SOUND CRIME N.3: MARVIN GAYE

a cura di Gianluca Morozzi

Non sapevamo granché di musica, noi che eravamo adolescenti a metà degli anni Ottanta. Guardavamo Videomusic e restavamo incantati davanti a certi video sorprendenti tipo Sledgehammer di Peter Gabriel o Land of Confusion dei Genesis, ma mica lo sapevamo che Peter Gabriel aveva cantato nei Genesis quando Phil Collins ne era soltanto il batterista. Little Steven che cantava Bitter Fruit aveva la stessa faccia seria e arrabbiata di Bruce Springsteen in Born in the Usa ma non sapevamo nulla dei loro trascorsi comuni, dell’epica della E Street Band: sapevamo solo che il primo la bandana la portava in testa e l’altro intorno alla fronte. Il che ce lo faceva sovrapporre visivamente al cantante dei Dire Straits, quelli di Money for Nothing. Le avremmo imparate dopo, le informazioni utili.

Ma oltre ai video e alle canzoni, dei videoclip coglievamo anche altri importanti dettagli. Noi che avevamo tredici o quattordici anni, gli ormoni in ebollizione e un improvviso interesse per i cataloghi di Postalmarket, eravamo molto interessati a qualunque tipo di apparizione femminile sopra il marchio di Videomusic. Un’interessantissima Debbie Harry in French Kissin’ (In the Usa), Patsy Kensit degli Eighth Wonder (della quale potevamo addirittura vedere le spalle e i piedi nudi emergere da una vasca da bagno!), qualche ragazza sdrucita e dall’aria perversa nei video hard rock…

E poi c’era la dottoressa sexy. Quella del video di Sexual Healing di Marvin Gaye, quella che provava la pressione a Marvin Gaye indossando un camice che mostrava ampiamente le belle gambe, per la nostra gioia. Poi dottoressa e paziente bevevano una specie di pozione d’amore, lei si toglieva gli occhiali, e i due si baciavano nell’ambulatorio. Tra una sequenza e l’altra di questa love story medicale, un elegantissimo Marvin Gaye cantava in un locale circondato da quattro avvenenti coriste.

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Sound Crime – John Lennon

Rubrica a cura di Gianluca Morozzi

Questa è una storia grande che conoscono tutti, che si intreccia a una storia piccola che conoscono in pochi.

Se non conoscete la storia grande, avete vissuto su qualche pianeta sconosciuto: stiamo parlando della morte di John Lennon. Del giorno in cui un totale sconosciuto di nome Mark Chapman diventa l’uomo più universalmente odiato della storia della musica.

Le due storie, quella grande e quella piccola, ruotano intorno all’8 dicembre del 1980. Lunedì. Il cielo è terso su New York, l’aria è frizzante.

John e Yoko quella mattina escono dal Dakota Building, la loro attuale residenza, e fanno colazione al Café La Fortuna. Poi John va al salone Viz-à-Viz per farsi un nuovo taglio di capelli in stile retrò.

Dopodiché, c’è da accogliere nel loro appartamento la famosissima fotografa Annie Leibovitz per concludere uno shooting fotografico. Il produttore David Geffen ha fatto in modo che John e Yoko ottengano la prossima copertina di Rolling Stone, anche se l’editore sta cercando di realizzare una cover dedicata esclusivamente a John. Annie Leibovitz ricorda: “John venne ad aprirmi indossando una giacca di pelle nera. Aveva i capelli pettinati all’indietro. Rimasi molto colpita perché aveva il suo vecchio look alla Beatles”.

La foto che realizzerà e che diventerà la copertina di Rolling Stone è famosissima: quella in cui John, nudo e in posizione fetale, abbraccia e bacia Yoko, vestita di nero. La fotografa era rimasta molto colpita dalla cover dell’album Double Fantasy dove i due coniugi erano stati ritratti mentre si scambiavano un bacio, e per questo desiderava fotografarli insieme. “Negli anni ’80 sembrava che il romanticismo fosse morto. Ma ricordai quanto fosse semplice e bellissimo quel loro bacio e mi lasciai ispirare. Inoltre, non era difficile immaginare John e Yoko senza vestiti perché stavano sempre così”.

John ne rimane entusiasta: “È proprio così, è esattamente questa la nostra relazione!

Una volta terminato il servizio fotografico, John scende al piano di sotto dove, nell’ufficio di Yoko, lo attende il team di RKO Radio per un’intervista. A Dave Sholin, John descrive la sua tipica giornata: “Mi alzo all’incirca alle sei, vado in cucina, bevo un caffè, tossisco un po’ e poi mi fumo una sigaretta, mentre guardo il programma Sesame Street con mio figlio Sean. Mi assicuro che guardi la PBS e non i cartoni con la pubblicità. Non mi interessano i cartoni animati, ma non voglio che lui guardi gli spot pubblicitari”.

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