“Non ci resta che il crimine” (2019) di Massimiliano Bruno

a cura di Domenico Livigni

Tre amici romani, Sebastiano (Alessandro Gassman), Moreno (Marco Giallini) e Giuseppe (Gianmarco Tognazzi), tentano di sbarcare il loro lunario proponendosi come guide turistiche di uno strano e “strepitoso” tour, alla scoperta dei luoghi legati alla famigerata banda della Magliana, un’associazione criminale sviluppatasi a Roma negli anni ‘80. I tre sono pronti per lanciarsi in questa impresa e a trasformare il tour in una macchina da soldi. Durante una pausa caffè, i tre amici, per sfuggire alle critiche del loro amico Gianfranco (Massimiliano Bruno), si infilano in un cunicolo spaziotemporale che li catapulta all’epoca in cui erano bambini: giugno 1982. L’anno dei Mondiali di calcio e il periodo più acceso e temibile della vera Banda della Magliana, che all’epoca gestiva le scommesse clandestine sulle partite di calcio.

Grande successo d’incassi, il titolo Non ci resta che il crimine è un esplicito omaggio all’ironia del cult assoluto Non ci resta che piangere, il crimine, invece, fa parte di tutto l’intreccio del film. E vi è sicuramente anche un omaggio a Ritorno al futuro nella corsa contro il tempo per ritornare al presente. Vari omaggi che sono riscontrabili nella commistione del genere “comedy” e “fantasy”.  Il film di Massimiliano Bruno, infatti, mescola molti generi – comico, fantasy e gangster movie – che però gestiscono bene questo tipo di narrazione e, soprattutto, il trio formato da Gassman, Giallini e Tognazzi; un trio che si trova immischiato nei loschi affari del “vero” Renatino, interpretato da Edoardo Leo. Il film oscilla intensamente e rapidamente tra il passato e il presente, tra nostalgia e realtà, e prova a strizzare l’occhio a un pubblico di vasta età, creando un’operazione tradizionalista che come idea si può assolutamente considerare “azzeccata” visto l’attrazione odierna verso gli anni ’80 e la cronaca nera del periodo. Con un incasso di circa 2 milioni di euro nei cinema italiani, ha sbaragliato la concorrenza dei Blockbuster americani. In merito a ciò, i produttori Federica Lucisano e Paolo del Brocco si sono così espressi: “E’ una grande gioia, che unisce tutti quelli che a livello produttivo e distributivo si sono impegnati per raggiungere questo risultato. Il cinema italiano è vivo, forte, solido ed ha tanto da offrire al pubblico. E’ un risultato che ci rende particolarmente orgogliosi. Non ci resta che il crimine è una commedia ‘di genere’ spassosa, ben congegnata, che è riuscita a fondere toni e atmosfere, linguaggi e stili narrativi cinematograficamente distanti. Massimiliano Bruno ha superato la prova a pieni voti e il pubblico gli ha dato ragione.”. Non ci resta che il crimine, è infine un omaggio alla stagione d’oro per antonomasia del nostro Paese, elettrizzante ed elettrizzato di fronte alle sue icone “positive”: Heather Parisi e la tuta indossata in Fantastico, i gol del compianto Paolo Rossi, il rock dei Kiss e le pubblicità che, oggi, sono un ponte, una porta, verso la memoria di un tempo felice in cui tutto era ancora magicamente “futuribile”.

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