Oggi parliamo con… Antonio Barbone

Intervista a cura di Gino Campaner

Oggi nello spazio interviste abbiamo il piacere di ospitare l’autore Antonio Barbone. Benvenuto nel blog Giallo e cucina e grazie per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.

Prima di parlare diffusamente del tuo libro, e di tante altre cose interessanti, ti faccio qualche domanda di carattere generale, per conoscerti un po’ meglio. Sono le domande che io chiamo “necessarie”, forse un po’ banali, ma alle quali non ci si può proprio sottrarre. Tu hai fatto altre interviste, ce ne sono diverse in giro per il web. Non sarà facile essere originale ma ho qualche curiosità da togliermi e spero di riuscire a stupirti. Per ora però partiamo con le domande di prassi. Pronto? Allora Antonio raccontaci un po’ di te dove nasci e vivi, la tua formazione, qual è il tuo lavoro e poi dicci come nasce l’idea di scrivere romanzi.

Ciao a tutti e ringrazio per questo spazio che mi avete dedicato. Sono nato a San Giovanni Rotondo il 2 aprile del 1980 e vivo, con mia moglie e mio figlio, a Manfredonia. Nella vita mi occupo di edilizia, lavoro nell’impresa di famiglia, sono laureato in Scienze Giuridiche presso l’Università degli Studi di Foggia. La scrittura mi ha sempre affascinato, anche se devo dire, a scuola i miei temi erano tutt’altro che dei capolavori anzi spesso non andavo oltre il 6 anche grazie alla magnanimità della prof. Ma non mi interessava, a me piaceva scrivere. Cominciai con un mio compagno di classe a scrivere parodie dei Promessi Sposi e della Divina Commedia e poi piano piano è salito in me il desiderio di scrivere qualcosa di serio e così ho cominciato a pensare a cosa potevo “inventarmi”. In mio aiuto è arrivato un altro mio amico che però poi si è perso nei meandri dell’”ombra” e così ho continuato da solo.

Oltre a scrivere sei anche un lettore? Hai un genere preferito? Preferisci gli ebook o il libro cartaceo?

Sì, mi piace leggere ma non sono assiduo, purtroppo ci sono momenti in cui riesco a ritagliarmi dei momenti per la lettura e a volte non riesco proprio. Non ho un genere che prediligo, leggo di tutto ad eccezione dei libri sentimentali quelli proprio non mi vanno giù. Invece ho un autore preferito che è il compianto Zafon, di lui ho letto tutti i libri e devo dire che è grazie a lui che ho avuto la forza di riprendere il mio romanzo e portarlo a conclusione. Mi è stato molto di ispirazione. E di questo devo ringraziare mia moglie che me lo ha “presentato” comprandomi “Il gioco dell’angelo”. Ovviamente preferisco il cartaceo. Ci sono delle cose che la tecnologia non dovrebbe toccare e una di queste cose sono i libri. Il fascino della carta ed il suo odore non ha eguali.

Da dove nascono le tue storie? Elabori notizie che leggi o sono esclusivamente di fantasia? I personaggi del tuo libro sono stati ispirati da persone reali?

Le mie storie nascono prevalentemente dall’osservazione. Sono un grande osservatore di tutto quello che accade intorno a me e mi piace anche andare a scovare luoghi misteriosi dove far partire la mia fantasia e creare i personaggi. Io solitamente procedo così quando trovo o vedo o sento qualcosa di interessante me lo segno su qualsiasi cosa trovo: cellulare, foglio di carte, tovagliolo e conservo, poi piano piano intorno a tutti questi appunti nasce la storia. I personaggi di questo libro sono ispirati a persone e luoghi reali che ho incontrato durante la mia esperienza universitaria.

Hai solitamente una scaletta prefissata o ti fai condurre dalla narrazione?

Solitamente scrivo di getto ovviamente il tutto ha un suo senso logico, mentre scrivo so già dove voglio arrivare.

Scrivi quando riesci o preferisci un momento particolare della giornata?

Preferisco le ore notturne, sono quelle che più conciliano la mia ispirazione.

Ti è capitato di presentare il tuo libro in pubblico? Se ciò avvenisse preferiresti un moderatore che ti pone le domande “giuste” o lasceresti far fare le domande direttamente al pubblico?

Mi è capitato di presentare il libro ma era un pubblico proprio ristretto. Mi piace sia l’idea di avere un moderatore con mi pone domande “giuste” e sia l’idea di un pubblico che mi pone domande senza filtri.

In questo spazio ho spesso il piacere di chiacchierare con potenziali bravissimi autori. Con scrittori affermati o, più spesso, con esordienti. In ogni caso coloro con cui sento di più la necessità di chiacchierare sono quelli che mi hanno veramente emozionato con le loro opere. Tu sei uno di questi. La maggior parte di questi però sono autori self publishing. Io credo molto a questa soluzione per pubblicare un libro. E cerco nel mio piccolo di dargli più visibilità possibile. Ci puoi parlare della tua esperienza? Tu hai pubblicato con la Booksprint edizioni. Come ti sei trovato? E’ una vera e propria casa editrice o più una piattaforma per il self publishing? La differenza è sostanziale perché nel self publishing tutte le spese (ed i relativi guadagni) sono a carico tuo in una casa editrice no.

Prima di tutto, ti ringrazio per l’apprezzamento. Ho trovato molta difficoltà a far pubblicare il mio libro, in quanto, purtroppo, in Italia funziona così: se sei un autore già affermato o un personaggio conosciuto ti pubblicano senza problemi ma se devono scommettere su di te, perfetto sconosciuto, ti trovano mille scuse per non farlo. Booksprint è una soluzione ibrida, mi ha dato l’opportunità di far diventare il mio sogno realtà. Punto, per il resto è tutto sulle mie spalle.

