La notte dei bambini – Mariastella Lippolis

Trama

2070. Roma, irriconoscibile e semidistrutta da guerre regionali, epidemie e cambiamenti climatici che ne hanno oscurato il cielo per sempre, ora si chiama Tauersiti. La Spianata è abitata dai Nuovi, popolazione che si arrangia a sopravvivere alla mancanza di cibo e acqua, una massa senza identità formata da migliaia di persone provenienti dalle molte migrazioni dal resto del mondo. Nelle Torri intorno al perimetro vivono le caste privilegiate che detengono un potere sempre più labile e violento, condannato a estinguersi dall’incapacità maschile di riprodursi. Solo nella Spianata i bambini continuano a nascere, dilemma a cui il Potere ha cercato e cerca soluzioni violente e inefficaci. Zora, una giovane donna, raccoglie memorie e inventa storie per salvare vite. E intanto sogna di fuggire dalla città. Fuori dalla città è una zona di foreste e monti. Le condizioni climatiche sono critiche ma non come a Tauersiti, e dopo i disastri provocati dall’uomo la vita sta riguadagnando i propri spazi. In questo ambiente difficile ma ricco di possibilità, abitato da animali e misteriose presenze si incrociano destini e ostinate resistenze.

Recensione a cura di Dario Brunetti

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Oggi parliamo con Jo Lancaster Reno e Gianfranco Nerozzi

Intervista a cura di Massimo Ghigi

Non capita spesso di poter intervistare un autore e il suo traduttore italiano! Capirete bene quindi come mi senta un privilegiato. In occasione dell’uscita nelle edicole del volume ‘Il Provocatore. Il nulla è per sempre’, pubblicato nella storica collana ‘Segretissimo’ dedicata alla narrativa di genere spy-action, ho avuto il grande piacere di scambiare due parole con il misterioso scrittore Jo Lancaster Reno e con il suo traduttore ufficiale Gianfranco Nerozzi, autore noto agli amici di GialloeCucina, avendolo già intervistato nel 2019, in occasione dell’uscita del suo romanzo medical-noir ‘Bloodyline’ edito da Ink Edizioni.

GeC: Cominciamo da te Jo e grazie ancora per la tua disponibilità! Per prima cosa ti chiedo di presentarti agli amici che seguono il blog anche se, chi come me, legge da tempo i romanzi della collana Segretissimo di Mondadori, ti conosce e ti apprezza dal lontano 2003, anno di uscita della prima avventura della serie ‘Hydra Crisis’! Quando lessi la tua biografia all’interno del primo libro che mi trovai tra le mani ti confesso che pensai subito: “Cavoli, quest’uomo non poteva fare altro che lo scrittore di romanzi di spionaggio!”

JLR: Beh… non  posso dire molto di quello che sono nella mia vita privata. Perché se lo facessi, perdonami questa battuta fin troppo abusata, dopo dovrei ucciderti! Pensandoci: dopo dovrei anche fare fuori tutti coloro che avranno letto l’intervista. Insomma, ne verrebbe fuori una bella strage! A parte gli scherzi: ci tengo alla mia riservatezza.  Solo da poco ho accettato di mostrare la mia faccia e già questo mi crea un certo disagio.  Ma per il resto: nella  mia biografia ufficiale si parla di una figura avvolta nel mistero e così dovrà rimanere. Per quanto riguarda invece quello che sento di essere come scrittore, potrei definirmi un  mescolatore e allo stesso tempo un agitatore, con buona pace dei cocktail Martini del buon James Bond. Un autore che ama  inserire  ed amalgamare nelle proprie ricette narrative  disparati ingredienti. Trame  di spy story e di action insaporite da  sapori e aromi  sorprendenti.  Un  pizzico di horror, tanto glamour, un buona dose di fantascienza (riferita più che altro a trovate tecnologiche non ancora esistenti o in procinto di esserlo…), sano e sfrenato erotismo. Ma anche  profonda introspezione e  meditazione filosofica. Iniezioni di adrenalina  allo stato puro e  carezze sul cuore (per non dire di peggio).  Tutto per coinvolgere il lettore al massimo. Agitarlo.

