel romanzo ho inserito dei brani, non come sottofondo, qualcosa per accompagnare qualche descrizione o per chiudere un capitolo, ma sono la colonna sonora di stati d’animo o momenti precisi. The Nobodies di Manson parla dei Nessuno, quegli invisibili che vivono negli angoli ciechi della nostra vista, della nostra “carità” cristiana e non. Hey You dei Pink Floyd è una disperata ricerca di aiuto, ma anche di contatto e di umanità, di chi è dalla parte “sbagliata” del muro. In Song to say goodbye i Placebo iniziano come un addio rivolgendosi a un tu che è “un errore di dio, un tragico spreco di pelle”. E tra le altre presenti, vorrei ricordare The Man who sold the world di David Bowie perché tutti un giorno dobbiamo fare i conti con l’uomo che ha venduto il nostro mondo.  

Nella storia viene trattato anche il tema della famiglia, in questo caso non si può assistere niente meno che al suo sgretolamento proprio a causa di Davide. Quante famiglie vivono in una situazione precaria, questo noir non è che l’esatta fotografia della società in cui viviamo?

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Oggi parliamo con… Chicca Maralfa

Intervista a cura di Gino Campaner e Dario Brunetti

Speciale Maggio in Giallo 2022

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Chicca Maralfa , in libreria col suo ultimo romanzo Lo strano delitto delle sorelle Bedin uscito per la Newton Compton editore. Ti abbiamo strappata ai numerosi impegni, è stato un Maggio prolifico che ti ha vista impegnata in giro per lo stivale a promuovere il tuo ultimo romanzo. Presentazioni, festival e non da ultimo la partecipazione a Maggio in Giallo che è ancora in corso fino quasi a metà giugno. Kermesse organizzata da Gino Marchitelli che ti vedrà impegnata appunto nell’ultima giornata il 12 giugno. Ci racconti un po’ com’è questo ritorno alle presentazioni in presenza dopo il brutto periodo che abbiamo passato?

«Non vedevo l’ora. Chi legge libri, e lo fa come sana e assidua abitudine, dà molta importanza al contatto con l’autore. Come anche l’autore lo dà a quello con i lettori. Nell’ambiente si dice, non sbagliando, che la riuscita di un libro dipende sì dai contenuti, e dunque dalla storia, e dallo stile, ma anche dal modo di porsi dell’autore. Da come è, e da come interagisce con i lettori.
Immagina come la pandemia possa essere stata disastrosa, soprattutto per gli autori esordienti, che non hanno avuto la possibilità, se non attraverso la mediazione dei social, di presentare i loro romanzi. È mancato il contatto diretto, la cosiddetta prima impressione.
Io non sono di quegli autori che consegnano il proprio destino editoriale solo al prodotto-romanzo. Mi piace conoscere di persona i lettori, sapere chi sono, cosa fanno, cos’altro leggono. Sono una persona estemporanea, che non ama le scalette e si diverte a fare le presentazioni perché è un modo per relazionarsi con il pubblico, per viaggiare, per conoscere i librai e scoprire luoghi diversi, per raccogliere dove fosse possibile impressioni sui libri, i miei e quelli degli altri. Mi piace poi quando le serate proseguono con i lettori, davanti a un buon bicchiere di vino. In pandemia tutto questo non c’è stato. ‘Il segreto di Mr Willer’ è uscito a febbraio 2021, eravamo ancora tutti chiusi in casa. Di fatto ho iniziato a presentarlo in pubblico a giugno. Questa cosa mi è dispiaciuta molto. Per “Lo strano delitto delle sorelle Bedin” è andata diversamente, sono partita con una media di due presentazioni a settimana».
 

Anche giugno non sarà da meno immagino, soprattutto è in uscita una raccolta di racconti, curata dal qui presente Dario Brunetti, al quale tra breve passerò la parola, nel quale hai partecipato con una tua storia. La presentazione ufficiale del libro sarà a Giallo festival il 4 giugno. Ci puoi dire come è nata l’idea di mettere a disposizione un tuo racconto per questa iniziativa e ci introdurresti qualcosa a riguardo? Tra l’altro una parte del ricavato andrà in beneficenza.

