Oggi parliamo con… Andrea Franco

Intervista a cura di Massimo Ghigi

È con noi oggi per scambiare due chiacchiere lo scrittore Andrea Franco che possiamo trovare proprio in questi giorni in tutte le edicole con il suo nuovo romanzo ‘L’odore della rivoluzione’, nuova indagine del Monsignor Attilio Verzi, pubblicata nella prestigiosa collana de Il Giallo Mondadori. Autore decisamente versatile Andrea Franco ha all’attivo pubblicazioni che spaziano dal fantasy alla fantascienza, dallo spionaggio al noir e al giallo ed è proprio il genere giallo che, nel 2013 gli regala la grande soddisfazione di vincere l’ambito Premio Alberto Tedeschi con il romanzo ‘L’odore del peccato’. Protagonista uno dei personaggi più originali della narrativa gialla italiana: il Monsignor Attilio Verzi la cui caratteristica fuori dal comune è un olfatto sensibilissimo e molto allenato che lo rende unico nelle sue indagini ambientate nella Roma intorno alla seconda metà del XIX secolo.

GeC: Andrea per prima cosa ti ringrazio tantissimo per essere qui con noi di GialloeCucina. Parto subito con una domanda che probabilmente, quando si crea un protagonista originale come il tuo Monsignor Verzi, ti sarà stata fatta fino allo sfinimento: come è nato questo personaggio e perché hai scelto la strada del giallo storico?

AF: Ciao, Massimo. Grazie a te e a tutta la redazione di GialloeCucina. Per me è davvero un piacere e un onore essere qui a parlare con voi. Il personaggio di monsignor Attilio Verzi nasce da un breve racconto scritto per un progetto de Il Giallo Mondadori. Il racconto, uscito nel volume “Giallo 24”, dal titolo “L’odore del dolore” mi fece capire che quel personaggio – che poi ho definito meglio – poteva funzionare. Così, qualche mese dopo, dovendo iniziare a pensare a un romanzo per partecipare al premio Tedeschi scegliere Verzi è stato semplice. Della genesi di Attilio ricordo ben poco (certi meccanismi fuggono molto presto dalla mia memoria). Posso dirti che il nome, Attilio, è un omaggio a un signore che, quando ero solo un adolescente, mi incantò con la sua passione per i libri. Un uomo con il quale, nelle lunghe estati, passavo ore e ore a giocare a Tressette (io sempre in coppia con mio padre), mia grande passione, e che all’epoca, ormai oltre trenta anni fa, mi regalò una busta piena di vecchi Urania. Vi racconto un aneddoto. Quel giorno, entusiasta, sistemavo i libri sugli scaffali della mia allora piccola libreria, e gli chiedevo cosa ricordasse di quei romanzi. Lui alzò le spalle e ammise di non ricordare quasi nulla.  Io, perplesso, dissi che la cosa era stranissima, io ricordavo tutto quello che avevo letto (avevo 14 anni). Attilio sorrise e disse: “Un giorno, fra centinaia e centinaia di libri, capirai”. Aveva ragione.

Perché il giallo storico? Be’, tornare indietro nel tempo mi affascina. Mi piace studiare, cercare dettagli o momenti dimenticati o ai quali le persone danno poca attenzione. L’indagine storica mi affascina e andare a studiare un periodo, una città, i suoi abitanti, per trasmettere un po’ di quell’atmosfera è un viaggio fantastico. Così, quando posso, per scrivere i miei romanzi torno indietro nel tempo. L’ho fatto con Verzi, l’ho fatto scrivendo il mio ultimo thriller (ma qui siamo ancora nell’incertezza dei labirinti editoriali). Il periodo in questione l’ho scelto un po’ per caso. Avevo letto un bellissimo libro sull’assedio di Roma del 1849 (che ho trasformato anche in un thriller storico edito da Delos Digital) e quindi acquisito un po’ di familiarità con la Roma di quegli anni. Non ho fatto altro che tornare indietro fino al 1846 per partire da un punto fermo: l’elezione di Papa Pio IX.

GeC: Una curiosità inevitabile, quando si vince un premio di grande prestigio come il Premio Alberto Tedeschi riservato alla narrativa gialla italiana, è quella di sapere cos’è accaduto quando hai ricevuto la famosa telefonata da Franco Forte e i pensieri e le sensazioni che hai provato durante la premiazione al mitico MystFest di Cattolica.

Continua a leggere