TUTTO COME IERI – Paolacci & Ronco

Trama:

È una calda mattina di giugno a Genova, quando due uomini arrivano in auto alla Commenda di Pré e sparano contro gli immigrati radunati nella piazzetta. È il caos. Le prime pagine dei giornali nazionali parlano di attentato a sfondo razziale, le telecamere invadono la città, le speculazioni politiche alimentano le già forti tensioni sociali, e nella Genova multietnica cresce di ora in ora un’atmosfera potenzialmente esplosiva. In tutto questo, il vicequestore aggiunto Paolo Nigra è costretto ad assistere alle indagini da spettatore lontano, a Napoli, dove sta affrontando le presentazioni con la famiglia del suo compagno Rocco, per di più complicate dalla ricomparsa di un suo antico amore. Ma un’inattesa e sorprendente rivelazione lo costringerà a tornare in servizio: l’attentato sembra collegato all’unico caso irrisolto nella sua carriera. Com’è possibile? Cosa può legare quel vecchio omicidio a un attentato razzista? E chi è l’aggressore che dà la caccia a Nayana, una ragazzina di origini bengalesi che è l’unica ad averlo visto in faccia?

Mentre sullo sfondo crescono le tensioni politiche, Nigra si ritroverà a seguire il filo di un’indagine che lo tormenta da anni, misteriosamente collegata a qualcosa di ben più intricato e pericoloso di quanto lui stesso potrebbe immaginare. Antonio Paolacci e Paola Ronco ci conducono, con la consueta abilità, in un’indagine mai scontata e molto intrigante che affonda le sue radici nell’odio che abbiamo di fronte ogni giorno. E riescono a portare il giallo al suo scopo più alto: mostrare la società così com’è, senza ometterne le storture, le ipocrisie, né i gesti di inconsueta umanità.

Recensione a cura di Corrado Pelagotti

Facendo quello che di norma non andrebbe fatto, mi sono approcciato a questo romanzo, terzo di una serie, senza aver letto i precedenti due. Non che le tre storie narrate nei tre libri siano collegate, ma i personaggi base sono gli stessi. A mia discolpa posso dire che l’ho fatto intenzionalmente, per vedere se gli autori avessero o meno commesso l’errore di dare per scontato quello che era accaduto prima. In parte è successo, e credo fosse inevitabile, però complessivamente sono entrato nelle dinamiche delle relazioni interpersonali abbastanza in fretta, senza dovermi chiedere il perché di certi comportamenti.

Passando al romanzo, la prima cosa che mi viene da dire è che l’ho trovato molto “italiano” nello stile, una storia ben congegnata che lascia spazio anche alle vicende personali del protagonista, il vicequestore aggiunto Paolo Nigra.

Si parte con un attentato di chiara matrice razzista, in una città, Genova, sempre più multirazziale. L’indagine viene affidata per competenza alla Digos. Dell’eco mediatica ne approfitta un politico di estrema destra, che accusa la polizia di inefficienza e fa pressioni per la chiusura del caso.

Paolo Nigra è in convalescenza per una ferita alla spalla, probabilmente ricavata nel romanzo precedente. Segue la vicenda in televisione da Napoli, città dove è andato per conoscere la famiglia del suo fidanzato.

L’indagine subisce subito una svolta, viene rintracciata l’auto dei due attentatori e il proprietario, noto tossicodipendente con simpatie per l’estrema destra, viene trovato morto nella sua abitazione. Pentito e sconvolto dal gesto compiuto, sembra essersi tolto la vita. Nella sua abitazione viene anche trovata la pistola usata dagli attentatori. Tale pistola, colpo di scena, risulta essere la stessa utilizzata sei anni prima nell’omicidio di una donna, il primo caso di Paolo Nigra rimasto irrisolto. L’arma, unitamente al ritrovamento nell’appartamento dell’attentatore di un bigliettino scritto di pugno dalla donna, fa pensare a lui come colpevole anche di quel fatto criminoso.

Nigra però non è convinto e decide di tornare a Genova, interrompendo prima del tempo la sua convalescenza e cominciando a indagare.  Le due indagini sono strettamente collegate e, seppur ufficiosamente, Nigra si interessa anche a quella di competenza della Digos, sempre più convinto che sotto l’apparente semplicità della soluzione ci sia un piano ben orchestrato dal secondo attentatore per incastrare il complice.

Con le sue intuizioni, Nigra arriverà alla soluzione di entrambi i casi.

La trama è semplice, ma portata avanti bene, con i tempi giusti. I capitoli sono corti e alternano il punto di vista delle forze dell’ordine con quello degli altri soggetti coinvolti, facendo sentire il lettore onnisciente, anche se la scoperta finale sarà comunque una sorpresa.

I personaggi principali sono studiati bene, le faccende personali di Nigra e le relazioni del lavoro sono intriganti e si prestano per una trasposizione televisiva. Per quanto riguarda i personaggi minori, bene il funzionario della Digos con le magliette rock, male il poliziotto scemo, troppo inflazionato e inutile alla storia.

In definitiva Paolacci e Ronco hanno confezionato un buon prodotto, che non fa acqua da nessuna parte, anzi, come dicevo, è strutturato per essere adattato a una serie televisiva. Quello che forse manca è un’emozione forte, la piacevole sensazione per il lettore di sentirsi sorpreso, di essere portato su terreni che non conosceva.

Mi concedo un’ultima considerazione sul fatto che gli autori siano due ma lo stile è univoco, come se il romanzo fosse stato scritto da un’unica penna. Non so quale suddivisione del lavoro si siano dati ma mi complimento con loro, perché non dev’essere affatto facile trovare un’intesa così solida.

Dettagli

  • Editore ‏ : ‎ Piemme (1 marzo 2022)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 352 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8856684144
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8856684148

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