L’altra metà delle note – Laura Marzadori

Trama

Tina ha diciannove anni, suona il violino e insegue un sogno: vivere di musica suonando in una grande orchestra internazionale. A soli tre anni ha iniziato a pizzicare le corde di un violino e ha scoperto la bellezza delle note grazie ai suoi genitori e alla sua insegnante di musica. Un esordio folgorante. Da quel momento, tutta la sua vita è ruotata intorno a quello strumento magico, fino ad arrivare a un passo importante che l’avvicina al suo sogno: l’ingresso in una prestigiosa accademia musicale. Per questo dovrà lasciare i suoi affetti e trasferirsi in una grande città dove andrà a convivere con un’eccentrica coinquilina appassionata di moda. Tutto cambierà: la quotidianità, le amicizie, i punti di riferimento e persino i desideri, oscurati da una competizione forsennata a suon di note che la farà allontanare da se stessa. Ma alla fine sarà la sua amata musica a farle capire cosa conta davvero nella vita. Il mondo delle accademie musicali e delle orchestre con la loro spietata competizione raccontato in presa diretta e maniera coinvolgente, il tutto accompagnato da una colonna sonora emozionante davvero unica, classica e moderna allo stesso tempo.

Recensione a cura di Achille Maccapani

La scelta di leggere questo romanzo si è imposta sin dalla sua pubblicazione. Per varie ragioni. Anzitutto perché questo “romanzo di formazione” al femminile porta la firma di Laura Marzadori, che nella vita reale è concertista e soprattutto primo violino dell’Orchestra del Teatro alla Scala. E poi perché raramente si trovano sul mercato, in questi ultimi anni, romanzi dedicati al mondo della musica classica visto “dal di dentro” con tutti i suoi risvolti (positivi e problematici). Il fatto che questo romanzo provenga da un’addetta ai lavori che conosce benissimo la materia trattata, e lo fa con una leggerezza e una capacità di prendere per mano il lettore sin dalle sue prime pagine, non è certamente una cosa da poco.

L’autrice infatti si sofferma proprio sulla fase di distacco della protagonista – io narrante, la giovanissima Tina – che ha appena lasciato la cittadina in cui è cresciuta e si è formata negli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e della prima giovinezza, e che affronta il grande salto nella metropoli, entrando in accademia, e con la grande opportunità di confrontarsi con altri studenti suoi coetanei provenienti da tutto il mondo. È proprio questo vissuto, fatto di piccole emozioni, curiosità, tensioni, scoperte continue, che subito travolge il lettore in questo percorso quotidiano fatto di sacrifici, studio, applicazione. E la causa scatenante della vicenda, la selezione a suo favore per partecipare ad un concerto diretto da una direttrice d’orchestra di fama mondiale (eseguendo il concerto op. 61 di Beethoven): ma il vero guaio non è contrassegnato dall’episodio artistico, nonché dalle prove, bensì da tutto quello che è l’aspetto della comunicazione, delle conferenze stampa, delle apparizioni in ambiti esterni (compresi quelli del mondo fashion), per non dimenticare poi il fatto che è la stessa direttrice a voler, per così dire, pilotare la giovanissima violinista nel distaccarsi, passo dopo passo, da una sua visione interpretativa, ma prendendo spunto da questa o quella versione di questo o quell’altro solista.

Un percorso, questo, di crescente spersonalizzazione, al quale si accompagna la forza d’animo della giovane Tina nel cercare di tenere il passo nelle lezioni (e, nel frattempo, addirittura di cimentarsi nello studio della parte solistica del concerto n. 1 di Dmitri Shostakovich – uno sforzo, a mio modesto parere da profano, a dir poco immane, basti ascoltare una qualsiasi delle versioni di studio o dal vivo disponibili su internet –), rischiando però nel contempo di dimenticare l’appetito, di fare a meno di nutrirsi in modo giusto, con tutte le conseguenze del caso, quelle del rischio di approdare all’anoressia.

Questa discesa agli inferi avviene tuttavia, pagina dopo pagina, nel mezzo di un turbine in cui la giovanissima violinista si trova, e faticando a più non posso, per uscire fuori dal ginepraio complessivo in cui si è cacciata. Non basta: la direttrice pretende una sorta di esclusiva totale, perché ne va dell’immagine dell’Accademia, al punto tale che la direzione dell’Istituto concede addirittura l’esonero a Tina dalla frequenza obbligatoria alle lezioni. E questo progressivo autoisolamento rischia di rovinare irrimediabilmente la psiche e la personalità di Tina che, grazie all’aiuto dei suoi compagni di studio, trova una via d’uscita: quella di fare musica insieme, e si rivela quindi provvidenziale in questa fase cruciale un Quintetto di Franz Schubert, che la violinista riesce a preparare, giorno dopo giorno, nonostante questa tensione oppressiva ed esagerata della direttrice americana. Proprio qui sta il punto: nella fase più critica del proprio cammino, Tina riesce a far emergere la propria personalità, a sapersi imporre con coraggio, energia, candore al punto giusto, e una sana autodeterminazione che le permetterà di portare a termine il concerto con l’orchestra fin troppo pubblicizzato, atteso con una certa percezione di angoscia, ma nel contempo anche di ritrovarsi con i suoi compagni di studi e fare musica in una visione di condivisione autentica.

La trama del romanzo si sviluppa con molta fluidità, e lo sviluppo narrativo consente al lettore di percepire lo stile di vita delle generazioni più giovani dei musicisti classici. Certo, non possiamo fare i paragoni sulla vita di formazione di mostri sacri di un’epoca passata come, ad esempio, Leon Spierer, Rainer Küchl o Giulio Franzetti (rispettivamente primi violini in passato dei Berliner Philharmoniker, dei Wiener Philharmoniker e dell’Orchestra del Teatro alla Scala). Qui siamo in un’epoca contemporanea, nel mondo degli outfit, della moda, delle videochiamate su Skype, dentro una modernità viva e vicina alla nostra quotidianità, dove il fare musica si inserisce nel cuore di un modo di vivere totalmente diverso, tanto per esemplificare, a quello che si respirava a Milano e al Teatro alla Scala nei primi anni ’70. Ma è proprio questo rivivere nella nostra immaginazione il clima pulsante di Milano in questi ultimi anni, visto dall’angolazione di una musicista che si prepara a vivere la passione per il violino e la musica come la propria autentica ragione esistenziale, che ci affascina, ci colpisce positivamente, e ci permette di apprezzare questo romanzo ambientato nel mondo della musica classica, scritto davvero bene, e in modo appropriato, e comunque apprezzabile anche da parte dei neofiti.

Dettagli prodotto

Editore ‏ : ‎ HarperCollins Italia (29 aprile 2021)

Lingua ‏ : ‎ Italiano

Copertina rigida ‏ : ‎ 384 pagine

ISBN-10 ‏ : ‎ 8869058425

ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8869058424

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