Oggi parliamo con… Emanuela Valentini

A cura di Oriana Ramunno

Benvenuta, Emanuela.

Prima di parlare del tuo ultimo libro, vorremmo sapere qualcosa di te. Un’opera è sempre un frammento che si stacca dalla vita di un autore, mai una cosa a sé stante. Chi è Emanuela Valentini?

Grazie per l’accoglienza! Chi sono io? Bella domanda, a saperlo. Non lo so, ho sempre un po’ paura a definirmi perché poi finisco sempre per scoprirmi diversa. Certamente sono una persona molto idealista, iper riflessiva e a volte distaccata dalla realtà. Immagino che questo mi aiuti nell’arte dell’invenzione di storie, ma più ancora mi aiutano gli sforzi che faccio per osservare la realtà intorno a me in modo obiettivo ma personale e provare a starci dentro e poi, solo in seguito, a raccontarla. Sono solitaria e silenziosa. Ansiosa. Non proprio una tipa da feste insomma. Mi diverto a modo mio.

Com’è nato Le Segnatrici?

Le Segnatricinasce dalla voglia di sperimentare nuove vie nell’ambito della narrativa di genere. Da una sfida con me stessa e le mie capacità di comprensione e adattamento. Un laboratorio pazzesco, lo ammetto: un’officina che mi ha permesso di evolvermi anche al di fuori del foglio, nella vita vera.

Nel tuo romanzo si sente forte l’importanza delle radici, di un ritorno alle origini. Quanto c’è di autobiografico in quello che racconti?

Dovendo affrontare un percorso così forte e nuovo rispetto alla mia esperienza di autrice diciamo che ho navigato a vista cercando di parlare di cose che conosco molto bene. In questo modo ho potuto concentrarmi sulla costruzione di una trama interessante, solida, che potesse contenere tutti gli elementi tipici del genere e con uno spazio in più per la mia personale visione del thriller. Il thriller è un romanzo, deve parlare di persone, di fatti, di storie. Ecco, ho cercato di fare questo.

C’è un personaggio della storia a cui ti senti particolarmente legata?

Certamente Emilia: donna fragile ma fortissima, capace di dare sicurezza a chi ama anche se lei poi vacilla. Emilia, coraggiosa e incapace di essere diversa da quella che è dentro. Una luce nel buio.

Che non si dica che i lettori di thriller non sono curiosi… puoi spoilerarci qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Sto lavorando al secondo romanzo che non sarà il seguito de Le Segnatrici. Sarà però un thriller e conserverà le virtù che ho imparato e che sto apprendendo in continuazione da quando ho iniziato questo percorso, oltre alle mie debolezze. E poi c’è un progetto tutto nuovo a cui mi affaccio nei prossimi giorni e del quale parlerò a breve, ancora non posso!

Oltre a essere una scrittrice, sei anche una editor freelance e una motivatrice. Cosa consigli a un esordiente con un sogno nel cassetto?

Forte della mia esperienza personale, non posso che consigliare lo studio a chi vuole intraprendere questo mestiere. Per studio intendo la formazione nelle sue diverse accezioni: quella personale e quindi la lettura compulsiva di romanzi di ogni tipo per avere una panoramica della vastissima gamma di penne e interpretazioni della narrativa presenti al mondo. La conoscenza della varietà aiuta a comprendere l’importanza di trovare la propria voce. Senza leggere questo non avviene e saremo sempre autori a metà, artisti a metà. L’altra formazione è quella più classica dei corsi, dei coach letterari, della scuola. E poi ripeto: metterci del proprio, sempre. Prima imparare le regole, poi provare a superarle.

Non c’è giallo senza cucina. Lasciaci con la tua ricetta preferita e una citazione che ti rappresenti.

La mia ricetta preferita è quella delle uova strapazzate con il pepe nero. La adoro letteralmente. La citazione che in questo momento mi rappresenta maggiormente è questa: “Mi hanno sepolto, ma quello che non sapevano è che io sono un seme” di Mujer Arbol.

Grazie Emanuela per averci concesso parte del tuo tempo. Noi di “Gialloecucina” ti facciamo un grandissimo in bocca al lupo per il futuro.

Ancora grazie per questo spazio e un abbraccio a voi!

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