I maestri del giallo – PHILIP MacDONALD

Foto di Philip MacDonald

A cura di Luigi Guicciardi

Philip MacDonald (da non confondere col più giovane, e americano, Ross MacDonald, padre narrativo del detective privato Lew Archer), nipote del teologo e poeta George MacDonald e figlio dello scrittore Ronald MacDonald e dell’attrice Constance Robertson, è stato uno scrittore di gialli e di SF, noto anche con lo pseudonimo di Martin Porlock. Nato a Londra il 5 novembre 1900 e morto a Woodland Hills, negli Stati Uniti, il  10 dicembre 1980, risulta oggi, a ben vedere, uno dei primi scrittori in cui si avverte la compresenza – e spesso già il trapasso – dall’uno all’altro indirizzo, della tradizione inglese del mystery a fianco di quello americano del thriller allora nascente.

I suoi primi romanzi, composti nel terzo e quarto decennio del Novecento, nascono infatti sotto il pari influsso della scuola inglese del romanzo di indagine e di pura detection, e di quella del romanzo-suspense che proprio negli anni ’30 cominciava a evolversi negli Stati Uniti in filone letterario autonomo (con gli scrittori hard-boiled e la nota rivista “Black Mask”). Del resto lo stesso MacDonald nel 1931 si trasferì negli U.S.A. insieme alla moglie, la scrittrice F. Ruth Howard, divenendo negli anni seguenti anche un fecondo sceneggiatore a Hollywood.

Preliminarmente a una valutazione del valore e dell’originalità di MacDonald, va detto che molti suoi romanzi polizieschi risultano disponibili in italiano, editi soprattutto nelle collane Il Giallo Mondadori [GM] o I Classici del Giallo Mondadori [CGM], secondo l’elenco che qui presentiamo:

– The Rasp, 1924 (Campana a morto, GM, 1976; ma già negli anni ’30, nella collana I Gialli Moderni, dell’editrice Impero col titolo Delitto ad Abbotshall);

The Noose, 1930 (Il cappio, CGM, 1984).

Rynox, 1930 (L’ombra dell’omicida, GM, 1978; La strana  fine di Mr. Benedik, Milano, Polillo, 2004);

Mystery at Friar’s Pardon, 1931 (La valle dei delitti, Milano, Polillo, 2008, con lo pseudonimo di Martin Porlock);

Murder Gone Mad, 1931 (La morte è impazzita, GM,1976);

The Wraith, 1931 (Lo spettro, Firenze, Nerbini, 1947);

The Maze o Persons Unknown, 1932 (Il labirinto, CGM, 1993);

X v. Rex, 1933 (Ignoto contro ignoto, GM, 1935, con lo pseudonimo di Martin Porlock);

The Nursemaid who Disappeared o Warrant for X, 1938 (Mandato di cattura, GM, 1977);

Guest in the House, 1955 (Incubo a El Morro, collana I Romanzi del Corriere, mensile del Corriere della Sera, Milano, 1958);

The List of Adrian Messenger, 1959 (I nove volti dell’assassino, GM, 1964; CGM, 1983).

Per editori nostrani volonterosi o interessati, si segnalano poi i seguenti gialli di MacDonald, inediti in Italia:

The White Crow (1928), The Link ( 1930), The Choice o The Polferry Mystery o The Polferry Riddle (1931), The Crime Conductor (1931), Rope to Spare (1932), Death on My Left (1933).

A MacDonald infine si devono anche alcuni importanti racconti gialli:

I nostri amici pennuti (Our Feathered Friends, 1945), Lo spago verde e oro (The Green and Gold String, 1948), Gronda di sangue amore (Love Lies Bleeding, 1950), L’uomo uscito dal diluvio (The Man out of the Rain, 1954), Fine di un sogno (Dream No More, 1955), La stella di tutte le stelle (The Star of Starz, 1961);

senza dimenticare i suoi diversi pseudonimi, dal citato Martin Porlock a Oliver Fleming (sotto cui scrisse i suoi due primi romanzi, in collaborazione col padre Ronald, e cioè Ambrotox and Limping Dick e The Spandau Quid, nel 1920 e nel 1923) ad Anthony Lawless (Harbour, 1931).

Il primo romanzo poliziesco di MacDonald, Campana a morto, del 1924, è già un esordio notevolissimo: pur influenzato da La vedova del miliardario di Bentley (cfr nei nostri Maestri del Giallo, 08/05/2019), appare tuttora caratterizzato da una sobrietà stilistica ammirevole, da un’indiscutibile limpidezza della trama e dal rispetto di quella che per MacDonald era la regola-base del romanzo giallo: “una specie di competizione fra l’autore e il lettore”. Qui, inoltre, fa la sua prima comparsa il protagonista di buona parte dei romanzi dello scrittore, e cioè il colonnello Anthony Gethryn, le cui attinenze intellettuali trattengono qualcosa della biografia dello stesso MacDonald; e sempre in questo stesso romanzo facciamo la conoscenza di quelle che poi diventerà la moglie di Gethryn, Lucia Lemesurier, che qui appare all’inizio implicata nella vicenda.

