A MUSO DURO – UMBERTO MONTIN

Trama

Le pulsioni e le passioni, le tragedie e i segreti di una generazione che sognava la rivolta generale trovano la loro rappresentazione in “A muso duro”. In questo intreccio, oscuro e reticente, si muove Martino Ribaud, un poliziotto che ama indossare il suo eskimo, retaggio dei trascorsi tra le barricate degli anni ’70. È lui che, a trent’anni di distanza, decide di rincorrere i fantasmi del passato, dubitando di quello che troppo a lungo non era sembrato altro che un suicidio.

Recensione a cura di Todaro Edoardo

Se è vero, ed io ritengo sia così, che il noir è da assumere come “ romanzo sociale “ in quanto ci fa conoscere e capire  il contesto  su cui  si ambienta quanto vogliamo leggere.  “ A muso duro “ di Umberto Montin  rientra  a pieno titolo in quanto detto. Padova e gli  anni ’70: cosa sono per chi oggi si appresta a leggere un noir ? Assolutamente niente.  Voglio citare un luogo comune: chi ha messo le bombe alla stazione di Bologna il 2 agosto del 1980? Un questionario distribuito nelle scuole ha un solo  risultato: le Brigate Rosse. Ebbene, se gli organi d’informazione hanno il compito di orientare l’opinione pubblica, il noir, in questo caso e non solo, diviene lo strumento, possibile, per affrontare tematiche altrimenti rimosse. Anche in questo libro, abbiamo a che fare con un poliziotto, ma senza voler svelare alcunché, è un poliziotto un po’ particolare. Perché particolare? Semplicemente, si fa per dire,  per il fatto che è stato protagonista, a pieno titolo, di quel magma importante ed allo stesso tempo indefinibile  espressosi  negli anni ’70, nel Veneto e non solo. Un ex militante che è obbligato a misurarsi con la memoria, con vecchie ferite, con la rimozione dei dolori, con il mai spiegato ed il mai capito. Un libro ambientato alla  fine  degli anni ’70: da un lato gli anni del compromesso storico cioè l’accordo DC/PCI; dall’altro le lotte sul territorio con l’autoriduzione dei costi dei servizi pubblici; del trasporto pubblico con l’imposizione del cosiddetto “ prezzo politico “;  le lotte dei pendolari della Bassa Padovana; i comitati universitari , ed i collettivi operai/studenti; la repressione e  l’inchiesta del cosiddetto “ 7 aprile “ con le inchieste giudiziarie e gli effetti collaterali dei  “ teoremi “  e dei “ cattivi maestri” ; le facoltà di scienze politiche, psicologia e lettere con il confronto/scontro tra la sinistra istituzionale ed i gruppi dell’estrema sinistra; il dibattito sul cosiddetto “ salto di qualità” delle lotte, il “ doppio livello del movimento “ o meglio sulla “ militarizzazione del movimento “; il “ portare in avanti il livello dello scontro “, “ sul combattimento “, un dibattito che si svolge sul terreno concreto e non su elucubrazioni accademiche; l’assunzione nelle fabbriche per aprire “ l’intervento operaio” ; la “ violenza “ di massa, spontanea o organizzata comunque non sgradita a nessuno; “ l’eredità dei partigiani “. Partigiani che coerentemente con il proprio vissuto rivendicano quanto si portano dietro concretamente, in tutti i sensi , non solo il proprio passato rispetto all’oggi ma il non assecondare gli errori.  Lotte dure ed esaltanti. Ma, ed è l’aspetto evidenziato: l’ansia di verità, essere ubriachi di sogni ed illusioni. Un ex militante che fa i conti con il passato; con gli affari e gli interessi che subentrano, rispetto alle priorità, agli ideali. Un noir che pone una domanda, un interrogativo: cosa siamo diventati, visto che il mondo è cambiato …. anche troppo. E poi, l’incubo, l’assillo: dove sono gli altri. Tra chi è stato ingoiato dall’oblio e chi ancora non si perde un corteo e chi ha abdicato all’eroina, ma di sicuro c’è la coerenza di chi non fa il “ delatore “ neppure verso chi è passato dall’altra parte. Un neo poliziotto che non si sente traditore in quanto mantiene gli ideali, di un tempo, nel cuore e che allo stesso tempo la società, un tempo messa, radicalmente, in discussione assorbe gli incompatibili. Un  neo poliziotto che veste gli abiti calcistici quando  assume la sconfitta  dentro di sé. Altri tempi, altre storie  “  solo la nebbia è sempre la stessa “. Ma a proposito di dubbi e punti di domanda: perché un ex militante che diviene “servitore dello stato “ è respinto  da chi, armi e bagagli passa dall’altra parte della barricata divenendo, visto che il mondo gira attorno ai soldi, padrone e sfruttatore di mano d’opera arruoluandosi  nell’esercito del liberismo e passa dall’esser stato rivoluzionario al commercialista che insegna come aggirare il fisco ? Ma c’è Alice, attorno alla quale si svolge il tutto:con il suo curriculumun di militante: dal blocco stradale alla manifestazione non autorizzata; dai funerali militanti ai  conti con il passato, che vanno fatti se non vogliamo che i fantasmi del passato riemergano; all’essere considerata moderata e/o estremista a seconda  della valutazione. Comunque non possiamo non dire che il poliziotto, Martino Ribaud, sbagli ripetutamente indirizzo, valutazioni e conclusioni per le proprie, private, indagini non autorizzate. Un poliziotto, con l’eskimo, addirittura pedinato. Un poliziotto con un passato che viene da lontano e scomodo da gestire, parallelamente all’essere consapevole dell’aver perso e dell’essere stato sconfitto,dell’aver perso per strada illusioni ed idee. Essere divenuto  poliziotto può mandare in frantumi il passato ma non certamente la memoria, visto che chi non ha memoria non è perché l’ha perduta ma bensì perché se ne vergogna. Un poliziotto che porta avanti una vera e propria inchiesta parallela: voluta, perseguita contro silenzi,comprensibili per ciò che si è oggi e non essere coinvolti in un passato ingombrante e già chiuso definitivamente, rimozioni ed addirittura ostilità. Tutto cambia, non solo un contestatore diviene poliziotto, che affronta la sfida più difficile: quella con la propria coscienza, con la propria storia;  ma dalla fabbrica rumorosa ed inquinante ai laboratori tecnologicamente avanzati; non più tute blu ma camici bianchi …. cambia tutto, certamente senza rinnegare ciò che si è stati, ma quello che non cambia sono le prelibatezze culinarie del veneto che ci accompagnano in queste pagine. Dal fagiano in crosta agli agnolotti verdi e gramigna con ragù di salsiccia dolce, al riso e bisi al brasato con barolo ed allo stracotto d’asino. Ed anche se niente o poco hanno a che vedere con il Veneto troviamo il pastis o il calvados che abbiamo incontrato in altri autori, di noir, ben più famosi. Nonostante quanto scritto, e ricostruito da Montin ritengo che il protagonista sia senza dubbio “ Il perché “. “Il perché “ ed i suoi dubbi e domande. Comunque una ricostruzione da considerarsi del tutto realistica ed importantissima per conoscere e capire quanto si è sviluppato e prodotto in quegli anni, in quella zona dell’Italia, e che  alcune ricostruzioni un po’ fantasiose possono essere sicuramente “ perdonate “; un noir che segue una sua logica nel connettere fatti e ricordi, con un finale che non ti aspetti.

Dettagli

  • COPERTINA rigida: pagine 568
  • GENERE: noir
  • EDITORE: le giraffe NOIR di Robin Edizioni
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