Oggi parliamo con… Thomas Melis

Intervista a cura di Dario Brunetti

DB – Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Thomas Melis in libreria con il suo ultimo romanzo Milano il mondo non cambia, uscito per la Fratelli Frilli editori, partiamo subito con la prima domanda: Milano è la città dei due volti per eccellenza, quanto è cambiata, secondo te questa metropoli con il passare del tempo, diventandone il simbolo delle diseguaglianze abitative, la parte più ricca e lussuosa contrapposta alla periferia e al degrado?

Ti ringrazio per questa intervista, Dario, e ne approfitto per fare un grande saluto ai lettori del blog. Milano è cambiata molto nell’ultimo decennio, diventando una metropoli globale grazie anche al successo di Expo 2015 e alla realizzazione dei tanti progetti immobiliari che hanno preceduto e seguito quell’evento di rilevanza planetaria. Il problema è che queste fantastiche trasformazioni e innovazioni sono state accompagnate da un parallelo allargamento della forbice tra coloro che hanno ogni cosa che coloro che, invece, non hanno nulla. Ai grattacieli luccicanti del centro e dei quartieri riqualificati fanno da contraltare i palazzoni dell’ALER che cadono a pezzi in periferia, dove migliaia di appartamenti restano sfitti in una dinamica che favorisce la speculazione sul prezzo delle locazioni, e delle stesse abitazioni, ormai assestato livelli insostenibili, e condanna centinaia di famiglie all’occupazione o a cedere al racket dell’abusivismo. Tale situazione è raffigurata perfettamente da Piazzale Segesta, nel quartiere San Siro, una sorta di limes tra il nord delle ville di lusso e il sud delle case popolari degradate.

DB – A metà degli anni 90, precisamente nel 1994 è stato accertato l’insediamento delle più potenti cosche criminali appartenenti all’Ndrangheta sul territorio lombardo, tu ne fai un’eccellente ricostruzione in questo ottimo volume, che emozioni hai provato e come nasce questa opera letteraria?

Era una realtà impossibile da ignorare. Nonostante sia stata negata fino a tempi recentissimi, e tutt’oggi non riceva la giusta attenzione, era peraltro nota, a coloro che si occupano della criminalità organizzata, da almeno vent’anni prima del ’94. “Milano. Il mondo non cambia” però è un lavoro che cerca di affrontare principalmente un altro tipo di tematica. Quello della zona grigia, dei consulenti, avvocati, banchieri, broker, che permettono ai clan di riciclare e rinvestire il denaro nell’economia lecita. C’è una frase che tra gli addetti ai lavori si ripete spesso quando si parla di criminalità organizzata: la forza della mafia è fuori dalla mafia. Ecco, il mio romanzo vuole esplorare quel “fuori”.

DB – Ci descriveresti i protagonisti di Milano il mondo non cambia, nei loro aspetti, caratteristiche e peculiarità?

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Oggi parliamo con Jo Lancaster Reno e Gianfranco Nerozzi

Intervista a cura di Massimo Ghigi

Non capita spesso di poter intervistare un autore e il suo traduttore italiano! Capirete bene quindi come mi senta un privilegiato. In occasione dell’uscita nelle edicole del volume ‘Il Provocatore. Il nulla è per sempre’, pubblicato nella storica collana ‘Segretissimo’ dedicata alla narrativa di genere spy-action, ho avuto il grande piacere di scambiare due parole con il misterioso scrittore Jo Lancaster Reno e con il suo traduttore ufficiale Gianfranco Nerozzi, autore noto agli amici di GialloeCucina, avendolo già intervistato nel 2019, in occasione dell’uscita del suo romanzo medical-noir ‘Bloodyline’ edito da Ink Edizioni.

