Oggi parliamo con… Enrico Camanni

Intervista di Manuela Baldi

Nelle librerie con il romanzo “La discesa infinita” quinta avventura per Nanni Settembrini, Mondadori ed. 

Enrico Camanni, Le do il benvenuto su Giallo e Cucina.

1. MaBal  – Le chiedo subito di spiegare a chi ci legge chi è Nanni Settembrini?

EC. Settembrini è guida alpina e soccorritore del Monte Bianco, un lavoro che talvolta lo mette in relazione con dei casi di scomparsa. Alpinisti che sono partiti per la montagna e non hanno fatto ritorno. Per il resto Nanni è un uomo come tutti gli altri, molto contemporaneo, pieno di contraddizioni. Uno che ama le persone, più ancora delle montagne.

2. MaBal – Fra il terzo e il quarto romanzo con protagonista Settembrini ha fatto una lunga pausa, cosa l’ha spinta a ricominciare a scrivere?

EC. Le continue richieste dei lettori, e soprattutto delle lettrici. Si erano affezionate al personaggio e volevano assolutamente che continuasse a vivere attraverso nuove storie. E siccome anche a me non sarebbe dispiaciuto invecchiare con lui, ho ripreso in mano il vecchio Nanni.

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Oggi parliamo con… Mario Mazzanti

Intervista a cura di Dario Brunetti e Gino Campaner

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Mario Mazzanti, in libreria col suo ultimo romanzo Il mistero di Chinatown e partiamo subito con la prima domanda

GC Come nasce l’idea di accantonare momentaneamente, credo, il genere thriller per tuffarti in un giallo sociale?

Per prima cosa un grazie per avermi invitato. Per rispondere poi alla domanda, no, non ho abbandonato definitivamente il thriller, semplicemente ho pensato di provare a scrivere qualcosa di diverso per uscire dai soliti schemi… Per un autore di letteratura di evasione scrivere è soprattutto divertimento (non credete a chi dice che nel farlo si soffre!), e nel fare sempre le stesse cose alla fine succede di divertirsi meno…

GC Vorrei porre la domanda che tutti i fans magari ti vorrebbero fare: torneranno l’ispettore Sensi ed il dottor Claps? Stai già lavorando a qualche altra storia con loro protagonisti o continuerai a sperimentare nuovi percorsi?

Claps tornerà, magari non a breve, ma tornerà. Ho da tempo in mente il primo seme di una storia con lui, non so ancora se come protagonista o guest star, né quando ambientata nel tempo, ma sicuramente scriverò ancora di lui. Prima però ancora un cambio di genere… Noir, questa volta. Due storie con protagonisti ancora diversi e, diciamo, non completamente positivi…

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Oggi parliamo con… Giancarlo De Cataldo

Nelle librerie con il romanzo “Il suo freddo pianto” terza avventura di Manrico Spinori della Rocca, Einaudi ed. , benvenuto su Giallo e Cucina, Giancarlo De Cataldo.

1. MaBal  – Le chiedo subito se l’idea di fare di Manrico Spinori il protagonista di una trilogia le sia passata?

GDC. Beh, non devo dirlo a un blog di giallo e cucina ma… come si dice, l’appetito vien mangiando… il progetto iniziale è di una trilogia ma confesso che ci sono almeno due altre storie che mi frullano in mente… vedremo

2. MaBal – “Il suo freddo pianto” è la terza avventura di Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda. Chi è quest’uomo?

GDC. Un carattere gentile in un contesto in cui tutti urlano. Un uomo mite, educato, ma anche determinato, seduttivo suo malgrado (più oggetto di desiderio che cacciatore). Con un piede nella tradizione della sua nobile famiglia e un altro nel contemporaneo, che cerca di arginare senza lasciarsene travolgere.

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Oggi parliamo con… Anthony Caruana

Intervista a cura di Marika Campeti

Buongiorno Anthony, e grazie di averci concesso un po’ del tuo tempo. Noi di Giallo e Cucina abbiamo letto il tuo romanzo “Contorni opachi” e vorremmo approfondire la tua conoscenza dato che il libro è piaciuto molto al pubblico e alla critica, tanto da essere presentato per il Premio Strega. 

