IL TANGO DEI MORTI SENZA NOME – GIORGIO BALLARIO

TRAMA:

Strano incarico quello che una signora dell’alta borghesia torinese affida al detective argentino-piemontese Hector Perazzo: rintracciare le spoglie del padre, manager industriale sequestrato e ucciso più di quarant’anni prima a Buenos Aires da un gruppo terroristico. Un lavoro in apparenza privo di rischi: a chi può interessare una vecchia vicenda dei sanguinosi anni Settanta?

E invece, appena tornato in patria dopo molti anni, Perazzo si accorge che qualcuno, pur di fermarlo, non esita a scatenargli contro una banda di narcos colombiani. Perché? Che cosa si nasconde dietro la lontana scomparsa del manager torinese Grimaldi Stucchi? Per quale motivo uno spezzone corrotto della Policía Federal vuole impedirgli a tutti i costi d’investigare su un vecchio delitto politico? Per scoprirlo e salvare la pelle, Hector chiede aiuto a un ex agente coinvolto nelle violenze della dittatura militare, a un flemmatico intellettuale che si è lasciato alle spalle la guerriglia marxista, a un’ambiziosa giornalista di «nera» e a una sensuale ballerina di tango.

«‘Viaggerai scomodo, Gordo’, disse ridacchiando l’ex poliziotto, ‘per motivi di sicurezza dobbiamo metterti nel bagagliaio, così se i narcos controllano le strade del quartiere non sospetteranno di nulla. Ma non preoccuparti, sopra la targa ci sono un paio di buchi nella carrozzeria per poter respirare.’ Poi chiuse il cofano del bagagliaio e su di me precipitò l’oscurità. Sentii il motore della vecchia Falcon che tossicchiando si rimetteva in moto e attraverso un foro nella carrozzeria intravidi le vie buie della Boca allontanarsi in fretta. L’auto imboccò la stretta strada al di sotto del viadotto e raggiunse l’immensa avenida 9 de Julio, che taglia Buenos Aires da sud a nord. Pensai alle mie condizioni e a che cosa avrebbe pensato Giuliana se mi avesse visto in quel momento: ero prigioniero nel bagagliaio di una vecchia automobile alla mercé di un ex poliziotto sadico e corrotto che tirava a campare organizzando furti e raccogliendo spazzatura.»

Fra inseguimenti, agguati, tradimenti e colpi di scena, capirà a sue spese che in Argentina, come nella Torino in cui ormai ha scelto di vivere, le ferite degli anni di piombo non si sono ancora del tutto rimarginate… Tra il Po e il Rio della Plata, un noir sensuale e malinconico come un tango, amaro e inevitabile come un rimpianto. E una certezza: per uomini come Perazzo, non esistono happy end.

RECENSIONE  a cura di Edoardo Todaro

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