GeC: Cominciamo da te Jo e grazie ancora per la tua disponibilità! Per prima cosa ti chiedo di presentarti agli amici che seguono il blog anche se, chi come me, legge da tempo i romanzi della collana Segretissimo di Mondadori, ti conosce e ti apprezza dal lontano 2003, anno di uscita della prima avventura della serie ‘Hydra Crisis’! Quando lessi la tua biografia all’interno del primo libro che mi trovai tra le mani ti confesso che pensai subito: “Cavoli, quest’uomo non poteva fare altro che lo scrittore di romanzi di spionaggio!”

JLR: Beh… non  posso dire molto di quello che sono nella mia vita privata. Perché se lo facessi, perdonami questa battuta fin troppo abusata, dopo dovrei ucciderti! Pensandoci: dopo dovrei anche fare fuori tutti coloro che avranno letto l’intervista. Insomma, ne verrebbe fuori una bella strage! A parte gli scherzi: ci tengo alla mia riservatezza.  Solo da poco ho accettato di mostrare la mia faccia e già questo mi crea un certo disagio.  Ma per il resto: nella  mia biografia ufficiale si parla di una figura avvolta nel mistero e così dovrà rimanere. Per quanto riguarda invece quello che sento di essere come scrittore, potrei definirmi un  mescolatore e allo stesso tempo un agitatore, con buona pace dei cocktail Martini del buon James Bond. Un autore che ama  inserire  ed amalgamare nelle proprie ricette narrative  disparati ingredienti. Trame  di spy story e di action insaporite da  sapori e aromi  sorprendenti.  Un  pizzico di horror, tanto glamour, un buona dose di fantascienza (riferita più che altro a trovate tecnologiche non ancora esistenti o in procinto di esserlo…), sano e sfrenato erotismo. Ma anche  profonda introspezione e  meditazione filosofica. Iniezioni di adrenalina  allo stato puro e  carezze sul cuore (per non dire di peggio).  Tutto per coinvolgere il lettore al massimo. Agitarlo.

GeC: Esce proprio in questi giorni nelle edicole italiane il terzo volume della serie de ‘Il Provocatore’ alias Julian Bruce, agente dell’agenzia di sicurezza Homerus Security. La nuova avventura dal titolo ‘Il nulla è per sempre’ fa seguito ai precedenti due capitoli ‘Come il mondo vuole’ e ‘La morte non basta’. Vuoi presentarci tu Julian Bruce e parlarci della Homerus Security?

 JLR:  Figlio di un eroe di guerra, Julian Bruce, ha passato i primi vent’anni della sua vita a cercare  con fatica la sua personale strada del guerriero, per omaggiare il padre morto, ma non solo. Spinto da un retaggio genetico impossibile da ignorare, ha frequentato l’accademia  militare di West Point, lasciandola all’ultimo anno a causa di un incidente di percorso dovuto al suo carattere ribelle.  Indottrinato da un maestro di arti  marziali di razza Seminole, brother in arms di suo padre,  affina  profondamente la sua capacità di combattimento a mani nude, imparando tecniche  che pescano nella cultura guerriera dei pellerossa oltre che nelle discipline orientali. Una sorta di mix assolutamente letale di  art fighting che lo  plasma  profondamente nel corpo e nello spirito. Dopo aver fatto il mercenario per  diversi anni ,  durante una missione in Siria, perde la donna amata durante una sparatoria. Allora  decide di lasciare la strada delle armi. Si trasferisce in Francia  e, sfruttando la sue notevoli capacità amatorie, si mette a fare il gigolo d’alto bordo.  Frequenta il jet set, guida auto di lusso.  Fa una bella vita, vestendosi con abiti firmati, allenandosi in palestra,  giocando al casino. Ma il destino bussa alla sua porta e il passato che si era lasciato alle spalle torna a farsi sentire con voce da incubo.  Gli viene proposto di arruolarsi nell’Homerus security, una agenzia privata che fornisce agenti provocatori per  conto  dei servizi di intelligence della NATO.  E naturalmente, lui accetta.

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Oggi parliamo con… Luigi Calisi

Ho conosciuto Luigi Calisi di persona al Terracina Book Festival, abbiamo condiviso il palco del bellissimo teatro romano, e una chiacchiera tira laltra ne è nata un’intervista intorno al suo romanzo Il mondo finisce allorizzonte” per il blog Giallo e Cucina.