Contorni opachi” un titolo che richiama la difficoltà del protagonista nellidentificazione con se stesso. Cosa hai voluto racchiudere in questo titolo? quale messaggio?

I Contorni Opachi sono le sfumature dell’esistenza che cerchiamo di definire nelle persone che incontriamo nella nostra vita. Ma, allo stesso tempo, sono i tratti caratteriali che siamo intenzionati a svelare noi stessi agli altri, nella misura in cui gradiamo essere riconosciuti.

Ci vuoi raccontare lemozione provata nel momento in cui ti hanno comunicato della candidatura al premio Strega?

È stato un momento di gioia pura, un’emozione che dura tuttora. Dopo lo stordimento iniziale, dovuto all’inaspettata notizia, ho cominciato a prendere consapevolezza di aver fatto un importante passo in avanti e di avere intrapreso un percorso letterario preciso che mi sta dando molte soddisfazioni.

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Oggi parliamo con… Luigi La Rosa

A cura di Rosario Russo

Ciao Luigi, è un piacere poter intervistare uno scrittore del tuo calibro! Parlaci un po’ di te.

Grazie, il piacere è mio. Difficile vedersi dall’interno con lucidità e con occhio distaccato. Posso dire che sono essenzialmente una persona complessa, con alcuni punti fissi, alcune idee fondamentali. Queste riguardano l’aspetto estetico, un punto per me irrinunciabile. Saprei sacrificare qualunque cosa nella vita: ricchezza, prestigio, comodità. Ma non la bellezza. Ho improntato tutto in rapporto ad essa: i miei studi, le mie letture, la mia volontà di scrivere, i miei amori – e non ultimo quello per la città di Parigi, divenuta il mio principale riferimento esistenziale.

L’Uomo senza inverno è un’opera imponente ed elaborata nei minimi dettagli. Quanto è importante la progettazione narrativa? Come procedi di solito alla stesura di un romanzo?

Mi piace definirmi un “architetto” delle storie che scrivo, nel senso che l’aspetto strutturale e progettuale è per me a dir poco fondamentale, oltre che appassionante. L’arte è anche “artigianato” nell’accezione più alta del termine e ogni opera è anzitutto frutto di una volontà tenace, di studio, di ricerche, di riflessioni, di tecniche. E di tanto, tanto vissuto. Tanto dolore, aggiungerei, perché il dolore finisce per scavare dentro, facendoti andare in profondità alle cose che racconti. Naturalmente, tutto ciò sposa l’aspetto più misterioso, più irrazionale e profondo dell’atto creativo – quello della cosiddetta “ispirazione” – parola secondo me abusata, perché ha dato luogo a false mitologie e a non pochi superficiali fraintendimenti.

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Oggi parliamo con… Rosario Russo

A cura di Marika Mendolia

– Ciao Rosario, presentati e parlaci un po’ di te.

Ciao Marika, un caro saluto a te e agli amici di Giallo e Cucina! Mi chiamo Rosario Russo, ho 34 anni e sono siciliano, precisamente di Acireale. Forse sarebbe meglio che mi definissi “siciliano di scoglio”, in quanto fortemente attaccato alla mia terra e poco propenso ad abbandonarla. Purtroppo il destino di noi giovani siciliani sembra essere quello dell’emigrazione e anche io a breve sarò destinato a partire verso altri lidi. Questa a mio avviso è la vera catastrofe.  

– Da dove nasce la tua immensa ispirazione per le tue opere? Hai seguito un preciso schema espositivo o ti sei lasciato guidare dalle emozioni?

Direi un cinquanta e cinquanta. Scrivere significa estrapolare un contesto reale e aggiungere la propria creatività. Le emozioni sono fondamentali, è chiaro, se l’autore non si emoziona il lettore se ne accorgerà presto in quanto la scrittura risulterà piatta, però è altrettanto sacrosanta la progettazione narrativa. Prima di iniziare a scrivere c’è un lungo lavoro dietro che prevede lo studio dei personaggi e della trama. Ma anche questo è un atto creativo.

