I MAESTRI DEL GIALLO : FREEMAN WILLS CROFTS

a cura di Luigi Guicciardi

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Se è indubbio che gli anni Venti e Trenta del secolo scorso costituirono l’età d’oro del mystery (o la Golden Age of Detective Fiction, per dirla con gli anglo-americani), è altrettanto vero che del giallo classico o deduttivo Freeman Wills Crofts fu uno degli esponenti più importanti. Irlandese di Dublino, nato il 1° giugno 1879, Crofts era figlio di un ufficiale medico al servizio della British Army, che morì prima della sua nascita durante una missione all’estero. La madre allora, risposatasi con un arcidiacono della Chiesa d’Irlanda, si trasferì col figlio a Belfast, dove quest’ultimo studiò in un collegio metodista, senza mai manifestare particolari interessi per la letteratura, e a 17 anni entrò a lavorare nella Belfast and Northern Counties Railway grazie all’interessamento dello zio, che di quella compagnia ferroviaria era l’ingegnere capo. La competenza del giovane Crofts in materia di ingegneristica ferroviaria gli valse una serie di promozioni, finché nel 1909 diventò assistente ingegnere capo nella stessa compagnia. Nel 1912 ai sposò con Mary Bellas Canning, figlia di un dirigente bancario, e fino al 1919 la sua biografia non registra eventi di particolare interesse; in quell’anno però, in seguito a una malattia che lo tenne lontano dal lavoro, Crofts cominciò a scrivere per diletto, o per vincere la noia, quello che di lì a un anno diventò il suo primo, lodatissimo, romanzo poliziesco.

Non è inconsueto nel Novecento, a pensarci, il caso agrodolce di una lunga convalescenza all’origine di una fortunata carriera narrativa (basti pensare, nell’àmbito del Giallo, a un Van Dine, o, fuori dal mystery, al nostro Moravia). Fatto sta che Crofts presentò senza troppe speranze The Cask (I tre segugi) all’editore Collins, che sorprendentemente lo accettò e lo pubblicò nel 1920, lo stesso anno – tra parentesi – dell’esordio di Agatha Christie col suo Poirot (nell’Affare Styles). Questo giallo, dotato della freschezza spesso tipica delle opere d’esordio, è considerato tuttora da molti il suo capolavoro, tant’è che, quando nel 1967 ne venne pubblicata una ristampa, il noto critico statunitense Anthony Boucher lo definì senza remore la migliore “opera prima” della storia della narrativa poliziesca.

In The Cask la ricerca della soluzione – che riguarda l’omicidio di una donna, il cui cadavere viene ritrovato in una botte – vede impegnati ben tre rappresentanti della legge, i tre segugi appunto: un ispettore di Scotland Yard, un funzionario della Sureté e infine un detective privato, cui toccherà il compito di coronare col definitivo successo la fine delle indagini.

Individuo modesto e laborioso, appassionato di musica classica e di giardinaggio oltre che di romanzi, Crofts scrisse nei tre anni successivi altrettanti gialli, The Ponson Case (1921), The Pit-Prop Syndicate (1922) e The Groote Park Murder (1923), tradotto da noi come La tela del ragno. Finché nel 1924 Crofts creò il suo personaggio per ecellenza, l’ispettore Joseph French di Scotland Yard – con la cui serie contribuì al periodo d’oro del giallo classico – continuando poi a pubblicare quasi un romanzo all’anno fino alla sua morte, avvenuta a Worthing l’11 aprile 1957.

La bibliografia di Crofts è dunque imponente e comprende, dal 1924 in avanti, ben 30 romanzi accertati, alcuni dei quali con doppio titolo (il secondo quasi sempre per l’edizione statunitense), che ci sembra utile differenziare a seconda della loro avvenuta traduzione o no nella nostra lingua. Ci risultano editi in italiano, per Mondadori, Inspector French’s Greatest Case, 1924 (da noi Il grande mistero); Inspector French and the Starvel Tragedy, 1927 (L’incendio nella brughiera); Mystery in the Channel, 1931 (Intrigo sulla Manica); The Hog’s Back Mystery, 1933 (Il silenzio delle ombre); The 12:30 from Croydon, 1934 (Il volo delle 12.30 da Croydon); Fatal Venture, 1939 (Roulette sull’oceano); Fear Comes to Chalfont, 1942 (Paura a Chalfont). Risultano ancora inediti in Italia, invece, Inspector French and the Cheyne Mystery, 1926 (e The Cheyne Mystery); The Sea Mystery, 1928; The Box Office Murders, 1929 (anche The Purple Sickle Murders); Sir John Magill’s Last Journey, 1930; Sudden Death, 1932; Death on the Way, 1932 (anche Double Death); Mystery on Southampton Water, 1934 (anche Crime on the Solent); Crime at Guildford, 1935 (anche The Crime at Nornes); The Loss of the “Jane Vosper”, 1936; Man Overboard!, 1936 (anche Cold-Blooded Murder); Found Floating, 1937; The End of Andrew Harrison, 1938 (anche The Futile Alibi); Antidote to Venom, 1938; Golden Ashes, 1940; James Tarrant, Adventurer, 1941 (anche Circumstantial Evidence); The Losing Game, 1941 (e, con minima modifica, A Losing Game); The Affair at Little Wokeham, 1943 (anche Double Tragedy); Ned’s Gay Village, 1944; Enemy Unseen, 1945; Death of a Train, 1946; Silence for the Murderer, 1949; French Strikes Oil, 1951 (anche Dark Journey), e l’ultimo, Anything to Declare?, del 1957, l’anno della morte.

