Gli affamati – Mattia Insolia

Trama

Antonio e Paolo sono fratelli, diciannove e ventidue anni. Vivono solida quando il padre è morto e la madre è andata via di casa. Insieme hanno costruito una quotidianità che, seppur precaria, parrebbe funzionare. Vivono alla giornata, tirano avanti in un presente che non concede di elaborare progetti futuri. E abitano in un paese minuscolo, una periferia immaginaria nel centro Sud che sembra quasi un confino, degradato e gretto. È un’estate torrida. Antonio cerca un lavoro, Paolo di tenersi stretto il proprio. L’esistenza dei due procede senza grandi avvenimenti, tra notti allucinate, feste con gli amici, giornate al mare e serate di sesso, alcol e droga. Finché poi, un giorno di quiete apparente, qualcosa si spezza, e vecchi scheletri saltano fuori dall’armadio, mostri del passato seppelliti in malo modo. La madre, fuggita anni prima dal marito violento, torna da loro, un amore quasi dimenticato bussa alla porta di uno dei due fratelli e crimini di cui non è mai stata scontata la pena si affacciano all’orizzonte dell’altro. E tutto dev’essere rimesso in discussione. Una nuova narrazione contemporanea che sa illuminare la nostra rabbia e la nostra solitudine, che lo fa attraverso una lingua precisa e scarna, uno sguardo maturo e senza paura. Un desiderio autentico di denudare la realtà per comprenderla e forse, domani, trasformarla.

Recensione a cura di Gino Campaner (ginodeilibri)

Gli affamati è un romanzo di narrativa scritto da Mattia Insolia e pubblicato nel luglio di quest’anno dalla casa editrice Ponte alle grazie.  Mattia è giovanissimo, laureato in lettere ha proseguito gli studi in Editoria; collabora da anni con diverse riviste di cultura ed ha pubblicato molti racconti in altrettante antologie. Scrivere credo sia per lui vitale, è una sua precisa impronta genetica. Questo è il suo primo romanzo. Ovvio che lo studio sia importante ma il talento è fondamentale, in qualsiasi ambito artistico. La capacità di inventare storie che coinvolgono, che emozionano non è una caratteristica comune a tutti coloro che scrivono. Mattia con questo romanzo ha dimostrato che talento ne ha tanto, e lo sa utilizzare al meglio. La vicenda che racconta negli affamati è quella che vede due giovanissimi ragazzi, Paolo 22 anni e Antonio 19, rimasti soli nella casa che un tempo dividevano con i loro genitori. Siamo a Camporotondo un paese inventato situato nel nostro sud Italia. Una famiglia, gli Acquicella, povera, problematica. Con un padre alcolizzato e manesco ed una madre succube. Un giorno però la donna decide di dire basta, abbandona tutti e fugge. Lascia i figli, che non la perdoneranno mai, in balia di quel padre padrone che però complice l’ennesima ubriacatura ed una rovinosa caduta muore, lasciandoli soli. Ragazzi che fino a quel giorno non hanno conosciuto che squallore e degrado, da quel momento dovranno diventare padroni delle loro vite, ma non riusciranno a riscattarsi da una esistenza che li ha segnati nel profondo. Paolo lavora in un cantiere edile che detesta, come odia il suo capo. Antonio deve ancora finire la scuola e si affida completamente al fratello che lo accudisce e lo guida. Passano le loro giornate (e le notti) a fumare ed a bere con i loro amici di scorribande. Si lasciano vivere senza un’idea di futuro, non hanno sogni né aspettative. I fratelli sono dominati da una rabbia incontrollabile sempre sul punto di esplodere. Si sentono inadeguati ed abitano in un paese desolato che non offre nulla, che li obbliga a rimanere rintanati nel loro guscio, e dal quale vorrebbero fuggire. La loro casa è stata trasformata in una discarica, con due sdraio sfondate al posto delle sedie. Paolo sente il peso di dover essere una guida per suo fratello ma non è assolutamente capace di fare il capofamiglia. La frustrazione che cova nell’anima delle volte esplode, gli fa commettere azioni deplorevoli e disgustose. Non ha limiti e non prova vergogna, completamente obnubilato dall’alcol e dalla sua instabilità. Antonio è meno irrequieto, studia e attratto dai libri, e più equilibrato ma anche succube del fratello. Insolia scrive un racconto duro, indolente, che non fa sconti e che regala poche speranze. Una scrittura aspra, che non concede pause, che fa parlare ed agire liberamente i suoi personaggi. Questa ritengo essere la più grande dote di Mattia. Unita alla sua acclarata capacita di scrivere. Non impone scelte a Paolo e Antonio. Gli si sono semplicemente presentati e ha scritto la loro storia quasi sotto dettatura, senza interferenze, senza “obbligare” il lettore a prendere posizione. A dispetto di qualsiasi giudizio morale. Questo è il vero talento di uno scrittore, lasciar vivere i propri personaggi, senza imporre scelte o azioni. Finale giusto, coerente col resto del romanzo. Dove il vissero tutti felici e contenti non è contemplato. Per me l’autore se continuerà su questa strada diventerà un grande scrittore. Tanti complimenti a Mattia Insolia e 100 di questi romanzi.

 

Dettagli

  • Copertina flessibile: 176 pagine
  • Editore: Ponte alle Grazie (2 luglio 2020)
  • Collana: Scrittori
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8833313662
  • ISBN-13: 978-8833313665
  • Genere: narrativa

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