Nelle Scarpe dello Scrittore – Viaggio 7.0 John Fante

Rubrica a cura di Roberto Gassi

«Un romanzo costruito su tre storie… Immaginate di fondere le tre storie… Otterrete Arturo Baldini. Fatelo muovere e otterrete Chiedi alla polvere. Ammesso, naturalmente, che abbiate un talento bestiale». Alessandro Baricco.

John Fante, Denver, Colorado, 1909. Lo scrittore dimenticato che ha scelto come alterego suo padre, un emigrante abruzzese di nome Arturo Baldini.

Distribuito per la prima volta nel ’39 ad opera della Stackpole Sons, di New York,  Chiedi alla polvere è un romanzo costruito su tre storie: un ventenne che sogna di diventare uno scrittore e in effetti lo diventa; un cattolico che cerca di vivere nonostante il fatto di essere cattolico; un ragazzo italoamericano che s’innamora di una cameriera ispanoamerica e cerca di sposarla.

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Nelle Scarpe dello Scrittore

Rubrica a cura di Roberto Gassi

Viaggio 5.0 – Will Eisner

«Quella dei miracoli non è una causa da difendere. O vi si crede oppure no. Io vi credo… Mi stupisco della scomparsa e del riapparire delle persone e del miracoloso persistere di alleanze impossibili.

La meraviglia di tutto ciò resiste in me e questo è già, di per sé, una meraviglia».

Nell’arco di quasi settant’anni di carriera Eisner di volta in volta, ha ricoperto il ruolo di disegnatore, colorista, sceneggiatore, editore, saggista. In suo onore è stato istituito l’Eisner Award, uno tra i più prestigiosi riconoscimenti statunitensi, conferiti per meriti artistici nel campo dei fumetti. Eisner ha presenziato personalmente alla cerimonia fino alla sua morte, avvenuta nel 2005 a Fort Lauderdale , Florida.

In questo viaggio 5.0 ritorniamo nel quartiere in cui Eisner ha trascorso l’infanzia per assistere ai miracoli che si verificavano in continuazione, che sono parte del tessuto della vita a tal punto da divenire indistinguibili dagli eventi altrimenti spiegabili, tanto da finire di essere considerati reali a tutti gli effetti.

Piccoli miracoli

Quattro storie di vita quotidiana contrassegnate da un evento eccezionale, il sapere accettare ciascuna esperienza vissuta come qualcosa di unico e irripetibile.

Parole chiave: caso, coincidenza, tradizione.

Il miracolo della dignità

La storia di Amos, uno “schnorrer”, un imbroglione scaltro, un mendicante, viveva nel parco della città. Un giorno incontra suo cugino Irving, un ricco commerciante, che cerca di aiutarlo prestandogli 5 dollari, ma lui, appellandosi alla sua dignità, riesce a scucirgliene 10.000 senza firmare alcuna ricevuta. Poi gli chiede di offrirgli un lavoro e Irving gli apre un magazzino in una strada centrale del quartiere bene, ma la grande depressione lo porta al fallimento e Amos chiede a Irving di aiutarlo ancora una volta ricomprando il negozio che aveva aperto proprio con i soldi del prestito mai restituito.

Si capovolgono le parti e Irving si ritrova in serie difficoltà economiche…

Il miracolo della generosità,  la scaltrezza di un imbroglione, il significato della parola dignità.

Magie di strada

«Le famiglie di immigrati del nostro quartiere erano convinte di trovarsi in un territorio ostile. E dai paesi d’origine ciascuno importava le proprie tecniche di sopravvivenza. Venivano tramandate come “incantesimi”».

Un giorno cercano di incastrarvi, scrivendo su due biglietti la stessa cosa. Vi dicono, però, che se sceglierai il biglietto vuoto, non ti succederà niente, in caso contrario ve le suoneranno…prendete un biglietto.

Il nuovo arrivato e Un anello speciale, chiudono la struttura di questo romanzo disegnato.

In quasi tutti i romanzi di Eisner, l’elemento biografico è preponderante ma quasi sempre filtrato dalla finzione, come ha dichiarato lo stesso autore, solo Verso la tempesta, è una vera autobiografia, in cui il legami con le proprie radici, fatti e persone, sono riportati e ricordati con fedeltà, o almeno quella fedeltà che la memoria concede. Storie vecchie di decenni che l’autore ci ripropone con sorprendente ricchezza di dettagli, un bagaglio di tradizioni, una mitologia personale raccontata a fumetti.

A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, Eisner subisce il fascino della cultura giovanile e del movimento underground, ciò che lo affascina è l’uso del fumetto per raccontare fatti della vita reale ed è questo a riportarlo al tavolo da disegno dopo anni di sofferenza per la perdita dell’amata figlia Alice, da qui, il passo che lo porterà a scrivere e disegnare Contratto con Dio, è breve.