Considerato dunque uno dei massimi rappresentanti della Golden Age, Crofts rientra pubblicamente nel novero degli aderenti al cosiddetto Decalogo di R. Knox, che il critico compilò nel 1929 (quasi contemporaneamente alle 20 regole, più note e articolate, di Van Dine) per qualsiasi giallista rispettoso del fair play, e che ci pare interessante riproporre al lettore odierno:
1. Il criminale deve fare la sua comparsa all’inizio della storia, e non all’ultimo momento.
2. La soluzione del delitto deve essere logica, senza ricorsi al soprannaturale.
3. E’ permesso l’uso di una sola stanza o passaggio segreto.
4. E’ proibito usare veleni nuovi, sconosciuti o che non lascino tracce.
5. Niente stranieri dall’aspetto sinistro o maligno (in particolar modo cinesi).
6. La soluzione del delitto non deve mai avvenire per una fortunata coincidenza.
7. L’investigatore non deve mai essere anche il colpevole.
8. L’investigatore non deve a bella posta nascondere al lettore gli indizi o le ragioni delle sue deduzioni.
9. Se viene introdotto un “Watson”, questi non deve nascondere le sue opinioni.
10. Mai ricorrere a gemelli identici oppure a sosia.

Ma che tipo di detective è, in definitiva, l’ispettore French, e come si inserisce nel quadro del poliziesco contemporaneo? “French rientra in pieno nella tendenza parzialmente imperante in quel periodo di opporre al detective eterodosso e bizzarro una fisionomia di investigatore fondata sulla pura professionalità.” Crofts infatti introduce nei suoi gialli migliori “una tecnica investigativa, se non nuova, comunque più concreta e attenta all’effettiva verosimiglianza (anche se questo fatto può talvolta ingenerare una certa noia nella lettura)”, con una detection conseguente molto scrupolosa e metodica, “una sorta di sviluppo più scolastico dell’occhio di Lecoq, ma con una vastità di impiego e una capacità di correlazione molto più progredita, e l’esemplarità della sua routine investigativa è meno sonnolenta di quella di scrittori come Henry Wade o Helen Reilly” (Di Vanni-Fossati, Guida al Giallo). Il limite più evidente di Crofts, per dirla ancora con la coppia di critici appena citati, sta in una “monotonia di fondo nei temi e nelle tecniche”, con una “ripetitività a cui non dà parziale giovamento l’ausilio di uno stile che è, sì, limpido, ma non arguto e sottile (…) L’identità dell’assassino, l’enigmaticità della situazione non sono fatti oggetto di particolare sfruttamento sul piano oggettivo e retorico”, dal momento che l’interesse narrativo è tutto incentrato “sul procedere incessante dell’indagine, in ciò ricordando Austin Freeman.”

Tutto considerato, però, l’opera di Crofts è da valutare fra le più mature prodotte intorno agli anni Venti. Oltre al giallo d’esordio, I tre segugi, merita particolare apprezzamento anche Il volo delle 12.30 da Croydon, in cui si applica la tecnica dell’inverted tale, muovendo dalla figura dell’assassino per poi arrivare ai due capitoli conclusivi dedicati all’esplicazione di French. A me, personalmente, è piaciuto anche Paura a Chalfont, un vero classico nella migliore tradizione anglosassone, in cui l’indagine è svolta con molto rigore e il procedere di French, seppure lento, appare sempre accattivante.

 

 

L’ultima volontà – Roberto Perrone

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Recensione a cura di Massimo Ghigi

Ho scoperto Roberto Perrone e il suo Annibale “Carrarmato” Canessa con il precedente libro della serie, ‘L’estate degli inganni’, e sono rimasto folgorato! Libro letteralmente divorato! Stessa sorte è toccata a questo nuovo ‘L’ultima volontà’ che ha definitivamente messo l’autore nella mia lista dei preferiti.