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Oggi parliamo con… Gino Marchitelli

Intervista a cura di Dario Brunetti

Speciale Maggio in Giallo 2022

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Gino Marchitelli, organizzatore dell’ottava edizione del Maggio in Giallo e in libreria con il suo ultimo romanzo Delitto in piattaforma edito Jaca Book, partiamo subito con la prima domanda come nasce questa rassegna dedicata al giallo, noir arrivata all’ottava edizione dove tutti gli anni si alternano le migliori penne di questo genere letterario tanto caro ai lettori?

L’idea del festival del giallo-noir nasce dalla fortuna che ho avuto, quasi fin dall’inizio della mia attività letteraria nel 2012, di conoscere tante autrici e autori del genere, scoprendo che molti sono brave persone, umili, intelligenti e che non hanno problemi di gelosia e/o primogenitura sulle loro opere e sono disponibili ad aiutare la realizzazione di eventi con la loro partecipazione. Da questi contatti ci fu la mia decisione di sottoporre il progetto all’associazione culturale il picchio – di cui sono presidente – trovando piena adesione, disponibilità e voglia di mettersi in gioco. Da quel momento abbiamo iniziato, passo dopo passo, ad organizzare un festival indipendente e autofinanziato (immaginate lo sforzo organizzativo ed economico) con l’ambizione di invitare – lungo un mese – almeno 18/20 autrici e autori mettendo a loro disposizione altrettanti presentatori e presentatrici per creare un circolo virtuoso della letteratura noir. Ad oggi gli ospiti che sono passati da noi sono ben 195… e diamo SEMPRE spazio, ogni anno, ad almeno 4-6 esordienti per consentire loro di far conoscere le loro opere.

Raccontaci qualcosa di te e del tuo approdo alla scrittura, dai tuoi primi esordi letterari con il romanzo Morte nel trullo, una storia ambientata nella provincia milanese e nell’alto Salento Brindisino, tra San Vito dei Normanni e Carovigno che vede protagonista il commissario Matteo Lorenzi, ci faresti una ricca ed esauriente introduzione?

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Oggi parliamo con… Gabriella Genisi

Intervista a cura di Dario Brunetti

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Gabriella Genisi, col suo ultimo romanzo Terrarossa, uscito per la Sonzogno editore e partiamo subito con la prima domanda

Ritroviamo uno dei commissari tra i più amati dai lettori e dal pubblico televisivo, Lolita Lobosco e quindi partiamo dal principio come nasce questo personaggio e ti saresti mai aspettata nel corso degli anni così tanto successo?

Lolita Lobosco nasce nella mia testa nel 2006 quando, affascinata dal commissario Montalbano, realizzai che la letteratura poliziesca italiana non prevedeva protagoniste con ruoli da commissario. Le poliziotte nei gialli nostrani c’erano ma erano sempre e soltanto subalterne. Riflettei che la realtà era per fortuna ben diversa: dal 1981 in poi le donne potevano concorrere a ruoli dirigenziali e io ne conoscevo una, faceva la commissaria a Monopoli. Creai Lolita ispirandomi a lei per fare un regalo a noi donne e per restituire equilibrio a un canone letterario non al passo con i tempi. Per quanto riguarda il successo, sono sempre stata una sognatrice, sono cresciuta con il naso nei libri e ho imparato che nella vita tutto è possibile.

Nei tuoi romanzi hai trattato tante tematiche di estrema attualità: bullismo, pedofila, scommesse sportive, qui affronti un’altra piaga sociale che affligge il nostro paese, il caporalato. Com’è stato approcciarsi a questa tematica sociale?