GeC: Esce proprio in questi giorni nelle edicole italiane il terzo volume della serie de ‘Il Provocatore’ alias Julian Bruce, agente dell’agenzia di sicurezza Homerus Security. La nuova avventura dal titolo ‘Il nulla è per sempre’ fa seguito ai precedenti due capitoli ‘Come il mondo vuole’ e ‘La morte non basta’. Vuoi presentarci tu Julian Bruce e parlarci della Homerus Security?

 JLR:  Figlio di un eroe di guerra, Julian Bruce, ha passato i primi vent’anni della sua vita a cercare  con fatica la sua personale strada del guerriero, per omaggiare il padre morto, ma non solo. Spinto da un retaggio genetico impossibile da ignorare, ha frequentato l’accademia  militare di West Point, lasciandola all’ultimo anno a causa di un incidente di percorso dovuto al suo carattere ribelle.  Indottrinato da un maestro di arti  marziali di razza Seminole, brother in arms di suo padre,  affina  profondamente la sua capacità di combattimento a mani nude, imparando tecniche  che pescano nella cultura guerriera dei pellerossa oltre che nelle discipline orientali. Una sorta di mix assolutamente letale di  art fighting che lo  plasma  profondamente nel corpo e nello spirito. Dopo aver fatto il mercenario per  diversi anni ,  durante una missione in Siria, perde la donna amata durante una sparatoria. Allora  decide di lasciare la strada delle armi. Si trasferisce in Francia  e, sfruttando la sue notevoli capacità amatorie, si mette a fare il gigolo d’alto bordo.  Frequenta il jet set, guida auto di lusso.  Fa una bella vita, vestendosi con abiti firmati, allenandosi in palestra,  giocando al casino. Ma il destino bussa alla sua porta e il passato che si era lasciato alle spalle torna a farsi sentire con voce da incubo.  Gli viene proposto di arruolarsi nell’Homerus security, una agenzia privata che fornisce agenti provocatori per  conto  dei servizi di intelligence della NATO.  E naturalmente, lui accetta.

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I delitti di Whitechapel. Il mistero di Jack lo squartatore – Guido Sgardoli, Massimo Polidoro

Trama: Mendicanti, marinai appena sbarcati al porto, ubriaconi, ladri. Questa è la gente che si aggira per i vicoli bui e maleodoranti dell’East End di Londra. Difficile uscire da quelle strade indenne. Impossibile se sei una donna e l’ora di Jack lo Squartatore è scoccata. Sybil Conway però è quanto di più lontano dal miserabile mondo di Whitechapel. È una giovane donna acculturata e benpensante, che abita fuori Londra insieme a sua zia Elizabeth. Conduce una vita monotona e semplice, priva di grandi emozioni. Fino al giorno in cui riceve un telegramma da Scotland Yard che le rivela che sua madre è la quarta vittima dello Squartatore. Davanti a una notizia così scioccante Sybil vorrebbe provare qualcosa ma… non è facile empatizzare con la donna che l’ha abbandonata da piccola, diventando una senzatetto, una prostituta da due soldi. Zia Elizabeth in effetti sostiene che se la sia cercata. Anche i giornali, in un certo senso. Come se lo Squartatore, con le sue vittime, stesse ripulendo le strade. Sybil però non è disposta ad accettare un pensiero solo perché è la convenzione. Intende scoprire lei stessa chi fosse sua madre e perché sia stata assassinata. Ma addentrarsi per le vie di Whitechapel non è mai saggio, soprattutto se la scia di sangue lasciata da Jack lo Squartatore è ancora fresca.

Recensione di Marianna Di Felice

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La mantide. Una nuova indagine dell’avvocato Ligas – Gianluca Ferraris

Trama

Quando il suo telefono squilla di primo mattino, interrompendo l’immancabile lettura della Settimana Enigmistica e lo yogurt post sbronza della sera precedente, Lorenzo Ligas sa che non possono essere buone notizie. In fondo è, o meglio era, uno degli avvocati penalisti più quotati di Milano. Vanessa Fagnani, bellissima e terribile manager finanziaria, gli occhi bicolore e il viso duro di chi non è avvezzo al sorriso, ha bisogno di aiuto: il suo ultimo Tinder date è stato trovato accoltellato a pochi minuti dalla fine del loro appuntamento e, come l’avvocato sa perfettamente, la donna è la persona perfetta per gli inquirenti da indagare e gettare in pasto alla stampa. Ligas ammette che c’è qualcosa di sprezzante in lei, qualcosa di nascosto e torbido, ma vuole crederle, anche perché ne rimane completamente ammaliato. Inizia così un’indagine personale. Ed è scavando nei luoghi dimenticati dalla polizia che trova un’altra pista, un nuovo colpevole. C’è solo un particolare: nel passato di Vanessa sembrano celarsi diversi segreti, di cui non vuole parlare. Ligas inizia a scorgere indizi di una possibile colpevolezza.