Noir bellissimo dove si mischiano tracce di altri generi in una perfetta miscela; un finale da giallo, umani sentimenti e passioni disseminati lungo il racconto, action in giusta quantità e sempre al servizio della storia, mai esagerato a rendere il tutto finto o macchiettistico.

Il protagonista, Annibale Canessa, è la personificazione, il compendio di tutto quanto sottolineato in precedenza; è assolutamente credibile con la sua umanità, la sua fallibilità; talvolta e, nello stesso tempo, è personaggio fuori dall’ordinario con il suo profondo senso di giustizia, mai e poi mai piegato da compromessi o comodi distinguo.

Canessa ha poche, semplici regole, alle quali si attiene scrupolosamente; una di queste è tenere sempre gli affetti lontano dal pericolo che, con il suo lavoro di ex colonnello dell’Arma di fatto mai andato in pensione, inevitabilmente comportano. Ecco però che, suo malgrado, questa volta le persone a lui più care si trovano nel bel mezzo di una doppia indagine ad altissimo rischio.

Ci sono tanti morti più o meno ‘freddi’ a cui dare giustizia, a cui ridare dignità dopo che sono anche stati macchiati da calunnie; Canessa lo deve a loro, lo deve a chi chiede il suo aiuto e lo deve a se stesso e al rispetto dei propri principi; ripeto,  non ci sono compromessi e non guarda in faccia a nessuno perché spesso, purtroppo, scoprire la verità, comporta un prezzo alto da pagare.

La scrittura di Perrone è veramente lineare e diventa semplice seguire le sue trame, nonostante ci siano vari personaggi coinvolti o, talvolta, ci si trovi catapultati nel passato, tramite ricordi narrati o flash-back; la lettura è assolutamente agevole e scorrevole, pregio non da poco, che porta il lettore a macinare pagine per vedere ‘dove andrà a parare’ l’autore!

Una duplice trama molto avvincente e intrigante che, inevitabilmente alla resa dei conti, porta un unico nome sul libro dei cattivi di ‘Carrarmato’ Canessa; conoscendo il tipo, mi sa che finire su quel libro è quanto mai da evitare!

Non mi resta che consigliare spassionatamente la lettura di questo ennesimo colpo messo a segno dalla Rizzoli, per impreziosire una collana ìda avere tutta e anche da rileggere! Un plauso al bravissimo Roberto Perrone, autore e narratore con i fiocchi!

Alla prossima!

Trama

Un ex brigatista rosso ammette in punto di morte di non aver compiuto la strage per cui ha scontato decenni di galera. Non è stato lui ad aver massacrato, nel 1986, tre carabinieri nella campagna emiliana. Una confessione al contrario che significa solo una cosa: i veri assassini sono ancora in libertà. E sono potenti. Hanno depistato, intorbidito le acque, creato un labirinto di specchi in cui la verità sembra irraggiungibile. Ma l’ex colonnello dell’Arma Annibale Canessa non si fermerà di fronte a nulla pur di fare giustizia, ed è per questo che riunisce la sua squadra: il fido maresciallo Ivan Repetto, Piercarlo Rossi detto il Vampa, miliardario e aspirante uomo d’azione, l’atipico hacker Matteo Bernasconi. Con loro affronta un’indagine che lo porterà a esplorare i recessi più oscuri della storia italiana, un caso che affonda le radici nelle ombre della Resistenza e della Liberazione, e le allunga fino ad oggi, nei palazzi romani della politica. Una pista di sangue lunga settant’anni, costellata di morti innocenti e di segreti inconfessabili. Mentre il colpevole continua a tessere le sue trame, l’ex colonnello si ritroverà faccia a faccia con l’anima nera di un Paese in pace, ma mai pacificato. Con la terza avventura di Annibale “Carrarmato” Canessa, Roberto Perrone torna ad affondare le mani nelle pieghe più oscure della storia d’Italia.

Dettagli

  • Genere: Noir
  • Copertina flessibile: 415 pagine
  • Editore: Rizzoli (16aprile 2019)
  • Collana: Nero Rizzoli
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8817129941
  • ISBN-13: 978-8817129947

 

Libri in viaggio “Il pianto dell’alba” di Maurizio De Giovanni

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Rubrica a cura di Vienna Rao

Il 25 giugno uscirà per Einaudi “Il pianto dell’alba”, l’ultima indagine del commissario Ricciardi, di Maurizio De Giovanni.

Trama

Con un colpo di scena struggente il commissario Ricciardi chiude il suo ciclo.

“La paura, pensò Ricciardi. La paura, quella morsa allo stomaco e al cuore, il respiro che si fa corto, il sudore. Se hai qualcuno che ami, se qualcuno dipende da te, la paura è diversa. Cambia colore.”

