Alla ricerca del libro perduto: Il lungo addio – Raymond Chandler

Dopo una piccola pausa riprende la rubrica “Alla ricerca del libro perduto”. Per il momento saremo Dario Brunetti e io che ci alterneremo nella proposta di libri “perduti” nel tempo, nel ricordo, nella memoria di noi lettrici e lettori. Le nostre scelte spazieranno fra generi diversi, le scelte saranno personali e non concordate fra di noi, naturalmente strada facendo ci riserviamo di aggiustare il tiro.

La mia prima proposta è “Il lungo addio” di Raymond Chandler. Propongo questo libro perché l’ho ripreso in mano per un altro progetto e nonostante il genere hardboiled non sia particolarmente nelle mie corde, da appassionata di gialli/noir Chandler è da conoscere. Non ricordo esattamente quanti anni avessi la prima volta che lo lessi, credo attorno ai 18, ricordo però che non lo amai particolarmente, come spesso accade da giovani si tende ad essere categorici, oggi a distanza di moltissimi anni la mia gamma di grigi si è fatta più ampia e rileggere Raymond Chandler mi ha fatto apprezzare alcune dinamiche descritte nel libro e rivalutare anche Humphrey Bogart che fu uno degli attori che impersonò Philip Marlowe sul grande schermo. Il mio giudizio non è cambiato, non mi piacque la prima volta, non mi è piaciuto tre mesi fa, ma è da conoscere. Per chi  non avesse mai letto Chandler, suggerisco di tenere conto degli anni in cui scriveva,fine anni ‘30 del secolo scorso e degli stereotipi di genere contenuti in questo e in tutti gli altri libri, peraltro in parte ancora presenti nella società attuale. Raymond Chandler iniziò a scrivere abbastanza tardi, all’età di quarantacinque anni, sulla rivista Black Mask. Nel 1939 il suo primo romanzo, “Il grande sonno”, dove fa la sua comparsa il detective Philip Marlowe, per certi versi il suo alter-ego. Il successo arrivò nel 1942, quando firmò un contrattato da sceneggiatore, con la Paramount. I romanzi con protagonista Philip Marlowe furono in tutto otto, morendo Chandler lasciò il nono incompiuto e nel 1988, centenario della sua nascita, fu Robert Parker a completare il romanzo. A chiusura di questa lunga introduzione mi piace ricordare che Raymond Chndler nel saggio “La semplice arte del delitto” fu molto critico verso il giallo classico per la sua mancanza di realismo. Sempre tenendo conto degli anni in cui venne scritto è una lettura che consiglio agli appassionati del genere, le sue idee sul significato e la funzione del romanzo giallo sono ancora oggi interessanti.

Trama

Quando Philip Marlowe, l’investigatore privato ideale di Raymond Chandler, vede per la prima volta Terry Lennox ubriaco in una Rolls Royce fuori serie di fronte alla terrazza del ‘Dancers’ non sa ancora quale influenza avrà sul suo destino. Lo sorregge tra le sue braccia, comunque, dopo che la donna che lo accompagnava ha tagliato la corda con la Rolls, accennando a un appuntamento irrecusabile, e cerca di tenerlo su in tutte le maniere, non solo fisicamente. Così si lega a Terry in una tormentosa successione di eventi pericolosi. L’amicizia virile, movimento classico del romanzo di avventura, è qui celebrata quasi oltre ogni limite. Nell’amicizia virile come nell’amore bisogna essere in due, ma la quota di amicizia o d’amore non è mai uguale.

Recensione a cura di Manuela Baldi

Sesto libro di otto con protagonista Philip Marlowe. La storia essenzialmente si sviluppa attorno alla figura di Terry Lennox, quanto di più simile ad un amico abbia mai avuto Marlowe. Senza un motivo, Marlowe aiuta Lennox che al  loro primo incontro è ubriaco e viene scaricato dalla donna che è con lui… “Si dice che sia un uomo duro, eppure qualcosa in quel tipo mi aveva commosso. Non sapevo che cosa esattamente, a meno che non si fosse trattato dei capelli bianchi, del volto sfregiato, della voce limpida, della sua compitezza. Nulla di più forse. E non c’è ragione per qui dovessi rivederlo. Non era altro che un cane randagio, come aveva detto la ragazza.” … Successivamente lo salva dalla polizia che sta per arrestarlo per vagabondaggio. Terry Lennox è colui il quale lo inizia al Gimlet (succhiello). Non si vedono spesso ma si comprendono senza troppe parole. Quando Lennox si presenta a casa di Marlowe per farsi aiutare a espatriare, Marlowe non solo non chiede da cosa stia fuggendo, ma gli impone di non dire niente per non avere problemi e non crearglieli con la polizia. Un altro caso che gli viene affidato, in apparenza semplice, si intersecherà con il primo caso e avrà uno sviluppo inaspettato. Raymond Chandler ci consegna un Marlowe introspettivo, molto fermo nella sua idea di amicizia, pronto a subire ogni conseguenza per non tradire un amico.  Gli ingredienti di un hardboiled ci sono tutti: l’investigatore tutto d’un pezzo, la donna (le donne) fatali, le indagini, i colpi di scena, le piste sbagliate, i poliziotti corrotti, quelli onesti, le botte, la galera, i gangster, i ricconi. La scrittura è quella tipica del periodo, come sempre Chandler è ricco di particolari che aiutano a visualizzare le scene. Ho apprezzato tantissimo la classificazione delle bionde: mentre sta aspettando un probabile cliente, Marlowe vede una bella donna bionda e scatta la riflessione sulle varie tipologie di bionde. Le descrizioni dei demoni che perseguitano i due alcolizzati, Lennox e Wade, sono vive e verosimili, probabilmente tratte dall’esperienza diretta di Chandler, i cui problemi con l’alcool erano noti. La soluzione del caso è inattesa e la conclusione del libro mantiene il tono fortemente introspettivo che permea tutto il libro.

Dettagli

  • Genere: Giallo hardboiled
  • Copertina flessibile: 320 pagine
  • Editore: Feltrinelli (1 giugno 2013) ultima edizione italiana
  • Collana: Universale Economica
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8807882795
  • ISBN-13: 978-8807882791

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