Della stessa sostanza del buio – Luca Occhi

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Trama

La disperazione può portare a stringere patti con il diavolo. Lo sa bene Lorenzo Simoni che per venire a capo della scomparsa della figlia adolescente decide di rivolgersi a Mathias Mestiz, l’unico che ritiene capace di ritrovarla. Condannato per un infamante delitto, e ora in libertà vigilata, Mestiz si è sempre dichiarato estraneo alle accuse, ma a impedirgli di definirsi innocente è l’ossessione per le foto di ragazzine, la stessa che in passato lo ha spinto a frequentare un mondo oscuro. Proprio quel mondo in cui sarà costretto a tornare per ottenere la ricompensa promessa da Simoni: una somma di denaro sufficiente a permettergli di abbandonare una città in cui tutti sanno di lui. Ma nulla è come appare. Nemmeno le poche persone che frequenta.

Voce di Roberto Roganti

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La pubblicità è un gioco. Tecniche e segreti per una perfetta comunicazione – Gianluca Mech

Trama

Quanto conta la qualità del prodotto? Quanto pesa la competenza del team aziendale? E quanto incide la conoscenza del pubblico e del contesto ai quali la nostra azienda intende parlare? Qual è, in definitiva, il modo migliore per pubblicizzare un prodotto? Gianluca Mech, che tutti conoscono come l’ideatore del metodo dimagrante Tisanoreica, è l’esempio concreto di come a volte le regole della pubblicità si interpretano e si incarnano in prima persona. Con questo atipico manuale di comunicazione ci racconta – anche attraverso numerosi esempi concreti e le testimonianze di imprenditori di successo che hanno fatto della loro immagine uno strumento di comunicazione – come orientarsi nei meandri della pubblicità tra quotidiani, tv, radio e web. E ci suggerisce come scegliere il percorso migliore per comunicare nel modo più efficace i prodotti di un’azienda. Un testo che non ha nulla di scolastico, ma che trabocca di ispirazione tracciando la strada per chi vuole entrare da vincente nel mondo del marketing e coglierne tutti i piccoli segreti: pratici, tecnici, psicologici.

Voce di Roberto Roganti

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Il Delitto di Kolymbetra – Gaetano Savatteri

Trama

Il famoso archeologo Demetrio Alù viene trovato ucciso a Kolymbetra, il giardino incantato della Valle dei Templi di Agrigento. Un delitto inspiegabile, consumato tra mandorli, rovine e ulivi saraceni, sotto lo sguardo indifferente del Tempio dei Dioscuri. La morte di Alù scuote la comunità di studiosi riunita ad Agrigento per risolvere un interrogativo vecchio di secoli, il grande mistero della Valle: dove scavare per trovare l’antico teatro sepolto mai venuto alla luce. «Eppure doveva esserci e anche bello grande, visto che Akragas contava trecentomila abitanti, era una delle città più importanti della Magna Grecia». Il giornalista Saverio Lamanna, disoccupato di successo, in trasferta dal suo buenretiro di Màkari per raccontare una scoperta archeologica, si trova così a dover dipanare la matassa intricata dell’omicidio. Di intuito rapido, col vizio cronico della freddura indisponente, Lamanna viaggia con l’amico Peppe Piccionello che a sua volta deve svolgere una piccola faccenda familiare, apparentemente semplice: rintracciare una giovane parente che da qualche tempo non dà notizie di sé. Scomparsi lei e suo marito? Quasi. Una strana sparizione a intermittenza, molto incomprensibile. Una storia che sa di mafia. Ma la disincantata lucidità di Lamanna per la prima volta è offuscata da qualche affare di gelosia. Ad Agrigento è piombata la sua fidanzata Suleima, architetta a Milano, accompagnata dal titolare dello studio dove lavora. Non sarà facile per Saverio Lamanna continuare ad essere irriverente e appassionato, icastico e disincantato nel condurre le sue indagini svagate e serrate accanto a Piccionello: due investigatori involontari dotati solo delle armi dell’intelligenza e dell’ironia. Questo secondo romanzo con il personaggio di Saverio Lamanna (cui bisogna aggiungere i racconti nelle varie raccolte pubblicate da questa casa editrice) è sempre più movimentato e dissacrante. L’autore usa una doppia chiave narrativa. Da un lato un umorismo senza sosta, fatto di battute e controsensi che fustigano tutti i luoghi comuni più pop; dall’altro, una specie di «Sicilia come metafora», specchio di un mondo di disuguaglianze e miserie. Una forma romanzesca di cronaca diretta dall’Isola, delle sue magagne, delle sue piaghe, del suo quotidiano affondamento nel surreale di cui nessuno ha voglia di accorgersi. Sicilia alla Alfred Jarry: un posto assurdo dentro un mondo feroce.