 

 

Hai mai corso tra le nuvole? – Lorenzo Cioce

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Recensione a cura di Emanuela Di Matteo

Rarefatto, eppure propositivo, delicato e al contempo vitaminico, lo stile poetico di Lorenzo Cioce scorre come un evento atmosferico, un vento fresco che scuote, una tempesta di primavera. Hai Mai corso tra le Nuvole?, raccolta poetica del giovane autore romano, nato nel 1991, infatti, non è per niente un invito a restare sospesi nell’atmosfera inconsistente del sogno, al contrario, è lo stimolo a raggiungere i propri obiettivi e i propri sogni andandoseli a prendere direttamente lassù, fra le nuvole e anche di corsa. Correndo come quando si è giovani e correre è l’unico modo ragionevolmente possibile per spostarsi da un luogo all’altro. Nel caso di Lorenzo Cioce, significa percorrere la distanza che separa l’aspirazione dalla sua realizzazione.

Oltre alle poesie che toccano i temi che hanno ispirato il poeta: l’amore, la felicità, la noia, la nostalgia, la rabbia, brevi ritratti familiari e di vita di tutti i giorni, ci sono anche poesie civili di consapevolezza e la traduzione di alcune poesie sia in inglese che in portoghese.  Inoltre alcuni lavori rivelano fin da subito di essere stati ispirati a musical e opere drammatiche.

Le poesie di Lorenzo Cioce  sono trame leggere, vanno guardate in controluce come la tela tessuta da un ragno, per poterne apprezzare le sfumature delicate, che sono belle proprio perché riflettono la luce. E la luce è quella dell’anima dell’autore.

Tutt’altro che oscure e intellettuali, le poesie arrivano al cuore con naturalezza. Tant’è che la parte finale del libro è dedicata alle opinioni delle persone comuni, dei lettori intervistati,  di ogni età, che esprimono pareri sull’opera. Spiegare perché una cosa risulta bella e un’altra meno è quasi impossibile in poesia: si tratta di grazia, freschezza, alchimia, proprio come in un ricetta di cucina. Si tratta di melodia che risuona all’orecchio, di note intonate che riecheggiano, ricordano e rimandano alla propria memoria della bellezza.

La prima raccolta di poesie dell’autore risale al 2012: Lo Sprecainchiostro. Anche in essa Cioce ritraeva emozioni e sentimenti.  Poesia viva, vitale, che cammina, anzi, corre, è quella di Lorenzo Cioce. Per stargli dietro bisogna essere sempre un passo avanti

 

Trama

La spensieratezza di un giovane poeta e della sua ombra: l’incalzante visione di un oggi confuso che si ostina a cercare il suo ordine. Le poesie di Lorenzo Cioce svelano un poeta innamorato dell’amore, appassionato e sensuale anche quando racconta la sua società di uomini e donne, colti in frammenti di dettagli sfuggenti e immediati che si trasformano in ritratti e autoritratti di rara freschezza e immediatezza. Il tratto comune, tra visione e realismo è, infine una sottile ironia, delicata e pungente. “Hai mai corso tra le nuvole?”, cinquanta poesie scritte in quattro anni di lavoro, ricerca e ispirazione, è la seconda raccolta di Lorenzo Cioce dopo “Lo sprecainchiostro” pubblicato a 20 anni con Terre Sommerse.

 

Dettagli

  • Genere: poesia
  • Copertina flessibile: 80 pagine
  • Editore: Minerva Edizioni (Bologna); 1 edizione (19 settembre 2016)
  • Collana: Ginkgo Biloba
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8873818722
  • ISBN-13: 978-8873818724

 

 

 

 

 

La donna di picche – Remo Bassini

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Recensione a cura di Gino Campaner ( Gino dei libri)

Remo Bassini porta in libreria un romanzo giallo di grande valore. Una storia con due filoni narrativi che si fondono e si intrecciano uno nell’altro. Il romanzo è fondamentalmente un giallo, il primo filone, infatti, racconta la ripresa delle indagini che riguardano l’omicidio, attualmente senza colpevoli, di un noto avvocato che esercitava la sua attività a Vercelli.

Viene incaricato dell’inchiesta il commissario Pietro Dallavita, aiutato dall’ispettore Domenico Tavoletti, che con pazienza e tenacia cerca di rimettere insieme tutti i tasselli della vicenda per giungere finalmente a individuarne l’autore. Il secondo filone, invece, analizza da vicino la vita e le vicissitudini che vivono i tre principali protagonisti della storia, ovvero Pietro Dallavita, l’ispettrice Micaela Spini e la figlia della donna assassinata, Lucilla Malerba. Tutti e tre sono fortemente provati dalla vita, che ha riservato loro parecchi contrattempi. Entrambe le donne sono innamorate del commissario che però ormai, vicino a un grave stato depressivo, non desidera più, pur sentendosi attratto da entrambe, un rapporto stabile. Il mistero e il nome dell’assassino verranno svelati solo nelle ultimissime pagine che riserveranno sorprese, colpi di scena e racconteranno una verità sconvolgente.

