Oggi parliamo con… Massimo Ansaldo

Intervista a cura di Dario Brunetti

Diamo un caloroso benvenuto su Giallo e Cucina a Massimo Ansaldo, in libreria col suo ultimo romanzo  uscito per la Fratelli Frilli editori I delitti di Genova partiamo subito con la prima domanda :

DB Dopo il promettente esordio con Qualcosa da tacere un altro romanzo noir imprevedibile, sfuggente e originale direi esattamente come il precedente e allora ti chiedo di presentarti al pubblico lettore e di svelarci da dove nasce la tua passione per la scrittura?

MA Esercito la professione di avvocato e sono innanzitutto un lettore seriale, devo leggere almeno una decina di pagine al giorno. Sembrano poche, ma consentono di tenere il ritmo, così come con la scrittura. La passione nata da lì, una sfida impari di confronto con i giganti della letteratura e quando dico giganti… Credo che lo scrivere abbia a che fare con l’innato desiderio della persona di ‘creare’ e imbattersi nel ‘limite’, connaturato al tentativo stesso. Infatti non amo essere definito uno scrittore, uno che racconta storie, caso mai. Uno che ‘tenta’ di scrivere…

DB Quanto sei legato a questo genere letterario e ci sono degli autori italiani o stranieri che nel corso degli anni hai preso come punto di riferimento anche influenzandone il tuo percorso letterario?

MA Come lettore nasco lontano dal genere noir. Letteratura classica, comunque tendente a quella curiosità per l’animo umano che cercherò poi di trasmettere anche io nei miei scritti. Dostoevskij, Flannery O’Connor, Cormac McCarthy, Gilbert Chesterton, Stephen King. Poi, negli anni novanta mi strega il romanzo Presunto Innocente di Scott Turow, un legal thriller.  Evidentemente trovo un nesso con la professione che svolgo e allora comincia a maturare un seme di passione che frutterà solo molti anni più tardi. Il mio esordio vede il libro Macerie nel 2014, seguito da Il segno del sale nel 2016, editi con Leucotea, seguiti poi da Qualcosa da tacere e l’ultimo I delitti di Genova editi con Fratelli Frilli Editori.

DB Come si evince i tuoi romanzi non sono collegati tra di loro e quindi non sei ricorso all’impellente necessità di ricorrere a un seriale, questa scelta che direi del tutto azzeccata e vincente a mio avviso dà la possibilità di uscire fuori dai soliti schemi? E inoltre non trovi che ormai si scrivono troppi romanzi dove troviamo lo stesso protagonista, quanto questa scelta alla lunga può andare a svantaggio delle storie?

MA Ho sempre privilegiato storie con protagonisti e antagonisti ogni volta nuovi. La ragione sta nel non volermi sottrarre al piacere di stupirmi ogni volta che mi imbatto, che la mia fantasia si imbatte, in qualcosa che prima non c’era e che, tra le tue mani artigianali, prende vita e corpo. Per come scrivo e penso, ciò non accadrebbe con un personaggio seriale. La serialità può arricchire, ma anche appiattire. Non si può negare, però, che esiste una fedeltà dei lettori verso questi romanzi che qualche dubbio me lo lascia…avrò ragione? Credo si sia spazio per tutti…

DB I delitti di Genova vede protagonista un misterioso personaggio Il Nibbio da dove nasce l’idea di introdurre un rapace nella storia e ci parli dell’interessante e misterioso rapporto tra i due?

MA Il commissario Teiro è un irrisolto che ha bisogno di confrontarsi continuamente con qualcuno, anche se vorrebbe far credere il contrario. Avevo bisogno che cercasse ovunque e qualsiasi provocazione della realtà. Quindi anche un Nibbio, con il quale instaura un rapporto ‘domestico’, come quello che ho io con il mio amato gatto Medullo.

DB Ci introdurresti i protagonisti del romanzo il commissario Nicola Teiro, Ester Miniati e il clochard slovacco Vaclav?

MA Di Teiro ho detto, ha bisogno di tutti per risolversi e al tempostesso risolvere l’enigma. Ester è la presenza costante, fedele di cui lui ha bisogno e a lei va bene così, fino alla fine, senza sconti. Vaclav rappresenta l’inaspettato, quello che non credevi possibile e che non ti aspettavi prendesse le forme di un senza tetto. Eppure sappiamo che della relatà nulla va scartato e tutto concorre a farci scegliere tra libertà e schiavitù.

DB Questo romanzo noir favorito da una storia molto avvincente si focalizza sul potere dello stato, molto spesso occulto e anche dalla cattiva informazione e manipolazione delle notizie, quanto secondo te siamo diventati passivi e permeabili a tutto ciò e non trovi che le masse si siano lasciate influenzare in tutto questo tempo soprattutto dai social che stanno giocando sempre più un ruolo determinante?

MA Occorre cambiare la prospettiva. Il problema non sono le cattive informazioni, ma la debolezza e il disorientamento di chi le riceve. La menzogna si alimenta del soggetto che ha perso la capacità di resistere, perchè non riconosce più il suo autentico desiderio. Un infelice sarà sempre sottoposto all’artiglieria di chi vuole sottometterlo per il piacere di avere il potere sulla sua anima. Un progetto destinato a fallire, ma che, nel frattempo, sembra vincente.

DB Nel primo romanzo Qualcosa da tacere viene trattato l’argomento dello stupro ai danni della figlia di un facoltoso ingegnere della Genova bene come nasce invece questa storia dove la maggior parte dei personaggi hanno tutti una verità da nascondere?

MA Volevo contrapporre il Potere con la p maiuscola al potere che ognuno di noi esercita quotidianamente. E provare a osservare come, in realtà, la radice sia la stessa. Troppe volte ce la prendiamo con un male che, dimentichiamo, sta corrodendo anche noi stessi. Viviamo nell’illusione che scagliandoci contro qualcosa di impersonale, potremmo dimenticarci della nostra estrema e umanissima miseria.

DB Il blog Giallo e Cucina ti ringrazia per essere stato nostro ospite e chiudiamo l’intervista con la solita domanda di rito: Tre libri a cui sei particolarmente legato.

MA DELITTO E CASTIGO di Fedor Dostoevskij , MYSTIC RIVER di Dennis Lehane, TUTTI I RACCONTI di Flannery O’Connor

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