A cura di Marika Campeti

Il tuo romanzo è ambientato ai Caraibi, in unepoca lontana e spietata. Pirati, velieri, tesori e spargimenti di sangue. Come ti sei documentato per ricostruire luoghi e ambientazione storica?

Ho letto alcuni saggi che approfondivano il periodo storico di riferimento, in particolare l’epoca d’oro della pirateria e i conflitti coloniali del diciottesimo secolo.  Mi hanno aiutato anche alcuni dipinti d’epoca: mi è sempre utile avere dei riferimenti iconografici cui ispirarmi. Per i luoghi, invece, ho fatto ricorso persino a degli opuscoli turistici! Una curiosità: quando ho scritto il libro non ero ancora mai stato nei Caraibi, quindi ho ricostruito tutto a distanza. Un po’ come Salgari oltre un secolo fa, ma con l’aiuto fondamentale di Internet! In ogni caso, per i più curiosi, ho inserito un’appendice storico-geografica alla fine del libro per orientarsi tra ciò che è vero e ciò che è inventato.

Leggendo il tuo romanzo ho avuto limpressione di tornare indietro nel tempo, alle letture che facevo da ragazzina. Lisola misteriosa, I figli del capitano Grant, Lisola del tesoro, Il corsaro nero…Tutti romanzi che mi avevano appassionata tanti anni fa e che ho poi dimenticato in uno scaffale della libreria. Il tuo intento con Il mondo finisce allorizzonte” è farci tornare i sognatori che eravamo da bambini?

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Oggi parliamo con… Philip D. Kutnetsov

a cura di Dario Brunetti

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Philip D. Kutnetsov, in libreria col suo romanzo d’esordio The butcher. Il risveglio di Steven uscito per la Vallecchi editore di Firenze, ambientazione di questo action thriller, partiamo con la prima domanda come nasce l’idea di questa opera e cosa rappresenta per lei questa magnifica città madre del Rinascimento?

Un caro saluto a tutti. Ho abitato a lungo in Italia: Roma, Palermo, Milano… e  quando sei anni fa sono rientrato negli Stati Uniti mi sono riproposto di scrivere una storia ambientata in quello che considero il più bel paese del mondo. Volevo fare un esperimento: trapiantare un italoamericano molto particolare nel paesino di origine della sua famiglia, non lontano appunto da Firenze, patria indiscussa dell’arte.

Il protagonista è Steven Minnelli, italo americano di professione macellaio e con un passato da medico nell’esercito americano, come nasce questo personaggio?

Ho due cari amici: uno dei tempi del college, Bob, che poi ha intrapreso la carriera di medico militare proprio nel corpo dei Marines partecipando a operazioni militari in alcune zone “calde”. L’altro si chiama Fausto, abita ad Arezzo e fa il macellaio di quarta generazione. Dal punto di vista del carattere, Minelli è ispirato a loro, anzi direi che è una sorta di mix.

La storia tocca una tematica sociale di estrema attualità come la pedopornografia e il coinvolgimento addirittura di un politico, ad esempio l’Inghilterra ha fatto un passo decisamente importante sulla  l’operazione antipedopornografia denominata “Clean Feed“ e portata avanti da Internet Watch Foundation e sostenuta da British Telecom dove si è cercato di portare ad una netta diminuzione di siti di pornografia, quanto c’è ancora da fare su una problematica del genere e ritiene che ancora oggi altri paesi sono ancora indietro nell’intraprendere un’azione incisiva contro questi siti?

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Oggi parliamo con… Enrico Franceschini

Intervista di Manuela Baldi

Enrico Franceschini è un giornalista, vive a Londra dove è stato corrispondente per il quotidiano “La Repubblica” per lunghi anni, precedentemente lo era stato da New York, Washington, Mosca e  Gerusalemme. 