Un libro fortemente coinvolgente, raccontato con le “voci” di Micaela e Lucilla che si alternano nella narrazione. Un romanzo in cui l’autore traccia magistralmente tre solitudini, tre esistenze marchiate dal dolore e dall’eterna attesa di un’emozione. Le indagini sull’omicidio rimangono sullo sfondo fino ai capitoli finali, nei quali tornano prepotentemente alla ribalta. Un romanzo che, come spesso ricordato dall’autore, ha richiesto grande impegno nella stesura, e che ci ha regalato un racconto molto curato e molto emozionante che consiglio a tutti.

 

Trama

l commissario Pietro Dallavita è alle prese con una nuova indagine nella provincia piemontese: una famiglia potente, che nasconde inquietanti segreti; un omicidio insoluto, senza un movente e senza un sospettato; una città, Vercelli, perennemente avvolta da una fitta nebbia che rende i rapporti tra le persone ambigui e sfuggenti. E, intorno, luoghi misteriosi sui quali si tramandano leggende nere… È un’inchiesta delicata e dolorosa quella che è chiamato a svolgere il commissario Dallavita, inviato, dalla Omicidi di Torino, in missione speciale a Vercelli. Alle spalle ha una scia di successi professionali ma anche fallimenti personali e sentimentali che lo hanno trascinato in un vortice di depressione dal quale non riesce a risollevarsi. Insieme a lui, a far luce sull’efferato assassinio di un brillante avvocato, il fedele ispettore Domenico Tavoletti e due donne, una di cuori e una di picche. Saranno le voci di quest’ultime a raccontare l’inchiesta. Perché la sua, di voce, Dallavita ormai l’ha persa… Sullo sfondo di una Vercelli ammantata di mistero, un’indagine serrata e ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio tra le pieghe più nascoste dell’animo umano.

 

Dettagli

  • Genere: giallo
  • Copertina flessibile:208 pagine
  • Editore: Fanucci (2 maggio 2019)
  • Collana:Nero italiano
  • Lingua:Italiano
  • ISBN-10:883473758X
  • ISBN-13:978-8834737583

 

Dop on the road: Il Friuli

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Il Friuli Venezia Giulia è una regione con molteplici influssi dall’est e dal nord Europa.

La produzione casearia si esprime tra il Montasio DOP e il CUINCIR, antica ricotta mescolata con finocchio e lasciata inacidire a lungo.

I prosciutti d’oca sono molto in voga ma sua maestà il prosciutto compare come Consorzio San Daniele. Leggermente più affumicati SAURIS E CORMONS dove  – l’aria fredda delle Alpi Giulie e quella calda dell’Adriatico – creano una condizione perfetta. Sul confine il Collio, Brda in sloveno, tra una vigna e l’altra c’è una vasta produzione di ciliegie e albicocche che in estate regalano preziose conserve e scatti affascinanti, regalando al paesaggio molteplici colori. In montagna il Radic di Mont  presidio Slow Food, viene raccolto a mano (radicchio selvatico) mentre qualcuno inverte la rotta e si prodiga nella produzione di aceto d’uva. Prodotti da forno come la Buiadnik (dolce tipico della provincia di Udine e natalizio), la pinza triestina , la putizza e la Gubana (squisito dolce simile ad una ciambella) si alternano sulla tavola tra frattaglie e carni. L’agnello istriano, la marcundela, il prosciutto cotto di Praga.

Tra le bevande, il distillato di pere, lo sciroppo di sambuco ,lo  Sliwowitz famoso distillato di prugne.

 

Frico per 4 persone

  • 250 gr di patate a pasta gialla
  • 30 gr di burro
  • 260 gr di formaggio (metà freschi e metà stagionati come il Montasio, la Latteria di Malga, la crescenza fresca)
  • 50 gr di cipolle bianche, sale, pepe

Far sciogliere il burro in una padella facendo appassire la cipolla tagliata a julienne. Affettate le patate in maniera sottile. Aggiungere il tubero nella padella e farle cuocere, aggiustate di sale e pepe, unire il formaggio a dadini e abbassare il fuoco. Girare il frico con cura e lasciarlo dorare (si dovrà creare una crosticina dorata).

