Oggi parliamo con… Gianluca Arrighi

  • Buongiorno Dott. Arrighi, ci parli un po’ di lei.

Buongiorno a Te, cara Marika. Parlare di se stessi è sempre un po’ imbarazzante, diciamo che sono un giuriscrittore appassionato di diritto penale e letteratura gialla.

  • Cosa l’ha spinta ad intraprendere la carriera di scrittore?

La passione per la scrittura l’ho sempre avuta, ma l’approccio concreto all’idea di scrivere un romanzo è arrivato quasi per caso. Diversi anni fa conobbi una giornalista della Rai che aveva seguito per il Tg3 alcuni processi di cui mi ero occupato e che curava, sempre per la Rai, una rubrica settimanale di libri. All’epoca ero un giovane penalista, neppure trentenne, squattrinato e pieno di belle speranze. Ma ero anche sommerso da un’infinità di casi giudiziari, devo dire la maggior parte disperati, nei quali gli imputati erano spesso personaggi straordinari e rappresentativi della più varia umanità. Per questa ragione i “miei” processi erano molto seguiti dai media, soprattutto dalla cronaca di Roma. Fu proprio quella giornalista a spingermi perché cominciassi a scrivere romanzi ispirati alla mia esperienza nelle aule di tribunale. L’idea mi piacque e così venne pubblicato “Crimina romana” che, al di là di ogni aspettativa, sui rivelò un successo straordinario.

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