OGGI PARLIAMO CON … SARA MARIA SERAFINI

Incontriamo in un caldo pomeriggio di fine luglio la scrittrice Sara Maria Serafini, in Calabria. La incontriamo nella sua piccola casetta sullo Ionio e, mentre parliamo, ci lasciamo avvolgere dal profumo pungente di sale e di fiori. A intervistarla è l’amica e scrittrice, Elisabetta Bricca, una delle giovani penne più interessanti del momento.

Ciao Sara, grazie per l’ospitalità.

Grazie a te per esserti prestata a intervistarmi. Ne sono onorata.

La prima cosa che voglio chiederti è: scrivere è un modo, o è il modo?

Questa è una bellissima domanda che solo una scrittrice poteva pensare! Scrivere è entrambi. È “il modo” perché una scrittura per risultare esatta, secondo me, deve avere alcune connotazioni da cui non può prescindere. Però poi è anche “un modo”, perché ogni penna deve avere qualcosa di particolare che la rende unica. Quando i lettori che mi seguono sui social mi dicono che mi riconoscono nelle frasi che posto, io sono felice. È come quando muoviamo su e giù la manopola della radio e di sfuggita sentiamo la voce di Vasco. E lo sappiamo che è lui, non c’è dubbio. Per me avere voce in narrativa è fondamentale.

Uno specchio in cui cerchi te stessa, o lo strumento attraverso il quale osservi con distacco ciò che ti circonda?

Ma guarda, più che cercare me stessa, cerco riparo. Osservo il mondo e molto spesso non è esattamente come lo vorrei, allora lo riscrivo. E nelle storie, nei personaggi, nei luoghi anche, metto un po’ di quella bellezza semplice che dovrebbe contagiare tutti, e invece oggi scivola via dal nostro campo visivo perché siamo tutti troppo distratti. Il mio lavoro è dedicato a chi ha occhi grandi, occhi curiosi, che ricercano il dettaglio. La bellezza ci circonda, è in tutte le immagini, grandi o piccole, che ci fanno tremare lo stomaco, è in quelle musiche che ogni tanto ascoltiamo da lontano e lasciano sfuggire via una lacrima. Dobbiamo solo imparare a prestare attenzione alle cose del mondo.

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