La bugiarda – Hannelore Cayre

Trama

Patience Portefeux ha cinquantatré anni, due ottime figlie, un amore tiepido per un poliziotto e una madre demente ricoverata in una casa di riposo, la cui retta peggiora la sua già difficile situazione economica. Eppure prima di rimanere vedova in giovane età, la sua vita era trascorsa tra gli agi, grazie ai traffici della sua famiglia e del ricco marito, e il futuro le si prospettava brillante e scoppiettante come i fuochi d’artificio che tanto l’incantavano. Con la morte del marito, Patience è dunque costretta a trovarsi un lavoro, e sfruttando la sua perfetta conoscenza dell’arabo lo trova come interprete traduttrice al Ministero della Giustizia, sezione narcotici. Il lavoro non è solo frustrante, ma anche pagato in nero e senza sicurezze sociali, mettendo così Patience di fronte alla prospettiva di un futuro ben misero. Tuttavia un giorno, mentre ascolta e traduce delle intercettazioni che riguardano una famiglia di trafficanti di droga marocchini, le si presenta quella svolta che aveva sempre sognato.

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Così crudele è la fine di Mirko Zilahy

Trama

In una Roma attraversata da omicidi silenziosi ed enigmatici, che gettano una luce nera sulla città, il commissario Mancini per la prima volta dopo molto tempo accoglie la sfida con nuova determinazione. Perché ora Enrico Mancini non è più l’ombra di se stesso: supportato dalla psichiatra della polizia che l’ha in cura, e affiancato dalla fedele squadra di sempre, si lancia alla ricerca di indizi che gli permettano di elaborare il profilo del killer. Costretto a rincorrere l’assassino passo dopo passo, vittima dopo vittima, tra i vicoli e le rovine della Roma più antica e segreta, il commissario capisce ben presto che il killer è anomalo, sfuggente come un riflesso. E in un gioco di specchi tra presente e passato, tra realtà e illusione, la posta finale non è solo l’identità del serial killer, ma quella dello stesso Mancini.

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Cena con delitto – Knives Out

