Riccardino – Andrea Camilleri

Estratto

Anno 2005: Camilleri ha appena pubblicato La luna di carta. Sta lavorando alla successiva avventura della serie, ma in estate consegna a Elvira Sellerio un altro romanzo con protagonista il commissario Montalbano. Si intitola Riccardino. L’accordo è che verrà pubblicato poi, un domani indefinito, si sa solo che sarà l’ultimo romanzo della saga Montalbano.

Anno 2016. Sono passati 11 anni durante i quali sono usciti 15 libri di Montalbano. Andrea Camilleri sente l’urgenza di riprendere quel romanzo, che è venuta l’ora di «sistemarlo». Nulla cambia nella trama ma solo nella lingua che nel frattempo si è evoluta. Né muta il titolo che allora considerava provvisorio ma al quale ormai si è affezionato e che nel 2016 decide essere definitivo. Un titolo così diverso da quelli essenziali ed evocativi e pieni di significato ai quali siamo abituati, in cui risuonano echi letterari: La forma dell’acqua, Il giro di boa, Il ladro di merendine, L’altro capo del filo. Ma Riccardino segna quasi una cesura, una fine, ed è giusto marcare la differenza sin dal titolo.

Recensione a cura di Rosario Russo

Avvertenza: questa non è una recensione, sarebbe stato davvero arduo farlo. Questo è un lungo addio a un autore che nel lontano 1994 ha saputo indicarci una Sicilia diversa, autentica, lontana da quella terribile stagione delle bombe che ha segnato irrimediabilmente l’animo di noi italiani. L’Isola stereotipata, descritta al cinema da Francis Ford Coppola o interpretata in tv da Michele Placido, è stata rigirata come un calzino da un bonario signore con la coppola in testa (al diavolo i cliché, stavolta), tale Andrea Camilleri da Porto Empedocle, che col suo dialetto-non dialetto ha voluto mandarci un messaggio piuttosto chiaro: in Sicilia non si campa – e soprattutto non si muore – di sola mafia. E così, sin dall’uscita de La forma dell’acqua, romanzo che inaugura la serie del commissario Montalbano, Camilleri ha aperto una strada (o forse è il caso di scrivere un autostrada) alla letteratura di genere, al poliziesco che tanto va di moda al giorno d’oggi e che di tanto in tanto se ne abusa. Ma di questo l’autore non ne fa un vanto, anzi si schermisce sottolineando l’etichetta che lo ha accompagnato fin dai primi successi: quella appunto di scrittore di genere, per la precisione genere di consumo poiché i suoi libri si trovano “macari nei supermercati”. A dirla tutta, hanno scritto ben altro sullo scrittore Empedoclino, additandolo come autore commerciale di una Sicilia folklorica che si trasforma in pregiudizio, oppure pasticcere di una cassata squisita, sì, ma altrettanto zeppa di canditi stucchevoli e indigesti. Questa sorta di snobismo letterario che ha da sempre perseguitato Camilleri è forse dovuto a uno dei più fastidiosi pregiudizi editoriali (altro che cassate): quello che la letteratura di genere non è vera letteratura. E allora prendiamo Ricardino, ultimo romanzo (anche se in realtà non è proprio l’ultimo) della saga di Montalbano. Della trama ne accennerò poco, basti sapere l’indagine verte sulla “ammazzatina di Riccardino”, Riccardo Lopresti, distinto sciupafemmine impenitente, fulminato da un colpo di pistola la mattina presto in mezzo alla strada davanti ai tre amici che lo aspettano per un escursione. Quello a cui noi  assistiamo, è in realtà un feroce e metafisico duello tra l’Autore (Camilleri) e il Personaggio (Salvo Montalbano), degno dei migliori deliri pirandelliani. Sì perché in “Riccardino”, l’Autore chiede al Personaggio di poter chiudere il libro offrendo una soluzione al delitto in esame più logica e leggibile. Il Personaggio, che soffre il confronto con l’Attore televisivo, s’intestardisce nel fare di testa sua e finisce per scontrarsi proprio con la suscettibilità e la prerogativa totalitaria dell’Autore. Questa geniale trovata è nata da un problema alquanto diffuso tra gli autori che scrivono di personaggi seriali, ovvero: come far invecchiare il personaggio? Molte volte il protagonista di una saga diventa ripetitivo, tende ad ingarbugliarsi nelle stesse cose col rischio che la stessa serialità si trasforma in qualcosa di logoro e stancante. Due maestri nel noir mediterraneo come Izzo e Vàsquez Montalban volevano liberarsi dei loro personaggi ma alla fine sono morti prima di loro e così Camilleri, per evitare la stessa sorte ha trovato la soluzione perfetta per la “fine” letteraria di Salvo Montalbano. Nel farlo, lo scrittore siciliano ci regala pagine di alta letteratura, impregnate di “camillerese”, quella lingua artistica e letteraria tanto amata dai lettori. E allora al diavolo la letteratura di genere, al diavolo le etichette letterarie e al diavolo le critiche mosse dall’invidia di chi ha assistito a un fenomeno di milioni di copie vendute. Piuttosto, grazie Maestro per averci regalato uno splendido commissario che ha avuto il coraggio di rimanere in Sicilia per arrestare i criminali, insegnandoci che la Sicilia non è terra dell’impunità e rassegnazione, ma di riscatto e speranza.

