L’ultima caccia – Deon Meyer

TRAMA:

Sudafrica. Un uomo scompare dal treno più lussuoso del mondo, per essere ritrovato dopo qualche settimana tra i cespugli del deserto del Karoo, sfigurato e quasi irriconoscibile. Il caso, gestito con faciloneria e incompetenza, arriva ormai “freddo” sulla scrivania di Bennie Griessel, capitano della polizia di Città del Capo. Affiancato dal passionale collega Vaughn Cupido e dall’inappuntabile colonnello Mbali Kaleni ― la donna al comando della Sezione crimini violenti, meglio nota come gli Hawks, “i Falchi” ― Griessel tenta di dipanare il bandolo della matassa. Ma qualcuno, ai piani alti del governo e della polizia, non fa altro che mettergli i bastoni tra le ruote, cercando in tutti i modi di depistarlo. La morte dell’ex piedipiatti Johnson, bodyguard di uno dei ministri più in vista, sembra infatti essere legata a gravi episodi di corruzione degli alti apparati. Un caso scomodo, che qualcuno desidera insabbiare il più in fretta possibile. Nel frattempo, a diecimila chilometri di distanza, un uomo di nome Daniel Darret tenta di ricostruirsi una vita nella città di Bordeaux. È un uomo solitario e misterioso, con un passato di sangue e paura, che desidera una cosa soltanto: dimenticare. Ma un amico della vita precedente riesce a rintracciarlo, scoprendo la sua nuova identità.

RECENSIONE  a cura di Edoardo Todaro

Scrivere a proposito dell’ultimo libro, “ L’ultima caccia “, di Deon Meyer vuol dire citare obbligatoriamente non solo i suoi precedenti e notevoli romanzi da “ Safari di sangue “ a “ Tredici ore “ da “ Codice cacciatore “ a “ La lista del killer “ a “ Afrikaan Blues “ solo per citarne alcuni, ma significa citare anche coloro che a pieno titolo rientrano in una scuola di riferimento per il noir, gli scrittori sudafricani: Sipho Sepamla “ Soweto “; Richard Rive “ District Six “; Sembene Ousmane “ Il fumo della savana “; Roger Smith “ Sangue misto “; Karin Brynard “ I nostri padri “ e sicuramente, e colpevolmente, alcuni mancano all’appello. Prima di addentrarmi nello scrivere de “ L’ultima caccia “, ritengo importante evidenziare un aspetto importante che caratterizza quanto le edizioni e/o stanno facendo nell’editare Meyer e cioè il glossario, che ad ogni suo libro pubblicato, troviamo dopo la conclusione del libro. Caratteristica che abbiamo incontrato anche nelle Edizioni Lavoro che ha pubblicato, in tempi ormai passati i primi tre degli autori citati precedentemente. Glossario che, non ritengo vada  inteso solo come modo di comprensione linguistica, ma anzi è di fatto un valore aggiunto nell’addentrarsi al comprendere il contesto, sudafricano, in cui si svolgono i fatti narrati. Glossario  che va anche dentro lo slang delle forze di sicurezza e dei vecchi nomi in codice , dei nomi di battaglia. Deon Meyer, attraverso il capitano della polizia di Città del Capo, Bennie Griessel, non solo incapace ad abituarsi  nel dover perquisire la casa di una vittima di omicidio ma alcolista “ in fase di recupero “ alla sfrenata ricerca del dettaglio mancante e che può far tornare tutto,con il suo collega Vaughn Cupido e le 72 ore decisive per ogni indagine che si rispetti,  ci accompagna a conoscere un Sud Africa rimosso. Un paese dove le cose non vanno mai così male come credi e mai così bene come vorresti, dove rubano tutti e dove imperversano le gang, e che le descrizioni affascinanti del parco nazionale Krugen non possono attenuare le contraddizioni di una società che solo in apparenza ha superato quell’apartheid che segnò quel paesein modo indelebile fino agli anni ’90. Solo in apparenza perché abbiamo a che fare con “ lo stato catturato “ cioè con la corruzione che è dentro tutti gli apparati istituzionali, nessuno escluso, apparati di sicurezza ed indagine inclusi. Corruzione che non ha niente da invidiare al Sud Africa dell’apartheid  “ Dipartimento per le indagini ad alta priorità “, “ Servizio protezione vip “ e la lotta per fermare e/o contrastare le indagini e far passare un evidente omicidio come suicidio, anzi due. Quindi come ai tempi dell’apartheid: inganni e bugie. Via via che scorrono le pagine abbiamo a che fare con i protagonisti della lotta di liberazione,con i veterani della lotta, che volenti o meno vengono risucchiati nell’arena del contendere; gli “ uomini giusti ”, “onesti” costretti ad abbandonare i propri incarichi ed essere sostituiti dagli uomini del presidente, anzi dagli uomini del clan del presidente che sottraggono fondi alle aziende pubbliche e che mettono in conto di attuare un colpo di stato senza spargimento di sangue . Conoscere la lotta contro l’apartheid è anche leggere le pagine di Meyer: UMKHONTO WE SIZE, Lancia della Nazione,il braccio armato dell’African National Congress; da guerrigliero a sicario? Il dilemma di chi ha, in passato,  combattuto e che oggi si interroga sulle scelte fatte convivendo con le conseguenze  di quegli atti, i tormenti di chi ha combattuto per qualcosa che oggi è cambiato e che dal lottare contro l’apartheid si trova a lottare contro corruzione tradimento. Se riusciamo ad estrapolarci dalle vicende narrate, ci troviamo ad avere a che fare con intrighi internazionali, equilibri di uno scacchiere, internazionale, in una  fase di riassestamento attraverso accordi economici che deve fare i conti con un ordine mondiale dissolto. Leggere un noir e trovarsi a leggere un qualcosa che va ad investigare la geopolitica. Ma il libro di Meyer  essendo un noir, sociale come il noir deve essere, ci parla  di treni di lusso e treni sporchi, quelli pubblici, di aggressioni ed omicidi con un inizio, almeno le prime 15 pagine di sicuro, intense  che ti costringono ad andare avanti, e con una donna, la figlia di un”  eroe della lotta di liberazione “ violentata dal presidente. Un noir che di fatto mette al centro il dubbio che si trasforma in consapevolezza di scelte da compiere, di ex combattenti che si riattivano avendo come riferimento principi e valori che li avevano resi protagonisti nel passato, recente, un ex combattente che ha perso la capacità di distinguere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Tanti i riferimenti con quanto accade oggi in quel paese: solo nel luglio scorso ci sono stai almeno 200 morti, 2000 arresti ecc…. in conseguenza delle proteste conseguenti all’arresto dell’ex presidente Zuma e le rivolte “ etniche “; l’esistenza delle township, quei sobborghi  nei quali si diffondeva la resistenza anti apartheid;  mancanza di lavoro, servizi, sanità, istruzione,sanità, trasporti per un numero di persone scandaloso in una nazione che aveva messo al centro del suo atto di nascita la lotta alle disuguaglianze; insicurezza alimentare, criminalità, disoccupazione, insufficienza energetica.  Corruzione , ex presidente … leggete “ L’ultima caccia “ e siete in Sud Africa.   Nazione arcobaleno  o un paese fallito …….

DETTAGLI

Pagine 485

Genere noir

Editore e/o

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