Palato da detective n°13 – SAPORI&DELITTI. Le coq au vin della signora Maigret.

a cura di Paola Varalli

È noto: parecchi tra gli investigatori letterari sono degli inguaribili epicurei.
Vien da pensare che sublimino con la buona tavola quel loro starsene in mezzo a crimini, furti e delinquenza in genere. E forse è proprio così. Prendiamo ad esempio Pepe Carvalho di Montalban, precursore in tema di giallo e cucina! O gli arancini che la “cammarera Adelina” frigge per Montalbano, o ancora Nero Wolfe, chef così raffinato da competere con il suo cuoco in una gara di ricette all’ultima forchetta. E che dire della moglie del commissario Kostas Charìtos, creato dalla penna di Petros Markaris? I Gemistà della signora Adriana pare siano un’apoteosi! Per non parlare di Izzo e della golosa cucina marsigliese che Honorine propina al suo poliziotto Fabio Montale, con somma soddisfazione di quest’ultimo.
Insomma la lista è lunga, ne ho citati solo alcuni. Vedremo di darle, ad ogni uscita, un’occhiata insieme.
Partiamo per questa avventura tra “sapori e delitti” (più sapori che delitti) con un maestro indiscusso del giallo psicologico: George Simenon e il suo Maigret. Non è un uomo d’azione il nostro commissario, preferisce la speculazione e la buona tavola.  Quante volte durante gli interrogatori il garzone della Brasserie Dauphine fa la spola al Quai des Orfèvres per consegnare birre e panini? Sappiamo però che il buon commissario si concede pasti frugali di malavoglia e poi gli tocca buttar giù Calvados per digerire: per forza, la signora Maigret, Alsaziana d’origine e cuoca sopraffina, lo ha abituato troppo bene. Immaginiamolo mentre rientra a casa in Boulevard Richard-Lenoir e viene investito da un aroma di Coq au vin già sulle scale…

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