I MAESTRI DEL NOIR – RICHARD PRICE

a cura di Lorenzo Scano

 

Richard Price (The Bronx, New York City, 1949) è l’autore di una serie di splendidi romanzi noir a sfondo sociale che gli hanno valso il soprannome di “Dickens newyorkese” e di “Balzac del Ventunesimo Secolo”. Questo è dovuto al fatto che le sue storie – come quelle di alcuni suoi prestigiosi colleghi, George Pelecanos e Dennis Lehane su tutti – non si limitano a raccontare una vicenda criminale in tutte le sue fasi, vista sia dalla parte dei buoni che dei cattivi, ma sono soprattutto un grande affresco corale della New York moderna e più nella fattispecie della vita – e della morte, quella violenta – nei suoi quartieri popolari, i ghetti abitati perlopiù dalle minoranze afroamericane e latine, e nei sobborghi della cinta suburbana – le famose villette col prato curato dei film – il cui scopo, un tempo, era tenere la classe media al riparo dalle realtà criminogene della Big Apple e che oggi invece fungono da moderni incubatori di quelle violenze alle quali avevano lo scopo di sottrarsi.

Lo sono soprattutto “La vita facile” (Lush life, 2008, edito in Italia da Giano), “I Wanderers” (The Wanderers, sempre per Giano, 2009) e “Clockers” (titolo omonimo, Neri Pozza, 2015), quest’ultimo trasposto al cinema da Spike Lee e servito da base per la creazione della celebre serie tv The Wire, un complesso dramma poliziesco che racconta la lotta al traffico di droga e alla corruzione nella città di Baltimora, al quale hanno lavorato come soggettisti e sceneggiatori anche lo stesso Price e i sopracitati Pelecanos e Lehane. La vita facile, il più ostico dei tre, data la mole e il ritmo un po’ lento se non si è mai affrontato l’autore, è considerato il migliore e più esaustivo romanzo sulla New York post crollo delle Torri Gemelle. Al centro della storia c’è l’aspirante (ma non più tanto) scrittore Eric Cash, direttore di una squallida tavola calda in un Lower East Side accerchiato da rivendite di falafel e negozietti indiani, che da vittima di una rapina sfociata nel sangue si ritrova ad essere il principale indiziato della polizia. Ne I Wanderers, invece, Price ci conduce nel Bronx dei primi anni Sessanta, dove una banda di adolescenti italoamericani è impegnata in una lotta senza quartiere con i coetanei afroamericani e cinesi, e il passaggio dalla gioventù alla maturità è forgiato nella violenza e nella discriminazione razziale. Con le vicende dei Clockers, gli spacciatori di crack al minuto, che infestano i palazzi popolari del Progetto Roosevelt, nell’immaginaria cittadina di Dempsy, alle porte di New York, l’autore si è imposto come uno (se non il più) dei più documentati e credibili narratori dei ghetti neri d’America, cosa che, in quanto bianco, gli ha mosso anche qualche critica da parte di alcune associazioni per i diritti degli afroamericani, le quali hanno tentato di screditarne – stupidamente – l’autorevolezza e lo scrivere con cognizione di causa. E si arriva, così, al suo ultimo, bellissimo e struggente capolavoro criminale (letterariamente parlando, ovviamente) , che è anche quello piaciuto di più a chi scrive: “Balene bianche” (The whites), anche questo in Italia per i tipi di Neri Pozza, nella traduzione dell’editor e saggista Luca Briasco. Trattasi, probabilmente, del Price più alla portata di tutti, ma non per questo meno bello e potente. I cetacei bianchi ai quali allude il titolo non sono, naturalmente, delle megattere, ma dei criminali che, in passato, sono riusciti a sottrarsi alle maglie della giustizia e che non hanno mai pagato per il male arrecato alle loro vittime e relative famiglie. Adesso, qualcuno – un enigmatico giustiziere? – li sta facendo fuori uno dopo l’altro, e Bill Graves, unico superstite di una squadra di detective eccellenti, ma ognuno con la sua “balena bianca” sulla coscienza, vuole vederci chiaro, e rimette in piedi la vecchia, affiatatissima banda di poliziotti. L’indagine – che corre parallela a una vicenda, noir anche quella, della sfera famigliare di Graves – però, porterà a una verità che il protagonista avrebbe preferito non scoprire, contrariarmente a voi lettori che, dopo aver provato uno dei romanzi sopra citati, di Price, datemi retta, non potrete più a farne a meno. STAY NOIR!

 

 

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