Stoner – John Williams

Trama

William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l’amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l’autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron).

Recensione a cura di Elio Freda

 

Scrivere una recensione per un romanzo di questa portata, è cosa ardita. Lo è perché Stoner, romanzo edito nel 1965 ma quasi completamente ignorato fino al 2013 ed è stato descritto come “il più grande romanzo americano di cui non avete mai sentito parlare”.

La trama viene sviscerata direttamente nell’incipit:

«William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo. Il manoscritto si trova ancora oggi nella sezione dei “Libri rari”, con la dedica: «Donato alla Biblioteca dell’Università del Missouri in memoria di William Stoner, dipartimento di Inglese. I suoi colleghi».

Può capitare che qualche studente, imbattendosi nel suo nome, si chieda indolente chi fosse, ma di rado la curiosità si spinge oltre la semplice domanda occasionale. I colleghi di Stoner, che da vivo non l’avevano mai stimato gran che, oggi ne parlano raramente; per i più vecchi il suo nome è il monito della fine che li attende tutti, per i più giovani è soltanto un suono, che non evoca alcun passato o identità particolare cui associare loro stessi o le loro carriere».

Non è quindi un romanzo che inizia in “media res”; L’incipit appare quasi come un monito per chi avesse l’ardire di proseguire nella lettura a farlo privo di aspettative, ad aspettarsi qualcosa di piatto, monotono, senza colpi di scena; sembra addirittura che Williams voglia “evitare” al lettore di proseguire, riassumendo l’intera vita di Stoner in un paio di paragrafi.

Non sarà ovviamente così.

Nonostante in superficie il personaggio Stoner appaia come un uomo simbolo della resilienza, con una innata (e quasi insopportabile per chi legge) capacità di sopportazione portata agli estremi, quello che fa di incredibile questo romanzo è di andare in profondità, scavare nell’animo umano del lettore. Stoner è un uomo passivo, all’apparenza apatico e incapace di reagire, almeno sino a quando non si comprende che la sua indolenza non è figlia della sopportazione quanto piuttosto della commiserazione che egli prova per il genere umano. Quella che esternamente appare come una vita vuota, i conflitti che non trovano reazione sono interiorizzati e formano il bagaglio emotivo di cui il professore si nutre, qualcosa per cui vale la pena vivere.

Lo stesso Williams, in una delle rare interviste concesse dichiarò:

«Credo che Stoner sia un vero eroe. Molte persone che hanno letto il romanzo pensano che Stoner abbia avuto una vita triste e brutta. Io penso invece che abbia avuto una buona vita. Sicuramente migliore di quella di molti. Ha fatto quello che voleva, provava dei sentimenti per quello che faceva, aveva la consapevolezza dell’importanza del suo lavoro… La cosa importante del romanzo per me è proprio la consapevolezza che Stoner ha del suo lavoro, un lavoro nel senso onorevole e buono del termine. Il lavoro gli ha dato una identità peculiare e lo ha reso ciò che è stato».

Che ci crediate o no, il romanzo scorre via velocemente, grazie ad uno stile asciutto e senza fronzoli, con delle note ironiche e grottesche. Stoner è vittima di cattiverie gratuite e atroci da un punto di vista psicologico ed è proprio grazie alla sua capacità di sopportazione che il conflitto non esplode; leggerete qualcosa che all’apparenza potrà al massimo darvi un po’ fastidio, ma che lascerà un segno dentro di voi.

Per realizzare questo tipo di esperienza, l’Autore si serve di simboli, metafore (ad esempio la stanza di Stoner) ordine e disordine oltre che a valori universali che fanno parte della nostra vita.

Un romanzo da leggere e rileggere, uno scrigno che contiene pietre preziose sempre più piccole come dimensioni, ma di valore assoluto.

Leggendo la biografia di John Williams è impossibile non creare collegamenti tra il protagonista di questo romanzo e la vita dell’Autore stesso. Un uomo che non ha potuto godere in vita del successo che meritava essendo scomparso nel 1994, venti anni prima dell’esplosione di vendite del suo romanzo.

Poiché la grandezza del romanzo Stoner sta proprio nello spirito con cui vengono fatte le cose e non nell’effetto che si scatena, concludo questa recensione citando testualmente l’Autore che riassume nel suo essere la grandezza assoluta di questo capolavoro.

Nel 1963, in una lettera alla sua agente Marie Rodell, Williams aveva scritto su Stoner che «non ho illusioni che diventi un bestseller o qualcosa del genere; ma se l’editore saprà presentarlo nel modo giusto – cioè non come un altro “romanzo accademico” – potrà vendere decentemente. L’unica cosa di cui sono certo è che è un buon romanzo; nel tempo potrà essere considerato anche come un romanzo decisamente buono».

Ci sono libri belli da consigliare, brutti da evitare e alcuni che possono cambiare il corso della propria esistenza. Stoner, secondo me, è uno di questi.

Citazioni

https://www.theguardian.com/books/2013/dec/13/stoner-john-williams-julian-barnes

Dettagli

  • Copertina flessibile : 332 pagine
  • ISBN-10 : 8893250624
  • ISBN-13 : 978-8893250627
  • Genere: Narrativa
  • Editore : Fazi (3 novembre 2016)

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