L’inquilino del terzo piano – Roland Topor

Trama

Subentrato nell’appartamento di un’inquilina apparentemente suicida, Trelkovsky si trova piano piano coinvolto in una misteriosa macchinazione ordita dai vicini. Una storia che strega il lettore riga per riga, creando un’insopportabile tensione psicologica generata da elementi che nulla hanno a che vedere con l’horror tradizionale ma che comunque di orrorifico hanno molto: le giornate “normali” di un condominio urbano. Da questo libro è stato tratto il film omonimo di e con Roman Polanski del 1976.


Recensione a cura di Marianna Di Felice


Questo libro mi è stato proposto dalla commessa di una libreria, un libro particolare dal quale Roman Polanski ha tirato fuori un film. Avendo letto il libro, ho immaginato che il film potesse avere un risultato quasi psichedelico per gli spettatori! Sembra un normale romanzo, ma quando ci si insinua tra le sue pagine si scopre che tanto normale non è. Topor è un illustratore, ma anche uno scrittore, un drammaturgo, un paroliere (praticamente adatta parole o versi a composizioni di musica leggera), poeta, pittore, teatrante, animatore, praticamente un artista a 360° anche se per lui la parole artista potrebbe anche essere riduttiva. Con la sua satira e il suo surrealismo produceva opere che potevano essere disegnate o scritte e proprio visionaria è quest’opera scritta che ha come protagonista un certo Trelkovsky che si ritrova ad occupare un appartamento che fu dell’inquilina suicida. Il lettore crede di essere di fronte a un normale thriller o forse un giallo, ma si ritroverà ben presto davanti a qualcosa di più, ma lo scoprirà solo verso la fine che diventerà via via sempre più incalzante fino a far rimanere il lettore sconvolto o comunque basito per quanto successo! Lo definiscono un libro di suspense, ma secondo me va oltre l’inquietudine che è propria dell’autore e che riversa sul protagonista, ma che non arriva al lettore. Quest’ultimo cercherà una possibile via per arrivare alla verità, ma non la troverà. Lo hanno definito onirico, credevo di aver trovato dell’umorismo nero, ma poi riflettendo ho capito che ero di fronte quasi alla follia che l’autore usa per uscire fuori dalle convenzioni. Dopotutto è surrealista e riprende alla perfezione il movimento nato nel 1924 nella sua patria, la Francia. Difatti se si osservano le sue illustrazioni si potrà vedere la somiglianza con i dipinti di Magritte, Dalì e altri surrealisti. Ma tornando al libro sembra di leggere un normale giallo davanti al suicidio di una condomina, ma poi si trasforma in qualcosa di diverso, come se fosse una scala tortuosa dove non si capisce più se si sta salendo o scendendo. Si velocizzano le azioni e il vortice che si viene a creare cattura il lettore nella sua spirale mentre viene sballottato da una scena all’altra e Tutto quello che è stato detto era altro? Chi ha più fantasia tra i protagonisti, Trelkovsky o Simonetta Choule? Il lettore si addentrerà in un labirinto psichedelico dove incontrerà personaggi inconsueti e angoscianti! Alle prese con un libro folle caratterizzato da humor nero e pensieri seri e aghiaccianti, tutto questo in poche pagine.

Dettagli:

Genere: Suspence

Lingua: Italiano

Copertina flessibile: 159 pagine

Editore: Bompiani

ISBN-10: 884520135X

ISBN-13: 978-8845201356

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