Oggi parliamo con…  Giovanni Gusai 

Intervista di Manuela Baldi

Nelle librerie con il romanzo “Come in cielo così in mare” edito da  Società Editrice Milanese (SEM).

Benvenuto su Giallo e Cucina Giovanni Gusai.

1. MaBal  – “Come in cielo così in mare” è il tuo primo romanzo e allora ti chiedo di raccontarci qualcosa di te.

GG. Ciao Manuela, grazie di dedicare un po’ di spazio a me e alla mia storia, e grazie in anticipo a chi avrà la curiosità di andare fino in fondo a quest’intervista. Il primo romanzo arriva dopo un paio di premi letterari vinti, uno con un saggio su “Il Giorno del Giudizio” di Salvatore Satta, ormai 15 anni fa, e uno con un racconto ancora inedito, “Metallo Pesante”, che indaga il tema delle servitù militari in Sardegna e che mi ha portato al primo posto al premio Giulio Angioni del 2017. Tra l’uno e l’altro ci sono stati molti racconti, pubblicati su un blog che poi è diventato un sito a nome mio – uno spazio web ormai molto poco frequentato, in cui cerco di selezionare con crescente cura i testi da pubblicare, perlopiù per dare spazio a interventi che diversamente sarebbero destinati all’oblio del mio computer. Sono arrivato a esordire a seguito di un pitch organizzato dall’agenzia Kalama, che tuttora mi rappresenta e che ha portato “Come in cielo, così in mare” alla porta di SEM, il mio editore. Sono sardo, nuorese, e a Nuoro abito e lavoro. Ho una laurea in Filosofia e lavoro come insegnante di italiano e come responsabile della comunicazione di una società che si occupa di outsourcing innovation.

2. MaBal –  Che tipo di scrittore sei? Hai già la storia in testa prima di iniziare a scrivere?

GG.  In genere parto da un tema, un dolore o un’evidenza latente che ritengo importante per me o per la comunità più o meno estesa con cui condivido questioni importanti. Su questi sentimenti e con l’intenzione di raccontare un’urgenza esistenziale, imposto la struttura generale di una storia che sia al servizio e all’altezza di tali necessità. Intanto, leggo. Classici, contemporanei, saggistica e qualunque cosa possa disvelarmi un punto di vista originale o dimenticato riguardo al tema in questione. Solo alla fine comincio a scrivere. Sento sempre che un pensiero messo per iscritto non mi appartenga più – per questo lo lascio libero di scorrazzare nelle praterie della mia mente a prendere aria e a farsi grande. Quando lo butto giù cerco di farlo assomigliare alla sua forma migliore sin dalla prima stesura. Com’è normale che sia, poi procedo alla revisione, alla messa in crisi dell’idea, a riadattamenti e correzioni. Scrivo quando serve farlo, con la forza che reputo adeguata allo scopo.

3. MaBal – Giovanni, sono tanti i temi che tu tratti nel tuo libro, fra questi uno di quelli che mi ha colpito è il rapporto, breve ma intenso, fra il nonno Bertu e il nipote Antine, hai avuto difficoltà a scriverlo? (te lo chiedo perché sei riuscito a descrivere in poche pagine il legame forte che due persone sconosciute stabiliscono in poco tempo e penso non sia affatto facile.)

GG. Non ho conosciuto nessuno dei miei nonni paterni, perciò Bertu è la somma allegorica delle cose che avrei sperato o mi sarei aspettato di trovare nel padre di uno dei miei genitori. Immaginare però è facile. Come spesso dico quando presento il romanzo a un pubblico, quella relazione nonno-nipote è pensata piuttosto come una relazione tra generazioni figlie di due diversi precariati: uno condannato alla frugalità e alla povertà dagli eventi storici, e l’altro che diventa esistenziale nel momento in cui ci si abitua a rinunciare all’importanza dei luoghi che prima si chiamavano “casa”, alla rassegnazione di fronte a certe condizioni di lavoro inumane e svilenti, alla svalutazione del proprio percorso di studi… Però tutto questo, crisi del dopoguerra e crisi del XXI secolo, doveva restare fuori. Era invece necessario che si trovassero a dialogare due anime spogliate dai residui del periodo storico in cui si sono formate, affinché scoprissero le proprie somiglianze in una vicinanza obbligata. Questo processo è stato sì difficoltoso da progettare, e credo abbia trovato la sua forma compiuta una volta che di Bertu e Antine è rimasta solo la parte fragile: la coscienza dello stare per morire, la coscienza dello stare per diventare adulto.

