Ti consiglio un film (tra un libro e l’altro): Pinocchio (2019) di Matteo Garrone.

PINOCCHIO | Cinema Teatro Cesare Caporali

Pinocchio, diretto da Matteo Garrone, è una nuova trasposizione cinematografica della celebre favola di Carlo Collodi, pubblicata per la prima volta nel lontano 1881. Il film ripercorre le avventure (e disavventure) del celebre burattino dal naso lungo, con tutti i personaggi principali del romanzo di Collodi: Geppetto, la Fata Turchina, Mangiafuoco, il Grillo parlante, Lucignolo, il Gatto e la Volpe, fino all’Omino di burro, il Tonno e la Balena. Una storia, quella del burattino di legno e delle sue peripezie, che ha affascinato intere generazioni di sceneggiatori e registi ed infatti si contano ben oltre 30 film: amata è ancora oggi la versione televisiva diretta da Luigi Comencini e trasmessa per la prima volta dalla televisione italiana nell’aprile del 1972.

Stavolta, l’adattamento presentato da Matteo Garrone è molto fedele al racconto: la sua intenzione è quella di isolare e di evidenziare ogni sfumatura (dalla più piccola alla più grande), di cercare un equilibrio tra testo e immagini, capace di riaccendere un’osservazione inedita e diversa, così da ottenere il più grande interesse del suo pubblico. Infatti, il risultato finale colleziona momenti di varia natura, decisamente dark, enfatici e panoramici. Immagini di grande effetto guizzano a grande velocità alla vista degli spettatori, ogni personaggio e oggetto reale (e irreale) viene dipinto, lucidato e lisciato su immagini e inquadrature di grande potenza visiva; riprese che mostrano tanti piccoli e grandi scenari e storie parallele che accadono: dal maestoso teatro dei burattini fino all’apparizione mostruosa del pescecane. In questo lavoro emerge, dalla sua sofisticata eleganza e dal suo perfetto equilibrio nel dosaggio degli elementi narrativi, l’amore che Garrone ha verso il testo di Collodi.  Difatti, il nuovo film del regista romano albergava da tempo nella sua mente che a tal proposito ha dichiarato: “Girare finalmente Pinocchio e dirigere Roberto Benigni sono due sogni che si avverano in un solo film. Con il burattino di Collodi ci inseguiamo da quando, bambino, disegnavo i miei primi storyboard. Poi, negli anni, ho sempre sentito in quella storia qualcosa di familiare. Come se il mondo di Pinocchio fosse penetrato nel mio immaginario, tanto che in molti hanno ritrovato nei miei film tracce delle sue Avventure”. La sua operazione si può senz’altro definire intelligente e determinata, legata non solo alla fantasia e al mondo immaginifico dello scrittore fiorentino, ma anche a più interessi culturali di un particolare contesto storico e territoriale. Attraverso la scelta dei luoghi, che riguarda l’Italia centro-meridionale (Toscana, Lazio e Puglia), traspare una grande voglia di ritrarre il mondo di Pinocchio in chiave realistica: Garrone con il suo Pinocchio vuole raccontare il mondo rurale e la struttura forte della società italiana preindustriale. L’opera vanta l’ottenimento di 5 David di Donatello. Ciò che salta subito all’occhio è la presenza di Roberto Benigni, che si spoglia dalle vesti del “suo” burattino per interpretare, stavolta, il ruolo del povero falegname Geppetto. Inoltre, da segnalare un giovanissimo quanto talentuoso Federico Ielapi come protagonista e, soprattutto, la partecipazione di Gigi Proietti nei panni di Mangiafuoco – nella sua ultima performance su grande schermo (in attesa che “Io sono Babbo Natale” venga proiettato).

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