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Oggi parliamo con… ANTONIO LANZETTA

Intervista a cura di Manuela Fontenova

Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda ad Antonio Lanzetta, un autore molto amato da noi lettori, da poco in libreria con un nuovo e appassionante romanzo L’uomo senza sonno (Newton Compton editori).

  1. Entriamo nella storia: negli anni del secondo dopoguerra, Bruno un orfano tredicenne vive un’estate che cambierà profondamente la sua esistenza. Come nei tuoi precedenti romanzi ritorna il tema della formazione, dell’amicizia e del male. Vuoi raccontarci tu qualcosa sul personaggio? Come nasce? Hai avuto un modello che ti ha ispirato?

Bruno è un orfano nella provincia rurale italiana del secondo dopoguerra. L’idea alla base de L’Uomo senza sonno, il contesto su cui ho costruito il romanzo, si fonda sulla mia voglia di raccontare proprio la vita di Bruno, le evoluzioni, dal momento della perdita dell’innocenza, la scoperta della morte, l’estate in cui per lui cambiò tutto, fino all’età adulta. L’uomo senza sonno si configura pertanto come un romanzo di formazione, con sfumature gotiche.

  • E per quanto riguarda Villa Aloia? Adesso ti faccio una domanda un po’ stramba: secondo te le dimore conservano davvero lo spirito di chi le ha abitate? O siamo noi a voler pensare che non tutto vada perso dopo la morte?

È possibile che le vecchie case conservino il ricordo di chi le ha abitate, ovvero abbiano memoria dei momenti felici ma anche di quelli tristi, delle sofferenze. È anche questa la concezione che sono stati scritti molti romanzi e racconti gotici. C’è qualcosa che resta attaccato agli oggetti, ai luoghi… qualcosa di intangibile  e affascinante che alimenta mistero, folclore e anche un senso di nostalgia.

  • Sei l’autore di una bellissima trilogia (Il buio dentro, Le colpe della notte e I figli del male) e in tutti e tre i romanzi la storia ha il suo corso, la narrazione si conclude senza lasciare spazio a dubbi (a tante riflessioni sì). Con L’uomo senza sonno invece io ho avuto la percezione di un invito al lettore a interpretare, a dare una chiave di lettura ai temi trattati. Mi confermi questa sensazione? La storia ha più piani di interpretazione?
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OGGI PARLIAMO CON…Alisea Rea

Intervista a cura di Gino Campaner

Oggi nello spazio interviste ho il piacere di ospitare l’autrice Alisea Rea. Benvenuta nel blog Giallo e cucina e grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.

Prima di parlare diffusamente dei tuoi libri, e di tante altre cose interessanti, ti faccio qualche domanda di carattere generale, per conoscerti un po’ meglio. Sono le domande di routine, quelle che io faccio soprattutto agli autori emergenti o che ho il piacere di incontrare per la prima volta. Sono domande forse un po’ banali, ma indicative per conoscere meglio lo scrittore che ho di fronte. Pronta? Allora Alisea raccontaci un po’ di te dove nasci e vivi, la tua formazione, qual è il tuo lavoro e poi dicci come nasce l’idea di scrivere romanzi.

Ciao Gino, è un enorme piacere essere qui a confrontarmi con te. Ti ringrazio per avermi presa in considerazione. Sono nata a Napoli e vivo in provincia. Sono diplomata in perito commerciale e ragioneria, nulla a che vedere con la formazione umanistica. Lavoro da ormai sei anni per un’azienda di depurazione e filtraggio acqua nel settore telemarketing. Dopo anni di gavetta, sono diventata Team Leader e ora mi occupo della gestione e del coordinamento della squadra. Amo scrivere da sempre perché la scrittura mi salva e mi fa sentire libera. Tuttavia, fino a sei anni fa, non pensavo di essere all’altezza di scrivere un romanzo. Non avevo il coraggio di esprimere su carta le storie che animavano la mia mente. Cercavo di relegarle in un angolo, ma di notte tornavano sotto forma di sogni e incubi. Hanno deciso loro per me. Mi hanno costretta a scriverle. Sono felice del risultato.