In libreria con due libri: il più recente “Elisabetta II 1926 – 2022 l’ultima grande regina – Mondadori, Le Scie, e quello immediatamente precedente, “Un’estate a Borgomarina” facente parte della collana Nero Rizzoli. con protagonista Andrea Muratori.

Enrico Franceschini , benvenuto su Giallo e Cucina.

1.MaBal – Enrico, iniziamo proprio dal tuo ultimo libro, sia perché di stretta attualità, sia per conoscere il tuo pensiero: potresti dirci chi è stata la Regina Elisabetta II per gli Inglesi?

E.F. ”E’ stata un simbolo nazionale che li teneva uniti e li confortava nei momenti più importanti, che fosse il discorso di Natale in tivù o le difficoltà per la pandemia. Non ha mai deciso niente, perché non era quella il suo ruolo. E ha vissuto, come tutti i monarchi, fra castelli e servitù, dunque in condizioni di grande privilegio. Ma si è comportata con dignità e senso del dovere. Restando così a lungo sul trono, per più di settant’anni, gli inglesi si sono abituati alla sua presenza come se si trattasse di una persona di famiglia. E anche i suoi problemi, tre divorzi su quattro figli, i litigi fra i nipoti, l’hanno avvicinata alla gente che si poteva rispecchiare nelle vicende della casa reale. Un personaggio storico, forse l’ultimo del Novecento”.

2.MaBal  Immagino che avendo fatto il corrispondente da Londra per un lungo periodo tu avessi  moltissimo materiale sulla regina già pronto, ma decidendo cosa pubblicare c’è qualcosa che ti ha colpito che magari non ricordavi più?

E.F. ”Ho scritto molto della regina in vent’anni di corrispondenze da Londra. Avevo molto materiale per il libro. Ma la cosa che non ricordavo più nei dettagli, paradossalmente, era la serata che ho trascorso a Buckingham Palace con la regina e Carlo in occasione del banchetto di gala per la visita del presidente della repubblica Ciampi. Poiché questo è un blog anche di cucina, una cosa che di quella serata non ricordavo era per esempio il menù. Avevo tuttavia conservato l’invito, che non era un semplice cartoncino bensì un libretto di istruzioni lungo una dozzina di pagine, comprendente anche la lista dei piatti che sarebbero stati serviti in tavola. Bè, se volete sapere cosa si mangia a palazzo reale, dovrete leggere il mio libro. Posso anticipare una cosa: non fu una cucina memorabile. E’ difficile, del resto, cucinare per duecento persone. Il caffè, tuttavia, non me lo scorderò più. Perché mentre lo bevevo la regina venne a mescolarsi ai suoi ospiti e per caso il primo con cui si fermò a chiacchierare fui proprio io”.

3.MaBal – Passiamo al secondo libro di cui vorrei parlare con te: “Un’estate a Borgomarina” terzo libro di una serie con protagonista Andrea Muratori, detto Mura, giornalista in pensione, che dopo aver vissuto prima in giro per il mondo e poi a Londra, rientra in Italia e va a vivere a Borgomarina, riconoscibilissima cittadina della Riviera romagnola, vive con poco e di poco e gli capita di trasformarsi in investigatore. Come ti è venuta l’idea per questo personaggio? Sbaglio a pensare che si tratti del tuo alter-ego? Hai pensato prima al personaggio e poi all’ambientazione? 

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Oggi parliamo con… Scilla Bonfiglioli

Intervista a cura di Massimo Ghigi

Siamo nuovamente in compagnia di una scrittrice che, personalmente, ammiro tantissimo, sto parlando di Scilla Bonfiglioli che avevamo lasciato non molto tempo fa alle prese con le gesta di Tullo Ostilio! Risale infatti al 2021 la pubblicazione del romanzo scritto insieme a Mina Alfieri e Franco Forte, facente parte della serie pubblicata da Mondadori e dedicata ai sette re di Roma. Scilla per prima cosa ti ringrazio ancora una volta per essere con noi di GialloeCucina a parlare di te, delle tue pubblicazioni e di tanto altro!