Voce di Roberto Roganti

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Come una randagia – Anna Serra

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Trama

Amatrice. Agosto 2016. Dopo un viaggio più lungo del previsto a causa dell’esodo estivo, Emma si è finalmente lasciata alle spalle Torino e ha raggiunto nonna Vittoria per cercare conforto tra le sue braccia e sfuggire alla serie di eventi nefasti che si sono susseguiti, a breve distanza l’uno dall’altro, dopo l’incontro con una donna misteriosa sull’autobus numero 55. Ma per lei non è ancora giunto il momento di voltare pagina: mentre è alla disperata ricerca di risposte e di un po’ di serenità la terra trema, inghiottendola. Sommersa dalle macerie, lottando costantemente contro la morte, Emma trascorrerà tre lunghi giorni, ripercorrendo il proprio passato e in particolare gli incidenti dell’ultimo periodo, finché un “Angelo” la trarrà in salvo. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

 Voce di Roberto Roganti

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Ogni riferimento è puramente casuale – Antonio Manzini

Trama

Tra realismo grottesco e thriller psicologico sette racconti sull’industria culturale, critici, sarcastici, che idealmente si ricollegano alla visione polemica di Sull’orlo del precipizio contro il cinismo e la speculazione che minacciano la libertà dei libri; ma in essi soprattutto si sente l’inventiva di un grande scrittore e la capacità di attrarre e imprigionare nella purezza del raccontare.

Voce di Dario Brunetti

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Semplicemente perfetto – Jostein Gaarder

Trama

È il suo primo giorno all’università di Oslo quando il diciannovenne Albert nota una ragazza dalla quale non riesce a distogliere lo sguardo. Il suo nome è Eirin. Non si sono mai visti prima e non si lasceranno mai. Dopo trentasette anni di vita passati insieme, Eirin è in Australia a un congresso di biologia marina quando Albert riceve dal proprio medico una notizia devastante. Come può andare avanti dopo aver saputo? Per trovare una risposta, si rifugia nella Casa delle fiabe, il cottage immerso nel verde sulla riva del lago dove è solito ritirarsi con la famiglia nel tempo libero. Completamente isolato, si concede ventiquattro ore per scrivere il suo addio al mondo e alle persone che ama. Vuole raccontare tutto, anche quello che fino a oggi ha tenuto gelosamente segreto, ma vuole anche interrogare se stesso su quale sia il senso ultimo del nostro esistere. E proprio quando è sicuro che ogni speranza è spenta, quando ha davanti solo la tenebra più fitta, come le notti in cui remava fino al centro del lago per scrutarne l’abisso, Albert capisce che c’è ancora una risposta, c’è uno spiraglio che si apre sul buio..

Voce di Roberto Roganti

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Brisa – Paola Rambaldi

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Trama

Brisa non è sposata, sorride poco, ha un occhio di un colore e uno di un altro, una treccia lunga lunga, un accenno di baffi. Se passa la treccia su una foto vede il futuro di chi c’è nella foto. Come per quella delle nozze dell’amica Smamaréla: le raccomandò di tenere lontano suo marito dai fucili, ma lui non volle ascoltarla e morì in un incidente di caccia. Da allora Brisa non ha più voluto toccare le sue foto, come se avesse visto qualcos’altro che non vuole raccontare. Neanche Grace Kelly sarà felice. L’ha visto in una foto. Così dicono. Con Brisa non si sa mai. Con Brisa non si discute. Siamo in un piccolo paese alle foci del Po, è il settembre del 1956. Per la festa patronale è arrivato il Luna Park, e ci sarà anche un concerto dei Cavedani di Gorino, gruppo del posto dove suonano anche Tunaia, fratello di Brisa, Primino e il Principe. Hanno un nuovo cantante, il surreale Eoppas, emulo e sosia di Elvis. Di sera tardi sparisce Lucianino, figlio dodicenne di Smamaréla. Sono in tanti al vecchio faro. Primino finisce in una buca da dove pare impossibile uscire. Dimenticavamo: Brisa ama i fucili.