Cena con delitto - Knives Out - Film (2019) - MYmovies.it

Il ricchissimo scrittore di gialli Harlan Thrombey (Christopher Plummer) viene trovato morto nel suo studio. L’uomo giace sul divano, con un profondo taglio alla gola. Immediatamente la governante Fran chiama la polizia e le indagini hanno inizio, anche se pare ci sia poco da indagare. Per il medico legale si tratta di un suicidio. Lo confermerebbe la stessa scena del crimine, invasa da schizzi di sangue che hanno un andamento continuo, ininterrotto, come se, al momento del ferimento mortale, non vi fosse un altro ostacolo umano a deviarne la traiettoria. Inoltre, l’uomo si è suicidato la sera stessa del suo compleanno, creando così un’uscita di scena a effetto, degna di uno dei suoi più noti romanzi. Ma se per la polizia tutto sembra chiaro, per l’investigatore privato Benoît Blanc (Daniel Craig), assoldato anonimamente, ci sono molti interrogativi irrisolti. Innanzitutto, risulta evidente che la grande famiglia di Thrombey è atipica e disfunzionale: oltretutto, proprio il fatto che il suicidio sia avvenuto la sera stessa della festa di compleanno del patriarca rende tutti dei possibili colpevoli. Anche se i singoli parenti non lo confessano apertamente alla polizia, ognuno di loro ha un motivo valido per volere la morte del facoltoso scrittore. Il figlio Walter “Walt” (Michael Shannon), che è a capo della casa editrice che pubblica i gialli, ha scoperto proprio dal padre di essere stato licenziato; Richard Drysdale (Don Johnson) marito della primogenita Linda viene minacciato dal suocero che ha scoperto il suo tradimento coniugale; Joni Thrombley (Toni Collette), vedova di un altro figlio di Harlan, viene diseredata dal suocero che scopre i suoi tranelli per lucrare sulla retta universitaria della nipote Meg. Infine, l’uomo aveva litigato anche con lo scapestrato nipote Ransom, dopo che questi aveva scoperto di essere stato escluso dal testamento. L’unica vera amica del signor Harlan è la giovane e buona infermiera Marta Cabrera (Ana de Armas) che lo accudisce senza secondi fini. Dotato di grande fiuto e intuito, il detective decide di andare a fondo: oltretutto, se qualcuno lo ha pagato anonimamente vuol dire che si sospetta un omicidio. Nella ricerca del possibile colpevole si fa affiancare da Marta perché la ragazza ha una caratteristica che gli può essere di grande aiuto; non sopporta le bugie e quando le dice il suo corpo risponde vomitando. In realtà Marta sa tutto, e sa che l’uomo si è veramente suicidato, ma per salvare lei. La sera del compleanno, infatti, dopo essere saliti nello studio, Harlan e Marta decidono di fare una partita a Go. Come al solito l’uomo perde e, per punire giocosamente la giovane alza il tavolo facendo rovesciare tutto il contenuto: scacchiera, pedine e la borsa con i farmaci che ogni sera la ragazza gli somministra. Recuperati alla rinfusa, la ragazza da i farmaci all’uomo, ma solo in un secondo momento si rende conto di averli scambiati: invece di somministragli il medicinale giusto, gli ha iniettato una dose letale di morfina che uccide in pochi minuti. Presa dalla disperazione, tenta di trovare l’antidoto (il naloxone) che inspiegabilmente non trova. Marta vorrebbe chiamare i soccorsi, ma entrambi sanno che non arriverebbero in tempo. Harlan, consapevole dei rischi che corre la giovane, decide di aiutarla, uccidendosi in extremis. Prima però le illustra il piano: lei dovrà farsi vedere dagli altri mentre esce, poi rientrare nella proprietà da una finestra nascosta, indossare la sua vestaglia e farsi vedere dal figlio Walt da lontano (che così la scambierebbe per il padre, credendolo dunque in vita dopo l’uscita della ragazza) e scappare nuovamente dalla finestra segreta. Alla polizia dovrà confessare mezze verità, in modo da non farsi scoprire a causa della sua meccanica reazione alle bugie. Uscita dallo studio, la ragazza ha un ripensamento e fa per rientrare dentro, quando assiste al suicidio dell’amico scrittore. Tutto è dunque compiuto, l’uomo è morto e la ragazza non può fare altro che seguire i suoi ordini. La messinscena pare funzionare e Marta riesce a sostenere lo stress anche se con molta difficoltà. Tutto cambia quando si scopre che Harlan ha lasciato il suo intero patrimonio proprio all’infermiera, escludendo di fatto tutta la famiglia. Allibiti, i familiari, forti anche dei sospetti portati avanti dall’investigatore sempre più convinto che si sia trattato di omicidio, cercano in ogni modo di far cadere i sospetti sulla giovane. E le prove iniziano a mostrarsi realmente: prima viene rivenuto un pezzo di cornicione staccatosi mentre Marta si arrampicava, poi le registrazioni delle telecamere della villa, le tracce di fango trovate lungo il corridoio che porta allo studio e infine una minaccia, una fotocopia di un referto tossicologico effettuato sul cadavere dell’uomo che reca la frase “so cosa hai fatto”. Tutto sembra mettersi contro Marta, che trova un inaspettato conforto e appoggio nello scapestrato Ransom… ma sopraffatta e messa con le spalle al muro, la ragazza confessa. Il giallo, dunque, sembra risolto… oppure no?

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Muori per me – Elisabetta Cametti

Trama

Notte fonda, una ragazzina chiama la polizia: sua madre è scomparsa. Si tratta dell’assistente personale di Ginevra Puccini, una delle fashion blogger più famose al mondo. Il corpo di Julia viene trovato nelle acque del lago di Como, insieme a quello di altre quattro donne. I cadaveri presentano ulcere evidenti su pelle e mucose, una reazione allergica rara, causata da una sostanza sconosciuta, come accerta l’autopsia. Gli indizi, che puntano tutti a un unico colpevole, diventano una prova con la scoperta dell’arma del delitto. Quando il caso sembra chiuso, però, sulle pagine social di Ginevra Puccini compaiono dei video sconvolgenti: lei conosce il nome delle vittime non ancora identificate, la loro storia e il gioco perverso che le ha uccise. Ma Ginevra non si trova. Potrebbe essere il carnefice o la prossima vittima. La cerca la polizia. La cerca la sua famiglia. La cerca chi vuole metterla a tacere. Quelle immagini denunciano un sistema di corruzione e comando, rivelando la linea di sangue che conduce tra i rami di una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale. Dove forze dell’ordine e giustizia non sono mai riuscite ad aprirsi un varco, sono quei post a fare vacillare l’impero. Perché c’è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che rimbalza sui social network e diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare.

