I MAESTRI DEL GIALLO

a cura di Luigi Guicciardi

CARROLL JOHN DALY

Il giallista di cui intendiamo parlare questo mese – diciamolo subito – è un’autentica novità per la stragrande maggioranza dei lettori italiani, dal momento che nessuna delle sue opere (romanzi o racconti che siano) ci risulta che sia mai stata  tradotta nella nostra lingua. Memoria corta degli editori? Colpa delle mode narrative che cambiano? Un autore giudicato più importante sul piano dello sviluppo storico del Giallo che su quello della propria qualità letteraria? Tutto è possibile, ma la curiosità rimane.

Daly, nato a Yonkers (New York) il 14 settembre 1889 e morto a Los Angeles il 16 gennaio 1958, giunse alla letteratura dopo un lungo tirocinio nel campo teatrale, e iniziò la sua attività collaborando alla rivista Black Mask, la più leggendaria delle “Pulp Magazines”. Queste, com’è noto, erano pubblicazioni periodiche a basso costo diffuse negli Stati Uniti dalla fine degli anni Dieci, che raccontavano soprattutto avventure di detectives privati (privates eyes era il termine americano) e costituirono il banco di prova per un’intera generazione di scrittori, da Erle Stanley Gardner a Lester Dent, da Raoul Whitfield a Pail Cain a Frederick Nebel, per arrivare agli stessi Hammett e Chandler. Non va taciuto inoltre, tra parentesi, che le “Pulp Magazines” (a partire però dagli anni ’30) lanciarono anche una nuova voga letteraria, che si esaurì in breve ma trovò un più fertile terreno di sviluppo nel campo dei fumetti. Si allude al fenomeno dell’eroe-detective mascherato, i cui esponenti più significativi furono The Shadow, The Black Bat, The Spider, The Phantom Detective, The Masked Detective e altri ancora, ma che, tutti assieme, esulano da un discorso sulla letteratura gialla.

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I MAESTRI DEL GIALLO – HENRY WADE

a cura di Luigi Guicciardi

 

 

Il desiderio di riscoprire i grandi giallisti inglesi della Golden Age – e in particolare quelli raccolti intorno al mitico Detection Club di Londra (su cui si veda il nostro ultimo ritratto dedicato ad Anthony Berkeley) – non può esimerci adesso dal considerare Henry Wade, padre narrativo dell’ispettore John Poole di Scotland Yard e autore, seppur dimenticato, di altri romanzi meritevoli di un riesame.

 

Appartenente all’antica nobiltà britannica, Wade – il cui vero nome era Henry Lancelot Aubrey-Fletcher – nacque nel Surrey il 10 settembre 1887, figlio unico di sir Lancelot Aubrey-Fletcher, quinto baronetto di Clea Hall, contea di Cumberland, e di Emily Harriet Wade. Da principio studiò all’Eton College e alla Oxford University, poi seguì la carriera militare e svolse servizio attivo come ufficiale dei Granatieri in entrambi i conflitti mondiali, nel primo dei quali rimase ferito e ottenne la decorazione della Croix de Guerre. Nel secondo dopoguerra rivestì altre cariche pubbliche, in prevalenza di carattere onorifico, ma fu anche giudice di pace della contea del Buckinghamshire. Nella vita privata si sposò due volte, con Mary Augusta Chilton nel 1911 e con Nancy Cecil Reynolds nel 1965, quattro anni prima di morire, il 30 maggio 1969.

 

Con lo pseudonimo di Henry Wade, preso dal cognome della madre, ci risulta che abbia firmato ventun romanzi tra il 1926 e il 1957, in parte apparsi in Italia presso Crimen (sotto il fascismo), Casini e l’immancabile Mondadori, più un certo numero di racconti e romanzi brevi, mai tradotti da noi, di cui diremo. Fu anche uno dei membri fondatori del Detection Club, esperienza che gli permise di conoscere da vicino astri già nati o nascenti del Giallo inglese, quali Chesterton, la Sayers, Agatha Christie, Wills Crofts o John Rhode.

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