Servirlo caldo accompagnandolo con un ottimo vino, tipo CABERNET FRANC

La luce sia con voi. Non c’è pace per il commissario Peppenella – Peppe Lanzetta

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Recensione a cura di Gianfranco Machella

E’ questo il secondo appuntamento con il commissario Peppenella e la sua Napoli multiforme. Stavolta le vicende che interessano i protagonisti del libro di Peppe Lanzetta si muovono e si intersecano tra il sacro e il profano. Il nostro commissario si ritrova a che fare nientepopodimeno che con Gesù Cristo, Ponzio Pilato, la Maddalena, Giuda Iscariotae Lazzaro alzatiecammina! Ovviamente non sono i personaggi biblici che tutti noi conosciamo, ma individui in carne ed ossa; alcuni, criminali incalliti senza nessuno scrupolo, altri, poveri diavoli che tirano a campare. E tutto ciòavviene a Napoli, questa città unica al mondo, dove tutto è possibile, tutto si mescola costantemente: il giorno con la notte, il bene con il male, il freddo con il caldo, il sacro col profano…

Così, mettendosi sulle tracce di Gesù Cristo, che turba i suoi sonni perché da tempo tenta di arrestarlo, il commissario Peppenella e i suoi due subalterni si imbattono in tante altre situazioni non necessariamente collegate tra loro ai fine dell’indagine, ma che, per un verso o per l’altro, li coinvolgono in pieno. Situazioni ed episodi che l’autore ci racconta con semplicità ma anche crudezza, di uomini e donne normali, persone di strada, con i loro problemi, ansie e speranze. Con la città sempre in primo piano, perché, ce lo ricorda l’autore, a Napoli, la città più incasinata del mondo, una regola che vale per uno non ha senso per un altro, dove ognuno fa quello che vuole, in barba allo Stato e alle leggi scritte.

Come nel precedente romanzo con protagonista il commissario Peppenella, anche qui non mancano gli esilaranti scontri dialettici tra lui e i suoi assistenti Caputo e Martusciello, e le situazioni al limite del grottesco. Questo rende ovviamente la lettura scorrevole e piacevole, e i brevi capitoli con continui cambi di situazioni, luoghi e protagonisti, hanno la capacità di far avanzare il lettore velocemente verso l’epilogo della storia.  Epilogo che costerà caro al nostro commissario, ma non dal punto di visto professionale, ma per il motivo che dovrà tenere fede ad un giuramento fatto: e di questo non saprà se esserne felice o dispiaciuto!
Voce di Gianfranco Machella

 

Trama

Gesù Cristo, Ponzio Pilato, Giuda Iscariota e la Maddalena… non sono esattamente i personaggi biblici e nemmeno le statuette del presepe che affollano i vicoli di Napoli. Sono i soprannomi di criminali incalliti e senza scrupoli che turbano i sogni del commissario Peppenella, sempre più solo e trasandato. La luce invece è quella elettrica, staccata a casa del commissario a causa di un contatore taroccato in una città taroccata, Napoli, dove niente e ciò che sembra e tutto si confonde: lecito e illecito, ladri e onesti, suore e prostitute, legge e anarchia, dando vita ad una casba folle e intricata che rischia di far impazzire il povero Peppenella.

 

Dettagli

  • Genere: Giallo
  • Copertina flessibile:228 pagine
  • Editore:Cento Autori (21 gennaio 2016)
  • Collana:L’arcobaleno
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10:8868720469
  • ISBN-13:978-8868720469

Documenti, prego – Andrea Vitali

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Recensione a cura di Elio Freda

Il nuovo lavoro di Andrea Vitali è qualcosa di completamente avulso da ciò che ha scritto fino ad ora.

Chi era abituato alla storia d’altri tempi, ambientata a Bellano, potrebbe rimanere letteralmente con l’amaro in bocca. Primo perché le sue aspettative sarebbero deluse. Secondo per le sensazioni che questo “Documenti, prego” lascia.

La legge prescrive le pene, commisurate alla gravità del reato. Ma come si fa ad ammettere a sé stessi la colpa? Il lasso di tempo necessario per comprendere il significato delle proprie azioni e le conseguenze a cui hanno portato, sono tematiche importanti e d’effetto che Vitali è riuscito a sviscerare in 120 pagine.

Vi lascio con un’immagine, anzi proprio con l’immagine che mi ha accompagnato durante la lettura.

Il signor Vitali apre la porta e mi fa entrare in una stanza spoglia, dalle pareti che un tempo dovevano essere bianche. La stanza è appena illuminata, al centro c’è una specchiera da parete con cornice rettangolare in legno marrone scuro. Mi avvicino e vedo la mia immagine riflessa. Ho una strana sensazione, la pelle d’oca sulle braccia e la salivazione improvvisamente azzerata. Sento la sua presenza alle mie spalle. Mi sposto. Dapprima impercettibilmente, poi sempre di più; voglio vedere l’espressione del suo viso riflessa nello specchio in quel momento, ma la sua immagine non appare mai. Mi volto e lui è lì, seduto su di una vecchia sedia di legno e mi guarda. Solo allora realizzo che quello specchio è la mia coscienza. Apro gli occhi e mi ritrovo seduto sulla panchina nel parco, con un tiepido sole che mi sfiora appena, gli uccelli cinguettano e due bambini corrono. Un brivido mi percorre la schiena. Abbasso lo sguardo e ho in mano “Documenti, Prego”.

