L’uomo della dinamite – Henning Mankell

Trama

È un sabato pomeriggio del 1911, quando un giovane operaio della squadra di brillatori alle prese con la costruzione di una strada ferrata nel Sud della Svezia rimane coinvolto in un’esplosione devastante. Anche se tutti lo danno per spacciato, Oskar Johansson sopravvive alla dinamite che ha fatto a pezzi il suo corpo, e si riprende il lavoro e la vita. Una vita di passioni assolute: l’amore profondo per una donna che gli resterà sempre vicino, tre figli, e un travolgente ardore civile e politico che lo animerà sino alla fine dei suoi giorni. Riuscirà a vedere l’inizio di qualcosa che vagamente assomiglia alla rivoluzione da lui tanto attesa e che non ha mai smesso di immaginare dall’isolotto dell’arcipelago dove trascorre le sue estati; un desiderio che nutre la sua anima, persuadendolo che la dissoluzione di quella società così iniqua sia vicina: «Un bel botto di dinamite, e tanti saluti a tutti.»

Recensione a cura di Paola Varalli

Leggo dalla trama ufficiale: “Il romanzo d’esordio di Henning Mankell, oggi pubblicato in Italia per la prima volta, è il racconto poetico e penetrante di un vero eroe della classe operaia che lotta per l’anima di una nazione: ispirato dall’appassionato desiderio di giustizia sociale che pervade anche i suoi polizieschi, L’uomo della dinamite racchiude in germe tutto il futuro lavoro del suo autore, attraversato da una profonda malinconia, e da un’incrollabile fiducia nell’individuo.”

Io sono, anzi ero poiché purtroppo non è più tra noi, una vera fan di Mankell, ho letto tutto ciò che ha scritto, tutti i suoi polizieschi con protagonista il commissario Kurt Wallander, ho anche visto qualche riduzione televisiva, invero niente male. Apprezzavo l’atmosfera cupa del giallo nordico, la malinconia che lo pervade e l’intelligenza deduttiva nel comporre trame di tutto rispetto, plot perfetti, che stanno in piedi alla grande, conditi da una scrittura chiara e limpida che ti tiene incollato alla pagina. Quelle storie per cui giuri a te stesso che… ” ancora una pagina e spengo la luce”. Purtroppo non posso dire lo stesso di questo romanzo d’esordio. Certo, si ravvisa la vena di giustizia, così come la caparbietà del protagonista, che non si arrende neanche dopo essere uscito semi-distrutto dall’esplosione, e la sua forza nel ricostruirsi seppur menomato. Alcune parti del romanzo sembrano, però, composte un po’ come un patchwork, non dico a caso, ma con una struttura narrativa che definirei, “saltellante”. A volte l’autore fa uso del tempo presente, altre del passato, questo forse genera una sorta di confusione nel lettore che, a mio avviso, fatica a comprenderne il perché. Anche i continui salti temporali, che, se ben dosati, sono fonte di  ritmo nella narrazione, qui trovo che non siano distribuiti con sufficiente chiarezza.
Tuttavia, in conclusione, credo che valga comunque la pena di leggere questa opera prima di Henning Mankell, non fosse altro che per capire da dove scaturisce quello stile secco, pulito e senza fronzoli che era una delle cifre caratteristiche di questa grande penna e che qui è già in nuce.

Dettagli

  • Genere: Narrativa
  • Copertina flessibile: 176 pagine
  • Editore: Marsilio (19 novembre 2020)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10 : 8829708070
  • ISBN-13 : 978-8829708079

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