 Voce di Roberto Roganti

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Un’esclusiva di GeC: Intervista a Camilla Läckberg (a cura di Manuela Fontenova)

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Milano, 12/05/2019

Con un romanzo che in breve tempo ha scalato le vette delle classifiche mondiali, Camilla Läckberg torna a stupire i lettori regalando loro un nuovo e imperdibile successo: “La gabbia dorata. Dopo averci stregato con la serie di Fjällbacka, in Italia il primo romanzo La principessa di ghiaccio” è stato pubblicato nel 2010 dalla Marsilio, la Läckberg si è presentata nella rinnovata veste di scrittrice noir raccontando una storia di donne e di vendetta, di sesso e di tradimenti, con la sensibilità che da sempre caratterizza la sua scrittura.

Il 9 aprile il libro ha fatto il suo debutto in società con uno sfavillante party organizzato a Stoccolma per il lancio e poco dopo l’autrice svedese ha inaugurato Il Golden Cage World Tour: il tour promozionale che l’ha portata finalmente in Italia.

Domenica 12 maggio Camilla  Läckberg è a Milano e noi di GialloeCucina siamo pronti a incontrarla.

L’appuntamento è alle 16 nella hall di un noto hotel del quadrato della moda milanese. Arrivo con un po’ di anticipo e quando la vedo il mio cuore fa sei o sette capriole, sono nove anni che sogno questo momento e lei è lì, bellissima nella sua innata eleganza. Poi il cuore riprende il suo ritmo e mi preparo a vivere una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Abbandono le vesti della fan per indossare quelli della blogger, un bel respiro e che la magia abbia inizio.

Mezz’ora di chiacchiere e dopo mi ritrovo a stringere la mano a una delle migliori scrittrici del panorama letterario: una donna meravigliosa e piacevolissima, che durante l’intervista ha sorriso, si è raccontata ed è riuscita a trasmettermi la passione che riversa nei suoi libri.

Saluto Milano con il cuore gonfio di gioia, consapevole del privilegio vissuto oggi: una grandissima opportunità per GialloeCucina, per la quale  ringraziamo la casa editrice Marsilio e soprattutto Anna Chiara De Stefani, che ha trasformato un sogno in realtà.

Un ringraziamento speciale a Camilla Läckberg, la regina del thriller nordico, che non smetterà mai di emozionare i suoi lettori.

E adesso tutti a leggere l’intervista!

 

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1) A due anni dalla pubblicazione dell’ultimo romanzo della serie di  Fjällbacka (La strega) torni in libreria con un libro completamente differente dal genere al quale eravamo abituati: dalle tematiche ai personaggi, dallo stile alle ambientazioni. A me non ha sorpreso particolarmente per un motivo: Donne che non perdonano mi aveva preparato all’eventualità di una tale innovazione, forse è stato una sorta di anteprima di quello che sarebbe stato il tuo nuovo lavoro. Cosa ti ha spinto verso questo cambiamento? E’ stata una sfida o un’esigenza?

Il motivo principale per cui ho voluto indirizzarmi verso qualcosa di diverso è che da un po’ di tempo mi stavo adagiando in una comfort zone dal punto di vista creativo, in particolare per quanto riguarda la serie di Fjällbacka, e questa è una delle cose più pericolose che possa accadere a uno scrittore. Avevo bisogno di fare qualcosa di differente, di sentirmi di nuovo agitata e nervosa all’idea di scrivere, di sentire ancora le farfalle nella pancia, perché credo che sia proprio così che si evolva uno scrittore. C’è poi stato un altro pensiero che ha iniziato a occupare molto la mia mente, soprattutto dopo aver compiuto i 40 anni, che riguarda il tema delle pari opportunità fra uomo e donna. Ho una figlia che di anni ne ha appena compiuti 15 e che sta per entrare nel mondo degli adulti: io ho iniziato a guardare questo mondo con i suoi occhi e ho provato molta rabbia, rabbia che è poi confluita nel libro.

 

2) Considerando il grande cambiamento che caratterizza i tuoi nuovi lavori, ritieni che sia possibile per uno scrittore continuare a mantenere negli anni lo stesso stile, lo stesso standard, o inevitabilmente le esperienze di vita determinano una svolta nella sua vena creativa? Pensi che quindici anni fa avresti potuto scrivere La gabbia dorata?

Assolutamente si, io credo di essere molto influenzata dalle esperienze che vivo nella mia vita e che determinano la persona che divento via via. Se dovessi paragonare la donna che sono oggi a quella che ero diciassette anni fa, quando ho creato il personaggio di Erica, sento di essere molto diversa. A quell’epoca ero molto più simile a Erica, ma dopo quindici anni e la pubblicazione dei successivi libri, credo di essere diventata più simile a Faye, anche se non sono esattamente come lei, (è molto più pazza di me). Penso di essere a metà strada tra i due personaggi, ho in me elementi di entrambe. E per rispondere alla tua domanda, no, non avrei potuto né scrivere né creare questo personaggio quindici anni fa perché c’era una parte di esperienza che mi mancava, non indossavo ancora gli occhiali con cui guardo il mondo oggi.