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L’ombra della perduta felicità – Roberto Centazzo

Trama

Che malinconia, le giornate ventose e fredde di fine settembre, a Genova. E se sei un poliziotto in pensione, la avverti ancora di più. Sono un po’ tristi i tre amici della Squadra speciale Minestrina in brodo, Santoro, Mignogna e Pammattone, e, in preda alla noia, cercano pretesti per tornare a essere padroni del loro tempo. Forse un viaggio potrebbe essere la soluzione. Così, quando un amico del Sindacato autonomo di Polizia telefona a Santoro per una consulenza su uno spinoso caso di provvedimenti disciplinari ai danni di un collega, Giacomo Dotta, che gestisce con la madre un agriturismo nelle Langhe, ecco che si delinea la scusa perfetta per un bel giro sulle colline piemontesi. Ma, giunti sul posto, i tre si accorgono ben presto che la situazione è molto più grave di quanto avevano immaginato: Giacomo si ritiene vittima di una gigantesca frode inerente prodotti agricoli contaminati spacciati per biologici e insiste nelle sue accuse, rivolte anche a pezzi grossi della Procura. I tre amici, preoccupati per il collega, chiuso e isolato nel suo risentimento, vogliono vederci chiaro: cosa c’è di vero nelle pesanti accuse di Giacomo, che è arrivato con i suoi esposti persino all’Antimafia? Riusciranno a riabilitarlo e a restituirgli un po’ di fiducia nella giustizia, e nella vita?

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IL GIOCO DELLA NOTTE – Camilla Läckberg

Trama

Quattro ragazzi, la notte di Capodanno. La festa, l’ebbrezza, un gioco in cui la posta diventa sempre più alta. Camilla Läckberg scandaglia gli abissi dell’adolescenza e il luogo più oscuro e minaccioso che ci sia: la famiglia. Mentre fuochi cadono come paracaduti colorati e girandole luminose esplodono in cielo, Max, Liv, Anton e Martina festeggiano tra di loro la fine dell’anno. Ragazzi ricchi, belli, viziati per il mondo indossano una maschera impeccabile, dietro cui però nascondono odio e dolore. Il catering serve aragoste, caviale, champagne e i quattro attingono anche alle bottiglie da collezione che sono in cantina. Amoreggiano, fumano, spiano i genitori nella casa vicina. E iniziano a giocare. Dapprima Monopoli, poi Obbligo o Verità. E ben presto un passatempo un po’ malizioso deflagra nell’occasione per mettersi a nudo e liberarsi, finalmente, del peso della verità. Prima edizione mondiale.

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Sotto la cenere – Camilla Grebe

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«Nell’isola di Ornö l’aria è fresca e umida, gli scogli sono immersi nel buio ma il cielo bluastro di giugno è ancora chiaro. Il profumo di mare e di alghe è intenso. Si mescola con l’altro odore, il puzzo dolciastro e nauseabondo della morte». Samuel Stenberg ha diciotto anni, vive con la madre, non ha un lavoro fisso e per una combinazione di ingenuità e pigrizia rimane coinvolto in un affare di droga andato storto. Con la polizia e i criminali sulle sue tracce, trova rifugio in una cittadina nell’arcipelago di Stoccolma, dove inizia a lavorare come assistente del figlio disabile di una famiglia benestante. Il padre non c’è mai e la madre, Rakel, sembra averlo preso in simpatia, finché Samuel non comincia a notare atteggiamenti inquietanti. Nel frattempo, dalle acque dell’isolotto emerge un cadavere, e a occuparsi del caso vengono chiamati Manfred Olsson e la sua collega Malin. Ma quando la corrente fa affiorare un altro corpo, l’indagine si fa ancora più torbida e Manfred non ha altra scelta che rivolgersi alla criminologa Hanne Lagerlind-Schön.