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Oggi parliamo con… Bruno Vallepiano

Intervista di Dario Brunetti e Gino Campaner (Gino dei libri)

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Bruno Vallepiano, col suo ultimo romanzo Trappola per lupi e partiamo subito con la prima domanda:

1 DB – Mauro Bignami fa il suo esordio in Violazione di domicilio nel 2008, un professore di filosofia dotato di grande acume investigativo, come nasce l’idea di questo personaggio?

R-Violazione ha avuto un lungo travaglio. L’ho scritto infatti molto prima del 2008, quando poi venne pubblicato da Frilli. Della prima versione non ero soddisfatto ed il manoscritto è rimasto a lungo in un cassetto ed io ho continuato a scrivere altro; cose molto più “tecniche”. Quando, vari anni dopo, ho riletto la storia ho deciso di mantenerne il plot riscrivendola però completamente. La vicenda è ambientata in un piccolo paese e “l’investigatore” doveva essere credibile in quel contesto. Non poteva certo essere un detective convenzionale e la figura del professore che si occupa, per passione, di storia locale mi sembrava calzare bene. Così è nato Mauro Bignami.

2 GC – Trappola per lupi racconta una storia molto articolata con una trama complessa niente affatto banale. Leggendolo ho percepito proprio la tua sicurezza nello scrivere, la capacità di creare aspettative di mettere curiosità nel lettore. Quale situazione ti ha dato l’ispirazione per la storia raccontata, cosa ha provocato la scintilla da cui poi si è sviluppato il romanzo?

R- Come sempre le mie storie prendono spunto da un fatto di cronaca o da una questione sociale che mi colpisce particolarmente ed intorno alla quale costruisco poi la trama. Nella fattispecie ero stato colpito da un articolo di  MARCELLO FOA  che esordiva così: “I video di Al Qaeda? Così falsi da sembrare veri e commissionati non da Bin Laden, ma dal Pentagono, per il tramite dell’agenzia di PR britannica Bell Pottinger che per almeno cinque anni ha lavorato in Iraq su mandato del Dipartimento della difesa americano ottenendo un compenso di oltre 100 milioni di dollari all’anno. Totale: 540 milioni di dollari, una cifra esorbitante.”  Questa cosa mi aveva molto incuriosito ed avevo approfondito l’argomento senza ancora pensare al libro. Poi, anche sollecitato da alcuni miei lettori che caldeggiavano il ritorno di Mau e Ceci, ho costruito la storia proprio intorno a questa scabrosa vicenda. C’è poi un particolare in questa storia e cioè la vicenda dell’emigrazione dell’antenato degli Americani, che è riferita ad una cosa realmente accaduta. Membri della mia famiglia fecero veramente questo iter. Ora i discendenti vivono in parte in Cile ed in parte negli USA.

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Oggi parliamo con… Gianni Antonio Palumbo

Intervista a cura di Dario Brunetti e Marika Mendolia

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Gianni Antonio Palumbo, col suo ultimo romanzo Per Luigi non odio ne amore e partiamo subito con la prima domanda 1 DB Come nasce il tuo romanzo corale, ci racconti qualcosa in merito alla sua stesura e al coinvolgimento dei personaggi? Nasce anche dall’esigenza di parlare della tua esperienza lavorativa attraverso un testo di narrativa pieno di misteri, una vera e propria fiaba nera?

Per Luigi non odio né amore ha avuto come suo primo nucleo il sogno di Mattiaall’inizio del romanzo. Un sogno realmente verificatosi, intorno al quale sono cresciuti il personaggio protagonista e i comprimari di questa storia. Più che l’esigenza di dar voce alla mia esperienza lavorativa – pienamente positiva e quindi del tutto lontana dai foschi scenari dell’Amaranta –, è stata viva nel romanzo la volontà di fissare su carta il frutto della mia osservazione del reale. La mia esperienza di docente e la dedizione alla ricerca mi hanno semmai spinto a puntare l’attenzione sui due istituti: l’Accademia Amaranta per i rampolli dell’élite e il Principe Amedeo per i ragazzi difficili. La stesura è stata laboriosa e ha caratterizzato quattro anni della mia vita. Il finale è cambiato più volte e i personaggi di Marta Salvo, il funzionario che aiuta il commissario Fano nelle indagini, e di Giulio, l’apparentemente angelico studente dell’Accademia, hanno assunto un peso crescente, mentre all’inizio erano più marginali.