 

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3) Faye è un personaggio dalle molteplici sfaccettature, è difficile da definire: vive nell’eccesso, sia nella sottomissione che nella rivalsa. Mi piacerebbe chiederti, al di là di tutto ciò che si è letto nelle recensioni e negli articoli a riguardo, cosa vorresti raccontare tu di Faye ai tuoi lettori e soprattutto qual è il messaggio che hai voluto trasmettere loro attraverso la sua storia?

 – C’è un aspetto nel personaggio di Faye che trovo molto interessante e con il quale mi sono divertita a giocare: in un mondo in cui esistono regole completamente diverse per gli uomini e per le donne, io le ho consentito di comportarsi come farebbe un uomo. Vi faccio un paio di esempi: una donna non chiede mai a un uomo di ballare, si siede ad aspettare che un cavaliere si avvicini e, se è fortunata, che sia lui a invitarla. Quante volte da piccole, se un compagno ci tirava i capelli, ci siamo sentite dire “Non ti preoccupare ti sta solo facendo vedere quanto bene ti vuole”? E il messaggio veicolato era “non fare scenate, ti sta solo dimostrando il suo amore”. Sembrano dettagli, ma rispecchiano la realtà: le donne non dovrebbero essere aggressive, dovrebbero essere gentili, perdonare, porgere l’altra guancia ed è una cosa che impariamo fin dall’asilo.

Proviamo a riportare quello che fa Faye su un personaggio maschile: i libri e il cinema sono pieni di storie di uomini ai quali è stata sterminata la famiglia e che meditano terribili vendette, mentre noi siamo lì a guardarli e a fare il tifo per loro. La mia provocazione è che stavolta l’artefice della vendetta è una donna, una donna aggressiva anche dal punto di vista sessuale, che va a letto con uomini più giovani e appena conosciuti: insomma fa tutto il contrario di ciò che le è stato insegnato.

Il messaggio è proprio questo: le regole sono sì differenti, ma spesso siamo noi donne a cedere il controllo agli uomini, abbiamo una grande responsabilità in questo senso. Diventiamo mogli, poi madri, iniziamo a compiere sacrifici un giorno dopo l’altro: “non preoccuparti caro, vai tu in palestra oggi, non rinunciare alla tua riunione, se il bambino sta male prendo io un permesso o passo a un part-time”, ma non sempre è quello che ci viene espressamente richiesto. Questo non solo ci spersonalizza, ma ci mette anche in una situazione economica rischiosa. Se dopo quindici anni il nostro partner ci abbandona, che fine facciamo? Ci ritroviamo amareggiate, ci abbandoniamo all’autocommiserazione. Il messaggio che vuole trasmettere Faye è di riprenderci la nostra autonomia lavorativa, finanziaria e intellettuale, non si tratta di odiare gli uomini ma di prenderci le nostre responsabilità. Non è sbagliato decidere di rimanere a casa, va benissimo, ma il nostro partner deve assicurarci una garanzia per il futuro ed è quello che dico sempre a mia figlia.

Relativamente al tuo discorso infatti Faye non è un personaggio che suscita empatia, questa sua passività dà quasi fastidio, questo suo essere una vittima consapevole...

– Esatto, è una vittima ma voglio sottolineare che è anche una donna molto intelligente, è brillante, ed è importante ricordarlo perché spesso si pensa che solo le persone fragili e deboli si caccino in tali situazioni, e non è vero, accade anche a quelle più forti. Non è una cosa immediata ma un lento processo che avviene anno dopo anno, finché una mattina queste donne si guardano allo specchio e non sanno più chi sono.

 

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4) Ho letto che non hai abbandonato il progetto di continuare a scrivere di Erica e Patrick: pensi che un futuro capitolo della serie potrebbe essere influenzato da questo nuovo stile più “aggressivo” e crudo? Inoltre Faye vive a Stoccolma ma in realtà nasce a Fjällbacka, dove vive più o meno fino ai diciannove anni: si potrebbe sperare in un incontro con Erica? Magari un ritorno a casa e un’indagine sul suo passato?