Voce di Eleonora Zaffino

 

Trama

È notte. Su un’autostrada del Nord Italia industriale corre una macchina con a bordo tre funzionari di una ditta commerciale. Tornano a casa da un viaggio di lavoro, sono stanchi, nulla di strano che decidano di fermarsi in un autogrill per bere un caffè e comprare le sigarette; una breve sosta prima dell’ultimo sforzo. Ma in quella stazione di servizio, sotto gli occhi indifferenti dei camionisti assonnati e delle ragazze del bar, il destino aspetta uno di loro. Una leggerezza e una banale dimenticanza lo faranno precipitare nelle maglie di un meccanismo giudiziario impeccabile nella forma, efficiente nei metodi, implacabile nelle conseguenze.

 

Dettagli

  • Copertina flessibile:111 pagine
  • Genere : Noir
  • Editore:Einaudi (14 maggio 2019)
  • Collana: Stile libero big
  • Lingua:Italiano
  • ISBN-10:880624146X
  • ISBN-13:978-8806241469

 

Che fine ha fatto Sandra Poggi? – Davide Pappalardo

Risultati immagini per Che fine ha fatto Sandra Poggi?  –  Davide Pappalardo

Recensione a cura di Paola Varalli

Libero Russo, per citare le parole dell’autore, “ha due amici stranieri: lo scozzese Johnnie Walker e lo spagnolo Fundador.”

Spesso questi due gli risolvono i problemi o almeno… lui si illude che lo facciano. Diciamo che quantomeno lo consolano, ecco.

In questa nuova avventura ritroviamo lo squinternato investigatore uscito dalla penna del talentuoso Davide Pappalardo, intento ad arrabattarsi sulle tracce di una giovane della Milano bene, apparentemente scomparsa.

Come l’autore ci ha abituato nel precedente Buonasera signorina, la storia è raccontata in prima persona al passato, cifra stilistica che ci lascia incollati come patelle a Libero Russo nel corso delle sue indagini, poiché il detective senza licenza ne è la voce narrante.

Fin dall’inizio veniamo catapultati nel 1973, epoca che ignora, o quasi, l’esistenza dei telefoni cellulari e di altre diavolerie tecnologiche note a noi lettori che viviamo nel futuro. Qualcuno si chiederà: embè?

E invece la cosa ha un suo rilievo, perché tutta l’indagine si svolge con metodi di comunicazione primitivi, rispetto agli attuali, con tutto ciò che ne consegue a livello di plot.

In una Milano fredda, poco prima di Natale, Libero Russo si aggira sulla Lancia Fulvia (ereditata da zio Pino) coadiuvato dall’ex collega Marione che, al contrario di lui, in polizia ci è rimasto.

Si muoverà anche in altre città, sempre alla ricerca della fantomatica Sandra Poggi, più sgusciante di un’anguilla, che si dilegua puntualmente ogni volta che Russo crede di averla acchiappata. Non mancheranno colpi di scena e un crescendo di tensione, in un climax ben orchestrato.

Come al solito l’autore fa un uso sopraffino della metafora che, permeata di sottile ironia, riesce ad alleggerire quel clima cupo che hanno spesso gli “hardboiled” e che qui è stemperato abilmente. Pappalardo non ci fa mancare nemmeno le citazioni colte, spaziando dal Deserto dei tartari di Buzzati a Primo Levi.

Insomma, qualcuno ha definito quest’opera un giallo vintage ma moderno, mi pare una definizione azzeccata.

Lettura assolutamente consigliata. Si divora in un boccone e poi… spiace che sia finito.

 

Voce di Paola Varalli

 

Trama

Milano, dicembre 1973. Libero Russo, scalcagnato investigatore, viene contattato da uno sconosciuto nella sua bicocca al quartiere Isola, dove vive in compagnia di un gatto e delle canzoni di Fred Buscaglione. Deve rintracciare Sandra Poggi, una ragazza della Milano bene di cui si sono perse le tracce. Un caso all’apparenza semplice, visto che la giovane è in contrasto con la famiglia. Libero, alle prese con i propri tormenti interiori e con la nostalgia per la sua terra, la Sicilia, intuisce che potrebbe non trattarsi semplicemente di una fuga da casa. In un vorticoso giro di giostra tra Milano, Venezia e Bologna, l’investigatore entra in contatto con neofascisti, strizzacervelli, prostitute, doppiogiochisti, movimentisti, poliziotti corrotti, per cercare di arrivare a Sandra, che sembra volatilizzarsi ogni volta che l’afferra, in un gioco di specchi in cui non si sa più chi è l’inseguito e chi l’inseguitore…