Recensione a cura di Achille Maccapani

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Detective’s drink – Bevendo si indaga #9 – Novembre 2022

di Manuela Baldi

Capitolo nove del nostro viaggio fra le bevande preferite dei personaggi letterari. Anche questa volta mi occuperò di una bevanda che ha parecchi estimatori fra i detective, alcuni la prediligono e di questi vi parlerò in più articoli perché sono personaggi che, per chi ama il genere, vanno conosciuti, o mi sono particolarmente cari. Si tratta della birra che altri investigatori, sia americani sia scandinavi, alternano a bevute più alcoliche.

IDENTIKIT DELLA BEVANDA:

La birra è il prodotto che si ottiene dalla fermentazione alcolica di mosti preparati con malto d’orzo e acqua, amaricati con luppolo.  La birra nei secoli è stata presente dove ci sia stata coltivazione di cereali ed è conosciuta praticamente in tutto il mondo. Il metodo di preparazione negli anni è cambiato anche nei suoi ingredienti di base per quanto il cereale più usato sia sempre stato l’orzo. Ci sono birre di frumento, di segale, di riso, di mais e di altre granaglie.  Gli ingredienti necessari sono: l’acqua, l’orzo, il luppolo, (i lieviti) eventuali agenti aromatizzanti. 


Il PERSONAGGIO

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SOUND CRIME – Dimebag Darrell

Capita ogni anno, in tutto il mondo, nell’universo condiviso dei social, sui giornali, nelle trasmissioni radio. Arriva l’8 dicembre, ed è un florilegio di celebrazioni, di ricordi, di canzoni per ricordare l’assassinio di John Lennon.

Qualcuno, timidamente, prova a proporre un lutto alternativo. Darby Crash, ad esempio, morto nello stesso giorno in cui Mark Chapman estraeva la pistola davanti al Dakota Building. Un po’ come quando arriva l’11 settembre, e i social si riempiono di ricordi di aerei e grattacieli in fiamme, ma qualcuno rievoca sempre Allende e il Cile.

Ecco: allo stesso modo, c’è una minoranza combattiva che cerca di non far dimenticare l’8 dicembre del 2004.

L’assurda morte di Dimebag Darrell.     

Di certo un musicista meno famoso di John Lennon. E allora spieghiamo chi è.

“Dimebag” Darrell Abbott vive nella musica fin dall’infanzia. Suo padre possiede degli studi di registrazione, nei quali passano musicisti blues, sì, ma soprattutto Ace Frehley. I fratelli Abbott guardano suonare lo Spaceman dei Kiss, e decidono di cominciare a suonare a loro volta.

Il padre regala a entrambi una batteria, ma Darrell si accorge subito di essere molto meno dotato del fratello rispetto a questo strumento. Così, sempre nell’intento di seguire le orme di Ace Frehley, passa alla chitarra. 

Nel 1981 ai due fratelli Abbott si aggiungono il cantante Terry Glaze e il bassista Rex Brown: sono nati i Pantera.

Con sonorità glam metal che spaziano tra i prevedibili (viste le influenze) Kiss o certi momenti dei Van Halen, esordiscono nell’83 con  Metal Magic. Darrell si fa ancora chiamare Diamond Darrell, in questa fase iniziale.

Altri due dischi e poi, nel 1988, arriva Power Metal: il cantante adesso è Phil Anselmo, e il glam non c’è più. Ora le influenze principali sono i Metallica, gli Slayer, i Megadeth. E nel 1990 arriva una pietra miliare come Cowboys from Hell.

Il loro genere viene battezzato groove metal, una derivazione del thrash metal. E Vulgar Display of Power, del ’92, del groove metal è il manifesto.

Poi, be’, le storie delle band sembrano tutte uguali, no? Con dovute eccezioni.

Cosa succede quando si arriva in cima al mondo? Si comincia a scendere.

Phil Anselmo inizia a comportarsi in modo incomprensibile con i suoi compagni. Depressione dovuta a droghe e alcolismo, pare. Eroina e alcool accompagnano la vita delle band ancor più delle groupie o dei fedelissimi fan.