4. MaBal –  Altro tema importante che permea gran parte della storia che ci narri è l’eterno dilemma che attanaglia molti/e giovani, se restare in un paese senza prospettive o andare in cerca di lavoro e quindi affermazione, altrove. Tu ti sei mai trovato a dover fare una scelta di questo tipo? È un tema ancora attuale per i giovani  e le giovani sarde?

GG. Quando, poche righe fa, riguardo al processo di scrittura, accennavo a un qualche dolore da condividere con una qualche comunità, parlavo di questo. La Sardegna è simile a tutti i posti del mondo che siano poco popolati, immaginati e trattati come periferici, relativamente poveri: scegliere di restarci a vivere è molto difficile. Questo è il tema. Qui il diploma è quasi un biglietto di sola andata, e io volevo far fare alla letteratura quello che è il suo dovere principale: aiutare a immaginare possibilità alternative. Io no, non mi sono mai trovato di fronte a quella scelta. Non è mai stato semplice, ma Thoreau nel Walden dice che “nessuno al mondo è felice, se non gli esseri che godono liberi di un vasto orizzonte” e la mia isola è una terra di vasti orizzonti, vuota in un modo che a me non sembra che da riempire. La fatica del resistere viene sempre ricompensata.

5. MaBal –  Molto interessante nel tuo libro è anche il personaggio di Niàda, una ragazza moderna ben ancorata al suo mondo, aperta e determinata, ha scelto di restare e inventarsi una vita possibile, cosa mi dici di lei?

GG. Ecco, Niàda è l’archetipo di quella scelta che ormai ha un nome, restanza, quella volontà di inventare un futuro lavorativo nel luogo in cui si è nati. Nel romanzo fa un po’ da mentore e un po’ da musa, è a suo agio con le persone del paese immaginario in cui è ambientata la storia poiché ne condivide il codice relazionale, e ha piena consapevolezza delle difficoltà con le quali deve scontrarsi nel quotidiano. Colma il silenzio che stritola la famiglia Farina, da cui proviene il protagonista, con parole misurate e coraggiose, fuori dall’ipocrisia e con una maturità che ad Antine non appartiene. Soprattutto, Niàda accompagna i turisti a vedere le balene giocare, perché è una persona che sa mantenere un segreto: pochi sanno dove andare a cercare, al centro del mare, gli animali che giocano; altrettanto pochi sono capaci di custodire intatte le volontà di qualcuno, come Niàda fa con gli anziani della famiglia Farina.

6. MaBal – Che tipo di lettore sei, hai un genere preferito? 

GG.  Leggo di tutto e con molta curiosità. Per un lungo periodo ho mantenuto fede al rito de “una pagina  di Wikipedia al giorno”, che mi ero auto-impartito, per puro diletto. Compro molti più libri di quanti possa ospitarne la mia libreria e difficilmente riesco a leggere due libri contemporaneamente, anche se ormai sto cedendo terreno all’idea che mi dovrò rassegnare a farlo. Mi è quasi impossibile abbandonare un libro a metà. Prediligo la letteratura bianca a quella di genere, e penso sempre di avere tantissimi classici da leggere, quindi ne inserisco una decina all’anno per colmare i miei sensi di colpa. La grossa parte dei miei scrittori preferiti proviene dalle Americhe, da quella settentrionale soprattutto.

7. MaBal – Stai lavorando ad altro?

GG . Ho un’idea precisa del tema del prossimo romanzo, e ho cominciato ad abbozzarne la struttura – è già tanto, significa che un terzo del lavoro è concluso. A breve comincerò a metterlo per iscritto. Per ora non c’è molto altro che possa dire.

8. MaBal – Per il nostro blog “Giallo e Cucina” è d’obbligo chiederti se hai un piatto/cibo preferito? 

GG. Non sono troppo abituato alla cucina ricercata o complessa. I miei piatti preferiti sono quelli che consumo insieme a persone alle quali voglio bene, meglio se semplici e preparati con sapienza da autodidatti. Qualunque taglio di carne condito con solo sale – arrosto, alla brace, alla griglia, al barbecue, va bene tutto, accompagnato da un contorno di patate preparato con il minor numero possibile di ingredienti possibile, in qualunque modo: questo è probabilmente il mio piatto preferito.

Grazie Giovanni per aver risposto alle mie domande.

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