Dettagli

  • Genere: Giallo
  • Copertina flessibile:207 pagine
  • Editore:Pendragon (23 aprile 2019)
  • Collana:gLam
  • Lingua:Italiano
  • ISBN-10:8833640957
  • ISBN-13:978-8833640952

Il tuo tempo è adesso – Carène Ponte

Recensione a cura di Vienna Rao

L’incipit del romanzo presenta la protagonista della vicenda: Molly, una donna che ha un grande peso sul cuore che offusca le sue giornate. Al suo fianco c’è il fidanzato Germain che, nonostante gli innumerevoli tentativi, sembra non capirla mai abbastanza e addirittura dice spesso la cosa sbagliata nel momento meno opportuno. Come affronterà la protagonista questo periodo burrascoso?

Molly lavora come cameriera e ha una vita piuttosto piena tra l’ambito professionale e la sua calorosa famiglia, che sarà presente in momenti ricorrenti e particolari della vita della giovane donna. Inoltre lei considera parte del suo nucleo familiare anche amici di famiglia e sarà interessante riflettere su questo aspetto durante la lettura. Alcuni fatti narrati mi hanno riportato alla mente il cartone animato “Lilo e Stitch”, in particolare la famosa citazione: Ohana significa famiglia e famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato. Lascio a voi il piacere di scoprire qualcosa in più in merito…

Viviane, migliore amica della protagonista, è una figura centrale nella narrazione in quanto se da una parte è rilevante per Molly la sua vicinanza fisica e affettiva, dall’ altra è una persona che si lascerà coinvolgere da quel che le accade apportando a noi lettori importanti spunti di riflessione. Infatti Viviane è un porto sicuro per Molly, ma nel momento del bisogno lascerà all’amica la possibilità di fare altrettanto e ciò rappresenta perfettamente certi aspetti cruciali dell’amicizia, come la fiducia e la reciprocità.

Molly pian piano cambierà prendendo decisioni importanti che rivoluzioneranno la sua vita, vi consiglio quindi di fare attenzione quando scoprirete cosa ci sia dietro a tutto questo. Volutamente non svelo altro in quanto un punto di forza dell’autrice è proprio la capacità di trasportare noi lettori nel vortice degli avvenimenti, con così tanta grazia da conquistarci e coinvolgerci.

Scorrevole e intriso di valori, questo piacevole romanzo sarà un’ottima compagnia e un pretesto per “partecipare” a una storia che fa bene al cuore, ricordando a tutti noi ciò che davvero ci riempie di gioia a dispetto della materialità!
Voce di Vienna Rao

 

Trama

Ci sono sogni che teniamo in fondo al cuore per paura di realizzarli. Finché non riceviamo una spinta e ci convinciamo che non ha più senso rimandare. È così anche per Molly che, a trent’anni, si sente la spettatrice di una vita che non le appartiene più. Ma proprio quando sembra aver perso ogni speranza, le viene recapitato un pacco anonimo con precise istruzioni: contiene dodici buste, Molly dovrà aprirne una al mese ed esaudire le richieste che contengono. All’inizio, crede si tratti di un errore. O peggio, di uno scherzo bello e buono. Non ha tempo di dare retta a uno sconosciuto che crede di conoscerla meglio di chiunque altro. Eppure, fare un tentativo non costa nulla e così, mese dopo mese, busta dopo busta, comincia a seguire consigli e disposizioni: si libera del lavoro di cameriera che non l’ha mai fatta sentire realizzata, si lascia cullare dal rumore del mare in una giornata d’inverno, trova il coraggio di prendere lezioni di tango a Grenoble, una cittadina che, più della ville lumière, rispecchia il suo carattere. Ben presto, si rende conto che ogni cambiamento assomiglia a uno dei sogni che ha tenuto nascosti per compiacere gli altri ed è un passo avanti verso la felicità. Le manca solo una busta, l’ultima, per tagliare il traguardo. È sicura che sia la più importante e non può negare l’emozione che le prende la gola quando la tiene tra le mani. Perché forse scoprirà chi si cela dietro il piano che le ha cambiato la vita, ma soprattutto la aiuterà a prendere la decisione più difficile: aprirsi di nuovo all’amore che dà senso all’esistenza e rende possibile qualsiasi cosa.

Dettagli

  • Genere: Romanzo
  • Copertina flessibile: 215 pagine
  • Editore: Garzanti (16 maggio 2019)
  • Collana: Narratori moderni
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 881114924X
  • ISBN-13: 978-8811149248