2 MM Cosa ti ha spinto e in parte ispirato per la creazione di questa intensa vicenda dai tratti  fiabeschi e dal retrogusto oscuro?

Ho voluto riflettere su quanto l’ambizione possa diventare il principale movente di un essere umano, soprattutto nel caso di persone geniali frustrate da una nascita in condizioni sfavorevoli, come accade al professor Arturo Molteni, l’anima dell’Accademia Amaranta. Ho voluto inquadrare le vicende nel 1978, perché è stato un anno particolarmente critico per la storia italiana, con il caso Moro, le dimissioni del presidente Leone e la vicenda dei tre papi. Anno che, sia detto per inciso, è anche il mio anno di nascita. È nata così questa fiaba nera…

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Oggi parliamo con… Emanuela Valentini

A cura di Oriana Ramunno

Benvenuta, Emanuela.

Prima di parlare del tuo ultimo libro, vorremmo sapere qualcosa di te. Un’opera è sempre un frammento che si stacca dalla vita di un autore, mai una cosa a sé stante. Chi è Emanuela Valentini?

Grazie per l’accoglienza! Chi sono io? Bella domanda, a saperlo. Non lo so, ho sempre un po’ paura a definirmi perché poi finisco sempre per scoprirmi diversa. Certamente sono una persona molto idealista, iper riflessiva e a volte distaccata dalla realtà. Immagino che questo mi aiuti nell’arte dell’invenzione di storie, ma più ancora mi aiutano gli sforzi che faccio per osservare la realtà intorno a me in modo obiettivo ma personale e provare a starci dentro e poi, solo in seguito, a raccontarla. Sono solitaria e silenziosa. Ansiosa. Non proprio una tipa da feste insomma. Mi diverto a modo mio.

Com’è nato Le Segnatrici?

Le Segnatricinasce dalla voglia di sperimentare nuove vie nell’ambito della narrativa di genere. Da una sfida con me stessa e le mie capacità di comprensione e adattamento. Un laboratorio pazzesco, lo ammetto: un’officina che mi ha permesso di evolvermi anche al di fuori del foglio, nella vita vera.

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Oggi parliamo con…Alberto Minnella

 

Intervista a cura di Gino Campaner (ginodeilibri)

 

Oggi nello spazio interviste abbiamo il piacere di ospitare l’autore Alberto Minnella. Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo.

Sono molto contento di poter fare quattro chiacchiere con te. Preparati perchè sarà un’intervista lunga, io sono un tipo molto curioso. Soprattutto perché mi sono perdutamente innamorato del tuo ultimo romanzo, L’amore è tutto qui. Già il titolo mi ha folgorato, leggendolo poi sono stato definitivamente conquistato. Prima però, di parlare più approfonditamente dei tuoi romanzi, ti faccio qualche domanda di carattere generale. Qualcuna forse un po’ banale ma “necessaria” per conoscere meglio le tue abitudini ed i tuoi gusti libreschi. Allora Alberto raccontaci un po’ di te, dove nasci e vivi, la tua formazione, qual è il tuo lavoro e poi dicci come nasce l’idea di scrivere romanzi.

Nasco nella terra del Caos, quella di Pirandello, per intenderci. Ho vissuto in diverse città, girando buona parte della Sicilia. Adesso sono cittadino catanese. Lo sono da otto anni. La mia grande passione è sempre stata quella della musica, accompagnata dalla lettura. Ho studiato musica moderna a Parigi (nello specifico, studiavo batteria) e Lettere Moderne a Catania. Oltre alla mia attività di musicista, ho lavorato per diversi giornali di cronaca e di approfondimento musicale. Poi l’ultimo giornale per cui lavoravo ha chiuso e purtroppo per tutti voi mi sono cimentato nella narrativa di genere. 

 

Oltre a scrivere sei anche un lettore? Hai un genere preferito? Preferisci gli ebook o il libro cartaceo? 

Sono principalmente un lettore e non mi pongo limiti di genere. Gli unici libri che non leggo sono quelli che dopo trenta pagine mi stanno solo facendo perdere tempo. Adoro il cartaceo, ma leggo anche gli ebook.

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