Viaggio 6.0: giugno 2021.

Consigli per la degustazione della lettura:

Piatto: Pastrami.

Vino: Alfasi Reserva Malbec-Syrah blend, vino kosher (i vini kosher sono certificati da ebrei osservanti).

Sigaro: Trinidad (lo stesso dello scorso viaggio)

Link utili

Viaggio 1.0 Fruttero & Lucentini, L’amante senza fissa dimora.

Viaggio 2.0 Fruttero & Lucentini, La donna della domenica.

Viaggio 3.0 Fruttero & Lucentini, A che punto è la notte.

Viaggio 4 .0 Fruttero & Lucentini, A che punto è la notte.

Nelle Scarpe dello Scrittore

Viaggio 2.0 – Fruttero & Lucentini

a cura di Roberto Gassi

L’arte di non leggere.

L’arte di non leggere è assai importante. La condizione per leggere le cose buone è di non leggere roba cattiva: perché la vita è breve, e il tempo e le forze sono limitati.

La dittaFruttero & Lucentini a partire dal 1994 condusse questa rubrica televisiva dal salotto studio di Fruttero, partendo dalla citazione del pensiero di Schopenhauer che vi ho riproposto in corsivo, e riportandola  su un cartello. Come i bambini con le biglie, essi giocano con le parole, con i titoli di quelli che loro stessi definiscono i grandi libri universali. Sornioni e surreali, spaziano da Robinson Crusoe di Daniel Defoe a L’idillio di Meulan di Dante Isella, da Vite di uomini illustri di Pontiggia al Comportamento dei gatti di Paul Leyhausen, sul quale Lucentini si concede una steccata alla fruibilità dei testi confessando di dedicare alla lettura quattro ore al giorno tra la sera e la notte e, quando si approccia a tomi corposi, li taglia e rilega con del nastro adesivo per agevolarne la manualità e la lettura stessa, ed esclama: «Sarà un chilo e mezzo sto libro, ma io, senza paura, ritegni, me lo stacco a metà, me lo taglio a metà e ne faccio due volumi. Leggo sto affare così».

Nella prima puntata si chiedono perché in Televisione ci sono loro come esperti di libri e non altri, definendosi scrittori ma soprattutto «lettori maniaci» e, in quanto tali, ammettono che il rischio consta nel leggere tutto e niente, quindi il loro compito è di escludere non la letteratura che non va bene, ma quella che non bisogna affannarsi a consumare, ammettendo in prima persona che anche loro possono sbagliare.

Un ping-pong verbale: ognuno presenta la propria proposta letteraria demandando all’ascoltatore, al lettore, la scelta di discernere tra letteratura buona e cattiva, senza lasciarsi condizionare dalla fama dell’autore, dalle vendite raggiunte, dall’efficace commercializzazione, insegnandoci che i libri hanno bisogno di depositarsi.

L’arte di non leggere equivale all’arte di orientarsi e questo seme quiescente viene sparso via etere mentre discorrono come vecchi amici dimenticandosi delle telecamere: Fruttero introduce come «libro difficile» il lavoro del filologo Isella, Lucentini lecca la cartina in cui ha arrotolato il tabacco.

Il rammarico è quello di non potere anche noi scrivere una lettera indirizzandola a:

Fruttero & Lucentini

 “L’arte di non leggere”

RAI Via Verdi, 16

10124 Torino

Unica nota stonata della trasmissione è la sigla che rimanda alle comiche degli anni Trenta. Un’alternativa? Little Brown Jug di Glenn Miller.

Abbiamo scelto per la seconda tappa del nostro viaggio il capostipite del giallo italiano, ambientato in un’elegante, afosa, misteriosa Torino.

La donna della domenica

In un’intervista Fruttero racconta che discorrendo con Lucentini sulla città di Torino, quest’ultimo la trovava molto strana, le donne erano strane, una città nordica differente dalle altre città italiane, bizzarra, con un senso dello humour che non aveva riscontrato in altri posti. Indecisi se narrare di un suicidio o un’indagine, scrissero un poliziesco. La firma della ditta F&L è riconoscibile dalla prima pagina perché anche in questo lavoro come ne L’amante senza fissa dimora che vi abbiamo proposto nel viaggio 1.0 di questa rubrica, ogni capitolo è titolato con il primo capoverso.

Il martedì di giugno in cui…

L’architetto Garrone: artistoide perdigiorno, velleitario, conduce una vita da ratto passata a fare la spola tra l’alloggio di via Peyron e quella chiavica della sua stanza in via Mazzini 57. Il suo cadavere viene scoperto da un abitante dello stesso stabile: l’architetto giace dietro il tavolo da lavoro con il cranio sfondato.