Nel 1996, poco dopo l’uscita di The Great Southern Trendkill, Anselmo va in coma per un’overdose. Si riprende per miracolo, e deve giurare davanti ai suoi compagni di non fare più ricorso a droghe. La pena per la trasgressione è l’uscita dal gruppo.

Negli anni successivi, la divisione tra i membri della band è evidente anche nella partecipazione separata a progetti esterni ai Pantera. Il che non impedisce l’uscita di un live e di un nuovo disco del gruppo, Reinventing the Steel, che però darà vita a nuovi litigi relativi al sound dell’album.

La scissione con Phil Anselmo è ormai totale, e nel 2003 i fratelli Abbott annunciano lo scioglimento dei Pantera.

La nuova vita artistica degli Abbott si chiama Damageplan: nuovo cantante, nuovo bassista, un album del 2004 chiamato  New Found Power.

E poi arriva l’8 dicembre.

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LE INVISIBILI – GABRIELLA GENISI, MARILU’ OLIVA, MARIOLINA VENEZIA, GRAZIA VERASANI

TRAMA:

Penserete di essere soli, in una strada buia di una periferia del Nord, sul set di un film a riprese finite o perfino in mare aperto. Ma loro vi vedono, anche se voi non le guardate. Sono creature di confine, relegate ai margini della società e dimenticate da tutti. Sanno che la vita può essere crudele ed è proprio allora che si diventa più crudeli di lei. Le protagoniste di questi racconti sono donne. Sono mamme, figlie, assassine spinte da passioni incontrollabili, o ragazze che quella vita criminale l’hanno scelta. Aspiranti rockstar soggiogate da viscidi produttori, attrici per caso, truffatrici approdate dall’Est Europa nel Sud Italia più profondo. Ma anche persone comuni, che quando la sera rientrano a casa trovano una madre dispotica ad aspettarle davanti alla tv. Sono state vittime e poi carnefici, innamorate e poi disilluse, sognatrici a cui hanno rubato i sogni. Una cosa le accomuna: da tempo hanno smesso di fingere. E hanno fatto i conti con sentimenti inconfessabili. Perché quando le cose ti appaiono in un lampo come stanno davvero, non puoi tornare indietro. Prede di un sistema ingiusto e oppressivo, hanno fatto del delitto la sola via di fuga. Sono le invisibili. Sono il nuovo volto del crimine.

RECENSIONE a cura di Edoardo  Todaro

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La mala erba – Antonio Manzini

Trama

Nella cameretta di Samantha spicca appeso al muro il poster di una donna lupo, «capelli lunghi, occhi gialli, un corpo da mozzare il fiato, gli artigli al posto delle unghie», una donna che non si arrende davanti a nulla e sa difendersi e tirare fuori i denti. Samantha invece, a 17 anni, ha raccolto nella vita solo tristezze e non ha un futuro davanti a sé. Non è solo la povertà della famiglia; è che la gente come lei non ha più un posto che possa chiamare suo nell’ordine dell’universo. Lo stesso vale per tutti gli abitanti di Colle San Martino: vite a perdere, individui che, pur gomito a gomito, trascinano le loro esistenze in solitudine totale, ognuno con i suoi sordidi segreti, senza mai un momento di vita collettiva, senza niente che sia una cosa comune. Sul paese dominano, rispettivamente dall’alto del palazzo padronale e dal campanile della chiesa, Cicci Bellè, «proprietario di tutto», e un prete reazionario, padre Graziano. I due si odiano e si combattono; opprimono e sfruttano, impongono ricatti e condizionamenti. Cicci Bellè prova un solo affetto, per il figlio Mariuccio, un ragazzone di 32 anni con il cervello di un bambino di 5; padre Graziano porta sempre con sé il nipote Faustino, bambino viziato, accudito da una russa silenziosa, Ljuba. Samantha non ha conforto nel ragazzo con cui è fidanzata, nemmeno nei conformisti compagni di scuola; riesce a comunicare solo con l’amica Nadia. Tra squallide vicende che si intrecciano dentro le mura delle case, le sfide dei due prepotenti e i capricci di un destino tragico prima abbattono la protagonista, dopo le permettono di vendicarsi della sua vita con un colpo spregiudicato, proprio come una vera donna lupo; un incidente, un grave lutto, un atto di follia, sono le ironie della vita di cui la piccola Samantha riesce ad approfittare.