 Dettagli

•             Copertina flessibile: 292 pagine

•             Editore: Sellerio Palermo (16 luglio 2020)

•             Lingua: Italiano

•             ISBN-10: 8838940754

•             ISBN-13: 978-8838940750

L’altro capo del filo – Andrea Camilleri

Trama

“Una pagina tira l’altra. Eppure la lettura non può che scorrere con lentezza. C’è troppo dolore, c’è troppa disperazione, nel paesaggio di realtà che si va ad attraversare. Il mare è diventato una enorme fossa comune, il teatro acquatile di una immane tragedia di naufraghi: il quadrante acheronteo di violenze, lo specchio deforme attraversato dai fantasmi di quanti hanno sperato nella salvezza della fuga, sebbene pagata con la spoliazione e con gli abusi, con l’urlo raggelato delle madri e il pianto muto dei bambini che non sanno come decifrare l’orrore che si è disegnato nei loro occhi. Con quanta velocità è concesso di leggere la lentezza della sacra rappresentazione dell’esodo di una umanità straziata, tradita dalla storia e offesa dalle politiche del sospetto e dell’egoismo? A Vigàta, Montalbano è impegnato nella gestione degli sbarchi, nei soccorsi ai migranti, nello smascheramento degli scafisti. Ha la collaborazione del commissariato, di vari volontari, e di due traduttori di madrelingua. Si prodigano tutti. Si sacrificano, tra tenacia e spossatezza. Catarella si intenerisce, si infervora, e mette a disposizione delle operazioni caritatevoli la sua innocente quanto fragorosa rusticità. Il lettore procede, compunto, con il passo del pellegrino. E non si accorge che dietro le pagine si sta armando un romanzo perfettamente misterioso. Persino Montalbano viene colto di sorpresa. L’arrivo felpato del delitto gli dà il soprassalto…” (Salvatore Silvano Nigro)

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Noli me tangere – Andrea Camilleri

Trama

Laura è giovane, bella e molto amata. Ha sposato un famoso scrittore che la venera, lei stessa scrive, va a teatro, è un’esperta storica dell’arte. È capace di concedersi emozioni intense con altri uomini, quando lo desidera, senza farsi travolgere dal senso di colpa. È generosa di sé e delle proprie ricchezze. Ma, in certi momenti, su di lei cala un cono d’ombra. “Ho il ghibli” dice, secondo l’immagine evocata da uno dei suoi amanti: perché davvero è come se si alzasse nel suo cuore il temibile vento del deserto, che la prostra e la costringe a giorni di reclusione durante i quali nessuno deve azzardarsi a toccarla. Poi torna la bonaccia, e Laura è di nuovo la donna volubile ma anche luminosa che tutti ammirano. Fino a che, una notte, Laura scompare. Incontrando chi l’ha conosciuta, il commissario Maurizi – uomo colto e fine indagatore dell’animo umano – capirà che di Laura, come di una divinità antica, ognuno ricorda un volto diverso. Al primo sguardo sembra una donna facile, che non vuole perdere una sola occasione. E invece le tracce che portano a lei sono quelle invisibili lasciate dalle domande che si è posta senza tregua, dalla tensione bruciante nascosta in ogni suo gesto… proprio come nel movimento dei corpi al centro dell’affresco del Beato Angelico che Laura stessa aveva saputo interpretare con una intuizione straordinaria, quello dedicato alle parole che Gesù dice a Maria Maddalena dopo essere risorto: Noli me tangere, non toccarmi.

