Una scheggia di tristezza purissima – Simona Matraxia

Trama

Londra, 1959. L’inverno è iniziato male per Craig Thorne, ispettore della polizia di Bedford, impegnato senza troppo successo a rifarsi una vita nella capitale. È un’alba gelida di inizio dicembre quando gli viene affidata la sua prima indagine in quella città ancora sconosciuta: un atelier e una statua di marmo con le fattezze di una violinista che, però, con quel cadavere tra le braccia, assomiglia alla grottesca riproduzione di una Pietà. Le ipotesi dell’ispettore finiscono sempre per sbriciolarsi, fino a quando l’indagine, in un susseguirsi di colpi di scena, comincia a sprofondare nel passato della vittima. Ma mentre cerca di sciogliere questa inestricabile sciarada, Thorne, tra nuovi colleghi invadenti, quartetti di Brahms e un’amicizia spigolosa, deve avere anche il tempo, tra la sera e la notte, di affrontare i propri fantasmi.

Recensione a cura di Gino Campaner (ginodeilibri)

E’ qualche tempo ormai che non leggo libri molto voluminosi. Qualche anno fa era la prassi: più i romanzi erano lunghi più io li apprezzavo. Adesso invece amo molto di più i libri con una dimensione normale, diciamo non più di 300 pagine o quelli molto brevi che contano 120/150 pagine. Che poi, di per sé, la lunghezza di un romanzo non vuol dir nulla, quello che conta veramente è ciò che viene raccontato e come. Forse è cambiata solo la mia volontà che non è più quella di calarmi in storie infinite. Fatto sta che allo stato attuale queste sono le mie prerogative. Il romanzo che ho appena terminato di leggere e che si intitola Una scheggia di tristezza purissima, scritto da Simona Matraxia, conta più di 480 pagine. Nella versione ebook (quella che io ho letto) le pagine sono addirittura cento in più. Per lui quindi ho fatto un’eccezione. L’ho fatta perché ho letto la quarta di copertina e la descrizione della trama e mi ha più che mai colpito e incuriosito. A completare il quadro c’erano anche le opinioni positive di chi lo aveva già letto. Si d’accordo le recensioni vanno sempre prese con le pinze, si sa che il gradimento di un libro è sempre molto soggettivo ma anche quello comunque ha influito. Devo dire in definitiva che ho fatto bene a farmi convincere e convincermi io stesso. Il romanzo è senz’altro costruito benissimo; è complesso, come trama e come impianto narrativo, ma l’autrice è bravissima a raccontare tutto in maniera molto fluida e molto chiara. Il libro si dispiega lentamente ed è pieno di sorprese e di rivelazioni. Non annoia e ti coinvolge tanto che la lettura scorre rapida e coinvolgente. L’azione si svolge nel 1959 ed il protagonista è l’ispettore Craig Thorne, appena giunto a Londra da Bedford, il quale dovrà indagare per scoprire colui che ha ucciso un giovane artista, scalpellino e vignettista, impegnato, in quel momento, nella realizzazione di una scultura. L’indagine appare da subito molto difficile per la mancanza di un chiaro movente e di conseguenza di eventuali sospettati. Tanti sono i personaggi che animano il romanzo, molti dei quali vengono raccontati con particolare accuratezza. La figura più controversa è senz’altro l’ispettore Craig Thorne del quale ci viene, a poco a poco, svelato il suo passato che lo tormenta senza sosta facendogli vivere un presente pieno di amarezza e dubbi. La vicenda che via via si dipana si fa ad ogni pagina più complessa, nella stessa infatti, oltre alle indagini per l’omicidio, se ne intrecciano molte altre: la vita passata dell’ispettore, che ha lasciato profondi strascichi nel presente; la vita di due famiglie molto in vista, anch’esse con numerosi scheletri nell’armadio; e tante altre. Ed è questo, a mio avviso, l’unico punto debole dell’opera di Matraxia. Il romanzo è molto ricco di storie, forse troppo. Con tutto ciò che succede in questo romanzo di libri se ne sarebbero potuti costruire due. Una cosa che ho rilevato, e che ha un po’rallentato la lettura, è l’eccessivo spazio dedicato alle descrizioni. A parer mio lasciando più spazio all’azione e meno alle descrizioni il libro sarebbe stato decisamente migliore. Si sarebbero risparmiate 100 pagine e si sarebbe reso il romanzo più ritmato e con meno pause. Poi l’ispettore Thorne è certamente un investigatore al quale non si può non affezionarcisi ma, sempre a mio giudizio, è fin troppo macerato, troppo tormentato. Dedito all’alcol, al fumo ed a pensieri nefasti. Va bene dare all’investigatore di turno un vissuto burrascoso e un doloroso rimuginare mentale ma qui si è un po’ troppo calcato la mano. Per me in conclusione Una scheggia di tristezza purissima è un romanzo scritto e sviluppato in maniera molto convincente, con un finale adeguato e coerente; con l’unico difetto di aver esasperato troppo la figura dell’ispettore ed aver forse messo, come si dice, troppa carne al fuoco.

Dettagli

  • Genere: giallo
  • Editore ‏ : ‎ Golem Edizioni (10 marzo 2022)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 480 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8892910698
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8892910690