Oltre a scrivere sei anche una lettrice? Hai un genere preferito? Preferisci gli ebook o il libro cartaceo?

Non mi considero una lettrice ma una ‘‘divoratrice’’ di libri. Leggo da quando ne ho memoria e non ho mai smesso. Leggere apre la mente, ti catapulta in nuovi mondi e ti fa vivere tante vite diverse. Il mio genere preferito è senz’altro il thriller psicologico. Ho bisogno di adrenalina, suspense e di colpi di scena. Preferisco il cartaceo, ma leggo anche e-Book perché la mia mole di lettura è così alta che mi ritroverei la casa sommersa da libri altrimenti.

Scrivi quando riesci o preferisci un momento particolare della giornata?

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OGGI PARLIAMO CON…Roberta Castelli

Intervista a cura di Gino Campaner

Oggi nello spazio interviste ho il piacere di ospitare l’autrice Roberta Castelli. Benvenuta nel blog Giallo e cucina e grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.

Sono molto felice di poter finalmente chiacchierare un po’ con te. Aspettavo questo momento da un po’. Se devo essere sincero fin da quando finiì di leggere La traccia del pescatore (sorrido), il romanzo con la prima indagine del commissario Vanedda, che però non era alla sua prima indagine in assoluto e neppure il tuo primo romanzo. Ma andiamo con ordine. Prima di parlare diffusamente dei tuoi libri, e di tante altre cose interessanti, ti faccio qualche domanda di carattere generale, per conoscerti un po’ meglio. Sono le domande che io chiamo “necessarie”, forse un po’ banali, ma che io, che sono un gran curioso, devo per forza fare. Pronta? Allora Roberta raccontaci un po’ di te dove nasci e dove vivi attualmente, la tua formazione, qual è il tuo lavoro e poi dicci come nasce l’idea di scrivere romanzi.

Ciao Gino e grazie a te per il tempo e lo spazio che mi stai dedicando. Collocarmi geograficamente non è semplice: sono nata in provincia di Torino da genitori siciliani e, dai due anni di età, ho vissuto ad Aci Castello, in provincia di Catania. A vent’anni, dopo avere frequentato il liceo scientifico, ho lasciato la Sicilia per trasferirmi a Milano e da lì in poi non ho smesso di girare: Lombardia, Toscana, Germania e attualmente mi trovo a Vienna, in Austria. Permettimi però un po’ di amor patrio dicendo che il mio cuore e la mia anima sono al cento per cento siciliani. Per tantissimi anni ho lavorato nel mondo delle vendite al dettaglio, che ho abbandonato all’estero ma che spero di riabbracciare rientrando in Italia. L’idea di scrivere romanzi non nasce in un preciso momento ma è un lungo percorso che trova origine nella mia voglia di condivisione; ci sono storie, persone, luoghi e anche ingiustizie che, per merito o demerito, meritano un grande faro puntato contro.

Oltre a scrivere sei anche una lettrice? Hai un genere preferito? Preferisci gli ebook o il libro cartaceo?

Certo, non credo sia possibile dedicarsi alla scrittura senza la voglia di immergersi in quella  degli  altri, con curiosità ma anche con il profondo desiderio di apprendere. Per me i libri sono una piacevole palestra, un luogo dove posso allenare il mio stile con l’intento di renderlo migliore. Nello stesso tempo, ogni storia  mi permette di viaggiare  e di vivere  infinite vite, che regalano altrettante emozioni. Pur non avendo un genere preferito, non amo i libri che ostentano una scrittura piena di orpelli, risultando però privi di anima. La letteratura deve nutrire i cuori, oltre che le menti, e non è possibile raggiungere questo obiettivo cedendo alla vanità. Per quanto riguarda l’ultima domanda, leggo anche gli ebook, per praticità e per non dilapidare il mio conto in banca, ma preferisco il cartaceo e sono un’annusatrice di pagine senza possibilità di redenzione.