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L’ipotetica assenza delle ombre – Massimo Padua.

Trama

Marco, giovane scrittore in piena crisi creativa, riceve in lascito una casa da un uomo misterioso, il vecchio signor Newman. Ben presto questa donazione si rivela uno scrigno di confessioni celate per anni. Tutte le stanze hanno un ritratto appeso alla parete, volti inquietanti che sembrano voler comunicare con il nuovo proprietario. Ma cosa lega la vita di Marco a quella del signor Newman? E perché la casa è stata destinata proprio a lui? Insieme alla bella e malinconica Bea, Marco porterà a galla sconvolgenti verità fino a scoprire l’ultimo, terribile segreto custodito in una stanza non riportata nella planimetria.

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Il tuttomio – Andrea Camilleri

Trama

Arianna ha trentatré anni, ma il suo temperamento è deliziosamente infantile. Quando Giulio la incontra è conquistato da questa creatura smarrita, selvatica come una bimba abbandonata eppure bellissima e sensuale. Arianna entra nella sua vita con una naturalezza che lo strega e dal giorno in cui la sposa Giulio cerca di restituirle la luce che lei gli ha portato offrendole tutto ciò che potrebbe desiderare: anche quello che lui, a causa di un grave incidente, non può più darle. Così nella loro routine entrano a far parte gli appuntamenti del giovedì, organizzati da Giulio in persona: in un pied-à-terre o in una cabina sulla spiaggia gli uomini destinati a incontrare Arianna sono tenuti a rispettare poche regole inviolabili. Nella vita di questa coppia non ci sono segreti. Ogni tanto però Giulio è colto dalla consapevolezza che qualcosa gli sfugge: “Tu non mi hai detto tutto di te” le sussurra mentre non riesce a fare a meno di viziarla. Di segreti Arianna ne ha molti, e brucianti, ma quello che custodisce più gelosamente è il “tuttomio”: una tana tutta sua, ricavata in un angolo del solaio. I giochi di Arianna e Giulio sono troppo torbidi e coinvolgenti per non farsi, con il passare del tempo, pericolosi… Ispirato alla vicenda dei marchesi Casati Stampa, ecco un gioco raffinato e colmo di ironia, che trascina i lettori attraverso il labirinto dell’eros, al cuore dell’amore e della perdizione, là dove – come nel mito di Arianna – il Minotauro vive nutrendosi dei desideri più oscuri e inconfessabili.

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Il cane di terracotta – Andrea Camilleri

Più riguardo a Il cane di terracottaTrama : Ritorna l’investigatore Montalbano: nel corso di un’inchiesta su di un traffico d’armi, ispezionando una caverna che funge da deposito di ordigni, Montalbano scopre un passaggio che conduce a un’altra grotta, e qui trova due cadaveri: un ragazzo e una ragazza uccisi cinquant’anni prima. Obbedendo all’istinto prepotente che lo spinge a ricercare una verità sbiadita e forse ormai inafferrabile, il commissario Montalbano inizia un’indagine improbabile, che cerca di ricostruire vicende apparentemente non destinate ad approdare in un’aula di tribunale. Continua a leggere

La forma dell’acqua – Andrea Camilleri

Trama : Il primo omicidio letterario in terra di mafia della seconda repubblica – un omicidio eccellente seguito da un altro, secondo il decorso cui hanno abituato le cronache della criminalità organizzata – ha la forma dell’acqua (“”Che fai?” gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. “Qual è la forma dell’acqua?”. “Ma l’acqua non ha forma!” dissi ridendo: “Piglia la forma che le viene data”). Prende la forma del recipiente che lo contiene. E la morte dell’ingegnere Luparello si spande tra gli alambicchi ritorti e i vasi inopinatamente comunicanti del comitato affaristico politico-mafioso che domina la cittadina di Vigàta, anche dopo il crollo apparente del vecchio ceto dirigente. Questa è la sua forma. Ma la sua sostanza Continua a leggere