Ma che tipo di indagatore è questo Gethryn? “Tipico ed esemplare man of class and quality, individuo in cui le mature doti di aristocratica intelligenza non sono disgiunte da un indubbio fascino fisico, Gethryn rifugge tuttavia dall’invadenza e dalla prepotente volontà di espressione di altri esemplari di investigatori” (Di Vanni-Fossati, Guida al “giallo”, Milano, 1980), offrendo le sue prestazioni più convincenti, oltre che in Campana a morto, negli inediti The White Crow (1928) e The Link (1930).

S’è detto dai critici – a suo merito – che MacDonald ha ridefinito le regole del giallo deduttivo (il cosiddetto whodunit) in molti dei suoi romanzi, inserendo sorprendenti elementi di originalità. La morte è impazzita, per esempio (1931), narra di una serie di delitti apparentemente gratuiti in un piccolo villaggio inglese, e della conseguente caccia al misterioso serial killer (definizione all’epoca non ancora coniata), senza che appaia mai la figura dell’indiziato, costituendo per certi versi una sorta di ripensamento dei motivi dei Delitti della Rue Morgue di Allan Poe, e trovando a sua volta un omologo in Il gatto dalle molte code di Ellery Queen. Tanto che il grande John Dickson Carr – che aveva definito Campana a morto uno dei dieci migliori romanzi gialli di tutti i tempi – anni dopo cambiò la lista sostituendo a The Rasp un altro romanzo di MacDonald, cioè proprio La morte è impazzita. E questo giallo ebbe un tale successo da indurre l’autore a riproporre la stessa formula in Ignoto contro ignoto del 1933 (dal suggestivo titolo X v. Rex), dove si porta alle estreme conseguenze l’espediente secondo cui l’assassino risulti essere la persona meno sospettabile.

Ne L’ombra dell’omicida, invece(Rynox, 1930), MacDonald applica, seppur solo in parte, la tecnica cosiddetta dell’inverted story (iniziando il romanzo dall’epilogo), così da creare in un certo senso un duplice mistero, poiché la soluzione “anticipata” non rivela nulla di riconoscibile, ed è a sua volta costretta ad attendere la soluzione del primo mistero per vedersi chiarificata. Mentre in Mandato di cattura (The Nursemaid Who Disappeared, 1938) – più vicino nel nello stile e nella struttura al modello del thriller – MacDonald crea una trama in cui l’assassino non compare mai.

Fra le avventure senza protagonista fisso, oltre a Rynox e a Murder Gone Mad, vanno ricordati R.I.P. (1933) – che anticipa vagamente il motivo della “lista” di vittime di I nove volti dell’assassino – e Guest in the House (Incubo a El Morro, 1955). Non va dimenticato infine che MacDonald ha creato anche una seconda e più singolare figura di detective, il dottor Alcazar, protagonista di tre racconti.

S’è già detto del trasferimento di MacDonald negli Stati Uniti dal 1931. Al suo attivo risultano, tra l’altro, la sceneggiatura del celebre Rebecca – La prima moglie di Hitchcock (1940), nonché di alcune delle riduzioni cinematografiche di Charlie Chan e di Mr. Moto. E anche il famoso La pattuglia sperduta di John Ford (The Lost Patrol, 1934) appare basato su un soggetto originale del 1927 che lo stesso MacDonald aveva scritto ispirandosi alla propria permanenza in Mesopotamia come ufficiale inglese nella prima  guerra mondiale, e che era già stato filmato nel 1929 dall’inglese Walter Summers. 

MacDonald, inoltre, è stato portato molte volte sullo schermo anche come autore. Tra i vari film ricordiamo The Rasp (1931) di Michael Powell; Il mistero del signor X, diretto nel 1934 da Edgar Selwyn e ispirato a The Mystery of the Dead Police; e ancora The Menace, diretto nello stesso anno da Ralph Murphy e basato su R.I.P.

Il romanzo The Nursemaid Who Disappeared (da noi Mandato di cattura) ebbe addirittura due versioni: la prima nel 1939, dal titolo omonimo e diretta da Arthur Woods; la seconda, assai manipolata, fu diretta da Henry Hathaway nel 1956 (23 Paces to Baker Street) e uscì in Italia col titolo 23 passi dal delitto. Una seconda versione di The Mystery of the Dead Police fu poi realizzata nel 1952da Harold French e circolò in Italia col titolo Il mistero di Londra. Infine nel 1963 John Huston diresse George C. Scott nel ruolo di Gethryn nel film I cinque volti dell’assassino, tratto da The List of Adrian Messenger (che rimase il titolo originale del film). Film che, per essere il più famoso e complesso tratto da MacDonald, merita due parole conclusive su trama e stile filmico. Un funzionario dell’Intelligence Service a riposo, che indaga su un lista di dodici uomini, morti incidentalmente in cinque anni, scopre che sono tutti delitti perfetti, commessi da un artista del travestimento. In bilico tra il romanzo d’investigazione e il thriller, Huston manipola con distacco ironico ed elegante disinvoltura la vicenda, diluendone le dosi di umor macabro in un bicchiere d’indifferenza e rendendo difficile riconoscere Burt Lancaster, Robert Mitchum, Tony Curtis, Frank Sinatra e soprattutto Kirk Douglas, che appaiono in piccoli o minuscoli ruoli truccati in modo irriconoscibile, prima che la soluzione finale dell’enigma spiazzi critici e spettatori.

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