GeC: E’ appena uscito in tutte le edicole ‘Morte ad Ankara’ la nuova avventura di Nero & Zagara pubblicata nella collana Segretissimo dedicata alla narrativa spy-action. Questo è il secondo romanzo sulla lunga distanza dedicato alla coppia di mercenari protagonisti di ‘Fuoco su Baghdad’, romanzo trionfatore nel 2019 del Premio Altieri come miglior romanzo inedito di spionaggio. Vuoi presentarci questo letale e affiatatissimo duo? Cosa ti ha ispirato la nascita dei tuoi protagonisti?

SB: Ciao, Massimo! E un saluto a tutti i lettori di GialloeCucina, sono felice di essere di nuovo vostra ospite. Questo è un appuntamento che non vorrei perdermi per niente al mondo.

Vi presento i protagonisti della mia serie spy-action con immenso piacere, sperando che possano vivere nelle vostre fantasie come fanno nelle mie.

Nero e Zagara sono una coppia di mercenari. La più letale coppia di mercenari del Medioriente, almeno questo è quello che si dice di loro.

Nero è un uomo misterioso, silenzioso e letale, armato di due Heckler & Koch che sono diventate leggenda tra i suoi alleati come tra i suoi nemici. E’ uno stratega molto colto e con l’abitudine di comprare un libro di avventura all’inizio di ogni missione, magari in una libreria del Cairo o all’aeroporto di Tel Aviv. Ama leggerlo a Zagara nei momenti morti, quando i piani sono ormai tracciati e si tratta solo di aspettare l’attimo giusto per entrare in azione.

Ha amici scomodi in tutti i paesi mediorientali e nemici potenti annidati da Oriente a Occidente, tutte persone che pagherebbero oro per mettergli le mani addosso. E forse ce l’hanno fatta, perché l’ultima volta che lo abbiamo visto Nero era a terra, ferito mortalmente e lasciato a marcire in una strada di Istanbul.

Ma dicono di lui che abbia sette vite come i gatti, quindi non lo darei per spacciato.

Zagara era una bambina, costretta a prostituirsi in un bordello di Ankara, quando Nero l’ha trovata e l’ha presa con sé. Da quel momento è stata addestrata e preparata non solo per sopravvivere in un mondo di continui pericoli, ma per essere una delle migliori assassine sulla piazza.

Sono legati da un amore profondo e da una lealtà estrema, che li rende una coppia nel lavoro e nella vita: non c’è Nero senza Zagara e non c’è Zagara senza Nero.

E, senza di loro, probabilmente il Medioriente sarebbe una polveriera ben più esplosiva di quello che è.

Volete accompagnarli nella prossima avventura?

GeC: Te lo dico francamente, ho da poco finito di leggere ‘Morte ad Ankara’ ed ho una voglia selvaggia di spoilerare a destra e a manca! Sì perché questo romanzo è veramente ricchissimo di sorprese e colpi di scena! Ritroviamo la nostra Zagara alla ricerca di Nero, che crede ancora vivo dopo che è caduto sotto il fuoco nemico. E’ un percorso ricco di insidie ma che affronta con una tenacia e una determinazione feroci e, tra l’altro, non sarà neanche sola perché molte persone sono debitrici nei confronti di Nero. Cosa puoi raccontarci di questo nuovo libro?

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Oggi parliamo con… Alessandro Troisi

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina ad Alessandro Troisi; in libreria con il suo ultimo romanzo storico “La dinastia dei re”. Partiamo subito con la prima domanda:

– Ciao Alessandro, raccontaci come e quando è nata la tua passione per la scrittura.

Innanzitutto, grazie per lo spazio dedicatomi e per l’opportunità di essere presente su questo bel blog. Ho sempre sentito la passione per la scrittura, fin da quando ero molto piccolo, come se fosse qualcosa di connaturato. Da bambino amavo i libri, adoravo il profumo della carta, e l’esperienza immersiva che sapevano regalare.

– Da cosa nasce l’idea del tuo ultimo romanzo?