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Il giullare di morte – Elia Banelli

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Dopo aver risolto il caso dell’enigmatico “uomo dei tulipani”, il brigadiere Franco Laganà è chiamato a indagare su una serie di misteriosi omicidi. Le notti di Catanzaro sono sconvolte da un serial killer – annunciato da un sinistro scampanellio – e le sue vittime non sembrano avere alcun legame. Laganà è costretto a muoversi in una terra pregna di contraddizioni: diffidente e ospitale, aggressiva e generosa, sospesa tra delusioni e speranze di riscatto. I primi snodi lo portano a confrontarsi con una pittoresca rosa di personaggi, che include bulli di quartiere, intellettuali eccentrici, imprenditori collusi e pusher di strada. Tra le onde dello Ionio e i palazzi di una periferia popolata dalla comunità rom, si consumano i misfatti di una città pervasa da un’armonia selvaggia. Una sabbia di anime e stelle danzanti sotto il cielo crudo della depressione economica; in parallelo, un ginepraio di depistaggi, delitti e antagonisti inattesi a delineare un’indagine complessa. Un giallo che restituisce lo spaccato di una Calabria inedita, visionaria e mistica, tra tradizioni e pretese di modernità, facendo trapelare occulti sentimenti di amore per una terra meravigliosa e dannata.

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Dieci piccoli napoletani – Antonio Vastarelli

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Arturo Vargas trova sull’uscio di casa una busta contenente cinquemila euro. Il telefono squilla. Una donna con una voce sensuale e dal nome che suona falso gli chiede aiuto: crede che qualcuno voglia ucciderla e sostiene di avere una lista di dieci indiziati da cui partire. I singoli nomi gli verranno rivelati di volta in volta, i pagamenti effettuati sempre in contanti infilati sotto la porta di casa. Vargas, titubante, accetta. La sua carriera di giornalista si è arenata, e ormai tira avanti a stento grazie a racconti fantasy pubblicati sotto pseudonimo. In una Napoli bellissima e indolente, l’improvvisato detective condurrà indagini superficiali che porteranno alla luce il ritratto di una borghesia decadente, tenuta insieme da interessi criminali. I sospettati della lista, intanto, spariscono misteriosamente uno a uno, proprio come descritto in una stramba filastrocca inviata alla polizia nella quale si annunciano le circostanze della scomparsa di “dieci piccoli napoletani”. Arturo è caduto in una trappola e, senza accorgersene, si è tuffato nel passato, alla ricerca di un’identità perduta.

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Oggi parliamo con… Greta Esposito

Intervista a cura di Manuela Fontenova e Dario Brunetti

Oggi parliamo con Greta Esposito giovane e talentuosa attrice napoletana che abbiamo potuto ammirare nella serie tv del Commissario Ricciardi.

Buongiorno Greta e grazie per aver accettato il nostro invito.

1) Tu sei una giovane attrice ma hai già interpretato ruoli complessi e partecipato a importanti cast. Nella serie tv del Commissario Ricciardi eri Antonietta, una ragazza sordomuta, apparsa nel secondo episodio “La condanna del sangue”. Una parte breve ma molto intensa e difficile: come ti sei preparata a interpretare questo personaggio?

–  È stato un lavoro di squadra. Alessandro è stato molto bravo a guidarmi, a spingermi oltre quello che io stessa sapessi di poter fare. Ho capito che la strada era partire dal corpo, deformarlo, per poi deformare anche la voce e tutto il resto. Ho visto e rivisto “Buon compleanno mister Grape”, in cui c’è un Di Caprio giovanissimo che interpreta un ragazzo portatore di handicap, e poi tutta una serie di reportage/documentari su ragazzi affetti da tetraplegia. Ho osservato molto per tanto tempo, poi ho cercato di riassumere tutto quello che avevo visto e dare il mio punto di vista rispetto alla patologia, e non una caricatura.

2. In Mental, una serie tv che tratta il disagio psichiatrico tra adolescenti, hai interpretato il ruolo di Nico, una ragazza che soffre di schizofrenia. Come si sono legate tra di loro le due esperienze con ruoli così complessi?

– È una bella domanda, grazie. A quanto pare ho un talento per le patologie! (scherzo) La tetraplegia e la schizofrenia sono due patologie molto diverse, perché la prima è visibile, mentre la seconda non lo è, avviene tutto nella mente, è psichico come disturbo, devi far vedere allo spettatore qualcosa che accade solo nel tuo cervello, e questo mi preoccupava e divertiva allo stesso tempo. Sono stati due stimoli completamente diversi che hanno richiesto anche uno studio diverso all’inizio, e che mi hanno fatto toccare ed esplorare corde espressive diverse. Con Mental ho lavorato molto sulla fissità, cosa complicata per me avendo insita nel DNA quella vitalità napoletana che ci porta a gesticolare e sottolineare ogni parola. Ho imparato cose diverse da entrambi e sono grata di questo ai registi che me lo hanno permesso.

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