Il suo freddo pianto – Giancarlo De Cataldo

Trama

Sembra un periodo abbastanza tranquillo per il Pm romano Manrico Spinori della Rocca, detto «il contino». A parte gestire una complicata vita sentimentale e tenere a bada la madre ludopatica, ha il tempo di dedicarsi con calma alla sua passione, la lirica. Ma all’improvviso un vecchio caso riemerge dal passato. E rischia di travolgerlo. Una frase buttata lí da un pentito, all’apparenza in modo casuale, produce un piccolo terremoto in procura. Perché a dar retta a er Farina – spacciatore con contatti importanti nella malavita organizzata – dieci anni prima il dottor Spinori non aveva fatto un buon lavoro occupandosi dell’assassinio di Veronica, escort transessuale d’alto bordo. Del delitto era stato accusato un uomo che, a causa dello scandalo, si era tolto la vita. Le prove erano schiaccianti, eppure, adesso, tutto torna in discussione. Un colpo al cuore per un magistrato attento come Manrico, che diventa ombroso e, nel generale scetticismo, riapre le indagini, scoprendo un intrigo di cui nessuno poteva sospettare. Questa volta, più del solito, avrà bisogno della sua squadra, un affiatato gruppo di formidabili investigatrici che, per l’occasione, registra anche un nuovo ingresso.

Recensione a cura di Manuela Baldi

Bentornato Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda, avevo proprio voglia di leggere una nuova avventura. Pubblico ministero in Roma, melomane. Il libro inizia con la descrizione di una scena tipica per un pubblico ministero, un’udienza in tribunale. Le storie su questo magistrato ci permettono di gettare un occhio sul lavoro di routine, sul dietro le quinte. Spinori della Rocca è un magistrato  un uomo particolare, nobile di nome e di fatto. Il suo gruppo di lavoro, è composto da sole  donne, le Walchirie, che a volte, per la verità, mi sembrano più Erinni.  Una busta gialla, che reca la dicitura riservato che gli viene consegnata da una delle sue collaboratrici, lo riporta indietro di 10 anni ma il nome della vittima non gli dice nulla e la cosa lo stupisce, ha una buona memoria di solito. Un pentito ha fatto delle dichiarazioni su un omicidio e il magistrato che si occupa del pentito, lo invita ad ascoltarlo. Contro il parare delle collaboratrici, Manrico Spinori, riapre il caso, perché la paura di  aver preso una decisione sbagliata è troppo grande e cozza contro la sua idea di giustizia. Trattandosi di un giallo non si può rivelare troppo della trama quello che mi sento di dire è che il racconto è molto ben costruito e nello svolgimento della vicenda si aggiungono tasselli interessanti sul mondo dei pentiti e sulle loro rivelazioni. Da segnalare i dialoghi, sempre molto curati.

Mi piace il personaggio: Manrico Spinori della Rocca, modi signorili, corretto, educato, c’è un gran bisogno di personaggi così. Con un’alta idea della giustizia, che con il tempo si è un po’ ridimensionata. Non è un ambizioso, non ha mai fatto carriera, innumerevoli casi risolti. Fortemente empatico, sulla scena del delitto prova tristezza, indignazione, rabbia ed infine pietà. Da un punto di vista personale è un uomo irrisolto però, non vive appieno le sue storie. Con la ex moglie ha un rapporto di amicizia, c’è una donna, con la quale aveva una storia, Maria Giulia, per la quale prova nostalgia ma non disdegna storie apparentemente senza futuro. È refrattario a tutto quanto crei disarmonia, disturbi la sua quiete, sa che alcune situazioni vanno chiarite ma non trova il momento giusto per farlo. Ha un amore, Sibilla, che si porta dietro dal passato che gli è rimasto dentro molto più di quanto lui sia disposto ad ammettere e periodicamente  ritrova, riconosce di essere “un maturo  Cherubino (personaggio da Le nozze di Figaro):  non trovo pace, notte, ne dí, ma pur mi piace languir cosí…”  Molto interessanti anche i coprotagonisti: le collaboratrici, ognuna con le sue particolarità e capacità; mi piace moltissimo il cameriere Camillo che ormai fa parte della famiglia ed è diventato il custode della contessa Elena. Menzione speciale per Bruno, l’amico borgataro, macellaio, che tanto ha insegnato a Manrico.

Consigliato a chi già conosce il personaggio. Il romanzo è auto conclusivo, trattandosi di un personaggio seriale ci sono riferimenti ai libri precedenti, che valgono soprattutto per inquadrare e conoscere i personaggi. Consigliato a chi piace il filone del legal thriller perché il funzionamento del sistema giudiziario è raccontato molto bene. Consigliato a chi ama la scrittura precisa, scenografica. Infine, consigliato anche a chi ama l’opera, gli abbinamenti della musica agli stati d’animo di Manrico Spinori, sono molto interessanti.

Dettagli

  • Genere: Giallo
  • Copertina flessibile: 232 pagine
  • Editore: Einaudi (1 giugno 2021)
  • Collana: BIG
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 880624941X
  • ISBN-13: 978-8806249410

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