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Oggi parliamo con… Franci Conforti

Intervista a cura di Massimo Ghigi

Sono veramente entusiasta perché ho la possibilità di intervistare una delle massime rappresentanti della narrativa di sf italiana! Sto parlando di Franci Conforti, fresca vincitrice del Premio Urania 2021 per il miglior romanzo inedito di Fantascienza, con il suo ultimo libro ‘Spine’, disponibile in questi giorni in tutte le edicole.

GeC: Ciao Franci grazie davvero per essere qui con noi di GialloeCucina! Faccio una premessa, non voglio mettere le mani avanti ma il tuo interlocutore, che poi sarei io, si sta avvicinando alla fantascienza italiana solo da poco tempo per cui perdona la sconfinata ignoranza! Il mio approccio a questa intervista sarà proprio quello della spugna bramosa di assorbire tutto il possibile sull’argomento! Beh per prima cosa aiutaci a conoscere Franci Conforti, vogliamo un fiume in piena di informazioni!

FC: Ah ah, non credo che scriverò mai una biografia, fatico a parlare di me, preferisco farlo attraverso quello che scrivo. Che posso dire? Sono laureata in Scienze biologiche con indirizzo ecologico e sono una giornalista. Adoro costruire mondi, cioè sviluppare dei world building e solo alcuni li uso per giocare o per scrivere avventure. A tempo perso insegno all’Accademia di belle arti di Milano e da otto anni scrivo libri supernatural e sci-fi. Oltre a numerosi racconti, tra cui due usciti nelle antologie Millemondi Urania nel 2019 e nel 2021, ho pubblicato cinque romanzi. Ah, dimenticavo, nel A Belfast, all’Eurocon 2019, ho ricevuto il Premio Europa come autore emergente nella sezione Chrysalis.

GeC: Entrando di più nel tuo mondo, quando hai deciso di diventare una scrittrice e come mai ti sei dedicata alla narrativa di fantascienza?

FC: Passione antica, la fantascienza. Credo siano stati i fumetti che leggeva e collezionava mia mamma. Flash Gordon, disegnato dal mitico Alex Raymond. Roba preistorica. Se ricordo bene, i fumetti originali erano del 1933, ma in Italia arrivarono nel 1964. In casa avevo quelli. Erano a colori, con tanto da guardare e poco da leggere, adatti quindi ad attirare anche l’attenzione dei più piccoli. I razzi, le città costruite tra le nuvole, gli uomini falco, la bellissima Ondina e gli uomini pesce. Il popolo delle nevi del pianeta Mongo. Ci passavo delle ore. A scrivere libri ho cominciato molto molto tempo dopo. Prima scrivevo per me, per divertirmi. Poi mio figlio, involontariamente, mi ha convinta a farlo sul serio. Non  potevo deluderlo 🙂  

GeC: Veniamo a ‘Spine’ il tuo ultimo romanzo fresco di stampa per la collana da edicola ‘Urania’. Protagonista del romanzo è Eleonor Salgado, nome d’arte Ellie Sa, capelli color zaffiro, conduce una trasmissione tv su Probe, una colonia della Terra, ma soprattutto è una  negoziatrice il cui lavoro consiste nel tutelare gli interessi degli ‘animar’ per impedire che vengano maltrattati e sostituiti da ‘friendz’. I guai per lei iniziano quando si ritrova clandestinamente sulla Terra… Raccontaci il mondo di Ellie, degli animar e dei friendz… il mondo di ‘Spine’ e svelaci cosa c’è dietro queste ‘Spine’ che danno il titolo al libro!

FC: Ah ah ah, io non credo agli spoiler ma molti lettori sì, quindi ci provo senza farne troppi. Intanto possiamo dire che gli animar sono niente altro che animali modificati geneticamente in modo da essere sufficientemente intelligenti da lavorare assieme agli uomini e, per oltre un millennio, li hanno affiancati nelle fatiche quotidiane. I friendz invece sono creature sintetiche, di nuova generazione, che potrebbero sostituire gli animar: sono più efficienti e possono essere spenti quando non servono. Nel conflitto economico/politico che ne scaturisce viene messa di mezzo un’organizzazione criminale di nome Spine. Del resto si sa, anche se il mondo è una specie di paradiso… non c’è rosa senza spine.