Hai solitamente una scaletta prefissata o ti fai condurre dalla narrazione?

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OGGI PARLIAMO CON… Mattia Bagnato

Intervista a cura di Gino Campaner

Oggi nello spazio interviste ho il piacere di ospitare l’autore Mattia Bagnato. Benvenuto nel blog Giallo e Cucina e grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.

Ciao Mattia. Sono molto contento di rivederti e di poter parlare ancora una volta del tuo romanzo. L’altra volta ti ho intervistato per il mio blog. Facemmo una lunga chiacchierata ma purtroppo temo che non furono in molti quelli che la lessero. Ora che finalmente il tuo romanzo ha fatto il grande salto avrai la possibilità di dialogare con me in un luogo virtuale decisamente più confortevole e seguito del mio angusto blog essendo ospite di giallo e cucina. Finalmente quello che era solo un nostro grande auspicio si è avverato. La Golem edizioni ha intuito le grandi potenzialità del tuo libro, che ora avrà una distribuzione capillare in libreria, dove è giusto che stia (giudizio personale), e potrà essere presentato ai lettori come merita. Detto questo oggi ne approfitterei subito per ripetere in parte le domande che già ti feci ponendo in questo caso un accento maggiore sul tuo romanzo. Però, prima di parlare diffusamente de Il caso Innocence, e di tante altre cose interessanti, ti faccio qualche domanda di carattere generale, per conoscerti un po’ meglio. Sono domande forse un po’ banali, ma “necessarie” come dico sempre io. Pronto? Allora Mattia raccontaci un po’ di te dove nasci e vivi, la tua formazione, qual è il tuo lavoro e poi dicci come nasce l’idea di scrivere romanzi.

Innanzitutto permettimi di ringraziare ancora te e gli altri curatori del blog Giallo e Cucina. Sono molto felice di fare di nuovo una chiacchierata insieme, a distanza di quasi due anni dall’ultima volta (sembra ieri, vero?). Da uno scrittore ci si potrebbero aspettare chissà quali aneddoti interessanti, ma a essere onesti la mia vita è molto meno avvincente delle storie che un lettore cerca in un libro. Sono nato a Genova, città nella quale tutt’ora vivo e lavoro, la bellezza di ventinove anni fa. Che sono quasi trenta, ma adesso non voglio pensarci. Per guadagnarmi da vivere faccio il fisioterapista, ma è da alcuni anni ormai che coltivo l’insano sogno di farmi conoscere per le storie che racconto. È qualcosa che, forse, ho capito un po’ in ritardo, ma non ho mai avuto le idee molto chiare su cosa volessi fare da grande.

La pubblicazione nel 2016 del mio primo romanzo, “Alfa privativo”, seppur per varie ragioni non sia stata l’esperienza che mi ero aspettato, mi ha finalmente aiutato a capire quali fossero le mie vere ambizioni. È stato lì che sono diventato consapevole del mio amore per la scrittura.

Oltre a scrivere sei anche un lettore? Hai un genere preferito? Preferisci gli ebook o il libro cartaceo?

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Oggi parliamo con … Maria Masella

Intervista a cura di Manuela Baldi e Dario Brunetti

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina alla signora del noir per eccellenza, Maria Masella, in libreria col suo ultimo romanzo “Tempesta su Mariani” e partiamo subito con la prima domanda.

1) DB- Nel corso degli anni sei riuscita a spaziare tra tanti generi letterari: Noir, romance con ambientazione sia storica che contemporanea, fantasy divenendo un’autrice prolifica e al tempo stesso completa. Ci racconteresti i tuoi inizi?