 – In realtà per me sono due universi completamente separati, ognuno con un linguaggio e un ritmo proprio. Forse alcune delle idee e dei pensieri che sono emersi ne La Gabbia dorata potranno influenzare Erica e Patrick, perché sono tematiche che mi occupano molto la mente in questo momento, ed è già accaduto con La Strega, ma comunque sono due mondi ben distinti. Sì è una curiosità che siano entrambe di Fjällbacka e dovrò studiare per vedere se sono magari andate a scuola insieme, anche se non credo che abbiano frequentato gli stessi ambienti. Non è così probabile, ma non escludo un incontro, magari un piccolo cammeo.

 

5) In GialloeCucina ci piace salutare gli scrittori che intervistiamo con una domanda sul cibo. Restando in tema con Faye ci racconti una tua “perversione culinaria”? Un po’ come Patrick che spalma la pasta di acciughe sul pane e poi lo inzuppa nella cioccolata calda…

 – Sì, mi piacciono le perversioni culinarie… Ci sono molte cose strane che amo mangiare, anche in questi giorni le mie amiche mi prendono in giro perché metto l’aceto balsamico sulla pasta. Poi adoro le aringhe fritte con la salsa bernese, sono fantastiche. Un’altra cosa particolare che mi piace sono i biscotti di pan di spagna svedesi con formaggio tipo Roquefort, il blue cheese, fantastiche, il miglior cibo di sempre, le mangio ogni Natale! E non dimentichiamo la cosa migliore: le patatine fritte nel gelato alla vaniglia!! (Lo dice ridendo consigliandomi di provarle, tra le risa e il “disappunto” dei presenti).

 

6) Una tipica ricetta svedese da provare almeno una volta nella vita?

– Cercando su Google ne troverete tantissime ma le polpette di carne alla svedese fatte in casa sono la cosa migliore che potrete mangiare.

 

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Senti che fuori piove – Giancarlo Vitagliano

Trama

Nicola Paris ha sempre amato la sua professione di psichiatra, ma di andare a fare perizie ai detenuti in carcere, non gli va proprio. Questa volta, però, c’è qualcosa nella storia di Marcello Calisi, assassino reo confesso, che non lo convince e lui non è mai stato un tipo da lasciare a metà il lavoro: deve assolutamente scoprire cosa sia successo nei quindici anni di vuoto di memoria del detenuto. Calisi stesso non sa cosa l’abbia spinto a commettere quattro omicidi, se non il rumore della pioggia. No, Paris non si vuol fermare: a lui non interessa giudicare chi sia cattivo e chi buono, né comminare pene: a lui interessa il perché delle cose, di alcuni comportamenti, perché un animo si corrompe e quanto sia dovuto al singolo e quanto alla società. Cosa c’è dietro? Cosa ha portato Calisi a diventare quel che è, un efferato assassino?

Voce di Roberto Roganti

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Un caso speciale per la ghostwriter – Alice Basso

Trama

Per Vani le parole sono importanti. Nel modo in cui una persona le sceglie o le usa, Vani sa leggere abitudini, indole, manie. E sa imitarlo. Infatti Vani è una ghostwriter: riempie le pagine bianche di scrittori di ogni genere con storie, articoli, saggi che sembrino scaturiti dalla loro penna. Una capacità innata che le ha permesso di affermarsi nel mondo dell’editoria, non senza un debito di gratitudine nei confronti dell’uomo che, per primo, ha intuito la sua bravura: Enrico Fuschi, il suo capo. Non sempre i rapporti tra i due sono stati idilliaci, ma ora Vani, anche se non vorrebbe ammetterlo, è preoccupata per lui. Da quando si è lasciato sfuggire un progetto importantissimo non si è più fatto vivo: non risponde al telefono, non si presenta agli appuntamenti, nessuno sa dove sia. Enrico è sparito. Vani sa che può chiedere l’aiuto di una sola persona: il commissario Berganza. Dopo tante indagini condotte fianco a fianco, Vani deve ammettere di sentirsi sempre più legata all’uomo che l’ha scelta come collaboratrice della polizia per il suo intuito infallibile. Insieme si mettono sulle tracce di Enrico. Tracce che li porteranno fino a Londra, tra le pagine senza tempo di Lewis Carroll e Arthur Conan Doyle. Passo dopo passo, i due scoprono che Enrico nasconde segreti che mai avrebbero immaginato e, soprattutto, che ha bisogno del loro aiuto. E non solo lui. Vani ha di fronte a sé un ultimo caso da risolvere e fra le mani, dalle unghie rigorosamente smaltate di viola, le vite di tutte le persone cui ha imparato a volere bene.

Voce di Massimo Ghigi

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