GeC: Una delle cose che ha più solleticato la mia immaginazione leggendo il libro è stato lo ‘sten’! Acronimo di “sostegno emozionale per nativi”, lo sten è un oggetto parzialmente vivo e, il più delle volte, ha l’aspetto di un bracciale, funge da contenimento per il sistema emotivo e rende i ‘nativi’ simili agli ‘evoluti’, permettendo di vivere serenamente, trasforma la chimica emozionale in pensieri che non fanno male, che non ci obbligano ad azioni riprovevoli. Beh… uaho!!! Se esistesse nella realtà ci sarebbe da che dibattere! Come la vedi? Cosa differenzia i ‘nativi’ dagli ‘evoluti’ del tuo romanzo?

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Oggi parliamo con… Scarlett Phoenix

Abbiamo il piacere di avere con noi a GialloeCucina Claudia Zani, nome di battaglia Scarlett Phoenix, ed è quanto mai appropriato parlare di battaglia perché la nostra interlocutrice è la fresca vincitrice del ‘Premio Altieri’, il più importante riconoscimento per la letteratura di Spy-Action in Italia. Il suo esordio nella cosiddetta ‘Italian Legion’ si intitola ‘RED Reaper. Il gioco del diavolo’ ed è stato pubblicato nella prestigiosa collana ‘Segretissimo’ di Mondadori. Cerchiamo subito di conoscere meglio la protagonista della nostra intervista.

GeC: Claudia quando e come nasce il tuo alter-ego Scarlett Phoenix e a cosa è dovuta la scelta di un genere letterario, lo spionaggio d’azione, generalmente ad appannaggio degli uomini?

SP: Il placido fluire degli eventi non mi è mai interessato, ho sempre seguito l’attualità e in prima persona ho sperimentato come la vita sia un susseguirsi di situazioni che fanno parte di un enorme incastro frutto di fatalità e calcolo. Scarlett fa parte, a pieno titolo, di questo tipo di incastro. È ciò che potrei essere o, forse, ciò che sono stata in un’altra vita. 

Lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez ebbe a dire che tutti gli esseri umani hanno tre vite: una pubblica, una privata e una segreta ma la scrittrice de ‘Il gioco del diavolo’ va ben oltre questa definizione. 

Scarlett può muoversi con agilità e sicurezza sul filo della lama, fa quelle cose che io non ammetterei mai di aver anche solo pensato. È la parte nascosta, quella sul lato in ombra della luna.  A volte la combatto ma spesso prende il sopravvento. Dove viva, cosa faccia, cosa pensi, onestamente non lo so nemmeno io. Assomiglia molto a quelle creature delle favole che sbucano al momento giusto, più spesso in quello sbagliato, fanno ciò che devono e poi svaniscono nel nulla. Questo nel presente, ma l’alter ego fine a sé stesso nasce da esigenze diverse. Per anni ho bazzicato il mondo dei giochi di ruolo, roba decisamente nerd, lo ammetto, che mi ha formata per quanto riguarda l’azione. Nel gioco di ruolo il world building è importante, soprattutto nelle ambientazioni fantascientifiche o post-apocalittiche. Nella creazione delle ambientazioni mi sono spesso lasciata ispirare dai mondi sull’orlo dell’Armageddon creati da Alan D. Altieri. La sua Gottshalk Yutani è l’emblema assoluto della corporazione mondiale che stringe la mano a dio e al diavolo. Non ti nego che il mio primo amore è stato lo spionaggio, ma, come costruttrice di trame so quanto possa essere divertente scagliare i propri personaggi nel fuoco dell’inferno per farli emergere forgiati di nuove caratteristiche e consapevolezze. Chi ha amato L’Ulisse o l’Odissea non può non apprezzare l’azione che, dal mio punto di vista, non è fatta solo di bossoli roventi che schizzano da ogni parte.  Agire significa pianificare, ideare strategie e metterle in atto.  Un magnifico cavallo di Troia che può cambiare il corso degli eventi.

