I MAESTRI DEL GIALLO – FRANK PACKARD

a cura di Luigi Guicciardi

La nostra rivisitazione dei Maestri storici del Giallo, ora giunta a quelli dell’inizio del Novecento, s’è orientata in prevalenza su nomi dimenticati o addirittura quasi ignoti ai lettori italiani. E’ questo anche il caso di Frank Packard, nato a Montreal, nel Quebec canadese, il 2 febbraio 1877, ma vissuto in prevalenza negli Stati Uniti, dove prima studiò alla McGill University, poi lavorò come ingegnere civile per la Canadian Pacific Railway. La sua esperienza professionale nel mondo delle ferrovie contribuì a ispirargli molti racconti di viaggi e di avventure, nonché una serie di romanzi gialli – pur non molto numerosi – la maggior parte dei quali, tuttora inediti in Italia, risale al periodo compreso fra il 1917 e il 1935. Packard morì il 17 febbraio 1942 a Lachine, nel suo Quebec, e fu sepolto nel cimitero di Mount Royal a Montreal.

Il nome di Frank Packard risulta legato alla creazione del personaggio di Jimmie Dale, appartenente all’aristocrazia di New York, figlio di un noto costruttore di casseforti, che decide di sfruttare le competenze di famiglia diventando ladro e scassinatore all’ideale servizio di vittime di soprusi e ingiustizie. Neppure il ciclo dedicato a Jimmie Dale – nato narrativamente nel 1914 – appare quantitativamente sostanzioso, potendo contare solo su tre romanzi e due raccolte di racconti, usciti in origine su varie riviste tra cui People’s Magazine, ma  il livello complessivo è notevole e di assoluta qualità.

 

I tre romanzi incentrati sulle avventure di Dale, alias Il Sigillo Grigio (The Grey Seal), sono

– Jimmie Dale and the Phantom Clue (1922)

Jimmie Dale and the Blue Envelope Murder (1930)

Jimmie Dale and the Missing Hour (1935)

e risultano tuttora inediti in Italia. Per l’editore Mondadori apparvero invece, nei Gialli Economici, Il Sigillo Grigio, nel 1939, e Torna il Sigillo Grigio, nel 1941 (poi riedito nei Capolavori del Giallo, il 18-09-1957). Alcune fonti danno anche, sempre per Mondadori, il romanzo La taverna di Singapore, di cui però non abbiamo trovato effettiva traccia.

 

Alcuni critici hanno affermato che, con Packard, ci si trova di fronte al miglior esempio di letteratura giallo-rosa derivata da Edgar Wallace (insieme forse al solo My Lady’s Garter di Jacques Futrelle). Se infatti gli ingredienti narrativi sono quelli del Wallace di romanzi come Il mago, Maschera bianca, I quattro giusti o Il briccone galantuomo, è anche vero che, più o meno alla stessa altezza cronologica, la letteratura gialla ha registrato la comparsa di personaggi analoghi, a partire dal celebre Raffles creato da Ernest William Hornung addirittura nel 1899, su cui ci ripromettiamo di tornare a breve. Ci riferiamo, in particolare, a figure come il Jimmy Valentine di O. Henry, il Blackshirt di Bruce Graeme, l’Hamilton Cleek di Thomas W. Hanshew: nomi oggi eclissati dal ben più noto Simon Templar (The Saint) di Leslie Charteris, arrivato a chiudere la serie nel 1939. Serie di epigoni, questa, di un archetipo letterario di eroe romantico che ha il suo primo esponente nientemeno che in Robin Hood.

 

Non si può negare, ovviamente, che Packard faccia uso di un complesso di tòpoi tipici della tradizione. “C’è naturalmente il motivo della duplice (e qui quadruplice, dato che Jimmie Dale agisce sotto le differenti spoglie di Larry il Pipistrello, Smarlinghue e Il Sigillo Grigio) identità del protagonista, il consueto repertorio di caratteristi per lo più appartenenti al variopinto mondo della malavita, e una rotondità accuratissima nella descrizione del milieu. Ma Packard dosa e utilizza questi ingredienti con un potere immedesimante, una gustosa malizia, un garbo maturo e una limpidezza  narrativa che solo raramente Wallace e lo stesso Leroux – che è poi in fondo, col suo Cheri-Bibi, il vero padre di questa variante del genere giallo – riescono a raggiungere” (così R. Di Vanni-F. Fossati, Guida al “Giallo”, Milano 1980).

 

Fra gli altri gialli firmati da Packard non vanno dimenticati The Miracle Man (1914), The Locked Book (1924) e The Hidden Door (1933). Soprattutto il primo diventò un film, muto, diretto nel 1919 da George Loane Tucker (e distribuito in Italia, come L’uomo del miracolo, nel 1924), interpretato da Lon Chaney e premiato negli U.S.A. come il film di maggiore incasso dell’anno. Tanto che pochi mesi dopo, nel 1920, fu tratto da un giallo di Packard, The White Mall, un altro film muto, omonimo, diretto da Harry Millarde, interpretato da Pearl White e distribuito dalla Fox Film Corporation. The Miracle Man ebbe poi anche una seconda versione al cinema negli Stati Uniti, nel 1932, con Chester Morris, e già prima Il Sigillo Grigio era stato protagonista di un serial cinematografico nel 1916, appena un biennio dopo la nascita del personaggio.

 

Per i citati, nell’ordine, Wallace, Futrelle e Leroux, si rinvia il lettore interessato alle nostre schede in questi MAESTRI DEL GIALLO, apparse rispettivamente in data 06/02/2019, 27/09/2019 e 08/12/2018.

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