MM – Sono sempre stata una lettrice, le storie non mi bastavano mai. Ho cominciato a scriverle per superare le crisi di astinenza e facevo leggere a pochi amici. Poi nel 1986 ho letto su Segretissimo il bando per il Mystfest, chiedevano un racconto di spionaggio. Ho scritto una storia di terroristi, ambientata negli anni di piombo, ma non ho inserito i miei dati. Mi hanno cercata su Segretissimo. Ho dimostrato di essere l’autore del misterioso racconto. Hanno pubblicato “Una donna comune” e altri racconti, alcuni premiati. È stata la fessura che ha abbattuto la diga. Avevo letto dei romance storici in un periodo molto difficile, ho provato a scriverne e li ho inviati con successo. Ho avuto molti inizi. La verità è che mi piace scrivere, tanto, a volte arriva un crime, altre un romance. Mi piace inventare e raccontare storie. E cerco di farlo il meglio possibile.

2) MaBal – Riprendendo la domanda di Dario Brunetti, hai scritto e scrivi libri di generi diversi, cambia qualcosa nel tuo approccio alla scrittura?

MM – Uguale impegno nella costruzione, uguale attenzione ai personaggi, ma quando lavoro un romance scrivo più “morbido”, frasi meno asciutte, più descrizioni, ritmo meno serrato. Ma anche fra i Mariani e i Maritano ci sono differenze. I Maritano sono più “cattivi”.

3) DB Tempesta su Mariani è il ventunesimo romanzo dedicato al commissario Antonio Mariani? Ti aspettavi il grande successo di questo intramontabile personaggio?

MM – Sì, Tempesta è il ventunesimo, senza contare un volume di racconti e un romanzo  scritto a quattro mani con Ballacchino, in cui Mariani è protagonista insieme al commissario Crema creato dal Collega. Quando avevo scritto il primo, “Morte a domicilio”, non prevedevo che avesse un seguito. In realtà mi aveva stupito che Marco Frilli avesse deciso di pubblicarlo e senza propormi modifiche. Avevo già pubblicato un giallo, “Per sapere la verità”, ma con un editore piccolissimo, lo stesso che aveva pubblicato due mie raccolte di racconti. E dopo il primo Mariani me ne sono stati chiesti altri. Le idee arrivavano e continuavo a scrivere di Antonio. Spesso ho provato a ucciderlo.

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OGGI PARLIAMO CON…Alice Bassoli

Intervista a cura di Gino Campaner

Oggi nello spazio interviste ho il piacere di ospitare l’autrice Alice Bassoli. Benvenuta nel blog Giallo e cucina e grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.

Prima di parlare diffusamente dei tuoi libri, e di tante altre cose interessanti, ti faccio qualche domanda di carattere generale, per conoscerti un po’ meglio. Sono le domande di routine, quelle che io faccio soprattutto agli autori emergenti o che ho il piacere di incontrare per la prima volta. Sono domande forse un po’ banali, ma indicative per conoscere meglio lo scrittore che ho di fronte. Pronta? Allora Alice raccontaci un po’ di te dove nasci e vivi, la tua formazione, qual è il tuo lavoro e poi dicci come nasce l’idea di scrivere romanzi.

Prima di cominciare, grazie davvero a te e a  Giallo&Cucina per questa splendida opportunità. Nasco e tutt’ora vivo in provincia di Reggio Emilia, “tra nebbia e zanzare” come spesso si dice da queste parti. Ho un diploma di maturità scientifica e dopo aver esercitato per vent’anni nel campo della moda, ora lavoro nell’attività di famiglia. L’idea di scrivere è nata in tenera età. Mi dilettavo a comporre improbabili poesie o sceneggiature per scenette amatoriali che io e i miei amici imbastivamo negli ospizi del mio paese. Quella di scrivere un vero e proprio romanzo è un’ambizione arrivata circa tredici anni fa. Ho sempre avuto molta fantasia e ho una innata predisposizione ad inventare storie. Quindi…eccomi qua.

Oltre a scrivere sei anche una lettrice? Hai un genere preferito? Preferisci gli ebook o il libro cartaceo?

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