GeC: Un giorno ti arriva una telefonata e ti comunicano che sei la nuova vincitrice del Premio Altieri… ci racconti com’è andata e cos’hai provato la sera della premiazione, al MystFest di Cattolica, quando hai visto in anteprima sul mega-schermo la copertina del tuo libro?

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Oggi parliamo con… Jason Hunter

Intervista a cura di Massimo Ghigi

E’ con noi oggi a GialloeCucina Jason Hunter, nome di battaglia dello scrittore Franco Luparia, uno degli ultimi acquisti della ‘Italian Legion’ della spy story, proprio in questi giorni in edicola nella collana Segretissimo di Mondadori con il nuovo romanzo ‘Agente Roachford – Dossier al-Siddīq’. Questa è la seconda avventura con il medesimo protagonista, seguito di ‘Agente Roachford – Caccia all’Incubo’ che valse all’autore nel 2020 l’ambito Premio Altieri per la narrativa di spionaggio. Per prima cosa ringraziamo tanto Jason per aver accettato il nostro invito e partiamo subito a raffica con le domande per cercare di conoscere meglio questo misterioso avventuriero!

GeC: Come nasce lo scrittore Jason Hunter e perché hai optato per questo pseudonimo?

JH: Innanzitutto grazie a te per la splendida opportunità di dialogo e a tutti i partecipanti al blog che dedicheranno un po’ del loro tempo al sottoscritto. Lo scrittore nasce tardi, da una costola dell’accanito lettore che ero e che rimango. Sono cresciuto alimentandomi principalmente (ma non solo) con romanzi di avventura, classici e moderni, e con film e serie tv trattanti lo stesso argomento. Nomi a caso per quanto riguarda la letteratura: Jules Verne, Alexandre Dumas, Emilio Salgari, Louis L’amour, Gordon D Shirreffs, Elmore Leonard, Tom Clancy, Ken Follet, Eric Van Lustbader. Tornare a leggere Segretissimo una dozzina di anni dopo l’ultimo volume acquistato mi ha aperto un nuovo mondo. Che magnifico sense of wonder hanno suscitato le storie narrate dai suoi autori italiani che si presentano al pubblico con affascinanti nickname esterofili . Facile citare Stefano Di Marino, Andrea Carlo Cappi e Alan D Altieri. In realtà dietro ci sono molti altri nomi, spesso altrettanto celebri, che mi hanno indirizzato in via definitiva alla narrativa di spionaggio ricca di azione, tipica di una corrente pulp specifica del Bel Paese. E perché non poterne fare parte? Mi sono detto un giorno. Avevo sopito la voglia di scrivere più di una ventina di anni prima, giovanotto assorbito dalla saga a forte connotazione ninjitsu elaborata proprio da Van Lustbader. Quel desiderio, placato dalla convinzione di non essere in grado di elaborare simili scritti e da un forte impegno profuso nell’acquisizione di importanti obiettivi sotto il profilo lavorativo, si è quindi riaffacciato con prepotenza e da lì si è sviluppato tutto un nuovo percorso, condiviso fin dall’inizio con Franco Forte che è stato prodigo di consigli e indicazioni. Con lui si è anche discusso di come un nome italiano potesse precludere visibilità a un autore di spy action. Così, prima ancora di pubblicare con Mondadori, scelsi questo nick che spunta per incanto dopo una serie immane di tentativi poco convincenti.

GeC: Domanda inevitabile per chi, come te, ha vinto uno dei premi più prestigiosi legati alla narrativa di genere italiana qual’è il Premio Altieri: ci racconti la telefonata di Franco Forte che ti annunciava la vittoria? E ancora, ricordi le tue sensazioni alla premiazione durante il MystFest di Cattolica?

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