Santamaria: commissario di polizia, partigiano nelle valli piemontesi da ragazzo, ritornerà al nord per i primi incarichi da poliziotto, l’origine meridionale è una connotazione da non considerare solo descrittiva del personaggio, ma un punto focale.

Anna Carla: veste i panni di un Virgilio stralunato guidando l’ispettore per i gironi abbietti e cupi della società torinese o di Caronte se preferite un immagine arcana: lo traghetterà sullo Stige (o il Po), e le anime che galleggiano a filo d’acqua sono i personaggi, in apparenza leggeri, che incontreranno. Santamaria ne ascolterà le storie indagandone l’umanità, ricostruendo l’accaduto. L’incontro tra i due svilupperà un interesse reciproco? Non vi resta che scoprirlo.

F&L ancora una volta, scandagliano la vita della borghesia piemontese proponendoci la propria visione di acuti intellettuali dalla graffiante ironia, e per quanto la soluzione del mistero sia in bella vista, l’abilità degli scrittori la camuffa, celandocela sino alle ultime pagine, accompagnandoci con maestria a farcela scoprire.

La trasposizione cinematografica del ’75 diretta da Comencini con Marcello Mastroianni e Jacqueline Bisset  come protagonisti, è fedele al testo? Lo rispecchia? Lo altera? Lo lasciò valutare a voi invitandovi a guardare il film. Non sottovalutate la colonna sonora: gli archi pizzicati, il flicorno suadente ed enigmatico, il piano percussivo, creano un inquietante leitmotiv che porta la firma del premio Oscar Ennio Morricone.

Non vi resta che indossare le scarpe dello scrittore e attraversare Torino, da via Cibrario allo storico mercato del Balùn, percorrendone le strade assaporandone idealmente i profumi e ascoltandone il vociare, ricalcando le orme del commissario Santamaria indizio dopo indizio, sino all’ultima fermata segnata dal punto all’ultima riga di questa storia imperdibile.

Consigli per la degustazione della lettura:

Piatto: Agnolotti del Plìn

Vino: Barbera D’Asti

Sigaro: Toscano

Link utili

L’arte di non leggere  https://www.youtube.com/watch?v=2o20dVC5sAE

CultBook https://www.youtube.com/watch?v=CGpn0MnGBMA

La donna della domenica, Ennio Morricone  https://www.youtube.com/watch?v=4JuH88uZgeI

Little Brown Jug, Glenn Miller https://www.youtube.com/watch?v=YOG89TrL4Vk

Nelle Scarpe dello Scrittore – Viaggio 1.0: Fruttero & Lucentini

Questa rubrica nasce dalla voglia di condividere il mio “già letto” e il mio “da leggere”, e proporvelo in modo asciutto, senza fronzoli, invitandovi costantemente a condividere le letture facendo un passo in più: indossare le scarpe dello scrittore andando oltre il romanzo, addentrandovi nella vita stessa dell’autore. Il mio obiettivo? Suscitare il vostro interesse e incitarvi a partire per i viaggi che affronteremo: quattro scrittori in un anno, dalla narrativa al giallo, alla graphic novel.

I primi autori di cui leggerete in questa rubrica non hanno bisogno di preamboli o di sontuose presentazioni: F&L, un marchio di fabbrica che rappresenta una scrittura elegante e una produzione che ha spaziato dal giallo alla fantascienza. Ingegneri della trama, ricercatori della parola, hanno firmato collaborazioni giornalistiche, traduzioni, romanzi, e hanno curato insieme la collana Urania della Mondadori per un ventennio, dal 1961 al 1986. “La Ditta”: Carlo Fruttero, torinese, classe 1926, e Franco Lucentini, romano, classe 1920. Un sodalizio che si concretizzò in un grande successo di critiche e vendite che ebbe inizio nel 1972 con la trasposizione cinematografia del giallo La donna della domenica per la regia di Luigi Comencini. S’incontrarono a Parigi alla fine degli anni quaranta, si ritrovarono tempo dopo a Torino, all’Einaudi, e per più di quarant’anni condivisero la passione per la scrittura lavorando a quattro mani.

Contaminati dalla lettura francese per la cura dei dettagli se prendiamo come riferimento Maigret di Georges Simenon e da quella inglese per l’ironia, se pensiamo a Poirot di Agatha Christie, sdoganano il giallo italiano, lo nobilitano, adducendo un carattere poco presente nei lavori equivalenti dell’epoca: la territorialità. L’ambientazione torinese infatti, nelle descrizioni e nelle trame, ci permette di scandagliare con la medesima lente d’ingrandimento, l’anima borghese e oscura della città. La mia scelta per la prima tappa del nostro viaggio invece, è un romanzo ambientato a Venezia negli anni ottanta.

L’amante senza fissa dimora

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