Recensione a cura di Dario Brunetti

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Il caso Agatha Christie – Nina De Gramont

Trama: Nel 1926 Agatha Christie sparì per undici giorni. Sono l’unica a conoscere la verità su questa scomparsa. Non sono Hercule Poirot. Sono l’amante di suo marito». Un giorno di dicembre del 1926, dopo aver comunicato alla moglie Agatha la sua intenzione di divorziare per sposare la sua amante, il colonnello Archibald Christie parte per un weekend presso amici. Quella sera stessa dalla dimora di campagna, ribattezzata Styles dal primo caso di Hercule Poirot, la scrittrice svanisce nel nulla. La sua Morris Cowley viene ritrovata alle prime luci del mattino sul bordo di un dirupo. Sul sedile posteriore, la pelliccia, una valigia piena di abiti e la patente. L’ipotesi più plausibile è un gesto disperato, la signora aveva un forte esaurimento nervoso, si sussurra. Migliaia di uomini, tra poliziotti e volontari, cani, persino aeroplani: tutta l’Inghilterra si mobilita per cercarla, come se l’angoscia che l’ha spinta a fuggire avesse fatto di lei la persona più importante della terra. Persino Nan O’Dea, l’Amante, è in ansia. Nonostante abbia tramato per insinuarsi nella lussuosa residenza dei Christie, per entrare in confidenza con Agatha, che è elegante e raffinata come lei non sarà mai. Nonostante, soprattutto, si sia impegnata a fondo per attirare l’attenzione dell’arrogante colonnello e farlo innamorare. Ora però che lui è caduto nella rete, con il suo obiettivo che può dirsi a portata di mano, Nan ha un altro disegno in mente. Agatha ha qualcos’altro che lei vuole, oltre a suo marito. Perché ciò che le è accaduto tanti anni prima, in Irlanda, le ombre scure, i gravi segreti, i colpi bassi del fato che popolano il suo passato, non possono trovare riparazione, se non in qualcosa di molto più efferato e definitivo. In questa appassionante ricostruzione possibile degli undici giorni in cui la scrittrice scomparve per il mondo, Nina de Gramont crea una trama fitta di mistero e colpi di scena, in cui nulla è come appare, nessuno dice la verità e soprattutto la soluzione potrebbe essere lì in piena vista, alla luce del sole, in perfetto stile Agatha Christie.


Recensione a cura di Marianna Di Felice

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Cambiare le ossa – Barbara Baraldi

Sinossi

Torino, 1988. Tito Ferretti ha solo quattro anni quando assiste all’omicidio di sua madre e del suo amante: è opera del “mostro”, il serial killer che sta terrorizzando la città e che sarà catturato, dopo un’indagine serrata, dal sostituto procuratore Francesco Scalviati. Sono passati 34 anni da allora. Il ricordo di quei fatti è lontano, ma il rinvenimento di un cadavere sfigurato sembra improvvisamente riaprire l’incubo: è Tito Ferretti. L’hanno massacrato con un antico spaccaossa, terza vittima di un assassino che agisce secondo una precisa, feroce dinamica. C’è un collegamento con il

mostro, e quale? Il commissario Damiano Provera sa che solo una persona può venirne a capo: Aurora Scalviati, figlia del magistrato che negli anni Ottanta seguì il caso del mostro, venuta al mondo la stessa notte in cui le mani del padre si macchiarono di sangue. Capace, soprattutto, di scorgere le connessioni che nessun altro vede, e farne materia per identificare il killer. Aurora realizza subito che, anche se non sembrano avere nulla in comune, le vittime sono state scelte in base a un disegno preciso. E viene attratta da due indizi inquietanti: delle inspiegabili incisioni sulle ossa di Ferretti e un libro misterioso sulle connessioni fra teoria quantistica e fede. Mentre cerca di decifrare l’enigma arriva un’altra notizia sconvolgente: Giorgia, una ragazzina di dodici anni, è appena stata rapita… È l’inizio di un viaggio allucinante dove

Aurora dovrà ricostruire un meccanismo perfetto e spietato, confrontarsi con la potenza della mente umana e capire, una volta di più, che il passato è l’unica chiave per penetrare il presente. E l’unica possibilità di redimersi.

Recensione a cura di Marika Mendolia

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