Fantastichiamo per un attimo, anche se in realtà è proprio quello che io spero avvenga presto perche il tuo romanzo è cosi bello che meriterebbe questa opportunità, ma dicevo se il tuo romanzo andasse talmente bene da finire sotto la lente di qualche editore “importante”, ti sentiresti più felice se ha contattarti fosse una casa editrice medio/piccola o la tua ambizione è quella di poter un giorno essere “ingaggiato” da una casa editrice main stream?

Il mio sogno sarebbe quello di essere ingaggiato da una importante casa editrice, però una medio/piccola non sarebbe male perché forse verresti seguito meglio. Però quello che voglio per il mio libro è farlo uscire dall’anonimato.

Passiamo ad analizzare il tuo romanzo. Innanzitutto possiamo dire che è una riedizione. Il romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 2019, giusto? Hai cambiato qualcosa in questa nuova versione? Come mai questa scelta?

E’ vero questa è la seconda edizione. Come mai ho fatto una riedizione? Il tutto è nato da una recensione negativa, la quale mi ha portato a pormi delle domande e alla fine mi sono reso conto che qualcosa andava cambiato. Il finale è stato ampliato di una trentina di pagine e adesso sono davvero soddisfatto del risultato.

Il titolo è L’uomo nell’ombra. Per scriverlo sei stato ispirato da qualche evento in particolare? Il protagonista si chiama Alessandro, uno studente universitario. E’ un romanzo sorprendente ed originale. E’ avvincente fin dall’inizio ma le 50 pagine finali sono un fuoco di fila di sorprese. Dicci qualcosa tu raccontaci la trama, dove è ambientato, i suoi personaggi principali. Facci venir voglia di leggerlo….

Alessandro, un giovane studente dell’Università degli Studi di Foggia amante della letteratura esoterica si trova di fronte ad una piccola porta all’interno dell’ateneo. Spinto da una forza misteriosa, decide di varcarla. All’interno, dopo aver percorso la stanza buia e stretta, vede provenire da una camera attigua una luce fioca di candele. Entrato, nota, in un angolo, un leggio, finemente intarsiato, sul quale era appoggiato un manoscritto che riportava una frase tratta dalle lettere di Giuda. Mentre il ragazzo cerca di capire cosa voglia nascondere quella enigmatica frase, un cigolio di cardini richiama la sua attenzione: qualcuno stava chiudendo la piccola porta da dove era entrato. Corre disperatamente verso l’uscita ma la porta si richiude bloccandolo lì, subito dopo sente un suono forte ed acuto…era il trillo della sua sveglia e si ritrova in pigiama nel suo caldo letto…

Cosa era? Un sogno, tutto qui?

Toccherà ad Alessandro, ragazzo schivo e riservato scoprire la realtà che lo condurrà ad una verità al di là della sua immaginazione.

Hai dovuto fare un lavoro di studio degli argomenti trattati o lo hai ambientato in luoghi e descritto situazioni che conosci bene?

Ho fatto tante ricerche su cosa non posso dirlo perché svelerei troppo. Diciamo che nulla è stato lasciato al caso, mi sono documentato su tutto quello che è presente all’interno del libro.

Secondo te c’è un pubblico specifico per questo libro?

Sicuramente gli amanti del genere thriller psicologico ma andrebbe bene per tutti anche per la semplice curiosità.

Preferisci di più i finali accomodanti (col lieto fine), o preferisci lasciare qualcosa di non concluso o poco definito? Ti piacciono i finali spiazzanti ed un po’ cinici o preferisci il vissero tutti felici e contenti?

Non mi piacciono i finali accomodanti, io voglio i finali spiazzanti quelli a cui non avresti mai pensato.

Prima dei saluti finali mi piacerebbe avere da te un’opinione del mondo nel quale ti muovi. Secondo me molti scrittori non hanno la considerazione che meriterebbero. Che il loro talento pretenderebbe. Io nel mio piccolo ne ho conosciuti (letti) tanti, che meriterebbero molto più successo di quello che hanno. Tu cosa ci puoi dire in proposito?

Effettivamente il mondo dello scrivere è molto complicato, il problema non è scrivere, il problema è far conoscere agli altri che quello che hai fatto è degno della loro attenzione. Ed è qui che molto spesso, mi viene lo sconforto perché purtroppo, ripeto, per chi gravita attorno al mondo dei libri, siano essi lettori o editori, non sono nessuno e quindi non sono degno di attenzione.

Sei ospite del blog Giallo e cucina e qui le interviste terminano sempre con due domande obbligatorie: la prima non è proprio una domanda ma un pensiero gentile. Consiglia, oltre al tuo libro, altri due romanzi che ti hanno colpito, o a cui sei particolarmente legato, e che vorresti che tutti leggessero.

Il nome della Rosa e il gioco dell’Angelo.

La seconda è: qual è il piatto che preferisci e perché (se c’è)?

Ci sono tanti piatti che preferisco, però se ne devo scegliere uno, quello è riso patate e cozze. E’ una prelibatezza per il palato. Ho la fortuna di avere dei genitori che lo sanno fare in modo magistrale.

Ti ringrazio della bella chiacchierata, ti auguro tanta fortuna. Se vuoi puoi aggiungere qualcosa che magari ritieni importante far sapere ai lettori….

Viva L’Uomo nell’Ombra.

Di nuovo grazie. Complimenti ed a presto.

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