ALLA RICERCA DEL LIBRO PERDUTO… Il sergente nella neve – Mario Rigoni Stern

a cura di Eleonora Zaffino

Trama

“Oggi, a quasi cinquant’anni dalla pubblicazione, questo celebre resoconto di un semplice sottoufficiale alpino che si trova a combattere nel settore centrale del fronte russo, proprio quando l’esercito dell’Unione Sovietica sferra il suo potente attacco demolitore, acquista rilievo speciale. Man mano che i fatti narrati si allontanano nel tempo, il diario del sergente diventa più intenso e assume i caratteri dell’esperienza perenne. La testimonianza scritta, rispetto agli eventi storico-geografici da cui è scaturita, intrattiene lo stesso rapporto che potremmo supporre fra la moneta e il suo conio.” (Dalla postfazione di Eraldo Affinati).

Recensione

“Fischia il vento, urla la bufera. Scarpe rotte eppur bisogna andar”. Così iniziava una canzone che conobbi da bambina. A quel tempo non potevo comprenderne in pieno il significato. Sembrava una specie di canto epico dei nostri eroici soldati che affrontavano la tormenta.

Non era solo una canzone. È accaduto davvero. Alla fine del 1942 i nostri soldati in Russia, quasi tutti alpini, furono costretti alla ritirata. Una marcia forzata lunga, estenuante, piena di insidie. Si alternavano giorni  di faticoso cammino e sanguinose battaglie contro i soldati russi che avevano accerchiato le nostre truppe e non intendevano lasciare quartiere.

Tra gli uomini che vissero questa drammatica esperienza c’era Mario Rigoni Stern. Sergente maggiore nel battaglione “Vestone”.  “Il sergente nella neve” è scritto come una diario. Non è diviso in capitoli ma solo in due parti: la prima descrive la vita quotidiana dei militari nel caposaldo sulla riva del Don, la seconda parla di tutto il periodo che seguì all’ordine di ripiegare e culminò il 26 gennaio 1943, con la famosa battaglia di Nikolajewka.

Dal punto di vista narrativo da notare è la scelta dell’uso del tempo presente. Segno che  tali avvenimenti erano così vivi nella memoria, da essere sentiti come contemporanei al momento della scrittura.

Rigoni racconta ogni aspetto della dimensione umana di quei momenti. Sentimenti e sensazioni. Speranza, disperazione, paura, coraggio, solidarietà, amicizia, fame, freddo, sporcizia e una stanchezza immensa. Del corpo e dello spirito. Il dolore per la perdita dei compagni. La gioia per una tazza di latte caldo. Il sentimento che non compare mai è l’odio. Nessuno sembra odiare il nemico. Si combatte prima per dovere e poi per sopravvivere. La popolazione locale sfama e ospita come può i soldati italiani durante il loro cammino. Non c’è vera ostilità tra loro, solo umana compassione.

Significativo è l’episodio in cui l’autore entra in un’isba (la tipica abitazione del luogo) in cerca di cibo. Lì ci sono dei soldati russi che stanno mangiando. Senza indugio decidono di condividere il loro cibo col nemico italiano. Tutto si svolge in modo naturale. In quel momento Rigoni pensa che sì, c’è ancora speranza per l’umanità.

Altro punto su cui riflettere è la capacità di resistenza dell’essere umano che, potenzialmente, è immensa. Molti morirono e non solo in battaglia ma anche per le malattie e gli stenti. Alcuni, sfiniti, decisero di addormentarsi per sempre nel gelido abbraccio della neve. Ma tanti altri riuscirono a tornare compiendo qualcosa che, a pensarci adesso, pare impossibile a noi che stiamo al caldo nelle nostre comode case e teniamo l’amuchina nella borsa.

Quando il tenente Cenci gli chiese che cosa desiderasse di più in quel momento, Rigoni rispose che sognava di poter dormire in un letto caldo e pulito.

Di tanto in le lacrime mi hanno appannato la vista durante questa lettura e un po’ anche ora mentre scrivo.

Ricordiamoci sempre la fortuna che abbiamo. Niente è scontato o acquisito per sempre. La pace ha un valore incalcolabile e va preservata ogni giorno.

 

Dettagli

  • Genere: Narrativa contemporanea
  • Copertina flessibile: 144 pagine
  • Editore Einaudi
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8806219669
  • ISBN-13: 978-8806219666

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